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Ho riletto quanto scrissi Venerdì
sera: e mi piove nel cuore una melanconia, che non è dolore,
è stanchezza.
Sono stanco: piove lentamente: tutto tace.
Sono stanco: sono spossato. Del mio avvenire non parlo più;
del mio amore nemmeno; del mio entusiasmo ancor meno: sono spossato.
Tutto il dì m'opprime tristezza e
noja: io son morto all'allegria, morto al sorriso, morto alle
illusioni, ai sogni, che si dileguarono ormai tutti lasciandomi
solo, tapino, nel triste deserto di quaggiù.
Sono solo, sono stanco, sono spossato.
Lunedì, 5 Giugno
Oggi sono andato a farmi inscrivere per
gli esami di Licenza Liceale. Come mi riusciranno? Forse come
mi riuscì il mio amore, la mia disperazione.
Vorrei poter dimenticare quanto mi è
avvenuto dal tempo ch'io son nato; vorrei che la sola coscienza
degli esami prossimi restassemi ... ed invece ... Quando sono
intento a studiare,
d'un tratto non so più quel che io
legga. Il mio pensiero
è lungi ... e quel ruminare tutto
il dì sulla mia infelicità mi rovina e studio ed
ingegno.
Mercoledì, 7 Giugno
Avrei da scrivere, vorrei scrivere lo sfinimento,
che mi pesa inesorabile sull'anima, che non mi lascia studiare:
ma non posso scrivere.
A che sono ridotto ormai? A disperare di
tutto, a vivere per una larva, il mio avvenire, a vivere la vita
del pazzo, che non è conscio di nulla.
Questa sera non mi andrò a coricare
sino alle ore 2 antimeridiane, e così, finchè mi
duri la salute. Mi ucciderò collo studio; non importa:
infatti la tomba comincia ad essere per me l'unica aspirazione.
Sarei disperato, se mi sentissi immortale.
Se potrò reggere a questa vita, e
mi presenterò all'esame di Licenza Liceale, ed otterrò
una promozione ... forse allora ... Ma questo è impossibile.
Non voglio più sperare, per non accrescere il numero dei
miei disinganni.
Non ispero nemmanco di poter istudiare nelle
notti vegliate sui libri: non spero di potermi preparare a quell'esame,
non spero nulla.
Mercoledì, 7 Giugno ore 10 1/2
Questa sera mi sono disilluso completamente
in quanto riguarda a lei.
Se mi trovo in questa condizione veramente
miseranda, confesso, che la colpa è tutta mia, è
tutta del mio cuore espansivo, che anelava a riposare, a trasfondersi
in un altro; è tutta della mia immaginativa fantastica
e fervidissima, che sognava persino d'essere riamato.
Questa sera ell'è venuta con sua
madre a casa mia. Io era nel mio stanzuccio a studiare, nè
mi mossi. Stettero ben due ore nella sala con mia sorella, scherzando
e ridendo sì forte, che a me pervenivane lo strepito,
e con qual crepacuore lo pensi, chi per forza è tratto
a disingannarsi. E' impossibile, che Venanzia m'abbia amato,
poco probabile perfino, ch'Ella siasi accorta della mia passione:
è troppo ragazza. Questo è il disinganno, che ho
avuto questa sera. Ella è ingenua, ella è felice,
ella scherza continuamente: e folle a me, che non riflettevo,
che l'amore alla gioja smodata non va d'accordo, che l'amore
almeno qualche volta ha mesta la parola, languido lo sguardo
... folle a me!
Questa sera, anche malgrado quel disinganno
ultimo, non ho voluto rivederla: nè la rivedrò
finchè non abbia assicurato il mio esame.
Giovedì 12 G. ore 10 sera
Oggi ho sentito da mia sorella Rosalia,
come sarebbero venute a casa nostra le mie cugine per combinare
una partita al teatro.
E' naturale, ch'io mi sono allontanato di
casa, nè ritornai se non sul tardi.
Erano venute alle 3 pom. e partendo erano
passate nella mia camera; guardarono le illustrazioni su Dante
del Dorè; quindi avviaronsi a casa, e Venanzia recava
seco alcune viole del pensiero, ch'io educo con tanta cura sulla
mia finestra. Fu mia sorella che gliele offrì.
