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by Felice Perussia e Laboratorio di PSICOTECNICA ®
In: Jacobelli
J., a cura, Il pensiero verde tra utopia e realismo, Roma-Bari:
Laterza, 1989, 142-146.
Felice Perussia
IDENTIFICAZIONE DI UN FANTASMA
La preoccupazione ecologica è diventata
ormai parte costitutiva della opinione pubblica internazionale.
La condizione (post)moderna coincide con la coscienza di un ordine
naturale infranto.
Ciò deriva in primo luogo dalla effettiva
gravità della compromissione ambientale. La qualità
intensa e penetrante dell'inquieto coinvolgimento che lo squilibrio
ecologico è in grado di suscitare discende tuttavia anche
dalla capacità evocativa, in termini di simbologie psicologiche
profonde, che l'immagine attuale dell'ambiente suscita sul piano
culturale e fantasmatico.
Per poter cogliere appieno il significato
psicologico della preoccupazione ecologista occorre però
astrarsi dalla concreta realtà della compromissione ambientale.
Per evidenziare i contenuti mitici e simbolici della sensibilità
verde bisogna per un momento dimenticarne la sostanza materiale.
L'umanità attraversa (come sempre,
del resto) un momento critico. L'ambiente è una componente
significativa di tale disagio, ma si presta anche, almeno in
parte, a svolgere la funzione di uno schermo su cui proiettare
arbitrariamente le nostre fantasie.
Noi percepiamo obiettivamente il mondo almeno
quanto ce lo inventiamo soggettivamente. Il rapporto che instauriamo
con la realtà è il prodotto delle nostre volontà
e rappresentazioni, molto più che della sostanza ontologica
degli oggetti.
Il pensiero verde è in primo luogo
appunto un pensiero, e solo secondariamente intrattiene un qualche
legame con i fatti. La finzione retorica che giustifica qualsiasi
ideologia è quella di proporsi come lettura fredda e impersonale
della realtà, e non come sua interpretazione. Ma anche
la più rigorosa delle scienze si basa su convinzioni cariche
di teoria.
Capire la dimensione soggettiva dell'ecologismo
non significa negare il problema dello squilibrio ambientale,
ma ci può aiutare a cogliere le sovradeterminazioni soggettive
che vengono edificate sulla eventuale realà dei fatti.
La psicodinamica del pensiero verde consiste,
in particolare, nella esplicitazione di una grande metafora,
che trova negli oggetti esterni un punto di riferimento straordinariamente
fertile. Tramite il richiamo all'ecosistema, l'uomo moderno può
infatti esprimere fantasmi e preoccupazioni che hanno sempre
fatto parte della condizione umana.
Tali fantasie basali hanno però bisogno
di contesti ogni volta rinnovati, per esprimersi in termini poco
riconoscibili e quindi più efficaci. La struttura dell'apparato
psichico è infatti tale che i nodi più coinvolgenti
del nostro rapporto col mondo possono essere espressi solo in
formule mascherate, per non risvegliare ansie antiche e insopportabili.
Una analisi puntuale di quella che può
essere definita come la "ragione ecologica" mette in
luce la presenza di molte sfaccettature. Come avviene per tutti
gli atteggiamenti che coinvolgono in modo significativo il soggetto
(ciascuno di noi nella vita quotidiana), esiste sempre una stratificazione
di motivi che si accavallano l'uno all'altro senza che sia possibile
districarne la causa prima, o la ragione ultima.
Non mi è possibile sviluppare qui
tutti questi nodi concettuali. Varrà tuttavia la pena
di accennare almeno a qualcuna delle dinamiche principali, rimandando
ad altra sede per un loro approfondimento.
Il richiamo ecologista è un passe-partout
per molteplici recriminazioni e svariate proteste. Una delle
ragioni che ne inficiano parzialmente l'efficacia sta nel fatto
che, benchè si sottolinei non di rado che "bisogna
sensibilizzare il pubblico", si tratta in realtà
di una scelta condivisa da tutti.
Non c'è persona o entità politica
che non si dichiari, a modo suo, ecologicamente orientata. E,
come avviene per tutte le scelte ecumeniche, capita che l'accordo
sia riferito a concetti talmente vaghi e generici da risultare
più apparenti che reali.
Al centro del pensiero verde sta la convinzione
che la natura sia sempre di per sè buona, mentre solo
l'azione dell'uomo può essere cattiva. E' anzi proprio
l'intervento umano la causa percepita del degrado. Ciò
sembra dipendere, almeno in parte, dal fatto che l'uomo non può
rifiutare di far parte della natura.
