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    Leone Augusto PERUSSIA
     
    TORINO 1871-1872
     
    Parte Terza
     

     

    Domenica 4 Giugno. Ore 11 ant.

    Ho riletto quanto scrissi Venerdì sera: e mi piove nel cuore una melanconia, che non è dolore, è stanchezza.
    Sono stanco: piove lentamente: tutto tace. Sono stanco: sono spossato. Del mio avvenire non parlo più; del mio amore nemmeno; del mio entusiasmo ancor meno: sono spossato.
    Tutto il dì m'opprime tristezza e noja: io son morto all'allegria, morto al sorriso, morto alle illusioni, ai sogni, che si dileguarono ormai tutti lasciandomi solo, tapino, nel triste deserto di quaggiù.
    Sono solo, sono stanco, sono spossato.

    Lunedì, 5 Giugno

    Oggi sono andato a farmi inscrivere per gli esami di Licenza Liceale. Come mi riusciranno? Forse come mi riuscì il mio amore, la mia disperazione.
    Vorrei poter dimenticare quanto mi è avvenuto dal tempo ch'io son nato; vorrei che la sola coscienza degli esami prossimi restassemi ... ed invece ... Quando sono intento a studiare,
    d'un tratto non so più quel che io legga. Il mio pensiero
    è lungi ... e quel ruminare tutto il dì sulla mia infelicità mi rovina e studio ed ingegno.

    Mercoledì, 7 Giugno

    Avrei da scrivere, vorrei scrivere lo sfinimento, che mi pesa inesorabile sull'anima, che non mi lascia studiare: ma non posso scrivere.
    A che sono ridotto ormai? A disperare di tutto, a vivere per una larva, il mio avvenire, a vivere la vita del pazzo, che non è conscio di nulla.
    Questa sera non mi andrò a coricare sino alle ore 2 antimeridiane, e così, finchè mi duri la salute. Mi ucciderò collo studio; non importa: infatti la tomba comincia ad essere per me l'unica aspirazione. Sarei disperato, se mi sentissi immortale.
    Se potrò reggere a questa vita, e mi presenterò all'esame di Licenza Liceale, ed otterrò una promozione ... forse allora ... Ma questo è impossibile. Non voglio più sperare, per non accrescere il numero dei miei disinganni.
    Non ispero nemmanco di poter istudiare nelle notti vegliate sui libri: non spero di potermi preparare a quell'esame, non spero nulla.

    Mercoledì, 7 Giugno ore 10 1/2

    Questa sera mi sono disilluso completamente in quanto riguarda a lei.
    Se mi trovo in questa condizione veramente miseranda, confesso, che la colpa è tutta mia, è tutta del mio cuore espansivo, che anelava a riposare, a trasfondersi in un altro; è tutta della mia immaginativa fantastica e fervidissima, che sognava persino d'essere riamato.
    Questa sera ell'è venuta con sua madre a casa mia. Io era nel mio stanzuccio a studiare, nè mi mossi. Stettero ben due ore nella sala con mia sorella, scherzando e ridendo sì forte, che a me pervenivane lo strepito, e con qual crepacuore lo pensi, chi per forza è tratto a disingannarsi. E' impossibile, che Venanzia m'abbia amato, poco probabile perfino, ch'Ella siasi accorta della mia passione: è troppo ragazza. Questo è il disinganno, che ho avuto questa sera. Ella è ingenua, ella è felice, ella scherza continuamente: e folle a me, che non riflettevo, che l'amore alla gioja smodata non va d'accordo, che l'amore almeno qualche volta ha mesta la parola, languido lo sguardo ... folle a me!
    Questa sera, anche malgrado quel disinganno ultimo, non ho voluto rivederla: nè la rivedrò finchè non abbia assicurato il mio esame.

    Giovedì 12 G. ore 10 sera

    Oggi ho sentito da mia sorella Rosalia, come sarebbero venute a casa nostra le mie cugine per combinare una partita al teatro.
    E' naturale, ch'io mi sono allontanato di casa, nè ritornai se non sul tardi.
    Erano venute alle 3 pom. e partendo erano passate nella mia camera; guardarono le illustrazioni su Dante del Dorè; quindi avviaronsi a casa, e Venanzia recava seco alcune viole del pensiero, ch'io educo con tanta cura sulla mia finestra. Fu mia sorella che gliele offrì.
    Stassera poi sono andati tutti al teatro Alfieri, ed io sono rimasto in casa. Certamente Ella non ha pensato a me un solo istante: dunque ... dunque io vado a letto ad implorare un po' di obblio al nojoso, ma pur grato alle volte Morfeo.

    Venerdì 16 Giugno ore 11 sera

    Stassera sono andato in Piazza Vittorio Emanuele per assistere ai fuochi artificiali che la fazione clericale, ch'io non oso chiamare Italiana, fece in onore del Papa, che aveva compiuto il 21° anno del suo Pontificato solo fra tutti i Pontefici successori di S. Pietro.
    In altri tempi, un avvenimento sì straordinario avrebbe eccitato l'entusiasmo di tutti i Cristiani: ma invece regnò la più grande indifferenza, e dopo i fuochi immenso popolo percorreva le vie di Torino, fischiando e lanciando pietre contro i vetri dei nobili che avevano illuminato i loro appartamenti. Possibile, che questa classe, a cui sorride la fortuna, non sia quasi mai esempio a nobili sensi: ma piuttosto fomite a discordia, ad odi, alla corruzione, al pervertimento del senso morale, alla superstizione!
    Vi fu chi si contentò di lanciar pietre: ma non mancò,chi prese nota dei quartieri illuminati: affinchè, in caso di rivoluzione si conoscessero le volpi di Torino.
    Fu un abuso, un eccesso, se così vuolsi chiamare, l'atto del popolo indegnato, che doveasi contentare dei fischi nella controdimostrazione, senza ricorrere ai sassi: ma chi mi vorrà negare, che questo non sia accaduto per la provoca dei paolotti, che inneggiando al Papa pontefice-re si mostravano evidentemente avversi all'unità Italiana, compitasi pochi mesi fa col plebiscito di Roma. Venendo a casa, incontrai sotto i portici Venanzia con casa Alberti. Mi sembrò molto immagrita; sì che non posso ancora persuadermi di non aver preso un abbaglio. Stante la folla immensa, ella, se era lei, non mi avrà visto; del resto ... le perdono anche questa volta di avermi incontrato.

    Sabbato 17 G. 1871 ore 1 ant

    Questa mattina avviandomi a studiare sul giardino dei Ripari, vidi una giovine dai capelli d'oro e dallo sguardo mesto, dalle labbra sorridenti. Una bellezza fina, quasi velata dal pudore, un volto delicato, un corpo grazioso, che sfumava nei contorni. Mi fece molta impressione. Era con sua madre e sua sorella maggiore .

    Domenica 18 G. ore 11 sera

    Sono da poco tempo ritornato dalla villeggiatura del cav. Rostagno sita sulle alture di Cavoretto. Ho rivisto luoghi, che mi suscitarono molti ricordi di questo povero e solitario cuore.
    L'altr'anno, credo nel mese di Giugno, andammo tutti alla villa del Cav. ... Era una Domenica; e ricordi, o Venanzia, come io fossi sorridente quel giorno! Allora aveva ancora un raggio di cara speranza, che m'illuminava il cuore.
    Dopo pranzo, stavamo seduti nel prato tutti insieme, raccontando storielle: quando Venanzia disse a Vittorio: Vieni, andiamo a raccorre una ramata. Egli si sottraeva con una scusa. "Ci andrò io" saltai su di botto.
    E c'incamminammo.
    "Sai, Augusto, come mi piace quest'uva!". E quella tua voce mesta e cara mi commoveva fortemente.
    Ci fermammo ad una siepe ov'era gran copia di una ramata: ed io, gliene raccolsi prestamente e la posi in un cartoccio ...
    "Domani vado alla Villa ..."
    "Ah!"
    "E suonerò il Piano-forte" Che suonava, dopo ch'aveva sentito me.
    "Sventura che non l'abbi imparato".
    "Già del resto suonerò da me".
    "Oh! tu puoi farlo, hai molto ingegno".
    Ed intanto aveva cessato di raccorre l'uva ramata e alzai gli occhi. Com'era bella! Quella grazia, quella ingenuità ... quel sorriso: ah, non ne parliamo più, ho già sofferto troppo questo giorno a ricordare tutte queste cose. Alla sera partimmo, e nella carrozza io sedeva accanto a Venanzia: nel dividerci le toccai la mano colle lagrime agli occhi: al domani ella andava a sua villa.

    Lunedì 19 Giugno Ore 11 sera

    Questa mattina ho rivisto quella giovine bionda.
    Era vestita diversamente, sempre bella, sempre mesta di un soave candore, favellava nella dolce lingua del si, con una vocina delicata!
    Se non sbaglio è la signorina Sih ... i, cugina di un amico, che mi fu carissimo.
    Io andai a bello studio sui Ripari, per confortarmi in lei, e la trovai.
    Folleggiava con alcuni bambinelli, che le balie avevano condotto su quel giardino; loro appicciva baciozzi con quelle sue labbra rose ...
    Dopo l'impressione profonda, che mi fece l'altro ieri, non doveva più rivederla: ma, che vale? Mi sentii trascinato e ci andai, e la rividi.
    Ne fui commosso maggiormente. Mi ricordava Venanzia: le forme un pò più delicate e biondi capelli: del resto lo stesso sguardo, lo stesso sorriso, la stessa mestizia, lo stesso sorriso ... e la stessa ingenuità ... Quel candore infantile, quella spontaneità, che mi piace sì nella donna, che mi fa alle volte delirare, quando penso la felicità che io godrei con uno di questi angeli! ...
    Dopo pranzo alle ore 5 era uscito sul giardino della Cernaja e là incontrai Venanzia. Non volli fissarla e salutai frettoloso Francesco, che mi aveva fatto un segno colla mano. Ella non si avvide forse di questo saluto perchè, come mi ebbe a racontare mia sorella, ella aveale detto di avermi veduto, e che io, come al solito non l'aveva ravvisata.
    Sono andato alla Birreria di Gratz, e feci provvista da uno statuario della Venere de i Medici.
    Quella bellezza delicata, contorni sfumanti volto profilato da cui traspira non sensualità, ma un senso artistico puramente ideale ... ah! ... .

    Martedì 20 Giugno, ore 1 pom.