Stassera poi sono andati tutti al teatro
Alfieri, ed io sono rimasto in casa. Certamente Ella non ha pensato
a me un solo istante: dunque ... dunque io vado a letto ad implorare
un po' di obblio al nojoso, ma pur grato alle volte Morfeo.
Venerdì 16 Giugno ore 11 sera
Stassera sono andato in Piazza Vittorio
Emanuele per assistere ai fuochi artificiali che la fazione clericale,
ch'io non oso chiamare Italiana, fece in onore del Papa, che
aveva compiuto il 21° anno del suo Pontificato solo fra tutti
i Pontefici successori di S. Pietro.
In altri tempi, un avvenimento sì
straordinario avrebbe eccitato l'entusiasmo di tutti i Cristiani:
ma invece regnò la più grande indifferenza, e dopo
i fuochi immenso popolo percorreva le vie di Torino, fischiando
e lanciando pietre contro i vetri dei nobili che avevano illuminato
i loro appartamenti. Possibile, che questa classe, a cui sorride
la fortuna, non sia quasi mai esempio a nobili sensi: ma piuttosto
fomite a discordia, ad odi, alla corruzione, al pervertimento
del senso morale, alla superstizione!
Vi fu chi si contentò di lanciar
pietre: ma non mancò,chi prese nota dei quartieri illuminati:
affinchè, in caso di rivoluzione si conoscessero le volpi
di Torino.
Fu un abuso, un eccesso, se così
vuolsi chiamare, l'atto del popolo indegnato, che doveasi contentare
dei fischi nella controdimostrazione, senza ricorrere ai sassi:
ma chi mi vorrà negare, che questo non sia accaduto per
la provoca dei paolotti, che inneggiando al Papa pontefice-re
si mostravano evidentemente avversi all'unità Italiana,
compitasi pochi mesi fa col plebiscito di Roma. Venendo a casa,
incontrai sotto i portici Venanzia con casa Alberti. Mi sembrò
molto immagrita; sì che non posso ancora persuadermi di
non aver preso un abbaglio. Stante la folla immensa, ella, se
era lei, non mi avrà visto; del resto ... le perdono anche
questa volta di avermi incontrato.
Sabbato 17 G. 1871 ore 1 ant
Questa mattina avviandomi a studiare sul
giardino dei Ripari, vidi una giovine dai capelli d'oro e dallo
sguardo mesto, dalle labbra sorridenti. Una bellezza fina, quasi
velata dal pudore, un volto delicato, un corpo grazioso, che
sfumava nei contorni. Mi fece molta impressione. Era con sua
madre e sua sorella maggiore .
Domenica 18 G. ore 11 sera
Sono da poco tempo ritornato dalla villeggiatura
del cav. Rostagno sita sulle alture di Cavoretto. Ho rivisto
luoghi, che mi suscitarono molti ricordi di questo povero e solitario
cuore.
L'altr'anno, credo nel mese di Giugno, andammo
tutti alla villa del Cav. ... Era una Domenica; e ricordi, o
Venanzia, come io fossi sorridente quel giorno! Allora aveva
ancora un raggio di cara speranza, che m'illuminava il cuore.
Dopo pranzo, stavamo seduti nel prato tutti
insieme, raccontando storielle: quando Venanzia disse a Vittorio:
Vieni, andiamo a raccorre una ramata. Egli si sottraeva con una
scusa. "Ci andrò io" saltai su di botto.
E c'incamminammo.
"Sai, Augusto, come mi piace quest'uva!".
E quella tua voce mesta e cara mi commoveva fortemente.
Ci fermammo ad una siepe ov'era gran copia
di una ramata: ed io, gliene raccolsi prestamente e la posi in
un cartoccio ...
"Domani vado alla Villa ..."
"Ah!"
"E suonerò il Piano-forte"
Che suonava, dopo ch'aveva sentito me.
"Sventura che non l'abbi imparato".
"Già del resto suonerò
da me".
"Oh! tu puoi farlo, hai molto ingegno".
