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Stassera ho da confidare in queste pagine
memorie che interessano vivamente il mio avvenire.
Stamane mio fratello Giuseppe partiva verso
la Villa Tasca.
"Finalmente" sclamai al mio cuore.
E presolo in disparte gli dissi:
"Avrei d'uopo di un tuo favore"
"Dì su"
"Ho finito un volume delle mie Poesie,
che intendo dare alle stampe: non ci mancano che poche dediche
... e siccome fra queste ne avrei una per ..."
"La famiglia Tasca ..."
"Appunto: per la signora Tasca ...
così ti pregherei di farle per me l'offerta"
"Come?"
"Guarda (e gli diedi la lettera), qui
è tutto spiegato: tu non hai che a consegnarle da mia
parte questo biglietto, in modo però che non dia nell'occhio
agli altri, per cui mi riservo per altre dediche"
"Così farò"
"Grazie"
Egli partì ed io sclamai con giubilo:
"Finalmente!"
Due ore dopo io, con mia sorella, mio padre,
mio fratello Vittorio mi avviava alla Villa del Cav. Rostagno
Gottardo.
E' inutile dire, che passai una giornata
inquieta, piena di timore e di speranze a tal punto che, mentre
pranzava, avendomi assalito il pensiero che mio fratello Giuseppe
non avesse per avventura fatta la commissione ... n'ebbi una
tale fitta, che sentii un peso al cuore ...
Allegando il pretesto di respirare una boccata
d'aria, uscii all'aperto ... e passeggiai concitato ben cinque
minuti.
Il soave aspetto della natura soridente
nel fulgore di sua variopinta vegetazione, un gentile aleggiare
del venticello, e quella calma universale, contribuirono non
poco a far sì che lo sforzo, ch'io avea fatto colla volontà
per iscacciare il pungente pensiero, che mi torturava avesse
buon effetto.
Ritornai più calmo nella sala da
pranzo: seguitando nondimeno a pranzare con una mala voglia,
un'inappetenza, che dimostrava il mio malessere generale.
Intanto si finì il pranzo, e fu proposto
di andare a far visita alla famiglia Tasca, prendendo la strada
dei boschi.
Si prepararono, e quando furono per andarsene,
si accorsero ch'io non mi era mosso.
"Su, Augusto, vieni"
No, non ci vado"
"Oh perchè?"
Perchè ... io debbo trovarmi stassera
alle 7 a casa ... e se vi seguitassi, ciò mi sarebbe impossibile.
"Oh vieni dunque, che cosa hai per
Torino, su, non farci aspettare"
No, che non posso veramente andarci ...
mi rincresce moltissimo ... anzi fate le mie scuse a casa Tasca.
Li vidi partire, li sentii a scherzare,
ridendo forte; ed il suono di quell'allegria mi produsse uno
strano effetto, mi fece pensare seriamente al passo risoluto,
ch'io aveva fatto.
"Chi sa se a quest'ora avrà
già letta la lettera? ... Mah ... credo di sì ...
a meno che mio fratello non avesse adempiuto l'incarico ... oh
... ma l'avrà consegnata ... me l'ha promesso. Non ci
mancava altro, che io avessi avuto l'imprudenza di cascarle là
oggi,proprio per distruggere nella madre di lei, tutta l'impressione
che le avrà prodotta la lettura della mia lettera ...
Oh! ... ma ... se non ci sono andato io ... è andato mio
padre ... purchè non gli narri il tutto: mi spiacerebbe.
Mio padre è una buonissima creatura;
ma certe cose non le capisce ... son sicuro, che mi prenderebbe
in voce di pazzo spedito, se sapesse ch'io a' miei 17 anni penso
già ad accasarmi ... egli non potrebbe credere alla serietà
della mia proposta, non potrebbe immaginarsi come si possa essere
così innamorati ... Oh purchè non rompa le uova
nel paniere col mostrargli la lettera.
Eppoi ... se anche ... vada tutto in malora
purchè io m'abbia spiegato ..."
E mi alzai furioso ...
Dove vado ora? ... Oh mio sospiro ... come
diventi sempre più debole ... mio povero cuore ... povera
mia salute ... ci vorrebbe bronzo, non carne umana, per resistere
a queste lotte d'inferno ...
Ed alzai le mani al cielo, quasi ad implorare,
che mi si concedesse tanta forza da sopportare ancora il resto
del dolore che ...
Non so perchè ... ma un triste presentimento
...
Chi sa, che cosa si avrà immaginato
la mia signora cugina a leggere quella benedetta lettera ...?