    Questa mattina, avviatomi a studiare sul giardino dei Ripari, rividi le due sorelle, che mi fecero sì grande impressione. Non sono divine per bellezza, ma hanno un non so che di delicato, di aereo nel loro corpo, una mestizia soave, un ingenuo abbandono, che mi fanno dimenticare alle volte la mia infelicità.
    Sono venute, al solito, alle ore 9 antimeridiane, con una dama di compagnia, che seduta su d'una panca le lasciava in libertà.
    La più giovane si diede tosto a correre, a scherzare con le bimbe condotte dalle balie ... ed io mi dimenticava frattanto di avere dinnnanzi agli occhi la Fisica e la del Fara di Bruno. Che vale? Sempre quell'ingenuità, quella santa ingenuità, che mi affascina!
    Chi, dotato di un cuore espansivo, di un'anima focosa, non sarebbesi infatti commosso, nello scorgere quelle due vergini venire tutte le mattine, e tosto correr loro incontro i bimbi e baciarle, ed esse far loro carezze con una grazia, una spontaneità, che rivela l'anima loro gentilissima ed affettuosa?
    Figuriamoci che la minore si divertiva persino colla bambola, per far ridere un bambinello appena balbuziente.
    Ma un momento la vidi far saltare macchinalmente quella bambola, e colla testolina leggermente inclinata sul petto, rimanere assorta ...
    Ed io, che amo la malinconia nella donna, quella soave malinconia, che va sempre compagna ai cuori innocenti, quando si presenta la vita non per esperienza, ma per un senso arcano ... io la mirava entusiasmato e colle lagrime agli occhi!. Egli è che anch'io pensava in quel punto e tristi erano i miei pensieri.
    E la vergine era là seduta quattordici metri lungi da me ed io ed ella pensavamo ... io pensava ai disinganni, alle continue illusioni di questo povero cuore, ed ella? ... Ma fui tosto scosso.
    Scoccarono le dieci; e le due sorelle si avviarono a casa.

    Mercoledi 21 Giugno ore 10 sera

    Anche stamattina ho rivisto sui Ripari le due sorelle.
    Ho avuto ad accorgermi, che né l'una né l'altra non si divertivano più con quel fuoco, con quella spontaneità di due giorni fa. Anzi la maggiore stette una mezz'ora ferma, come se fosse assorta in quelche pensiero ...
    La minore mi guardò due volte ... la maggiore non mi volse un'occhiata. Non so quanto pagherei per sapere il loro nome battesimale!. Pazienza!
    Mentre scrivo queste parole, mia sorella con tutti i miei è in casa Tasca a salutarli, perché domani partono per la villa. Mi portarono oggi Le Avvenure di Tolemaco, ch'io aveva imprestato a lei.
    Mi diedi a scorrere tutte le pagine, per vedere s'ella avesse fatto qualche segno, vergata qualche parola, un richiamo, un lamento, un pensiero, che a me s'indirizzasse occultamente ... e non trovai nulla.
    E' proprio il caso di esclamare col Leopardi:
    "Oh speranze, speranze, ameni inganni
    Della mia prima età! ...
    ...
    Sento serrarmi il core sento ch'al tutto
    Consolarmi non so del mio destino!"
    Io intanto sono al tavolino, e i miei a casa sua! ... L'altr'anno ti salutava anch'io: e mesta era la mia voce in quel punto, soave la tua e confortante: ti strinsi la mano con affetto ... ma quest'anno? ...
    E' inutile: non ricordiamo più questo disinganno perchè troppo mi strazia il cuore.
    Stassera Ella riderà: ed io? Ella andrà a letto col volto giulivo, col cuore in pace: ed io? Io? ... Oh bella! Come al solito, come ieri, come ier l'altro, come da quattro o cinque mesi a questa parte.

    Giovedì 22 Giugno ore 10 p.

    Stamattina non trovai sui Ripari che la minore delle due sorelle con la madre. L'altra era rimasta ... dove? ...
    perchè? ... ecco le domande a cui non so fare una conveniente risposta. La minore si diede a giocare coi bambini: mi guardò parecchie volte: ed io seduto sulla solita panca, leggeva mezza pagina del mio trattato di filosofia, poi alzava il capo a guardare e così via ... via ...
    Stassera mi sembrò rivederla sul Viale di Piazza d'Armi alla passeggiata.
    Probabilmente mi sarò ingannato.
    Intanto m'accorgo che le due sorelle e principalmente la minore di esse m'interessano vivamente. Che cosa accadrà? ... Mah!

    Venerdì 23 Giugno Ore 2 p.

    Anche stamattina venne ai Ripari la sorella minore sola, credo, con la mamma.
    I bimbi la chiamano la Signorina: così la chiamerò anch'io finché non sappia il suo nome di battesimo, con questa differenza, che alla signorina maggiore, se mi occorrerà ancora di parlarne, darò il n. I e alla signorina minore, il numero II.
    Adunque la Signorina II è venuta sola e, credo, con pochissima volontà di far saltare i bimbi: perchè non tardò molto ad assidersi sulla panca vicina alla madre, e di là volgermi alcune occhiate. Mia cara signorina, ti ringrazio della tua cortesia; perchè non ti sei mostrata indifferente a ... a che cosa?
    Ecco che cadiamo nel sentimentale ... a ... ?
    O bella giovane dai capelli d'oro abbiti un mio ringraziamento, una mia affettuosa stretta di mano.

    Sabbato 24 Giugno

    Oggi è San Giovanni, festa di precetto a Torino. Però non ho visto la giovane dai capelli d'oro sui Ripari; né spero di rivederla domani, ch'è di nuovo festa.
    Oggi ho studiato tutto il giorno, soletto in casa.
    Mia sorella è partita ieri sera alla villa Tasca con Gustavo ed Emilia Pellizza.
    Chi sa l'allegria di quest'oggi e di domani. Ed intanto io studio, e guardo melanconicamente al passato. Stamane mi assalì sui Ripari un tale sconforto, che mi balenò alla mente una terribile idea. Ma la respinsi tosto. "Oh viviamo, esclamai e il mondo vada come vuole. Qualche cosa da me si potrà fare; se non altro, voglio almeno morire con un po' di amore e di gloria!"
    Ma l'idea non indietreggiava!
    "Che cosa è l'amore, che cosa è la gloria?
    "Larve, larve, che ti passano dinanzi agli occhi come le ombre Chinesi, si riproducono in mille pose e poi ... quando tu credi di afferrarle, fuggono!". Allora pensai alla mia Italia, pensai a quel che ho sofferto in addietro: e un po' di conforto ritornò nel mio cuore. Allora mi meravigliai, chè non mi fossi ucciso un mese fa quando ebbi a soffrire sì atroci torture e comparando il dolore presente al passato, fui salvo.
    Oh potesse nascere in me quell'antica vigoria di spirito, che mi faceva in appresso lavorare sì ardentemente!

    Domenica 25 Giugno

    Ritorno in questo punto dalla passeggiata di Piazza d'Armi, dove mi sono avviato per ricrearmi dello studio indefesso d'oggi, per obliare un istante lo sconforto che mi passa sull'anima.
    Ho visto le due Signorine I e II e le seguii da un altro Viale. Poi me ne venni a casa, colla persuasione che esse mi avessero notato.

    Lunedì 26 Giugno

    Le ho viste ambedue anche stamattina sui Ripari.

    Martedì 27 Giugno ore 10

    Sono 19 ore, dalle 3 dopo mezzanotte, ch'io sono alzato a studiare.
    Et hodie vidi le vergini dai capelli d'oro.
    La Signorina I mi guardò alcune volte; la Signorina II invece non mi diede che un'occhiata.
    Del resto io era davvero intento a studiare, e non posso aver contato tutto.
    Ho visto solamente che la Signorina I è più bella della Signorina II, la quale ha un benedetto naso a cui piace troppo fissare il cielo che le guasta il viso, che del resto sarebbe veramente divino.
    Infatti la pallidezza, tratti non definiti, aerei, che sfumano tra le treccie d'oro ...



    Mercoledì 28 Giugno

    Oggi mancò la Signorina I, la quale, mi sembra, non abbia tutta la volontà della Signorina II a divertire i bambini.
    Questa è una mia supposizione, e niente di più facile che fosse falsa. Mah!.
    La Signorina II questa mattina non mi ha degnato di un'occhiata.
    Cattiva ... !! ... eh! baje!

    Giovedì 29 Giugno

    Oggi non ho visto le Signorine perchè giorno di festa.

    Venerdì 30 Giugno

    Ho visto solamente la Signorina II, che mi parve sempre bella. Perchè la Signorina I non si lascia più vedere?

    Sabbato 1 Luglio

    Anche oggi ho visto la Signorina II, ma non la sorella. Com'è cara questa ragazza! Mi guardò alcune volte, giocando, e mi sembrò il suo sguardo quello di Colei nei giorni dell'anno. Domani è domenica, e non verrà. Pazienza.

    Domenica 2 Luglio

    Ieri è uscito il Programma per le Prove Orali dell'esame di Licenza Liceale.
    Io l'ho scorso, ed è immenso: eppure io sono felice ora, non felice, in quanto all'effettuarsi del mio ideale (che questo forse non avverrà mai) ma felice di studiare.
    La malinconia, anzi dirò la disperazione dei giorni passati fu vinta e scacciata da me collo segregarmi dalla vista di lei, col frequentare la Società e studiare intensamente.
    Ora guardo mestamente a ciò, ch'io desidero chiamare passato, guardo e non più sconforto ma lena a lavorare ne ritraggo.
    Oggi ho lavorato, studiato tutto il dì, Filosofia e Storia Naturale: questa mattina alla villa del caro prof. Ferreri, che m'invitava a studiarvi ier sera; dopo pranzo poi a casa.

    Lunedì 3 Luglio ore 11 pom.

    Stassera ho trovato alla passeggiata mie cuginette Maria e Augusta, con cui mi sono accompagnato.
    Vidi anche la Signorina II, poi la Signorina I, che aveva già ammirato stamane ai Ripari ... Quanta gentilezza in quelle personcine!

    Martedì 4 Luglio ore 11 pom.

    Stamattina non venne ai Ripari che la Signorina II, la quale sempre bella, sempre gentile, con un far da giovane mammina trastullava i ragazzi.
    Stassera poi ho fatto una scoperta ...
    Quale? Appena posso crederlo a me stesso. Passeggiava col mio amico intimo contino Gian Marini sul viale di Piazza d'Armi alla passeggiata solita, quando scorsi la Signorina I con alcune Signore.
    Gliela mostrai ed egli tosto:
    "Oh è la Signorina Fer ... ti, figliuola dell'ingegnere".
    Si figuri il mio stupore.
    "Io la credeva cugina d'un mio amico, e l'avrei giurato sul Vangelo ... Dici da senno?" "Come son vivo. Sono 4 sorelle, di cui ella è la maggiore, e due fratelli, dei quali uno è alquanto gobbo ..."
    "Appunto" ...
    "Sono giovani educate squisitamente, native di Modena dove vanno a villeggiare".
    Cresceva il mio stupore e la mia soddisfazione "Anzi la maggiore delle fanciulle è poetessa ho visto alcune sue poesie, che indirizzava a ..."
    Restai di sasso.
    Non so che effetto mi fecero quelle parole.
    Divenni melanconico, poi giulivo, poi di nuovo melanconico: avrei voluto abbracciare Gian Marini, avrei voluto chiudergli la bocca, affinché cessassero quelle parole, che ad una ad una distruggevano tutte le mie illusioni.