Ed intanto aveva cessato di raccorre l'uva
ramata e alzai gli occhi. Com'era bella! Quella grazia, quella
ingenuità ... quel sorriso: ah, non ne parliamo più,
ho già sofferto troppo questo giorno a ricordare tutte
queste cose. Alla sera partimmo, e nella carrozza io sedeva accanto
a Venanzia: nel dividerci le toccai la mano colle lagrime agli
occhi: al domani ella andava a sua villa.
Lunedì 19 Giugno Ore 11 sera
Questa mattina ho rivisto quella giovine
bionda.
Era vestita diversamente, sempre bella,
sempre mesta di un soave candore, favellava nella dolce lingua
del si, con una vocina delicata!
Se non sbaglio è la signorina Sih
... i, cugina di un amico, che mi fu carissimo.
Io andai a bello studio sui Ripari, per
confortarmi in lei, e la trovai.
Folleggiava con alcuni bambinelli, che le
balie avevano condotto su quel giardino; loro appicciva baciozzi
con quelle sue labbra rose ...
Dopo l'impressione profonda, che mi fece
l'altro ieri, non doveva più rivederla: ma, che vale?
Mi sentii trascinato e ci andai, e la rividi.
Ne fui commosso maggiormente. Mi ricordava
Venanzia: le forme un pò più delicate e biondi
capelli: del resto lo stesso sguardo, lo stesso sorriso, la stessa
mestizia, lo stesso sorriso ... e la stessa ingenuità
... Quel candore infantile, quella spontaneità, che mi
piace sì nella donna, che mi fa alle volte delirare, quando
penso la felicità che io godrei con uno di questi angeli!
...
Dopo pranzo alle ore 5 era uscito sul giardino
della Cernaja e là incontrai Venanzia. Non volli fissarla
e salutai frettoloso Francesco, che mi aveva fatto un segno colla
mano. Ella non si avvide forse di questo saluto perchè,
come mi ebbe a racontare mia sorella, ella aveale detto di avermi
veduto, e che io, come al solito non l'aveva ravvisata.
Sono andato alla Birreria di Gratz, e feci
provvista da uno statuario della Venere de i Medici.
Quella bellezza delicata, contorni sfumanti
volto profilato da cui traspira non sensualità, ma un
senso artistico puramente ideale ... ah! ... .
Martedì 20 Giugno, ore 1 pom.
Questa mattina, avviatomi a studiare sul
giardino dei Ripari, rividi le due sorelle, che mi fecero sì
grande impressione. Non sono divine per bellezza, ma hanno un
non so che di delicato, di aereo nel loro corpo, una mestizia
soave, un ingenuo abbandono, che mi fanno dimenticare alle volte
la mia infelicità.
Sono venute, al solito, alle ore 9 antimeridiane,
con una dama di compagnia, che seduta su d'una panca le lasciava
in libertà.
La più giovane si diede tosto a correre,
a scherzare con le bimbe condotte dalle balie ... ed io mi dimenticava
frattanto di avere dinnnanzi agli occhi la Fisica e la del Fara
di Bruno. Che vale? Sempre quell'ingenuità, quella santa
ingenuità, che mi affascina!
Chi, dotato di un cuore espansivo, di un'anima
focosa, non sarebbesi infatti commosso, nello scorgere quelle
due vergini venire tutte le mattine, e tosto correr loro incontro
i bimbi e baciarle, ed esse far loro carezze con una grazia,
una spontaneità, che rivela l'anima loro gentilissima
ed affettuosa?
Figuriamoci che la minore si divertiva persino
colla bambola, per far ridere un bambinello appena balbuziente.
Ma un momento la vidi far saltare macchinalmente
quella bambola, e colla testolina leggermente inclinata sul petto,
rimanere assorta ...
Ed io, che amo la malinconia nella donna,
quella soave malinconia, che va sempre compagna ai cuori innocenti,
quando si presenta la vita non per esperienza, ma per un senso
arcano ... io la mirava entusiasmato e colle lagrime agli occhi!.
Egli è che anch'io pensava in quel punto e tristi erano
i miei pensieri.