Pure dovrebbe pensarci che un imperioso
dovere mi costrinse a questo passo risoluto ... E Lei, Lei che
amo troppo ... chi sa se l'avrà letta? Oh forse avrà
riso ... riso? oh è impossibile! Ridere della mia passione,
del mio sogno di due anni, dei miei dolori: ridere del mio amore,
ch'è santo ed immacolato ... credermi indegno di farla
felice ... mentre io, purchè potesse ottenere un suo sguardo
affettuoso, l'adorerei, come adoro la tomba di mia madre ...
io che le ho fatto offerta del mio avvenire, che non mi prenderei
un sollazzo solo in quei cinque anni d'aspettativa ... per comperarle
una gioja ... d'oro ... un diamante! ... per procurarle un'ora
di vera feclicità ...
Pazienza se mi rifiutasse ... ma ridere
di questo cuore, che batte solo per lei, che ha sofferto atroci
pene per lei due anni continui ... eppure non la può obliare
un solo istante ... o volgerle un rimprovero! ...
Quest'idea tormentosa finì di farmi
male ... Io mi sentii spossato, cominciai a barcollare ... e
fu un miracolo, se ebbi tanta forza ed intelligenza da potermi
trascinare sopra al primo piano ed abbandonarmi sopra un letticciuolo
...
Fui tosto assopito in un sonno profondo
Io aveva corso la strada assegnatami dal
destino, e mentre mi trovava spesso a toccare la meta, a prendere
una decisione ... non ne poteva più ... Dormii due ore
... alle 5 1/2 mi svegliai non guarito, ma calmo ...
Scesi abbasso, bevvi un bicchiere d'acqua,
quindi salutata la buona vecchierella, che fa da massaja, me
ne andai verso Torino, cercando di non pensare a Lei ...
Tutto inutile ...
Un'ora dopo era a Torino ...
Allora, per dimenticare mi avviai in Piazza
d'Armi alla Passeggiata.
La musica militare, la varietà delle
persone accorse, mi divagarono un momento, finchè la vista
e la compagnia di alcuni amici, che mi tengono veramente caro
valsero a trasportare il mio pensiero in regioni meno tetre.
Vidi la Poetessa ... ma con indifferenza.
Vidi la nero vestita,la vergine bruna come
Lei ... e pensai.
Finalmente venni a casa: erano le 9 1/2:
fra mezz'ora sarebbero giunti i miei.
Io trovai prudente il coricarmi, e fingere
di dormire, per sentire se alle volte, o mio padre, o qualcun
altro, avesse saputo qualcosa dalla famiglia Tasca, e l'avesse
detto ...
Quando giusero, sentii una stretta al cuore.
Ma nessuno diede mostra di saper qualcosa!
Ond'io appena mi venne fatto, interrogai mio fratello:
"C'era nessuno alla Villa?"
Tutta la famiglia Tasca, tranne Luigi, il
padre, ed Edoardo, i quali due sono rimasti a Torino.
"Sei andato solo?"
No, in compagnia di Corpazzo Alberto.
"Hai fatto bene; meglio ancora se le
avrai consegnato la lettera alla signora ..."
Sì gliel'ho data appena entrato.
Ella ci lasciò tosto, salì le scale e si ritrasse
a leggerla nella sua stanza di sopra.
Dopo non poco tempo scese e, chiamata Emilia,
stette in lungo colloquio con lei di sopra.
"Chi sa perchè?"
Avrà voluto scegliere la dedica migliore
... e perciò le avrà chiesto il parere, almeno
io la penso così.
Sorrisi:
"Ed infatti non la può darsi
altrimenti"
Scherzammo tutto il giorno.
"Lì? Ed anche la signora Tasca,
e Venanzia?"
Sì, quest'ultima si mostrò
in preda a una grande allegria.
"E' sempre così - pensai - non
fa specie"
Ma la risposta non l'ha voluta dare a me.
"Come? cosa t'ha detto?"
Quando fummo per partire, l'avvicinai dicendole
sommesso: "E la risposta?"
Ed Ella: Non l'ho potuta scrivere, gli dirai
che gliela manderò alla prima occasione.
Dalla a me; fa lo stesso; così avanzi
la fatica di scrivere.
No desidero scrivergliela ...
Certamente, se mio fratello avesse saputo
di che si trattava non l'avrebbe così sollecitata. Intanto
aspetterò ... oh ma fa presto, per carità!
Lunedì 4 Settembre
Mio padre non mi ha detto nulla ... è
segno che non gli fu detto nulla ... oh grazie mia buona cugina.
Oggi soffro orrendamente: ieri sera tardai ad addormentarmi,
e questa mattina la febbre mi consuma ...
Luigia mi ha chiesto, come andava ch'io
fossi stravolto in viso ... tre giorni come questo ed io vado
certo a riposare a fianco della mia madre, eternamente.
Siccome oggi è la festa di mia sorella
Rosalia così le sono giunti i singoli regali della famiglia
Tasca ... Venanzia le inviava uno scrignetto ricamato ... con
un biglietto ... ch'io ho rapito furtivamente e conservo fra
le mie lettere di quest'anno ... E pensare che fu scritto dalla
sua mano adorata ? ... Oh Dio ... fa che presto io abbia la mia
sentenza ... io muojo.