    Mercoledì 5 Luglio

    Stamattina ai Ripari visto solamente la Signorina II, che mi parve più bella del solito. Alla passeggiata nessuno.
    Venni a casa colla disperazione in cuore. Non so perché, ma non posso vivere senza vedere quelle fanciulle, che m'hanno fatta sì dolce impressione.
    Le amo tutt'ambedue; si, sento di amarle.

    Giovedì 6 Luglio ore 11 p.

    Anche stamane vidi soltanto la Signorina II. E' troppo bella! Non voleva più andare sui Ripari; una vana speranza mi spinse ... La vidi ...
    Stassera sono andato a casa il prof. Ferrari, che mi fece far conoscenza col migliore suo allievo dell'istituto Internazionale, il sig. Luvini. E' un bravo e simpatico giovane.

    Venerdì 7 Luglio 1871

    Stamane vista soltanto la Signorina II. Trovai sui Ripari un mio amico carissimo, Silvetti. Verrà Giovedì alle 3 e 1/3 a trovarmi. Sono stato alla passeggiata dove mi fece la solita malinconica impressione la contessina di Saint M ... t.



    Sabbato 8 Luglio 1871

    Stamane vista soltanto la Signorina II. Alla passeggiata della sera, né l'una né l'altra.
    Ammirai come al solito la contessina di Saint ...

    Domenica 9 Luglio ore 11 sera

    Oggi ho studiato tutto il giorno.
    Alla sera non ho più vista alla passeggiata né l'una né l'altra delle sorelle I e II.
    Il mio amico il conte Gianmarini mi assicurava fossero partite per Modena con la madre.

    Lunedì 10 Luglio ore 2 dopo mezzanotte

    Non posso dormire. E' tutto il giorno che sono agitato ... Ora non posso dormire. Studierò ...? ...
    Ho una voglia di finirla una volta ... Ho paura di me stesso ... Oh Dio! ... se ci sei, perché mi fai soffrire ... ?
    Un presentimento ... E' notte profonda ... fa un caldo soffocante ... Oh Natura! ... !

    Lunedì 10 Luglio ore 11 sera

    Stamattina venne ai Ripari la madre soltanto con le due figliuolette minori.
    Né la Signorina I né la Signorina II si lasciarono vedere.
    Perchè? Saranno partite? ...
    Ah! Non pensiamoci più, altrimenti me n'innamorerei ... Pure mi lascia un vuoto.
    Sono solo, possibile che debba essere sempre solo?

    Martedì 11 Luglio ore 1 pom.

    Stamattina sono uscito sui Ripari, e non ho visto né la madre, né le figliuole. Forse sarannno partite tutte? Andai sconfortato sul viale di Piazza d'Armi, e mentre studiava assiso su d'una panca, passò presso a me una bella giovinetta con una governante, che recava in braccio un bimbo ... Mi guardò, si rivolse indietro, ed io la seguii studiando.

    Martedì 11 Luglio 1871 ore 10 pom.

    Sono pieno di gioja, il cuore mi batte violentemente. E' la prima volta dopo mesi, che ho gustato un istante di vera e purissima felicità.
    Ho rivisto in Piazza d'Armi alla passeggiata la giovane di stamane, quella che mi fece dimenticare stamane la mia infelicità, che asciugò le lagrime, che cominciavano a scendermi dagli occhi.
    L'ho rivista, e mi parve una fata.
    Con suo fratello e la sorella maggiore la ravvisai a dieci metri di lontananza ... Anch'ella mi vide. Oh com'era bella!
    Una veste di seta azzurrina, con uno scialle di pizzo nero, che le involgeva il corpicino delicato ; i capelli d'oro che liberi le scendevano sulle spalle e baciavano l'aria; un camminare leggero, come d'angiolo sorvolante; un sorriso, e poi quegli occhi ... oh ... quegli occhi sfolgoranti d'innocenza, d'amore, di voluttà.
    Oh com'era bella!
    Mi scorse, e passandomi vicino, appena osai fissarla ...
    Il rossore, un vivo rossore le salì al viso che s'accese, sembrava di fuoco.
    Il cuore mi balzò in seno: la guardai ansioso ... temeva che isvenisse.
    Oh! quel rossore! Si sarà ricordata di stamane ch'io l'ho seguita, guardandola melanconicamente. Oh, com'era bella!
    L'ho vista a ripassarmi appresso ben due volte.
    L'ho seguita, ed Ella, sempre rossa in viso ... andarono tutti al caffè Ligure ...
    Avrei voluto cacciarmi anch'io là dentro ... mi ritenne un dubbio ... che ancor questa fosse un illusione?
    Sarebbe troppo ... ma ... quel rossore ...
    Due mesi fa scriveva che la mia anima risorgeva più fiera di prima: lo sento ancora oggi, sento che arde ancora nel mio seno una favilla di quel fuoco, che mi condusse a tanti disinganni, sento che questa favilla si rianima, si riaccende e può un'altra volta farmi dimenticare, che quaggiù è d'uopo essere egoista, non generoso, non espansivo.
    Ho baciato a lungo il fango della terra, e mi sembrava possibile una vita di dolori, ormai ci era assuefatto.
    Un anno e più di torture atroci per un amore, che ancora oggi è per me uno straziante enigma; e poi un distacco violento, un comandare al cuore di tacere, frammezzo a una valanga di studi, ad un esame ch'è forse il più difficile di tutta la vita, costretto a digerirmi la gretta Algebra, l'arida Geometria e Trigonometria ..., e poi un lungo errare di speranza in isperanza; e frutto di tutto ciò un disinganno, lungo, acerbo, che mai non si fa muto e il tempo che incalza, a quell'assistere giorno per giorno alla consunzione del tuo cuore, del tuo genio ... ah ciò era, ciò è orribile!
    Ora forse pare mutarsi il mio destino ...
    Oh come l'amerei quella giovine! E' si bella, più bella di Lei, che adoravo tanto!
    Sembra sì gentile, sì affettuosa, tanto come Lei. Sì l'amerei con tutta l'effusione, le creerei un piedistallo, la farei immortale col mio ingegno.
    E' ricca, ricchissima, appartenente a una delle più illustri famiglie di Torino, nobile. Eppure, io l'amerei! Oh!
    Forse non potrei mai ottenerla in isposa: purché Ella mi riamasse, purché quel rossore di questa sera ritorni a tingerle le gote di un vivo cinabro.
    Oh, l'amerei tanto, la divina giovine!
    L'adorerei come si adora una cosa sacra, come adoro la rimembranza di mia madre, de' miei passati dolori: la serberei lei sola regina del mio cuore.
    La Vergine, l'Italia, e l'Arte.
    Oh, con questi tre amori in petto, i diverrei immortale! Io sfiderei la dimenticanza dei secoli, costringerei il mondo a tessermi una corona di alloro, e questa deporrei al piede della mia regina, purché mi volga uno sguardo di amore. La Vergine, la Vergine bionda, l'Italia e l'Arte ... ecco i miei sogni, che ricominciano a cullarmi in dolce idillio, che mi spingono allo studio intenso, che ti fa immortale ...
    Quanto dureranno questi sogni? Ahimé!

    Mercoledì 12 Luglio Ore 10 sera

    Ma perchè io sono nato, perché vivo, perché non posso abbandonare la scena di questo mondo?
    Ma perché io respiro tuttodì l'aria dei gaudenti, sparso fra loro; perché devo vedermeli sorridere avanti agli occhi in suono di beffa; perché devo chinarmi dinanzi a loro sconsolato?
    Perchè un fulmine non mi ha ancora reso fredda e muta cenere; perchè le sì invocate occasioni di morte stanno ognora da me lontane?
    Perchè, grido alfine, perchè gli altri sono felici, ed io sono infelice: perchè gli altri danno una scrollata di spalle ai dolori, e ridono; ed io piango?
    Io piango amaramente la fiacchita mia giovinezza, io piango gli anni della quiete volati via, quasi sdegnassero di tutelare la mia fonte; io piango le illusioni dorate, i be' sogni diun'ora, e non un conforto mi scende nel cuore, e sdegno che questo sconforto venga dalle labbra di un amico! Perchè io piango ed essi ridono?
    Questa mattina sperava di rivederla: oh come la speranza mi molceva il cuore!
    Ma un presentimento, un atroce presentimento, un ahimé che ieri sera mi sfuggì quasi involontariamente venne presto a mutarsi in realtà.
    Ella non passò in Piazza d'Armi: eppur ci venne, come so da un mio amico che la scorse, ci venne e schivò a bello studio il luogo del giorno prima. Dove sapeva ch'io stava attendendola.
    Stassera poi non si lasciò vedere in Piazza d'Armi. Io aveva già passato una giornata di inferno.
    Ricordo anche adesso con amarezza l'istante, in cui il mio amico mi diede la notizia di averla veduta.
    "Ah, non può darsi!"
    "Sì! Te ne do la parola d'onore"
    Chinai il viso rassegnato, un moto convulso mi contrasse le labbra, e porsi una mano agli occhi. Ma fu un momento.
    Poi rialzai il capo; lo sdegno ed un acuto dolore combattevano nel mio cuore; la vinse il dolore.
    Fui infelice per tutta la giornata.
    "Oh perchè vivo, e non mi uccido?"
    E ricordava i miei passati anni, e li confrontava con quelli presenti; e mi toccava i polsi; ardevano.
    Ebbi paura di me stesso.
    "Che giova alfine ch'io viva ancora?"
    "Sono morto alle illusioni, morto alla gioia, morto ai piaceri: perchè trarrò ancora questa grama vita fra gente che sdegno, in un mondo che rinnego; perchè questo mondo non ascolta la voce del supplichevole che gli chiede un bacio fraterno, questo mondo non sa che regalargli piaceri stolti, di rado offre gioje innocenti.
    E queste gioje innocenti, che furono il mio sogno, che furono ancora la gioja della mia infelicità ... queste gioje sembrano inorridiscano di sfiorare il mio volto, di calmare i miei lineamenti contratti nelle rughe profonde di una muta disperazione.
    "Che giova alfine ch'io viva ancora?"
    "Se questa vita non può offrirmi che doni, ch'io rifiuto sdegnosamente, se questa vita mi sfugge là dov'io vorrei afferrarla, mi alletta, mi fa rinascere la speranza, per tosto spegnerla ? ..."
    Stassera non l'ho vista ...
    Ma perchè, o mio angelo di un'ora, perchè ieri mattina quei sorrisi, quel guardarmi con un occhio melanconico ed affettuoso; perchè iersera quel subito arrossire alla mia vista, quello smarrirti come se ...?
    Ed io ieri sera scriveva parole di entusiasmo, io mi sentiva capace di renderti immortale. O bella crudele, io ti avrei amata come si ama una divinità, come amo la memoria della perduta mia madre, come amava un altro angelo, come amo la patria, come amo l'Arte ...
    E tu?
    Io ti avrei resa immortale, avrei fatto prodigi, avrei strappato a questo mondo, sfruttato un lauro, e questo lauro deporrei a' tuoi piedi, o regina del mio cuore.
    E tu?
    Oh Dio! Ci sei?
    Nulla, non mi risponde che la natura sofferente con un singulto disperato.
    E tu, vergine bionda, mi hai adunque preparata un'altra illusione?
    Adunque io non ero già abbastanza infelice: bisognava crescere ancora di mille doppi il peso dei miei disinganni?
    Adunque io dovrò sempre piangere, o chiudermi alfine in una tomba procacciata colle mie mani?