E la vergine era là seduta quattordici
metri lungi da me ed io ed ella pensavamo ... io pensava ai disinganni,
alle continue illusioni di questo povero cuore, ed ella? ...
Ma fui tosto scosso.
Scoccarono le dieci; e le due sorelle si
avviarono a casa.
Mercoledi 21 Giugno ore 10 sera
Anche stamattina ho rivisto sui Ripari le
due sorelle.
Ho avuto ad accorgermi, che né l'una
né l'altra non si divertivano più con quel fuoco,
con quella spontaneità di due giorni fa. Anzi la maggiore
stette una mezz'ora ferma, come se fosse assorta in quelche pensiero
...
La minore mi guardò due volte ...
la maggiore non mi volse un'occhiata. Non so quanto pagherei
per sapere il loro nome battesimale!. Pazienza!
Mentre scrivo queste parole, mia sorella
con tutti i miei è in casa Tasca a salutarli, perché
domani partono per la villa. Mi portarono oggi Le Avvenure di
Tolemaco, ch'io aveva imprestato a lei.
Mi diedi a scorrere tutte le pagine, per
vedere s'ella avesse fatto qualche segno, vergata qualche parola,
un richiamo, un lamento, un pensiero, che a me s'indirizzasse
occultamente ... e non trovai nulla.
E' proprio il caso di esclamare col Leopardi:
"Oh speranze, speranze, ameni inganni
Della mia prima età! ...
...
Sento serrarmi il core sento ch'al tutto
Consolarmi non so del mio destino!"
Io intanto sono al tavolino, e i miei a
casa sua! ... L'altr'anno ti salutava anch'io: e mesta era la
mia voce in quel punto, soave la tua e confortante: ti strinsi
la mano con affetto ... ma quest'anno? ...
E' inutile: non ricordiamo più questo
disinganno perchè troppo mi strazia il cuore.
Stassera Ella riderà: ed io? Ella
andrà a letto col volto giulivo, col cuore in pace: ed
io? Io? ... Oh bella! Come al solito, come ieri, come ier l'altro,
come da quattro o cinque mesi a questa parte.
Giovedì 22 Giugno ore 10 p.
Stamattina non trovai sui Ripari che la
minore delle due sorelle con la madre. L'altra era rimasta ...
dove? ...
perchè? ... ecco le domande a cui
non so fare una conveniente risposta. La minore si diede a giocare
coi bambini: mi guardò parecchie volte: ed io seduto sulla
solita panca, leggeva mezza pagina del mio trattato di filosofia,
poi alzava il capo a guardare e così via ... via ...
Stassera mi sembrò rivederla sul
Viale di Piazza d'Armi alla passeggiata.
Probabilmente mi sarò ingannato.
Intanto m'accorgo che le due sorelle e principalmente
la minore di esse m'interessano vivamente. Che cosa accadrà?
... Mah!
Venerdì 23 Giugno Ore 2 p.
Anche stamattina venne ai Ripari la sorella
minore sola, credo, con la mamma.
I bimbi la chiamano la Signorina: così
la chiamerò anch'io finché non sappia il suo nome
di battesimo, con questa differenza, che alla signorina maggiore,
se mi occorrerà ancora di parlarne, darò il n.
I e alla signorina minore, il numero II.
Adunque la Signorina II è venuta
sola e, credo, con pochissima volontà di far saltare i
bimbi: perchè non tardò molto ad assidersi sulla
panca vicina alla madre, e di là volgermi alcune occhiate.
Mia cara signorina, ti ringrazio della tua cortesia; perchè
non ti sei mostrata indifferente a ... a che cosa?
Ecco che cadiamo nel sentimentale ... a
... ?
O bella giovane dai capelli d'oro abbiti
un mio ringraziamento, una mia affettuosa stretta di mano.
Sabbato 24 Giugno
Oggi è San Giovanni, festa di precetto
a Torino. Però non ho visto la giovane dai capelli d'oro
sui Ripari; né spero di rivederla domani, ch'è
di nuovo festa.
Oggi ho studiato tutto il giorno, soletto
in casa.
Mia sorella è partita ieri sera alla
villa Tasca con Gustavo ed Emilia Pellizza.