Dopo Darwin e dopo Freud, non possiamo più
ignorare che la nostra costituzione è molto vicina a (se
non coincidente con) quella dell'animale. La nostra coscienza
appare sovracarica di pulsioni istintive e brutali.
Questa immagine "bestiale" dell'uomo
risulta però assai più tollerabile se ci immaginiamo
l'animale come intrinsecamente positivio e genuino, in una forma
simile a quella del tipico buon selvaggio. Ed il pensiero verde
propone appunto di animalizzare l'uomo nel senso di renderlo
più civile.
Sotto l'egida della preoccupazione ambientale
viene sviluppata un'ampia ristrutturazione dei punti di riferimento
socialmente accettabili per le scelte collettive. L'identificazione
del sito per una discarica, o le strategie energetiche (ed industriali)
del paese, offrono la base per ridiscutere il concetto di democrazia
e di diritto naturale. Per il tramite dell'ecologismo, e del
rinascente localismo che se ne fa portatore, viene messa in discussione
una buona parte del contratto sociale.
Mediante i referendum, soprattutto comunali,
l'ecologia permette di riproporre il tema dell'autogestione e
della democrazia diretta. Attraverso la negazione della autorità
dei tecnici (ingegnieri e fisici sono spesso vicini all'industria,
ed alle scelte nucleari), la ragione ecologica favorisce una
diffusione a livello popolare di quella crisi dei fondamenti
scientifici che già da tempo si è radicata nella
cultura "alta".
Il pensiero verde mostra una notevole propensione
a maledire il benessere della civiltà, sottolineandone
la natura tossica (il suo essere una mela avvelenata). Dichiara
costantemente il proprio rifiuto di questo mondo industriale
occidentale, dove anche le masse conducono una vita relativamente
agiata (con comodità e sicurezze impensabili, anche per
un re, non più di due secoli fa), mentre l'età
media si è andata perversamente allungando.
La ragione ecologica è in parte una
forma di scongiuro, finalizzato ad evitare che il benessere tanto
gradevole in cui viviamo possa venire meno. L'elenco dei mali
di questa nostra civiltà serve a fare la lista dei traguardi
conseguiti. Il quadro della situazione viene presentato a tinte
fosche nell'atavica speranza che gli dei invidiosi, vista la
pochezza di ciò che possediamo, non siano tentati di portarcelo
via.
L'inquietudine verde è, tra l'altro,
una rivisitazione di quella preoccupazione per la pulizia che
sembra avere giocato un ruolo tanto rilevante nel determinare,
attraverso l'educazione che ci è stata impartita da piccoli,
il nostro carattere. Il controllo degli scarichi e dei veleni
è una versione civilizzata e planetaria del problema di
sorvegliare le nostre feci, che credevamo di avere risolto con
il dominio delle deiezioni personali. Le fognature non bastano
più a nascondere le turpitudini del mondo, ed occorre
trovare nuove soluzioni al diffondersi del male nell'aria.
Il pensiero verde è anche un modo
per rievocare, negandolo reattivamente, un sogno di onnipotenza.
Le centrali esplodono, le industrie distruggono tutto, l'abbattimento
degli alberi cancella ogni traccia di vita umana.
Se non fosse evocata a fin di bene, la lugubre
metafora della soppressione del nostro prossimo potrebbe ricordare
la megalomania di un dittatore pazzo. Ciò che si teme
nell'inquinamento è anche che questo possa dare forma
ad una aggressività che sentiamo parte della nostra natura,
e che non ci vogliamo (giustamente) permettere di esprimere.
Potrei aggiungere ancora molto sulla psicologia
del pensiero verde, ma uscirei dai limiti allusivi di questo
tipo di intervento. Varrà comunque la pena di notare,
concludendo, che l'identificazione di un fantasma, quale qui
ho appena accennato, può aiutare a lenire il disagio che
questo produce.
Ciò che conta è non prendersela
solo con il sintomo, ma capire le dinamiche sottostanti (molto
più profonde e generali) che lo rendono tanto significativo.
Benvenuti nel sito ufficiale
di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale
e di Psicotecnica nella Facoltà di Psicologia dell'Università
di Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente
della Società Italiana
di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale
di Psicologia, del Programma
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Milano). Il sito propone anche materiali realizzati assieme ad
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