    Giovedì 13 Luglio ore 11 antim

    Ho deciso, il sacrificio di me stesso, il perdono a tutti, il soffocamento del cuore: ho deciso.
    Non più sorrisi, non più sorrisi d'angelo, non più sguardi mesti, non più rossori verginali ... comanderò al cuore di non prestarvi più fede.
    Ho deciso: il sacrificio di me stesso, del mio cuore di questo cuore, che pure batte violentemente, che alle volte sembra voglia scoppiare, di questo cuore ch'è troppo espansivo, che mi condusse alla morte delle aspirazioni di pace.
    Ah! è terribile la passione di un'ora!
    Scoppiò violentemente: la vergine mi sorrideva: ma quel fuoco mi arde ora le viscere, e la vergine non mi sorride più.
    L'ho vista questa mattina di lontano.
    Anch'essa mi vide, e si voltò repente dall'altra parte.
    Fui al buio di tutto: fuggii disperato.
    Ho deciso: non la vedrò più la bella traditrice.
    Ho deciso: mi chiuderò nel mio dolore, sdegnando ogni conforto. Non uscirò più di casa.
    E' tempo ormai ch'io rinunzi di assecondare la realtà di questo mondo: è troppo vile.
    Canterò il dolore, che vi regna, abbraccierò la croce del sacrifizio, oppure ...
    Uccidermi? No, giammai.
    Io devo vivere, vivere per rimprovevare a questo mondo il suo egoismo, per redarguire l'Italiani dalla loro ignavia, per cantare il dubbio ed il dolore; gli strazii dell'uno, e il veleno dell'altro ...
    Disinganno e dubbio: ivi sarete le mie muse in ivi cercherò l'oblio del mio passato.

    Giovedì 13 Luglio ore 11 sera

    Sono stato alla passeggiata, ho errato lungo tempo sulla passeggiata, ho visto i soliti volti della passeggiata, ho osservato gli stessi sorrisi della passeggiata, ho osservato i soliti sguardi dolce amari della passeggiata: ed ho riso amaramente della passeggiata.
    Quest'oggi poi è venuto a trovarmi un amico, Silvetti, che mi fu già carissimo, e si è ricordato di me: mi ha sollevato alcun po', sì che andrò Domenica prossima a trovarlo.
    Mi ha parlato della famiglia Ferrari, che è partita per ... non so dove ... antichi miei amori di un passato sul giardino dei Ripari, che oggidì vogliono atterrare, per iscongiurare tutte le tragedie amorose più o meno comiche, di cui è il teatro, come ... come alla passeggiata ... s'intende.
    Ora, dulce somnum ... o Morfeo, dei Mortali alleviator e dei poltroni amico, A Te m'inchino e ti benedico, coi versi falsi, s'intende, composti per il grande divertimento della passeggiata ... s'intende.

    Venerdì 14 Luglio ore 12

    Oggi mi sono alzato alle ore 8 1/2, ho bevuto una tazza di latte, poi sono andato alla biblioteca dell'Università a studiare, poi sono venuto a casa, poi andato a studiare sul viale di Piazza d'Armi, poi sul giardino della Cernaja, poi venuto a casa a mangiare, poi andato a ripetizione di matematica dal prof. Aimeri, poi venuto a casa a far ripetizione a Pessa, poi studiato in casa, poi passato in rivista le piante, scelti i vasi delle viole del Pensiero, poi andato a mangiare nella sala da pranzo, poi bevuto, poi preso il cappello con due p, ed andato a divertirmi alla passeggiata, poi venuto a casa alle 10, fumato un sigaro, poi bagnato i fiori inariditi, poi bevuto acqua zuccherata, poi venuto in stanza dello studio, studiato sino a mezzanotte, poi andrò a letto a dormire ... etc. etc.

    Domenica 16 Luglio

    Domani mattina, avranno principio i miei esami per iscritto di Licenza Liceale.
    Ci vado tranquillo, senza una preoccupazione al mondo, benché una voce mi avverta che inutile è ogni speranza.
    Epperò non ispero: né vorrei salvarmi senza merito.
    Ben potrei gridare ad alta voce, che se nel premiare gli uomini si deve guardare alle pene sofferet,io ne sono degno.
    Si, e lo dico in faccia alla fortuna, io ho molto sofferto, io sono degno, anzi ho il diritto di una remunerazione.
    Ma non voglio sperare, né spero.
    Oramai sono assuefatto a condurre una vita agitata, di tradite speranze, di amare disillusioni: cosicché sarei stolto a lamentarmi ...
    Piegherò il capo a terra con rassegnazione "E' destino".

    Mercoledì 24 Luglio

    Oggi alle 3 ho finito l'ultimo esame per iscritto, di filosofia.
    Non so come siano riusciti tutti questi esami: del resto, credo, che sono promosso, tranne forse nella Matematica, in cui non ho finito il tema prescritto, contentandomi di scrivere la Teoria delle Equazioni senzi alcun esempio numerico.
    Del resto, anche malgrado quest'omissione, se agissero da galantuomini, i signori professori dovrebbero darmi almeno un 6. Basta, vedremo: vada come si vuole. E' destino!


    Giovedì 27 Luglio

    Io doveva presentarmi agli Esami di Scienze, al dì 3 Agosto, e a quelli di Lettere e Storia il 5 Agosto.
    Tuttavia, benché pochissimo preparato, ho voluto affrettare quello di scienze, per non intisichire su quelle maledette Matematiche: cosicché ho sorrugato il mio amico Ferraria, ch'era il 1° di tutti negli esami di scienze.
    Cosicché Martedì 1 Agosto mi presenterò tranquillamente agli esami di scienza, primo di tutti: Vada come si vuole: chè ormai non me ne deve più importare.

    Martedì 1 Agosto, notte Ore 3

    Fra quattro ore mi presenterò agli esami di Licenza Liceale sulle Scienze.
    Io cado dal sonno: eppur non toccherò il letto. Il sonno non c'è più per me ... io dovrò intisichire attorno a studi aridi, sì aridi. Mi sono interrotto un istante per riprender lena. Ma ora, o mio cuore, debbo comandarti di tacere almeno finchè io abbia sostenuto il mio esame.

    Martedì 1 Agosto Ore 12 antim

    Vengo ora da prendere l'Esame Orale versante sulle Scienze. Com'aveva preveduto, mi riuscirono a rotta di collo. Aggiungi che, contro ogni legge di giustizia, il prof. Marco non volle che estraessi subito due numeri, ma solo uno cosicché essendomi toccato per Fisica e Storia naturale l'ultimo numero, ch'io non aveva avuto il tempo a studiare ottime, come gli altri restai in asse a guardarlo.
    Ah! la triste figura!
    Finalmente il sig. prof. Marco, con una burlanza da uomo di genio (ah!ah!) permise ch'io esercitassi il mio diritto Estrassi un altro numero: e subito mi posi a svolgerglielo.
    Ma era tardi ... Suonò il campanello e passai a sostenere l'esame sulle Matematiche.
    Estrassi un numero, quindi risposi assai bene ai quesiti, che il prof. Guisi, ingegnere, mi presentava a risolvere.
    Una parola di riconoscenza debbo al detto ingegnere, che, (lungi le mille miglia da quel sorriso sprezzante del prof. Marco che con incredibile audacia tradiva la inviolabilità della giustizia) si mostrò verso di me pieno d'affetto, di gentilezza, ch'io n'ebbi un vero conforto.
    Non so, se sia stato promosso nelle Matematiche, dopo le infelici prove di prima: perchè non mi sarebbe di stupore se il Marco, mi avesse negato il suo voto d'idoneità a questo riguardo ...
    Erano più di 24 ore ch'io studiava ... poi quell'ultimo disinganno ... piansi lagrime di sangue ... ma nel silenzio di mia cameretta, su quel letticciuolo, che poche sere non aveva più per me alcune attrattive ...
    Il sonno ha chiuso finalmente le mie stanche luci ... ma è durato sì breve ... Ah! mi fossi risvegliato in terra immortale! Là, dove non si vede la giustizia, dove si premia il dolore, dove ride tutto il sorriso della poesia, tutta la pace e il giubilo del cuore, dove si ama e si è riamato ...
    Ed invece? Tiriamo un velo sul passato: perchè è tremendo il disinganno d'un cuore senza speranza.

    Mercoledì 2 Agosto 1871

    Ier sera son corso a casa il prof. Ferreri, che mi ha confortato.
    Se bastasse l'affetto di un amico a riempire l'immenso vuoto del mio cuore, io sarei felice.
    Ma invece il mio cuore, per guarire, avrebbe d'uopo di aprirsi ad un amore corrisposto, ha sete di una forte scossa.
    Il prof. Ferreri mi ha detto che oggi sarebbe andato dal prof. Marco a richiederlo, perchè dopo le sante promesse fattegli a mio riguardo avesse con me agito sì ingiustamente. Fra poche ore, andrò a ritrovarlo.