Chi sa l'allegria di quest'oggi e di domani.
Ed intanto io studio, e guardo melanconicamente al passato. Stamane
mi assalì sui Ripari un tale sconforto, che mi balenò
alla mente una terribile idea. Ma la respinsi tosto. "Oh
viviamo, esclamai e il mondo vada come vuole. Qualche cosa da
me si potrà fare; se non altro, voglio almeno morire con
un po' di amore e di gloria!"
Ma l'idea non indietreggiava!
"Che cosa è l'amore, che cosa
è la gloria?
"Larve, larve, che ti passano dinanzi
agli occhi come le ombre Chinesi, si riproducono in mille pose
e poi ... quando tu credi di afferrarle, fuggono!". Allora
pensai alla mia Italia, pensai a quel che ho sofferto in addietro:
e un po' di conforto ritornò nel mio cuore. Allora mi
meravigliai, chè non mi fossi ucciso un mese fa quando
ebbi a soffrire sì atroci torture e comparando il dolore
presente al passato, fui salvo.
Oh potesse nascere in me quell'antica vigoria
di spirito, che mi faceva in appresso lavorare sì ardentemente!
Domenica 25 Giugno
Ritorno in questo punto dalla passeggiata
di Piazza d'Armi, dove mi sono avviato per ricrearmi dello studio
indefesso d'oggi, per obliare un istante lo sconforto che mi
passa sull'anima.
Ho visto le due Signorine I e II e le seguii
da un altro Viale. Poi me ne venni a casa, colla persuasione
che esse mi avessero notato.
Lunedì 26 Giugno
Le ho viste ambedue anche stamattina sui
Ripari.
Martedì 27 Giugno ore 10
Sono 19 ore, dalle 3 dopo mezzanotte, ch'io
sono alzato a studiare.
Et hodie vidi le vergini dai capelli d'oro.
La Signorina I mi guardò alcune volte;
la Signorina II invece non mi diede che un'occhiata.
Del resto io era davvero intento a studiare,
e non posso aver contato tutto.
Ho visto solamente che la Signorina I è
più bella della Signorina II, la quale ha un benedetto
naso a cui piace troppo fissare il cielo che le guasta il viso,
che del resto sarebbe veramente divino.
Infatti la pallidezza, tratti non definiti,
aerei, che sfumano tra le treccie d'oro ...
Mercoledì 28 Giugno
Oggi mancò la Signorina I, la quale,
mi sembra, non abbia tutta la volontà della Signorina
II a divertire i bambini.
Questa è una mia supposizione, e
niente di più facile che fosse falsa. Mah!.
La Signorina II questa mattina non mi ha
degnato di un'occhiata.
Cattiva ... !! ... eh! baje!
Giovedì 29 Giugno
Oggi non ho visto le Signorine perchè
giorno di festa.
Venerdì 30 Giugno
Ho visto solamente la Signorina II, che
mi parve sempre bella. Perchè la Signorina I non si lascia
più vedere?
Sabbato 1 Luglio
Anche oggi ho visto la Signorina II, ma
non la sorella. Com'è cara questa ragazza! Mi guardò
alcune volte, giocando, e mi sembrò il suo sguardo quello
di Colei nei giorni dell'anno. Domani è domenica, e non
verrà. Pazienza.
Domenica 2 Luglio
Ieri è uscito il Programma per le
Prove Orali dell'esame di Licenza Liceale.
Io l'ho scorso, ed è immenso: eppure
io sono felice ora, non felice, in quanto all'effettuarsi del
mio ideale (che questo forse non avverrà mai) ma felice
di studiare.
La malinconia, anzi dirò la disperazione
dei giorni passati fu vinta e scacciata da me collo segregarmi
dalla vista di lei, col frequentare la Società
e studiare intensamente.
Ora guardo mestamente a ciò, ch'io
desidero chiamare passato, guardo e non più sconforto
ma lena a lavorare ne ritraggo.
Oggi ho lavorato, studiato tutto il dì,
Filosofia e Storia Naturale: questa mattina alla villa del caro
prof. Ferreri, che m'invitava a studiarvi ier sera; dopo pranzo
poi a casa.