Martedì 5 Settembre
E la risposta non giunge! Ed io che l'aspetto
con l'ansia di un condannato a morte ... mentre la febbre mi
divora. Oggi ho appena assaggiato un po' dei cibi recati in tavola,
sono ammalato, nel cuore e nella persona. Non so ... ma un presentimento!
Mercoledì 6 Settembre
Una strana malattia s'è imposssessata
di me.
Ho la lingua bianca, come un cencio lavato,
e tutta screpolata, gonfia e rossa in punta; gli occhi mi dolgono
non poco, la testa pesa orrendamente ed è battuta da acute
sfitte dietro la cassa del cervello; sono debolissimo di corpo,
sì che fatti due passi, mi fermo sfinito ... eppure il
viso non è molto pallido, l'intelligenza non attutita
gran fatto, l'appetito alle volte non manca; benchè mangi
con poca volontà; e più per sostenermi su ...
Oggi ho dormito due ore; perchè cadeva
sfinito ... Ora, che scrivo, è poco tempo ch'io mi sono
alzato, e mi sento addosso un malessere generale, un triste presentimento,
che non mi posso spiegare.
Io temo che non giunga in tempo la risposta,
che non avrò fiato e vista a leggerla, come ho sognato
stanotte che la risposta verrà a trovare un moribondo.
Ed infatti niente di più probabile.
Non mi spiace per me; chè anzi sono
stanco di vivere e soddisfattissimo di volare a riposar al fianco
di mia madre, in quel luogo ove non c'è odio ed Amore:
mi rincresce solamente per la patria, a cui avrei in qualche
causa degna, consacrata la mia esistenza, per cui sarei morto
col sorriso sulle labbra ... mi rincresce per i miei parenti,
che lascierò in cordoglio profondo, principalmente mio
padre ... oh, m'ama così nella sua austerità! Decisamente,
temo d'impazzire.
In caso, che questa sia l'ultima pagina
vergata dal mio cuore sfinito, prego coloro che veramente mi
amano, a dar compimento a queste ultime disposizioni de' libri,
che mi sono comperato co' miei risparmi, acciocchè nessuno
stia senza un mio ricordo.
Lascio tutte le Storie delle Letterature
vuoi Latine vuoi Italiane, e Grammatiche rispettive e tutti i
poeti vuoi originali, vuoi tradotti ... al prof. Ferreri.
I Libri legati o di premio a' miei.
Parte dei romanzi di Bottero, le mie lettere
a papà, i miei manoscritti a Venanzia.
I libri latini autori di testo, al prof.
Ponzio.
Giovedì 7 Settembre
Oggi sto meglio: e colla salute tornano
a rifiorire le care rose della speranza ...
Ma, questo cuore che sanguina sempre, che
non può posare questo sopra un seno, che mi ami veramente,
questo cuore arido d'emozioni, che si strugge in un dubbio terribile,
tremendo, come l'ora in cui sono venuto al mondo addossandomi
un'esistenza ... sconsolata ... funesta ... senza conforti?
Venerdì 8 Settembre 1871
Nè giunge la risposta.
Torno a sentirmi malissimo disposto di salute.
Mi spiace ... perchè vorrei, vorrei
aver la forza di leggere quella risposta, che verrà alfine,
vorrei leggerla imperterrito ... e poi, se sarà d'uopo,
vorrei poter dare un addio alle larve di questo mondo, vorrei
seppellire nell'oblio i misteri dell'anima mia, acciocchè
agitati non perdano il loro profumo ... di sepoltura ...
Oh l'amore uccide! Sì, lo sento,
che strazia le mie viscere, le rode ad una ad una, sento che
mi strappa il cuore dal seno, sento che mi soffoca il grido del
dolore nel singulto della disperazione.
Oh si! L'amore uccide! Tremenda è
questa verità ... Si vive un giorno, si ama si spera si
ride anco un istante ... poi si langue, poi si sente spezzarsi,
scomparire l'idolo dei vostri sogni ... almeno io sì ...
io forse vedrò tutto ciò.., sarà la fine
del dramma ... ma il dramma finisce nel sangue e nella morte.
Sabbato 9 Settembre 1871
Oh! un ben triste dono è questa esistenza!
Tutte le sere, che vado a letto, con quale
sfinimento Dio solo lo sa, ebbene tutte le sere ... io sento
che anche le ultime speranze, a cui m'attaccava febbricitante
... anch'esse se ne vanno ... ad una da una ... una dopo l'altra
... continue ... inesorabili ...
E la risposta non giunge ancora! ...