    Mercoledì 2 Agosto sera

    Ho ritrovato il prof. Ferreri, che non potè ancora chieder soddisfazione al sig. Marco.
    In una villa vicina danzavano per festeggiare il dì onomastico della signora.
    Andammo.
    Era pieno di belle signorine, vestite riccamente, pieno di giovinotti col sorriso sulle labbra ...
    Io vidi e tacqui.
    Non potei danzare: avrei voluto gittarmi nel vortice delle danze, e nell'oblio del presente scordare tutto il passato, dal dì ch'io son nato ad oggi.
    Ma è troppo forte la serie, il peso dei miei disinganni; e l'amore solo, un vicendevole affetto, che mi scotesse le ormai inerti fibre potrebbe procurarmi ancora un'ora benedetta.
    Povero mio cuore! a che se' tu ridotto!

    Giovedì 3 Agosto

    Anche stasera fui a casa il prof. Ferreri, dove, finchè sto là, vivo e respiro un'aria salutare che mi conforta.

    Venerdì 4 Agosto

    Stamattina, mentre studiava la Storia d'Europa, suona il campanello, ed entra nella mia camera l'amico Bottero.
    Egli aveva, come me, studiato in un anno le materie, che al Liceo pubblico si svolgono in tre anni, e veniva da Cuneo, dove era andato per sostenere con maggiore facilità l'esame di Licenza Liceale.
    "Ebbene?" gli chiesi ...
    "Eh! sono rimandato in tutto, tranne nello scritto di filosofia ..."
    Restai di sasso.
    Povero amico!
    Vengo ora dal prof. Ferreri, dove m'era recato con lui.
    Il prof. lo consolò ...
    Ah! Vita d'inferno, ch'è questa ...
    Stanotte non dormirò ... studierò ...
    domattina avrò da sostenere l'esame di Lettere, l'ultimo della Licenza Liceale.

    Sabbato 5 Agosto

    Mi accingo a scrivere le mie rimembranze d'oggidì, con il cuore trepidante.
    Stamattina ho sostenuto i verbali di Lettere Greche-Latine-Italiche e di Storia d'Europa.
    Non mi riuscirono male ...
    Corsi tosto al prof. Ferreri, gli narrai l'avvenuto, che lo rallegrò assai ...
    Mi fece sedere presso lui ... quindi incominciò: "Ella, o Perussia, è un giovine pieno di vita, dovrebbe fare del profesore ..."
    "Eh, sì" e parlammo a lungo della carica ch'io avrei intrapresa ...
    Poi mi pronunziò alcune parole, che mi commoverono ...
    "Ella ha una piaga ... non ha il sentimento religioso ..."
    Quindi soggiunse com'io avessi bisogno di un mese di tranquillità, senza leggere un libro solo, ove si rinviene uno spirito di paganità, ... oh come sarebbe felice, se io avessi acquistato quella forza che viene dalla religione scolpita nell'animo ..."
    Fui commosso, e mi dipartii colle lagrime agli occhi.
    Per me tutto è oramai inutile, o mio solo amico; ho troppo sofferto, ho troppi disinganni, aborrisco troppo il cieco misticismo ...
    Io sono un sciagurato?

    Domenica 6 Agosto

    Sono stato tutto oggi a casa il prof. Ferreri. Non mi fece più parola sulla religione.
    Ha detto che Giovedì veniva giù dalla Villa Cardinale, presso Testona, dove partì stassera coi giovani dell'Istituto Internazionale, ... per passare tutto il dì meco.

    Lunedì 7 Agosto

    Fui infelice tutto il giorno ...

    Martedì 8 Agosto

    Anche oggi nulla di nuovo nella mia vita sconsolata.
    Non posso più credere in Dio ...
    Ho girato tutto il giorno ... Stassera poi andai alla Birraria di Prussia, dove riposai melanconicamente un'ora intera.
    Una Germanica, che serve gli avventori, bella sorridente, i capelli biondi, gli occhi celesti ...
    La guardava melanconicamente ...
    Con uno di questi angeli io oblierei il passato, io mi rinnovellerei l'anima appannata, io viverei una vita nuova.
    Due ore di felicità d'amore, o mio Dio, se ci sei, concedimi, se vuoi ch'io mi salvi.
    Se no, tutto è inutile ...
    Povero me! Triste mio cuore!

    Mercoledì 9 Agosto

    Stanotte ho fatto un sogno.
    Oh Venanzia! ho sognato di te un'altra volta.
    Io ti rivedeva alla villa dopo lunghi giorni di assenza: eri più bella ancora ...
    Mi portai la mano al cuore ti salutai commosso e tu ... tu rispondesti freddamente al mio saluto.
    "Conosco i segni dell'antica fiamma" pensai con un sorriso, ed un subito rossore mi saliva alla fronte.
    "Oh, fors'Ella mi ama ... la sua freddezza me lo prova maggiormente!"
    E ti parlai, o Venanzia, e ti confidai le mie pene, le atroci torture, che mi hanno annichilito, ... quel cordoglio che non mi abbandona più anche in mezzo alle feste clamorose ... quel dubbio funesto che mi lacera il cuore ... ti narrai le mie speranze, le mie aspirazioni, il mio errare di sorriso in sorriso, dopo il duro disinganno ed i terribili sconforti, che ne ebbi ...
    Tu eri commossa ... tu mi guardavi con que' tuoi occhi pietosi velati da una lagrima ...
    Io fui felice, o Venanzia, in quel punto ...
    Ma, senti, o Venanzia, la felicità è un'ironia per me ... mi sono svegliato presto, fin troppo presto, e sparito il sogno, mi restarono le lagrime sul ciglio ormai inaridito.

    Giovedì 10 Agosto

    Ho saputo oggi l'esito finale de' miei esami di Licenza.
    Come credeva, fui rimandato nelle Scienze, promosso nelle lettere.
    Sono diperato: è tutto detto.
    Non rido più, oppure, se rido, il fo per non piangere ... oh sì, anche nel riso c'è la lagrima del disinganno.
    Intanto devo studiare di nuovo le Matematiche, con quel crepacuore non è a dire, né dico.
    Oggi avrei avuto bisogno di un conforto ...
    Nulla, ... mio padre si mostrò meco imbronciato ... ah! egli non sa ciò che io ho sofferto, egli non conosce le piaghe profonde, che sanguinano da codesto cuore!
    Oh se potessi dimenticare la realtà della mia esistenza, se potessi elevarmi nelle regioni ignote ai mortali, in cui alcuni credono con una cara speranza! ...
    Ma io non posso crederci ...
    Sono stanco di vivere, non ho più la forza di rialzarmi potentemente, di guardare in faccia a questa generazione vigliacca e sprezzarla ... no ... sono stanco.
    Senza fede, senza religione, senza speranze, senza occupazioni, senza conforti ... ah! che la mia anima è occupata di tristizia infino alla morte!.

    Domenica 13 Agosto

    Se Iddio volesse ch'io mi rialzi da quest'abbattimento morale, se Iddio c'è e mi amasse veramente, non avrebbe che a farmi passare due dozzine di giornate come questa, ed io sarei salvo.
    Ma questo non sarà: cosicché io non solo sarò ognora lo stesso, ma diverrò ancora peggiore.
    Mi rialzai di buon'ora; solo e soletto mi sono avviato in Piazza Castello; ho noleggiato un posto nell'omnibus di Mocalieri quindi sono partito da Torino fumando e leggendo giornali.
    Dopo un'ora giunsi a Moncalieri, dove feci colazione in un Caffè: quindi mi avviai verso la Villa Cardinale, dove villeggia il Collegio Internazionale.
    Quante gentilezze che partono veramente dal cuore! ... Là ho dimenticato tutto il mio passato ...
    Il porf. Ferreri, gli Arabi e i Turchi, gli Svizzeri, gl'Indiani, tutte le nazioni m'erano attorno, cercando di farmi passare la giornata fra le gioje ...
    Stetti a pranzare, e partendo mi accompagnarono tutti sino a Moncalieri.
    Grazie, miei cari amici, oh tante grazie!

    Lunedì 14 Agosto

    Ho passato tutto il dì a Torino, nelle Malebolge, ... non è però da chiedermi s'io abbia passato un solo istante di soave tranquillità ... Fui infelice ... è tutto detto ...

    Martedì 15 Agosto

    Il cuore sanguina sempre ...
    M'è venuta un'idea ... Domenica ventura andrò a Testona a ritrovare la famiglia Tasca.
    Già Domenica passata intendeva andarci: ma stava sì bene fra quegli affettuosi amici: e perché rifiutare la pace di un giorno?
    Ma Domenica andrò a rivedere quei luoghi, pregni per me di tante memorie ...
    Comanderò al cuore di tacere ... perché, guai, se ricominciasse a palpitare ... io me lo strapperei dal seno ...
    Voglio mostrarmi allegro tutto il giorno, voglio folleggiare, cantare, voglio bere ... e fingere a meraviglia.
    Perchè non la gioja, ma il dolore è mio compagno ...
    Mi riuscirà la prova?
    Dopo due anni di lontananza, credo di essere abbastanza forte, per affacciarmi a Venanzia, alta la fronte e senza timore.

    Sabbato 19 Agosto

    E' morta la mia fantasia. Non sono più capace di por giù quattro versi in rima ...
    Ho perduto co' disinganni anche la coscienza del mio stato doloroso; vivo e non so perchè viva ... pieno d'idee strane e confuse ...
    Ma perchè togliermi anche il sonno, o dolore che mi laceri tuttodì le viscere?
    Perchè togliermi la scintilla dell'ingegno che ardeva nel mio cervello e bolliva fieramente nell'animo ...
    Ho voluto fare una romanza ... ho fatto versi senza connessione ...
    Ho voluto comporre una ballata ... non ebbi forza di rabberciare assieme un 10 versi ...
    Oh Venanzia! Domani andrò a trovarti, e se mi chiedi un carme, ti dirò ...
    fatto è di ghiaccio il misero mio core
    Che già bollì d'intenso e puro affetto
    E più non è, spenta per man d'amore
    La fiamma del mio petto
    E tu mi chiedi un canto, tu, cui piango
    Perduta ... ah no, non può cantar la mia
    che rotta giace infra lagrime e fango
    tetra senz'armonia