Lunedì 3 Luglio ore 11 pom.
Stassera ho trovato alla passeggiata mie
cuginette Maria e Augusta, con cui mi sono accompagnato.
Vidi anche la Signorina II, poi la Signorina
I, che aveva già ammirato stamane ai Ripari ... Quanta
gentilezza in quelle personcine!
Martedì 4 Luglio ore 11 pom.
Stamattina non venne ai Ripari che la Signorina
II, la quale sempre bella, sempre gentile, con un far da giovane
mammina trastullava i ragazzi.
Stassera poi ho fatto una scoperta ...
Quale? Appena posso crederlo a me stesso.
Passeggiava col mio amico intimo contino Gian Marini sul viale
di Piazza d'Armi alla passeggiata solita, quando scorsi la Signorina
I con alcune Signore.
Gliela mostrai ed egli tosto:
"Oh è la Signorina Fer ... ti,
figliuola dell'ingegnere".
Si figuri il mio stupore.
"Io la credeva cugina d'un mio amico,
e l'avrei giurato sul Vangelo ... Dici da senno?" "Come
son vivo. Sono 4 sorelle, di cui ella è la maggiore, e
due fratelli, dei quali uno è alquanto gobbo ..."
"Appunto" ...
"Sono giovani educate squisitamente,
native di Modena dove vanno a villeggiare".
Cresceva il mio stupore e la mia soddisfazione
"Anzi la maggiore delle fanciulle è poetessa ho visto
alcune sue poesie, che indirizzava a ..."
Restai di sasso.
Non so che effetto mi fecero quelle parole.
Divenni melanconico, poi giulivo, poi di
nuovo melanconico: avrei voluto abbracciare Gian Marini, avrei
voluto chiudergli la bocca, affinché cessassero quelle
parole, che ad una ad una distruggevano tutte le mie illusioni.
Mercoledì 5 Luglio
Stamattina ai Ripari visto solamente la
Signorina II, che mi parve più bella del solito. Alla
passeggiata nessuno.
Venni a casa colla disperazione in cuore.
Non so perché, ma non posso vivere senza vedere quelle
fanciulle, che m'hanno fatta sì dolce impressione.
Le amo tutt'ambedue; si, sento di amarle.
Giovedì 6 Luglio ore 11 p.
Anche stamane vidi soltanto la Signorina
II. E' troppo bella! Non voleva più andare sui Ripari;
una vana speranza mi spinse ... La vidi ...
Stassera sono andato a casa il prof. Ferrari,
che mi fece far conoscenza col migliore suo allievo dell'istituto
Internazionale, il sig. Luvini. E' un bravo e simpatico giovane.
Venerdì 7 Luglio 1871
Stamane vista soltanto la Signorina II.
Trovai sui Ripari un mio amico carissimo, Silvetti. Verrà
Giovedì alle 3 e 1/3 a trovarmi. Sono stato alla passeggiata
dove mi fece la solita malinconica impressione la contessina
di Saint M ... t.
Sabbato 8 Luglio 1871
Stamane vista soltanto la Signorina II.
Alla passeggiata della sera, né l'una né l'altra.
Ammirai come al solito la contessina di
Saint ...
Domenica 9 Luglio ore 11 sera
Oggi ho studiato tutto il giorno.
Alla sera non ho più vista alla passeggiata
né l'una né l'altra delle sorelle I e II.
Il mio amico il conte Gianmarini mi assicurava
fossero partite per Modena con la madre.
Lunedì 10 Luglio ore 2 dopo mezzanotte
Non posso dormire. E' tutto il giorno che
sono agitato ... Ora non posso dormire. Studierò ...?
...
Ho una voglia di finirla una volta ... Ho
paura di me stesso ... Oh Dio! ... se ci sei, perché mi
fai soffrire ... ?
Un presentimento ... E' notte profonda ...
fa un caldo soffocante ... Oh Natura! ... !
Lunedì 10 Luglio ore 11 sera
Stamattina venne ai Ripari la madre soltanto
con le due figliuolette minori.