Oh cugina! possibile che fra le delizie
della tua villeggiatura, fra i fiori, la luce del sole sfolgoreggiante,
l'amore ed il sorriso de' tuoi ... possibile che non abbi avuto
un pensiero per me ... per me che attendo invano una tua parola
decisiva ... per me ... che soffro orrendamente le torture di
un condannato a morte!
Possibile, o cugina, che non ti sia giunto
al cuore il mio grido sconsolato ... il grido dell'anima mia,
che ama troppo ... spera troppo poco ... desidera troppo ...
ed invano attende una risoluzione!
E' deciso ... io dovrò sempre soffrire.
Quest'anno ho già tutto sopportto:
... amore senza speranza, sconforto, dubbio, disinganni, tradimenti,
oblio, desiderio infinito di sepoltura, sconfitte, fiacchezza
dell'anima, malattia del corpo ...
Oh Dio! E trovi tu un più terribile
flagello?
Che ti ho fatto io alfine?
Solo ... solo ... sempre solo ... e si sdegna
persino di rispondermi, quando, un pie' sull'orlo della fossa
sepolcrale, io supplico, io scongiuro una risposta!
Domenica 10 Settembre 1871
Mi sembra impossibile che debba tardare
così una risposta, vieppiù maggiormente che questa
debbe aggirarsi su cose che debbono al più presto decidersi
e toccano da presso le sorti di due.
Pazienza se fosse solamente per me questo
ritardo ... Ma e Lei? ... Lei?
Eppure un presentimento ... lo stesso che
pochi giorni fa mi profetizzava la morte, ora mi fa dubitare
che questa risposta m'abbia a portare il colpo di grazia.
Sarebbe tempo!"
M'è venuto un dubbio, che ha scacciato
quel rimasuglio di speranza, che brucicchiava ancora nel mio
cuore.
Mia signora cugina ha detto nulla a mio
padre ... Io sulle prime ne ebbi a rallegrarmene ... ma, ora
che ci penso ... mi sembra, che se avesse avuta l'intenzione
di rispondermi favorevolmente, non avrebbe taciuto a mio genitore
una cosa di sì capitale importanza ... tanto più
che questo avvenimento avrebbe sempre più stretti i legami
che ora avvincono le nostre due famiglie.
Ed invece ... invece non ha avuto il cuore
di dirgli ... che a suo figlio supplicante Ella uccideva l'anima
con un no ... Allora la catena della nostra amicizia avrebbe
avute tale scossa, che ne oscillerebbe per non poco tempo.
Lunedì 11 Settembre 1871
Dopo una settimana di penosa aspettazione
mi è giunta alfine la risposta ... Avrei voglia di piangere
... per tante cose ... ma siccome non ho più lagrime ...
tanto è profonda l'angoscia, che non può prorompere
fuori dal cuore, dove sta serrata ... così scriverò
... mi sfogherò in quel modo, che m'offre la mia posizione!
Mia gentil cugina, veniamo alla tua risposta,
che mi ha prodotto una veramente spiacevole impressione.
In primo luogo debbo lamentarmi della ghiacciale
freddezza della tua intestazione. "Cugino" ecco la
parola, con cui cerchi di procacciarti la mia amorevole attenzione
... Oh se avessi compreso questo cuore, che ha uno straziante
bisogno di conforto ... avresti esordito con un "Mio caro
Augusto" e non con un freddo "cugino" gettato
là in capo della lettera ad attestare la freddezza del
vostro animo verso di me.
Mia gentil cugina, compatiscimi se proseguo
a commentare la tua amabile letterina: è l'unico conforto,
che mi resta: poi tacerò per sempre. "Le intezione
che tu mi manifestasti te ne "Son grata". Non parlo
della ortografia, non parlo della costruzione grammaticale, che
in questo esordio è come l'Araba fenice ...
Che vi sia, tu me lo dici
Dove sia, nessun lo sa
no, voglio limitare le mie osservazioni
al senso delle tue parole.
Oh! che cosa sono queste intenzioni (nota
bene le parole che hanno e al singolare, fanno i
al plurale) che tu vuoi ch'io abbia manifestato? Io non ho avuta
nessuna intenzione, a scriverti quella lettera, tranne quella
di veder decidersi alfine la mia sorte.
Sarebbe veramente da contare, se io avessi
invece avuta con ciò l'intenzione di volerti sposare per
forza e ipso facto tua figliuola. Se mi avessi compreso, ti saresti
accorta, ch'io mi fermava alla pura aspirazione ... ma ... tu
hai capito ch'io la volessi ad ogni costo tua figlia ... ed è
perciò che mi parli di "intenzioni manifestate"
e siccome hai paura della mia volontà, così da
principio cerchi di pormi lo zuccherino in bocca, con profonderti
nella tua gratitudine: "te ne son grata". Diavolo!
Dove si rinviene questa tua gratitudine nella famosa risposta?