    Lunedì, 21 Agosto

    Ieri, Domenica, partii da casa, avviandomi verso la villa Tasca a Revigliasco.
    Per istrada ho terminata una poesia, Allora io canto, per recitarla alla Villa.
    Erano le 11 1/2, dopo tre ore ch'io era in cammino, quando allo svolto di una strada mi giunge all'orecchio una voce soave e argentina.
    Il cuore mi batté ... e mi trovai al suo cospetto. Era con la signora Musso e si avviava all'incontro di Edoardo ed il padre.
    "Addio, Venanzia!" ...
    "Oh! Augusto!" e le strinsi la mano, mentr'ella tingeva le gote di un vivo rossore di sorpresa e di ... ?
    "A momenti giungeranno i tuoi" ...
    "Ci andavamo appunto all'incontro ..."
    "Verrei ancor io, se non fossi stanco"
    "Oh povero te, far tutta questa strada ... Allora ... vai tu, c'è mamma ed Emilia ..."
    "Addio ..."
    Scostatomi di pochi passi ... sclamai con gioja:
    "Sono salvo ...oh Dio ti ringrazio!"
    Ella s'era fatta più vaga ancora ... ed io mi credeva sicuro, perchè aveva osservato tutto con la massima indifferenza ...
    Tuttavia proseguii il mio cammino, quasi sbalordito ...
    Giunsi alla Villa, ebbi feste ed accoglienze, da farmi rinascere una morta speranza,se non mi fosse nota la squisita educazione, le eccelse doti d'animo, che ornano la famiglia Tasca.
    Discorsi amenamente per ben un'ora: e la soavità, che aleggia su quella famiglia santificata dall'affetto, cominciò a pungermi ... a farmi soffire ... ripensai a Venanzia, al mio amore combattuto: ripensai all'esistenza, tutta di affetto ch'io aveva sognato allato di quest'angiolo ... ripensai all'incontro che aveva avuto poco prima e mi parve strano,ch'io avessi esclamato: "Sono salvo" ... mentre era appena incominciata la lotta.
    E cominciava a pentirmi della mia imprudenza ... e temetti fortemente, quando riscontrai con la signora Tasca, Edoardo, Luigi, la signora Musso e Lei, che giungevano.
    Non osai fissarla in volto ... era troppo bella!
    Bensì fui assalito da mille rimembranze dolorose, tanto più quando, rispondendo reciso alle domande che mi rivolgeva, l'armonia della sua voce d'angiolo mi scendeva in cuore a risuscitarvi quel fuoco, ch'io crdeva sepolto per sempre ...
    A tavola mi posero alla sua sinistra ... Io non le rivolsi mai un'occhiata ... Oh troppo la temeva!
    Cercai di intavolare un discorso con Edoardo, ch'era alla mia sinistra, ma la parola mi moriva sulle labbra...
    Ella, non so perchè, s'era fatta melanconica, sul terminare del pranzo: onde io commosso cominciava ad essere non poco addolorato della mia indifferenza ... Così ritornava a' miei sogni.
    Mi staccai violentemente da loro, e venni con Edoardo nel pergolato fuori di casa a fumare ...
    Dopo forse un'ora giunse anch'Ella, la fronte velata di una soave tristezza ...
    Io fumava sbadatamente ...
    Mi sembrò ch'Ella colle labbra facesse un atto di dispetto: ritornai ancora a' miei sogni ...ma, volendo dimenticare il passato, mi allontanai da loro, e coricandomi sul praticello, finsi di dormire ...
    Ella andò al Pianoforte, suonò diverse melodie ... in altri tempi io mi sarei mosso, l'avrei raggiunta a cogliere un suo dolce sorriso: ma ieri non mi mossi.
    E quando Ella tornò, e venne a sedersi di fronte a me, alla distanza di tre metri, io diedi al mio volto un'espressione corrucciata, e finsi di dormire.
    Ma dentro avvampava: nella povera mia anima s'era impegnato un fiero combattimento, nel mio cervello s'affollavano a mille a mille le idee, le risoluzioni, i partiti: mi mancava il cuore a seguitare nella mia indifferenza, non voleva ricominciare i miei sogni ... era disperato.
    Ed Ella mi stava dinanzi, ed un soave sorriso le posava sulle labbra vereconde ... era sì bella. Questo stato cominciava a divenirmi insoffribile, quando giunsero i miei fratelli, dalla parte di Cavoretto ...
    Il loro intervento mi tolse dalle mie idee ... Venanzia si partì da me a discorrere con loro ... io mi allontanai da tutti ... m'attristai vieppiù ... e colla tristezza sentii che il mio cuore ricominciava a palpitare ...
    Credendo che la solitudine fosse per giovarmi, mi tenni discosto da loro ... diveniva sempre più triste ...: ritornai nella compagnia ... ela mia tristezza s'aumentava ...
    Fui per piangere ... ma, portatemi le mani agli occhi, le labbra contratte dal dolore si apersero ad un artifiziale sbadiglio ...
    Quando fui per partire, l'anima mia era occupata di tristizia infino alla morte ...l'anima mia era oppressa da tutto il grave peso dei disinganni miei, ... barcollava ...
    Mi feci forza ... ed ebbi il supremo coraggio di salutare sorridente e con indifferenza ... Anzi nel toccarle la mano, il mio labbro si atteggiò ad un sarcastico sorriso ...
    Ella stette a vedermi partire ... io non mi rivolsi indietro una sola volta ...
    Ma quando fui occultato alla sua vista dal folto degli alberi, allora non potei più frenarmi, mi rivolsi addietro, ed alzato sulla punta dei piedi, tentai di vederla ancora una volta, foss'anco un solo capello ... non vidi che piante e fiori ...
    Ma non era ancora finita la mia passione ...
    Il demone, che mi torturava, mi sussurrò un consiglio ... Vincendo con un supremo sforzo il dolore che m'inondava l'anima da tutte le parti, apersi le labbra ad una canzone improvvisata ...
    Cribio, che bel piasè
    Vive, una volta un dì ...
    Ancora oggi sono pentito di quest'ultima scena del dramma, che rappresentai tutto il giorno; la mia voce stentorea le avrà prodotto sull'animo la spiacevole impressione, che produce il canto scipito del briaco ...
    Oh! ma piansi ...
    Ah Venanzia! perdono ... io doveva amarti, ancorchè fossi certo della tua indifferenza ... io non doveva cessare dall'adorarti.
    Io non doveva pretendere che il tuo cuore corrispondesse al palpito del mio ...
    Oh, perdono, perdono, Venanzia! Non mi fu possibile essere sì generoso!
    Intanto l'esistenza mi è divenuta insoffribile, se non torno ai miei sogni, a' miei delirii ... svelerò tutto a sua madre ... la supplicherò di permettere ch'io ami sua figliuola, perch'Ella non respinga l'omaggio del mio povero cuore!

    Venerdì 25 Agosto 1871

    Ricopio fedelmente la tua lettera, che invierò alla madre di Venanzia:
    Cugina,
    Sì, è tempo che sia tronco ogni indugio: è forza alfine ch'io ti sveli un segreto, un terribile segreto, che da due anni all'incirca giace sepolto nel profondo del mio cuore, e mi pesa inesorabilmente il segreto della mia operosità, del mio studio, de' miei disinganni, la parte più cara e recondita dell'anima mia.
    Io amo tua figlia Vananzia ... dal 20 Marzo 1870.
    Ella è per me l'angiola inspiratrice ad ogni opera gentile, Ella è la donna del mio cuore, la regina de' miei sogni, de' miei entusiasmi giovanili, la mia sola speranza, l'unico mio conforto ... e le sue sembianze mi stanno scolpite in cuore indelebilmente, come quelle di una povera santa che riposa là nel cimitero di Torino, senza ch'io abbia potuto abbracciarla nel fervore di mia ardente giovinezza, né sussurrarle all'orecchio: "O Madre mia, sai quanto ti amo!"
    La sera del 20 Marzo 1870 favellai a lungo con la tua figliuola ...
    Oh! era troppo bella!
    Quel volto di perla, quelle sembianze di paradiso, quella sua chioma nera, lucente ed adorata, quegli sguardi affascinanti, quel sorriso d'angiola, e poi la sua voce delicata, che, quasi fremito d'arpa mossa dal vento, mi ricercava tutte le fibre melanconicamente, mi pioveva nel cuore una dolce amarezza, un che finallora ignoro, un affanno indistinto mi suscitava la fantasia colle ali dorate!
    Fin da quell'istante io la riverii, quasicché fosse celeste emanazione.
    Ell'era d'anima grande ed espansiva, capace d'ogni virtù, d'ogni sacrificio; amava sua madre, i suoi parenti immensamente; si commoveva all'alitare del venticello, al bacio di primavera, al profumo della viola, al sospiro dell'usignuolo, sì ingenua, sì pudica e bella!
    Tale era appunto il mio ideale ... tale era il sogno de' miei sedici anni, l'età del sorriso e delle illusioni ... le mie vaghe idee assunsero una forma distinta in lei ... l'amai sovrumanamente l'amai, sognando che noi fossimo nati in due per vivere in una sola anima. Sognai che sarebbe anche comparsa per me l'alba dorata, in cui l'avrei condotta all'altare ... e a Lei ingemmava la fronte una corona di rose e di gigli ... e a me splendeva sulle tempie un lauro verde ed esterno, il serto del poeta.
    Ed è appunto per realizzare il mio sogno, ch'io mi gettai, tutt'uomo,nello studio, senza ricercare, se il suo cuore battesse col mio.
    Io era felice d'adorarla da solo, come si adora un'immagine santa; né la richiesi di affetto: temeva di turbare il sereno de' suoi giorni, di giorni ch'Ella sfiorava nel fulgore di sua bellezza, di sua innocenza.
    Aspettai, persuaso che la consonanza di affetti, di pensieri, di sentimenti avrebbe alfine echeggiato in un suono solo. Nè molto tardò, ch'io notai in Lei un cambiamento, un contegno diverso da quel di prima ...: cosicché lascio pensare a te, con quanto giubilo io mi sia accertato che, s'ella non m'amava, almeno s'era accorta del mio affetto. Quando un giorno, venne a turbami un'idea terribile:
    "E se tu non alimentassi che una passione infelice, che t'abbia a trascinare a qualche passo disperato? ... S'Ella non ti amasse mai ... oppure fosse impossibile fra voi un matrimonio?"
    Rimasi atterrito!
    Pensai ch'io doveva le mie forze, il mio ingegno all'Italia, che mi fu patria; ch'io aveva giurato sulla tomba di mia madre una sana promessa: di consacrarmi tutto alla causa della Libertà e della fratellanza universale ... ebbi paura di me stesso.
    Allora feci una forte risoluzione: volli scordare Venanzia. Cessai dal frequentarvi, volli divagarmi, ma tutto fu impossibile!
    Durante lo studio, fra' miei amici, anche fra il frastuono delle feste, mi sentiva il cuore oppresso da un affanno che non si faceva muto un solo istante. Non ti dirò, cugina, quali disperati propositi m'invadessero il cervello, in quelle ore tremende, in cui l'anima sembra rotta e affralita; in cui il pensiero rimane fisso, inchiodato a quel po' di materia, che l'imprigiona e tenta rattenerlo né suoi limiti di creta ... ; in cui la disperazione bolle fieramente nell'anima; in quegli angosciosi istanti, che, solo in questo modo, cercava tentennando un porto di salvamento, le mani mi cadevano spossate ai fianchi ...; è troppo dolorosa la memoria del passato; ed io bramo involgerla nel funereo manto dell'oblivione.
    Allora, per salvarmi, la rivedeva, cercava il conforto di un suo sorriso ... in una parola, o cugina, tornava alle mie speranze, ne' miei sogni.
    Ma ormai questo angoscioso stato mi s'è fatto insopportabile: i miei timori s'accrescono di giorno in giorno; ond'io, per finirla in qualunque modo, ho deciso di svelarti tutto, e piegare il capo con rassegnazione alla tua sentenza.
    Del mio avvenire non ti parlo; tu mi conosci: sono pieno di vita, capace di formarmi in cinque anni al più, una sicura posizione colla volontà mia e col mio ingegno.
    Rispondimi, cugina, s'io potrò allora ottenere la mano di tua figlia?
    Chè, se ciò è impossibile, io non la vedrò più, io tenterò di rompere quella forza irresistibile che mi trascina verso di Lei inesorabilmente.
    Due strade mi stanno aperte dinnanzi: a te tocca indicarmi quale io debba percorrere: e se sarà d'uopo, assaporerò il calice del dolore sino all'ultima stilla.
    Ti raccomando calma e segretezza: tranne a Venanzia ed a Luigi, bramerei che non dessi a leggere a nessuno queste pagine, e, come potrebbe avvenire, se crudele è la tua risposta, son certo che per la tua squisita delicatezza mi rimanderai questi fogli misti alla tua risposta. In tal caso, essi sarebbero inutili o spiacenti per voi tutti ... ed invece per me sarebbero pregni di tanto care memorie.
    Ti prego, in qualunque caso, di accettare la dedica di una parte delle Poesie, che fra pochi mesi darò alle stampe: e mentre attendo ansioso una tua risposta, ti bacio la mano e sono
    Con riverente affetto
    Tutto tuo
    Carlo Leon-Augusto Perussia