Né la Signorina I né la Signorina
II si lasciarono vedere.
Perchè? Saranno partite? ...
Ah! Non pensiamoci più, altrimenti
me n'innamorerei ... Pure mi lascia un vuoto.
Sono solo, possibile che debba essere sempre
solo?
Martedì 11 Luglio ore 1 pom.
Stamattina sono uscito sui Ripari, e non
ho visto né la madre, né le figliuole. Forse sarannno
partite tutte? Andai sconfortato sul viale di Piazza d'Armi,
e mentre studiava assiso su d'una panca, passò presso
a me una bella giovinetta con una governante, che recava in braccio
un bimbo ... Mi guardò, si rivolse indietro, ed io la
seguii studiando.
Martedì 11 Luglio 1871 ore 10 pom.
Sono pieno di gioja, il cuore mi batte violentemente.
E' la prima volta dopo mesi, che ho gustato un istante di vera
e purissima felicità.
Ho rivisto in Piazza d'Armi alla passeggiata
la giovane di stamane, quella che mi fece dimenticare stamane
la mia infelicità, che asciugò le lagrime, che
cominciavano a scendermi dagli occhi.
L'ho rivista, e mi parve una fata.
Con suo fratello e la sorella maggiore la
ravvisai a dieci metri di lontananza ... Anch'ella mi vide. Oh
com'era bella!
Una veste di seta azzurrina, con uno scialle
di pizzo nero, che le involgeva il corpicino delicato ; i capelli
d'oro che liberi le scendevano sulle spalle e baciavano l'aria;
un camminare leggero, come d'angiolo sorvolante; un sorriso,
e poi quegli occhi ... oh ... quegli occhi sfolgoranti d'innocenza,
d'amore, di voluttà.
Oh com'era bella!
Mi scorse, e passandomi vicino, appena osai
fissarla ...
Il rossore, un vivo rossore le salì
al viso che s'accese, sembrava di fuoco.
Il cuore mi balzò in seno: la guardai
ansioso ... temeva che isvenisse.
Oh! quel rossore! Si sarà ricordata
di stamane ch'io l'ho seguita, guardandola melanconicamente.
Oh, com'era bella!
L'ho vista a ripassarmi appresso ben due
volte.
L'ho seguita, ed Ella, sempre rossa in viso
... andarono tutti al caffè Ligure ...
Avrei voluto cacciarmi anch'io là
dentro ... mi ritenne un dubbio ... che ancor questa fosse un
illusione?
Sarebbe troppo ... ma ... quel rossore ...
Due mesi fa scriveva che la mia anima risorgeva
più fiera di prima: lo sento ancora oggi, sento che arde
ancora nel mio seno una favilla di quel fuoco, che mi condusse
a tanti disinganni, sento che questa favilla si rianima, si riaccende
e può un'altra volta farmi dimenticare, che quaggiù
è d'uopo essere egoista, non generoso, non espansivo.
Ho baciato a lungo il fango della terra,
e mi sembrava possibile una vita di dolori, ormai ci era assuefatto.
Un anno e più di torture atroci per
un amore, che ancora oggi è per me uno straziante enigma;
e poi un distacco violento, un comandare al cuore di tacere,
frammezzo a una valanga di studi, ad un esame ch'è forse
il più difficile di tutta la vita, costretto a digerirmi
la gretta Algebra, l'arida Geometria e Trigonometria ..., e poi
un lungo errare di speranza in isperanza; e frutto di tutto ciò
un disinganno, lungo, acerbo, che mai non si fa muto e il tempo
che incalza, a quell'assistere giorno per giorno alla consunzione
del tuo cuore, del tuo genio ... ah ciò era, ciò
è orribile!
Ora forse pare mutarsi il mio destino ...
Oh come l'amerei quella giovine! E' si bella,
più bella di Lei, che adoravo tanto!
Sembra sì gentile, sì affettuosa,
tanto come Lei. Sì l'amerei con tutta l'effusione, le
creerei un piedistallo, la farei immortale col mio ingegno.
E' ricca, ricchissima, appartenente a una
delle più illustri famiglie di Torino, nobile. Eppure,
io l'amerei! Oh!