Io l'ho cercata in ogni cantuccio ... e,
senza la mia ignoranza, non ho trovata ombra di gratitudine da
capo a fondo della tua lettera, ma piuttosto un tantino d'indifferenza,
e dirò anche, di irascibilità ... Ma tu dici, che
me ne sei grata ... e così sia ... non avrò il
cervello a posto oggi ... e posso anch'io sbagliarmi ... perdonami
... humanum est errare.
... e da quanto m'esponesti, si tratterebbe
di "vincolare per un termine sufficientemente lungo l'avvenire
tuo e quello di Venanzia," ... ci siamo alla gratitudine
... si tratterebbe di vincolare il nostro avvenire ... ma siccome
..la mia cugina vuol dimostrarmi la sua gratitudine per le mie
intenzioni, così continua imperterrita e trionfante: "e
mi pare ciò non poter essere nell'interesse di nessuno,
tante essendo le peripezie che possono succedere in cinque anni
da dover forse anche tu per il primo a cangiare d'idea".
Ci siamo caduti, mia amabile cugina; la
volpe perde il pelo e non il vizio ... Appena lette due righe
della tua risposta, m'era già venuto al naso un certo
odor di freddezza muffita e plasmata, che mi aspettava di vedervi
comparire questo sublime "Interesse" che, volere o
non volere, ficca il capo dappertutto ... persino nelle risposte
a me dirette. Hai da sapere, che quando m'è venuta sotto
gli occhi la mostruosa parola ... io ho tosto esclamato: "
L'è fatta, vatti a far friggere" ... e non mi sono
sbagliato, perchè si vedrà in appresso che l'Interesse
ha proprio preso il cuore della mia bella cugina, e l'ha gettato,
soffocato sotto un gruzzolo di forse 20 mila franchi ... Io le
parlo di amore, di fiori, di luce, di speranze immortali, ed
Ella mi vien fuori coll'Interesse ... L'Interesse! Mandalo al
diavolo con te e tutta la tua famiglia! L'Interesse! ... Me la
faresti dir grossa, o amabilissima cugina ... ma tua è
la colpa ... è inutile ... sarà effetto di simpatie
... ma non posso digerirla questa parolaccia ... mi pesa orrendamente
sullo stomaco. Sul serio, o mia cugina, ti pare, non dirò
conveniente, ma dignitoso; ti pare dignitoso dirispondere alla
mia lettera, piena di poesia, piena di amore con due sgrammaticature,
che non partono dal cuore, ma da un gretto interesse? Ed io che
ti favellava dell'innocenza, della Grazia, che traspira dai soavi
costumi di tua Venanzia ... io che ti svelava il grande amore,
che ci avrebbe immortalati ambedue, del mio avvenire, in cui
mi sarei gettato confidente dopo di aver accolto sulle ali del
vento un sorriso, un bacio di tua figliuola ... e li avrei racchiusi
gelosamente nei profumati misteri dell'anima mia? Rispondi, cugina,
ti pare dignitosa questa indifferenza a tutto ciò, che
non è se non interesse, denaro, biglietti di banca, vesti,
smanigli d'oro, robe sì luccicanti da innamorare solo
a vederle?
E poi, quell'ingiuriosa supposizione ch'io
abbia forse ad essere il primo a mutar pensiero?
Io che adoro tua figliuola ... io che la
faceva dono del mio avvenire, della mia libertà, del mio
cuore, i soli miei tesori ... io mutar pensiero?
O cugina, in questo punto, che sto per rompere
decisamente tutti i vincoli, che a voi tutti mi tengono avvinto,
io fo una preghiera per voi ... "che non avvenga mai che
voi vi abbiate a pentire di non avermi voluto comprendere"
... perchè allora sarebbe vano il vostro pentimento ...
inutili sarebbero i vostri rimorsi.
Inoltre tu sei Italiana, hai grazia e spirito,
e grande gentilezza ... ne convengo: ma ti pare che si affaccia
con queste prerogative il non conoscere nemmeno la grammatica
della lingua patria ... Mi salti a piè pari il verbo essere
in quel periodo, dell'idea, e poi scrivi non in modo Italiano,
ma in piemontese. Vergogna!
"Secondo me, parmi cosa più
conveniente il mantenerci tutti la nostra libertà d'azione".
Questo periodo vale un Perù: siccome
nella mia proposta tu cercavi il filo dell'Interesse ... e di
questa roba non hai trovato nemmeno un'ombra, così salti
di piè pari ogni mia offerta, e mi vieni a parlare di
ciò che conviene ... Evviva l'Interesse! Ecco, ch'io mi
prostro a' tuoi piedi ed adoro quello straccio di 20.000 franchi,
che la mia donna mi avrebbe recato in dote! ... Oh che piacere,
che voluttà, o mia gentil cugina, stringersi al seno 20.000
franchi ... che domani un soffio di vento ti cambia in un mucchio
di cenere ... Ma non importa ... le doti dell'ingegno e del cuore,
e della Mente sono un nulla a rimpetto di un gruzzolo di dindini!