    Torino 29 Agosto 1871

    Ore, le manderò questa lettera alla Villa o in un modo o in un altro; e sentiremo la risposta della madre di lei.
    In questi giorni la memoria delle cose passate è quasi sfuggita dalla mia mente; io vivo in un'inerzia veramente imperdonabile, se non se ne avesse a dar colpa al mio destino triste che mi perseguita inesorabile come la passione, che m'ha invaso.
    Quasi non posso più prender sonno: e se ciò avvenga, sono turbato da sogni affannosi. Mi vien da piangere se sono solo, e se mi trovo cogli amici mi do' in preda ad una "Allegria sfrenata" e dalla mia bocca escono le stranezze le più strane, che siansi mai sentite raccontare.


    Sabbato 26 Agosto 1871

    Io intendeva consegnare ad Edoardo la lettera, che avrà a decidere del mio avvenire, acciocché la portasse a sua madre; senza però svelargli menomamente il contenuto delle pagine, ch'egli recava seco alla Villa. Ma è già partito, sino da Venerdì; cosicchè non mi resta che appigliarmi al partito di attenderlo e consegnargliela appena avrò la fortuna di rivederlo. In questi giorni sono molto triste e stanco di tutto.
    Potrei cercare di spassarmela allegramente: ed invece tutt'altra intenzione mi frulla per il cervello.
    E' veramente penosa la mia situazione, e direi, insoffribile, se non mi rimanesse una speranza, che mi tiene ancora in vita ... non speranza di amore corrisposto, di futura felicità ... (Oh io non ardisco più sperare queste chimere!) ... ma la mia speranza è più utile: io spero di veder presto decidersi la mia sorte, spero che la lettera che invierò alla madre di Lei, strapperalle una risposta, che mi appaghi, mi faccia conoscere gli elementi in cui vivo, e quanti sono i disinganni che avrò da contare; quali le triste rimembranze che forse, rinata la gioja ormai spenta, si muteranno in avvenire in melanconici ricordi; spero di aver finalmente un partito decisivo, a cui appigliarmi: ... o rivederla e rinascere alla gioja, all'amore, alle ilusioni, alle espansioni di due anime amoreggianti in un solo pensiero, cosa sublime e quasi inconcepibile: oppure, di ritrami dalla scena di questo mondo, soffocare nello studio la fiamma che mi divora, gettarmi a corpo perduto in tutte le azioni nobili e sacrosante, consacrarmi tutto a qualche causa anche a costo della vita.
    Così farei anche se Ella mi riamasse: perché dell'amore di Lei io ritrarrei non desideri di ozio, ma bensì, grande e forte incitamento al retto ed onesto operare, al non cadere sfinito nelle lotte, che mi preparerebbe la via della gloria, ch'io affronterei, pieno di fervide speranze, ricco e splendido di sublimi concezioni, di arditi propositi, di rendermi degno dell'amore di quella Santa, anzi di due sante, Mia Madre, e Lei, che non avrà preso a sdegno il mio povero sorriso, e le carezze della combattuta Musa mia.
    All'incontro, se avrò da sacrificarmi, senza speranza, senza conforto ... ebbene, siamo generosi: io sosterrò tutto per il trionfo della causa della Libertà e della Elevazione a potenza di mia Italia: e mancatomi l'amor di lei, non chiederò nulla a' miei concittadini.
    Voglio essere magnanimo: officioso in tutto quanto abbisogni per avventura dell'opera mia: e quando stanco, mi ritirerò nella solitudine della mia cameretta, e non oserò più nemmanco pensare a quel sorriso d'angiolo, e a quegli sguardi suoi casti ed affettuosi, e sentirò un vuoto, un immenso, interminabile vuoto in questo cuore sconsolato ... ebbene, sofrirò muto e senza un lamento. Il dolore è scienza, benché amara: perocché nulla di più triste, che l'esperienza della vanità di questo mondo.

    Torino, Domenica 27, Ore 11

    Ritorno or ora dalla Villa del Cav. Rostagno. Ho trascorso una giornata non spiacevole, cercando nell'allegria lo sconforto, ed il terribile dubbio, che tuttora mi agita.
    Ah! Quando potrò far avere alla madre di Lei quella lettera, che avrà a decidere della mia sorte?
    Intanto ho rivisto il luogo dov'Ella, l'anno passato s'era in una Domenica seduta sul prato in circolo con noi tutti ... il luogo, dove andammo assieme a raccorre una ramata: ho visto tutto col ciglio asciutto e l'inferno nel cuore.
    Non posso più aver pace finchè non abbia consegnato a Venanzia il segreto, che m'arde nel seno da tanto tempo.
    Ma quando sarò io libero da questo dubbio?


    Lunedì 28 Agosto

    In questi giorni mi sono molto occupato di politica, e del movimento rivoluzionario che, passato dalla Francia si è ormai propagato a tutta l'Europa.
    Io mi dichiaro per i principii propugnati da Mazzini, salvo poche mende in quanto all'effettuazione d'essi, ch'io vorrei ottenere senza la violenza, quando sia possibile: aborro l'Internazionale, che, ad idee rette e costumate, aggiunge lo sconcio di dichiarar guerra, a Dio, alla famiglia ed alla proprietà.
    Oh! Lungi, lungi dalla moderna civiltà, lungi dall'avvenire l'Idra del Socialismo, il serpente corrosore del Comunismo!

    Martedì 29 Agosto

    Il processo, che si sta svolgendo dinanzi alla corte di giustizia a Pietroburgo, per la congiura tendente a rovesciare il governo stabilito in Russia, ha fatto conoscere documenti, i quali non hanno nulla a individiare ai più strani dell'Internazionale.
    L'articolo 12 dei regolamenti generali dell'organamento della Società è così concepito:
    12 fra le condizioni necessarie per il principio delle operazioni della sezione sono poste:
    1°. Lo stabilimento di punti di convegno;
    2°. L'invio di persone abili e pratiche fra i mercanti girovaghi, i panattieri, etc.
    3°. Annodare relazioni coi novellieri della città, colle meretrici e gli altri mezzi di raccogliere e propagare falsi rumori;
    4°. Le relazioni colla polizia e cogli impiegati concussionarii;
    5°. Le relazioni coi malfattori;
    6°. L'influenza da esercitarsi sulle persone altolocate per mezzo delle loro mogli;
    7°. Le relazioni colla letteratura;
    8°. Il fomentare l'agitazione con tutti i mezzi possibili.
    A questo edificante articolo, tien dietro infatti di turpe cinismo il Codice del Rivoluzionario non molto dissimile dalle idee della Società l'Internazionale.
    Condizione del Rivoluzionario rispetto a se stesso:
    1°. Il rivoluzionario è un uomo condannato. Egli non può avere nè interessi, nè sentimenti, nè affari, nè attaccamenti, nè proprietà, neppur nome. In lui tutto è assorbito da un'interesse unico ed esclusivo, in un unico pensiero, in un'unica passione: la rivoluzione
    2°. Nel suo foro interiore, né solo in parole, ma in fatti, egli ha rotto ogni legame con l'ordine civile e con tutto il mondo incivilito, con tutte le leggi, con tutte le convenienza, con tutte le convenzioni e con tutta la morale di questo mondo. Egli è per questo mondo un nemico senza pietà, e, s'ei continua a viverci, è solo per distrurlo più sicuramente.
    3°. Il rivoluzionario disprezza ogni dottrina ed ha rinunziato alla scienza del mondo, che egli lascia alle generazioni venture. Ei non conosce che una scienza, quella della distruzione. Per questo, e per questo solo, egli studia ora la meccanica, la fisica, la chimica e perfino la medicina. Per questo egli studia giorno e notte la scienza vivente degli uomini, dei caratteri, delle posizioni, e di tutte le condizioni della società attuale in tutte le sfere possibili. Il solo scopo è la distruzione più pronta possibile di questa società infame.
    4°. Egli disprezza l'opinione pubblica. Egli disprezza la morale pubblica presente in tutte le sue istituzioni e manifestazioni. Per lui morale è tutto ciò che concorre al trionfo della rivoluzione, immorale e criminale è quanto vi si oppone.
    5°. Il rivoluzionario è un uomo condannato senza pietà per lo stato e per tutte le classi illuminate della società. fra essi e lui esiste una guerra a morte, sorda e aperta, ma continua ed implacabile. Egli deve imparare a soffire le torture.
    6°. Duro con se stesso, egli debb'esser duro con gli altri ... Tutti i sentimenti teneri ed effeminati della famiglia, dell'amicizia, dell'amore, della riconoscienza, e perfino dell'onore, devono essere in lui soffocati dalla fredda passione della rivoluzione. Per lui non vi ha che un riposo, che una consolazione, che una ricompensa, e che una soddisfazione: la vittoria della rivoluzione ... Giorno e notte non deve aver che un solo pensiero, che un solo scopo: la distruzione senza pietà andando freddamente e infaticabilmente verso il suo scopo, deve esser pronto a morire egli stesso, e a far morire colle sue mani quanto gli impedisce di raggiungere questa meta.
    7°. La natura del vero rivoluzionario esclude ogni romanticismo, ogni sensibilità, ogni entusiasmo, ogni slancio. Essa esclude persino l'amicizia personale e il sentimento della vendetta.
    La passione rivoluzionaria, diventata la sua vita d'ogni giorno, deve in ogni momento unirsi a un fretto calcolo. Dappertutto e sempre il rivoluzionario dev'essere non ciò a cui lo portano i suo' sentimenti personali, ma ciò che gli prescrive d'essere, l'interesse generale della rivoluzione.
    Relazione del rivoluzionario co' suoi compagni di rivoluzione
    8°. Il rivoluzionario non può avere per amico ed amare, che l'uomo che s'è dedicato all'opra rivoluzionaria, come lui. La misura dell'amicizia, della dedizione e delle altre obbligazioni rispetto ad un compagno simile è determinata unicamente dal grado di utilità per l'opera della rivoluzione pratica, distruggendo tutto.
    9°. Il rivoluzionario ... è inutile di parlare della solidarietà dei rivoluzionari. In essa sta tutta la forza della rivoluzione. I compagni rivoluzionari, che hanno nello stesso grado l'intelligenza e la passione della rivoluzione, debbono, per quanto possibile, discutere insieme tutti gli affari importanti e deciderli unanimamente.
    10°. Per l'esecuzione di un piano così stabilito, ciascuno deve, per quanto possibile, non contare che su se stesso.
    Nell'esecuzione di una serie d'atti di distruzione, ciascuno deve agire da se stesso e non reclamare il concorso de' suoi compagni, tranne allora che ciò sia indispensabile per il buon esito.
    11°. Ciascun compagno deve aver sotto mano più rivoluzionari di seconda categoria, cioè non interamente iniziati. Deve considerarli come una parte del capitale rivoluzionario posto a sua disposizione. Deve usare con economia di sua parte di capitale, sforzandosi sempre di trarne il partito migliore. Ei deve risguardare se stesso, come un capitale condannato ad essere speso pel trionfo della causa rivoluzionaria, ma come un capitale, di cui non può disporre solo e senza il consenso di tutta la confraternita dei rivoluzionari interamente iniziati.
    12°. Qualora un compagno cade in disgrazia e trattasi di risovere la questione di sapere se bisogna o no salvarlo, il rivoluzionario deve consultare non i sentimenti personali, ma sol l'interesse della causa rivoluzionaria. Egli deve pesare da una parte l'utilità rappresentata da questo compagno, e dall'altra parte la perdita delle forze rivoluzionarie necessrie a salvarlo, e deve decidersi per la parte verso cui pende la bilancia.