Lo so, o cugina, che mi sarebbe convenuto
il conservare la mia libertà d'azione: così mi
sarei divertito, avrei riso, non avrei pensato a malinconie,
avrei fatto il capo scarico ... ti piacciono così i giovaloni,
gli scapestrati, che, con un mellifluo sorriso sulle labbra rosee,
scoccano una grandine di complimenti nei crocchi dell'Alta società,
sussurrano dolci parolette nell'orecchio, porgono il braccio
con tale una disinvoltura da farsi valere come uomini di genio,
strisciano una polka con tutte le regole delle celesti danze.
E poi, tua figliuola, se conserva la sua
libertà di azione, può prodursi in tutti i circoli
eleganti, fare un vero macello di cuori ingenui, e presentarteli
straziati come il io, acciocchè tu li infili nella lancia
dell'Interesse.
O cugina, è sublime quest'Idillio
... Mi sembra già di vederti trionfante in mezzo alla
colta società, e presentare tua figliuola ... e
seguitare: "Sono due, sono tre, sono quattro i partiti,
che mi furono già offerti ... ma io li ho rigettati: mi
scherzate voi, babbuini ... l'interesse ... e la libertà
d'azione ... così cara ... Eh! lo so io ... ho fatto bene
... Pensino che il primo a chiederni la sua mano l'è stato
quel matto deciso d'un cugino, Augusto ..."
Oh sì! Quel che sta sempre solo ...
sempre malinconico, piagnoloso?
Già e pensino, che mi faceva offerta
del suo avvenire ... l'avrebbe adorata ... come una cosa santa
..., o come diceva lui, emanazione celeste ... ma sì ...
l'interesse".
Eh già! E così fino alla fine!
Ah cugina, per Dio, guardati bene!
Chi giudica, sarà giudicato, chi
respinge, sarà respinto. Ma seguitiamo a commentare questo
questo bijou di lettera. " ... Tu studierai col solito ardore,
cercherai di farti una posizione che ti permetta il matrimonio,
ed accertati che quanto ha decretato la Provvidenza, si compierà".
Ben obbligato, cara cugina! ... Io studierò
col solito ardore, cercherò di farmi una posizione che
mi permetta il matrimonio ... ed allora, se tua figliuola è
già ammogliata coll'Interesse, s'intende, io starò
a becco asciutto e piegherò il capo ai decreti della Provvidenza!
Ah! Ah!
Graziosa codesta| Eppoi, come poss'io studiare
col solito ardore: io che assisto in questo punto al patatrach
generale dell'edefizio, che aveva innalzato col mio entusiasmo
giovanile? Ti pare, ah? Che cosa è codesta Provvidenza
che mi metti in campo per gettarle addosso il fardello di tutto
il male, che mi ha recato la tua indifferenza? Sta a vedere,
ch'è la Provvidenza che parla per la tua bocca ... Io
invece ci vedo un gretto, uno spudorato interesse. Io non pretendo
già, o cugina, che tu rinneghi di sacrificare a quest'idolo
comune; no, io non pretendo l'abnegazione dei tuoi sentimenti.
Ma, per Dio, un pò più di amorevolezza verso chi
ti apriva il segreto più recondito dell'anima sua, un
segreto che da due amici formò tutto il mio pensiero,
tutto lo scopo dela mia esistenza.
"Ti ripeto ancora che non vorrei essere
vincolata come non intendo vincolarti" ... Cessa! deh! cessa!
ho già capito ... l'Interesse non ti permette di vincolare
nè tua figlia, nè me, perchè io potrei tirare
la catena e trascinarmi dietro l'avvenire di tua figlia ... Per
buona ventura, che non vuoi mettermi in prigione, per la mia
insolenza. Sarebbe bella che tu potessi domani farmela in barba
di micio, ed io invece fossi vincolato e guai a muovermi, ad
alzare un dito senza la licenza de' superiori.
"Io non parlai di nulla con mia figlia
e con nessuno ... " Con tua figlia manco malaccio ... Avrebbe
potuto palpitare ... o che so io ... avrebbe potuto ridersi dell'Interesse
e della tua Provvidenza in una parola, non ti conveniva parlargliene
... pazienza! ... non voglio parlare di tua figlia benchè
tu m'imponga non solo di scordarla, ma sì ancora di rinnegare
tutto il mio passato, ciocchè io non sono vile a fare.
Ma con Emilia non ne hai parlato? Va! Che me la conti lunga e
madornale ... Noi c'intendiamo, e tantum sufficit.
" ... E le idee tue puoi calcolare
che sono soltanto da me conosciute e da mio marito il quale mi
consiglia a riguardare la cosa come non avvenuta, e così
ti restituisco il tuo scritto, come tu desideri, lasciando al
tempo le ulteriori azione"
Evviva alle mie idee! ... Ti ripeto
ancora, ch'io non intendo nulla, non ho avuta nessuna delle tue
idee, nello scriverti la lettera.
Per buona ventura, che siete in tre: Tu,
tuo marito, la Provvidenza se non altri, sul cui capo peseranno
inesorabili gli affanni che mi avete cagionato ...
Tremate, o pigmei, che questo giorno non
è lonatno. Chi ha responto, sarà respinto.
Su, rispondete, quando le ulteriori azione
del tempo, per usare una vostra frase, vi avranno fatto conoscere
il male irreparabile, che avete recato al mio ingegno; dite,
come potete allora alzare il guardo fin sopra la mia fronte scoperta
e serena, senza sentirvi il rimorso nell'intimo della coscienza?
Su, dite, che farete allora? ... Arrossirete vergognosamente?
Ma troppo tardi. Vi ricordo che voi siete responsabili della
rovina del mio avvenire, responsabili verso Dio verso la patria
verso la società e verso voi stessi.
Ricordivi, che lo scritto mio, che voi mi
avete restituito sarà conservato entro la vostra risposta,
e sarà lì ad accusare la vostra indifferenza.
Vergogna! Considerare come non avvenuto
un atto, che decide dell'avvenire di due, che si amavano, si
amavano, hai capito? ... Tua figliuola non avrà certo
il coraggio di negare che un dì m'ha amato e non poco
... si m'ha amato. Sono ormai stanco delle spiacevoli cose che
fui costretto a vergare: su ... presto ... finiamola con questa
infamia.
"Non vorrei però che questa
circostanza alterasse per nulla la intimità nostra e delle
due famiglie; e fatti persuaso, che se non posso accedere a'
desideri tuoi, tu sarai sempre per me e per tutti i miei ugual
cugino affezionato e che ascriverò sempre a favore quando
potrò averti fra noi
Tutta tua aff.ma Cugina
Venanzia Tasca Musso
Moncalieri 10 Sett. 1"
Ti ringrazio, o mia grata cugina, che, in
grazia, delle intenzioni, che ti espressi, e delle mie idee conosciute
soltanto da te, da tuo marito e dalla Provvidenza, che ha decretato
e decreterà ... io non sono messo alla porta e fuori di
casa per aver osato alzare gli sguardi sino a tua figlia e a'
suoi 20000 franchi.
Dormiti pure tranquilli i sogni, che non
procurerò di alterare minimamente l'armonia delle due
famiglie ma pretenderesti, tu, che al dimani della totale rovina
delle mie aspirazioni, io mi presentassi a voi? Oh no! cugina.
Un tremendo baluardo s'innalza fra me e voi: la lettera tua del
10 settembre 1871.
Cugina, la mia anima in questo punto è
occupata di tristizia insino alla morte, il mio avvenire è
rovinato; io non sogno più: le ali del pensiero che dianzi
si libravano in regioni sublimi, ora lambono il fango della terra
agonizzanti.
Non potrei dirvi tutto il male che mi avete
fatto per un gretto interesse: voi avete spenta la mia fede nell'avvenire;
voi avete ucciso un cuore, che pure palpitava di nobili sentimenti;
voi avete spenta la fiamma del mio ingegno, che era sacro alla
patria ed all'Umanità.
Il mio pensiero ... il mio cuore ... seppelliamoli
anche loro ... poveri morti!
Che Dio vi perdoni, come vi perdono io:
ma voi non mi rivedrete mai più, se non posso dimenticare
il passato.
Addio ... forse per sempre addio!
Torino, 11 Settembre 1871
Di casa, 11 Sett. 1871 ore 1 pom.
Riepilogo.
Anco la Rimembranza di questi quattro mesi
è grave di grandi ammaestramenti.
M'impone un egoismo, ch'io non voglio assolutamente
accogliere nel mio seno; perchè allora il mio genio poetico
sarebbe spento all'istante.
Vivrò, cercando il conforto de' miei
disinganni in tutte le occasioni, che m'offre la via della mia
esistenza; deciso di non tornare ad ogni costo a' miei sogni.
E' chiaro perciò, che l'Arte e la
Libertà e l'Indipendenza d'Italia mi daranno quell'Egida,
che mi nega il mondo: ed io sarò felice se l'amore, ch'io
alimenterò per esse, mi farà scordare, che io ho
il diritto di maledire un passato, reso tremendo dalla mano egoistica
degli uomini.
Carlo Leone Augusto Perussia
All'interesse
All'interesse
che trionfante
Passeggia e diguazza
Tirannicamente
Sulla scena di questo mondo
Trascinandosi dietro
Arrivisti e agonizzanti
Amore - Fede - Onestà - Sacrificio
Vae victis!