    Non faccio commenti.
    Questo Vade-Mecum del rivoluzionario, basato sulla più sozza vigliaccheria, sul più spudorato egoismo è tale mostruosità, che mi cade la penna dalle mani rilassate e mi volgo alla terra, che mi circonda e grido:
    O santi petti di Dante e di Mazzini,
    dove v'ascondete?
    O uomo, più sublime creatura dell'Eterno Vero; perchè ti rendi da meno del più schifoso verme del brago di questa serra insozzata da ogni nefandezza?
    O tu, che tenti distruggere l'opera di tanti secoli produttori, che stracci e calpesti gli allori, che circondano la fronte dei Grandi del Pensiero e della Scienza, che ti sforzi a tutti abbattere ... dimmi, che innalzerai tu sulle rovine del mondo da te crollato? O va lungi, infame, sia tu maledetto!
    E l'amicizia, e l'entusiasmo delle sante cose, e l'amore della sposa, dei figliuoli e la devozione alla giustizia, e il sentimento del vero e del bello? ...
    O tu schermisci tutto ciò!
    Codardo, striscia la terra, che di ciò neppure sei degno: o tu sia maledetto!

    Martedì 29 Agosto 1871

    Questa mattina, essendomi avviato sui Ripari a studiare, vennevi anche la Poetessa ... Elisa F ... Il mio cuore è freddo.



    Mercoledì 30 Agosto 1871

    Stamane, mentre m'avviava sui Ripari, come al solito, incontrai in via Roma ... N. ... il mio amore di due giorni, l'ultima mia disperazione ...
    Non so, se s'avvide di me ...
    Del resto io ... nello stato in cui mi trovo presentamente ...
    Oh la bella giovane, ch'è quella vivace e simpatica signorina, nero vestita, brune le chiome, neri e grandi gli occhi, risplendenti ... ch'io incontro tutte le sere sotto i Portici di via Po! Mi ricorda Lei ... è perciò ch'io arrossisco sempre a vederla!

    Giovedì 31 Agosto 1871

    Stamattina ho rivisto sul giardino dei Ripari la sorella della Poetessa, la Vergine dai capelli d'oro, che in giorni disperati mi faceva alle volte dimenticare.

    Venerdì 1 Settembre

    Non so perchè: ma la Poetessa e sua sorella, che altravolta io vedeva con piacere, e dirò anche, con interesse, sento che sono morte per il mio cuore, in cui arde ancora una fiamma antica ... Lei ... cui non ho ancora ottenuto una decisione dalla madre tuttor inconsapevole.
    La donzella de' capelli neri, dello sguardo mesto, è la sola, che mi fa ancora qualche impressione ... e lamentare.

    Sabbato 2 Settembre

    Il dolore ha monda l'anima mia di tutti i pregiudizi che vi aveva imposto l'impostura o la buona fede del prete.
    Ho studiato molto il Materialismo e tutti i suoi sistemi e le sue diramazioni come quella dello Spiritualismo ... è tempo ch'io formuli un codice di morale, la mia religione futura a norma del quale io debba dirigere tutti i miei pensieri e le mie azioni.
    Farò alla teoria di Mazzini quelle poche modificazioni che credo indispensabili all'odierno incivilimento.

    Codice di Morale Religiosa

    1. Noi crediamo in Dio, che ci ha creati non per la contemplazione, ma per l'azione in bene; ci creava ad immagine sua; ed è egli stesso Pensiero ed Azione.
    2. In una Legge Provvidenziale data da lui alla vita, per cui, a salvarci dai pericoli dell'infruttuoso isolamento, abbiamo bisogni che non possiamo siddisfar soli, ed istinti predominanti sociali: e ci ha posto nell'anima simpatie inestinguibili d'Odio al male e d'Amore al bene, su cui si fonda la Morale indipendente da qualunque sistema di religione rivelata.
    3. In una Legge, non d'espiazione, di caduta e di redenzione per grazia d'intermediarii passati o presenti fra Dio e l'uomo, ma di Progresso, Progresso indefinito, fondato e misurato sulle Opere nostre.
    4. Nell'Unità della Vita, fraintesa, secondo noi, dalla filosofia dei due ultimi secoli per cui l'uomo è uno nella sua individualità, né può concordare in principii regolanti, l'ordinamento della società, quand'essi differiscano intorno all'origine sua, ai suoi destini, alla sua legge: per cui la terra non è fango, non è soggiorno di espiazione o di tentazione; è il luogo del nostro lavoro per un fine di miglioramento, del nostro sviluppo verso un grado d'esistenza superiore; la terra è di Dio, e col Cielo fa una cosa sola: Dio l'ha creata, perché salissimo a Lui.
    5. Nell'Unità della Legge, per ambe le manifestazioni, collettiva e individuale, della Vita.
    6. Nell'immortalità dell'io, dell'anima, che non è se non l'applicazione della Legge Progresso, rivelata oggimai innegabilmente dalla tradizione storica dell'Umanità, dalla Scienza e dalle aspirazioni dell'anima,alla Vita manifestata nell'individuo, a cui, dopo tanti travagli, ripugna, se non altro, l'eterno Nulla.
    7. Nella Libertà, senza la quale non possono esistere responsabilità, coscienza e merito di progresso.
    8. Nell'Associazione successiva e crescente di tutte le facoltà, di tutte le forze umane, come unico mezzo normale del Progresso collettivo e individuale ad un tempo.
    9. Nell'Unità del genere umano, nell'eguaglianza di tutti i figli di Dio senza distinzione di sesso, di colore o di condizione, e da non interrompersi, se non dalla colpa.
    10. Nella Santa, inesorabile, dominatrice idea del Dovere, unica norma alla Vita, dovere, che abbraccia in ciascuno, a seconda della sfera in cui versa e de' mezzi ch'egli possiede, la Famiglia, la Patria, l'Umanità: la famiglia altare della Patria, la Patria santuario dell'Umanità, l'Umanità parte dell'Universo, e tempio eretto a Dio, che lo crea, perchè graviti verso Lui: dovere, che comanda di promuovere il progresso altrui, perchè possa operarsi il proprio, il proprio perchè giovi all'altrui (tutti per uno, uno per tutti): dovere senza il quale non esiste diritto, e che crea la virtù del sacrificio, sola pura davvero, efficace e sacra gemma, la più splendida, che incoroni, santificandola, l'anima umana.
    11. Miscrediamo ed aborriamo l'orrore del dogma attuale: riconoscendo come unica legge religiosa e morale: una manifestazione religiosa fondata sui principi accennati, che accogliendo in sè la parte di Vero conquistata dalle religioni anteriori, ne rivelerà l'altra parte restante e schiuderà, spegnendo nel suo germe ogni privilegio, ogni intolleranza di casta la via al Progresso futuro.
    Quindi:
    a). Sia supremo l'Amore verso Dio, l'Eterno Vero, il Progresso, l'Umanità: minimo l'amore di se stesso, pronto al sacrificio, quando ne sia supremo bisogno al trionfo vuoi di una Verità, vuoi di una Causa santa e tendenti al perfezionamento dell'Umanità.
    b). Si cerchi di conciliare i bisogni della Materia, che ci fa Individui, collo Spirito che rappresenta la nostra individualità nell'azione e nel Pensiero: acciocchè sussista Mens Sana in corpore sano, sì necessari al Progresso.
    c). Somma sia l'aversione al Male, che si deve estirpare inesorabilmente, quando nuoccia sì al benessere materiale, come intellettuale dell'Umanità.

     
     
     
     
    _______________________________
     
     
     
     
    Carlo Leone Augusto PERUSSIA
     
    TORINO 1871-1872
    Una giovinezza in Italia

    Prefazione del curatore

    PARTE PRIMA

    Parte SECONDA

    Parte TERZA

    Parte QUARTA

    Parte QUINTA

    Parte SESTA

    Parte SETTIMA

     

     

     

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