Giù il cappello
largo all'Eroe del giorno
Il suo passo
E' maestoso sublime onnipossente
il Genio o Divinità
Anch'io mi prostro e ti adoro
nella tua lucida maestà
Ma ... vade retro Satana
Che il tuo fetido fiato
Non ammorbi
Il sereno della mia Coscienza
Mercoledì, 13 Settembre 1871
Decisamente, quella cara lettera della mia
amorosissima cugina, ha prodotto un effetto sulle mie intenzioni
ovvero idee, un effetto dissolvente ... Colla stizza, che
m'è saltata, e collo sdegno, che s'accese in me, nel veder
chiaramente di non essere stato compreso; se aggiungi l'ira,
che mi venne pel sospetto ingiurioso, ch'Ella mi lasciò
trapelare, ch'io non fossi il primo a mutar pensiero ... tutto
ciò mescolato con una buona dose d'Interesse ... ha contribuito
certamente a scemare la stima, in che io tenevo la mia obbligatissima
cugina ... in una parola, se non la lontananza, almeno lo sdegno
della mia trafitta dignità ... mi ha già fatto
scordare un pochino. Avanti così, ed io forse riuscirò
a sottrarmi dalle catene di ferro, che Amore, in mancanza d'altre
catene di rosa, ha saputo ammanire per me.
Intanto ... come quei che con lena affannata
Uscito fuor del pelago alla riva
Si volge all'acqua perigliosa ... e guata,
così l'animo mio, che ancor mi fugge da tutti i pori,
si volge indietro a rimirare il passo risoluto che ho fatto e
tutti i suoi antecedenti, e tutti i conseguenti che ne verranno.
E conosco la gran perdita, che ho fatto in questi giorni; perchè
assieme a Lei, ho perso tante altre cose; e tra esse anche la
volontà di studiare.
Giovedì, 14 sett. 1871
Mia obbligatissima cugina, perdono, se torno
a battere lo stesso chiodo, che per le sue carni delicate, ne
convengo, deve essere certamente molto acuto e doloroso.
Ma che vuoi? Non mi fu ancora possibile
il firmar la pace con quell'Interesse, che mi hai messo in campo.
Dianzi tutto, mi fa veramente stupire, che
tu non abbia immaginato, che a guadagnare la rendita di 20.000
franchi, che doni in dote a tua figlia, è cosa facilissima
per uno, che abbia le mie intenzioni: dimodoché anche
l'interesse nel nostro matrimonio, che per ora deve stare ai
decreti della Provvidenza, non ci avrebbe avuto nulla affatto
a ridire.
Nè io avrei fatto quel passo risoluto
e decisivo, se non avessi avuto la coscienza, di portarmi, all'età
di 21 anno, in grado di formarmi una posizione, che mi renda
non solo 2 ma ancora 3 o 4000 franchi all'anno.
E in quanto all'Interesse, a questo caro
Interesse, credo ... tantum sufficit.
Dimodochè apparisce evidente, che,
se tu, o amabilissima cugina, non volevi fare di tua figliuola
una contessa, o regina, o che so io; non dovevi esitare un istante
a rispondermi alquanto più umanamente, con una parola
che mi avesse incoraggiato, se non altro, a proseguire la strada,
ch'io aveva intrapreso.
Venerdì, 15 Settembre 1871
Sono di nuovo con te, mia dilettissima cugina,
e, non avertelo per male; perchè la tua lettera m'ha innamorato
così fortemente, che io penso sempre ... a te e, s'intende,
al tuo amato Interesse. Io non so che farci: sai, che la lingua
batte là dove il dente duole, e ogni stagione mena i suoi
frutti; ed io in questa catastrofe non ci vedo altro da discorrere,
che di te e della tua lettera. Questa mattina, adunque, mentre
io passava in piazza S. Carlo, ed un raggio di splendida luce
solare illuminava le chiuse imposte del vostro alloggio presentemente
disoccupato ... sulle prime, bisogna lo confessi, mi venne sulle
labbra un sospiro, agli occhi una lagrima ... poi mi salì
il sangue al cervello ... ma ricomponendomi, esclamai:
Come è bello essere offeso nelle
proprie aspirazioni, nella propria dignità, e stendere
amichevolmente la mano all'offenditore in grazia di una soave
rimembranza ... vuoi d'amicizia ... vuoi d'amore o di comuni
speranze!
Così, o mia cugina, oggi sono proprio
deciso di mostrarmi generoso con te.
Pronuncio nuovamente, sul male, sul grande
male, che mi hai fatto, la santa parola del perdono: acciocchè
io possa guardarti alteramente in volto: oltracciò, prometto
di lasciare da parte quell'ironia, che finora ho adoperato a
tuo indirizzo, e di cessare di commentar la tua lettera. Amen!