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    Leone Augusto PERUSSIA
     
    TORINO 1871-1872
     
    Parte Quinta
     


    Martedì 10 Ottobre 1871

    Mio fratello Giuseppe, dopo molti giorni di aspettazione ha ricevuto un'altra lettera dalla sua Rosa. Eccola integralmente:

    Vercelli, 6 Ottobre 1871

    Ognor più gentil Signore,
    Come mi par lungo il tempo trascorso dall'ultima carissima sua? Ed Ella che idee si sarà formata? Chi sa quanti giudizi temerarii? Mi sarebbe proprio caro il conoscerli. Ma sappia invece che, se tale aspettativa potè essere alquanto indifferente per Lei, fu per me un vero e ben duro sacrificio, poiché conoscendo la rara sua gentilezza nel rispondere subito alle mie espressioni, non potevo, come non posso, permettere che, dopo una continua occupazione durante il giorno, come mi notificò nella carissima sua, fosse ancora costretto alla sera, unico tempo di sua ricreazione trattenersi occupato per me, come appresi dall'ultima scrittami nientemeno che alle 12 pomeridiane. E come posso io avere il coraggio di scriverle tanto sovente, conoscendo tanto più la sua amabilità di rispondermi, non appena ricevuti i miei miseri caratteri? ... in verità non so, e quindi son costretta mettere in pratica il proverbio e fare di necessità virtù. Persuasa quindi, che nessuna sinistra idea avrà offuscata la serenità del suo spirito e mio riguardo, Le rinnovo le mie scuse, pregandola a volermi più scoraggiare, se tale silenzio fu bastantemente prolungato. Ebbi in questi giorni la dolce sorpresa dell'arrivo di mio fratello, che, stanco della vita militare, se ne viene a godere un pochettino le delizie di mia famiglia. Con non poca mia sorpresa ricevetti la scorsa settimana una lettera da Vigone dalla signora C ... dove mi domandava se Ella mi scrisse (!) essendole stato riferito che Lei aveva chiesto il mio indirizzo a Vigone. Le risposi subito; a tutte le domande inviai adatta risposta ... a quella ... feci nessun cenno ...! Non so, se agii con prudenza, o come, per cui nella desiderata sua risposta
    sia tanto cortese da darmene un consiglio.
    Qui abbiamo un bel tempo, rinfrescata si è molto la temperatura, credo che costì sarà lo stesso; vengano presto le serate d'inverno, che offriranno campo a Lei di maggiormente divertirsi, e così sollevarsi un poco dalle troppo continue occupazioni. Per conto mio, a suo tempo Le darò minutamente ragguaglio del come tratterò e inverno e Carnevale.
    Novità sanitarie eccellenti, ho viva speranza che tanto di Lei, quanto della gentilissima sua famiglia saranno le stesse. Si ricordi che mi attengo alla sua promessa e attendo sempre la lettera che mi dica sono da lei ... Avrei tante altre cose a dirci, ma la convenienza non me lo permette; quindi per non caderci è meglio che termini questa mia, e Lei riceva tanti saluti dalla mia famiglia ed un caro saluto unito a una buona stretta di mano dalla affezionata
    Rosa

    Venerdì ore 10 sera

    Ho fatto la risposta per mio fratello, cercando di evitare quei lacci, che la scaltrezza della cara signorina, ha teso al mio povero innamorato. Tutte quelle domande di consiglio, quel dire poco e lasciare intendere molto ... sono tutte arti sopraffine messe in opera da Lei, per venire ad una schietta spiegazione: ciò che mio fratello non vuole assolutamente. E fa benissimo, essendo uomo del secolo, che guarda all'Interesse, e in nome di questo agisce con prudenza. Ma ecco la risposta:

    Pregiatissima Signorina,
    Giungo or ora da una vicina città, a cui mi convenne recarmi per ragioni d'ufficio ... ed ho la grata sorpresa di trovare finalmente sul tavolino una sua risposta. No, non fu indifferente per me il tempo trascorso dalla mia ultima alla sua risposta: tanto più che quell'indugio mi teneva in forte apprensione, che non fosse ammalata: chè certo io era ben lungi dal temere una sua subitanea dimenticanza. Ma, la Dio mercé, Ell'è fiorente di salute e di giovinezza: ed ecco che questa grata novella mette in fuga ogni mia passata inquietudine, e mi offre modo di ringraziarla ... o rimproverarla. Si, o Signorina, di rimproverarla, ch'Ella abbia pensato mi fosse d'aggravio lo scriverle sovente, dopo le mie giornaliere occupazioni; mentre che ciò è per me un gratissino trattenimento, una ricreazione quanto mai desiderata. Dunque se le piace, mi scriva pure più spesso, e non si curi dell'ora tarda in cui possa per avventura risponderle: ora del resto convenientissima a restringermi in dolce meditazione ed ispirarmi a soavi sentimenti, acciocché non le paja indegna la parola ch'esce spontanea dalla mia penna. Passando ad altre cose, le dirò, che io chiesi il suo indirizzo a Torino, e non a Vigone, e ciò per inviarle il libro sul Cenisio, prima che avessi avuto la fortuna di ricevere una sua lettera: in quanto alla domanda, che le fa la signora P ... si comporti, come le pare più conveniente. Anche qui è fuggito il gran caldo dei giorni scorsi, e Torino comincia a ripopolarsi delle famiglie, che avevano cercato la freschezza delle villeggiature.
    Anch'io desidero di poterla presto ringraziare di mia presenza della confidenza che ripone in me: ma finora ciò mi è materialmente impossibile; sia perché la mia professione mi tiene legato continuamente, sia perché ho timore di non abusare così della sua gentilezza.
    Noi tutti stiamo bene di salute: tale si conservi Ella pure, ed intanto s'abbia tanti saluti e ringraziamenti
    Dal suo Distinto
    G.P.
    Torino 10 Ott. 1871

    Mercoledì 11 Ottobre 1871

    Ho saputo dai miei che oggi è giunta la famiglia Tasca dalla loro villeggiatura.
    Miei cari! se foste ancora rimasti alcun tempo a Revigliasco, sì ch'io potessi sostenere in pace i famigerati esami di Licenza, mi avreste fatta veramente una opera di benefica carità. Ma ... così è scritto ... pazienza!



    Giovedì 12 Ott. 1871

    Decisamente io non posso aver requie una settimana di fila. Oggi, alle 5 pomeridiane, mentre era sotto i Portici di Po e favellava tranquillamente con mio amcicissimo Merlo, delle questioni sociali, che campeggiano oggidì in tutta Europa ecco ... che volgendomi ad un tratto a sinistra, veggo passarmi appresso la sig.ra Pellizza, la mia sig.ra Tasca e Venanzia. Si fecero tutte e tre del color di porpora. Io salutai sorridendo e tirai avanti.
    Questo incontro mi ha fatto un gran male. Mi trovo nuovamente solo, nel deserto di questa vita.
    Se Iddio conoscesse i dolori che mi fanno provare questi intoppi oh certo egli terrebbe lontane da me quelle signore.
    Eppure questo non è da sperare. E dovrò io ritornare a' miei sogni? ... e come non potrà ciò avvenire, quando mi basta appena rivederle un lembo della veste, che tutta si riaccende nel mio cuore quella fiamma che io credeva spenta?
    Se io potessi odiare Venanzia, sarei salvo: se io potessi almeno detronarla nella mia stima, comincerei a sperare ... ma, nulla di tutto ciò, che vale il negarlo a me stesso? ... sento ch'io l'amo sempre disperatamente.
    Voglio sperare che Iddio avrà compassione di me, e che terrà lungi dalla mia disperata giovinezza quella donna!
    Da quel che ho potuto vedere oggi, Ella è in buonissima salute, fresca come una rosa, che sbocci in sul mattino, ardente di brio e di soave innocenza ... è sempre Lei ... la donna dei miei sogni, la mia disperazione ...
    Eppure, io non devo più amarla, in nome della patria, del mio avvenire, dell'Umanità; io non debbo sprecare le mie forze ed il mio ingegno in lotte troppo affannose, senza speranza, senza conforto. Quindi, coll'aiuto di Dio, farò violenza a palpiti rinascenti nel mio cuore ... guai al primo battito!
    Ho confidenza in Dio, che vorrà togliermi alfine dal seno una fiamma ardente che mi lacera i visceri e Lui adoro nella sua volontà. O Signore, se è possibile, quest'ora di delirii disperati passi oltre di me: trasporta via da me questo calice amarissimo! ... O Padre mio Iddio ... pietà!

    Venerdì 13 Ott. 1871

    Oggi ho passato una giornata quieta. Non incontrai sotto i Portici la famiglia Tasca, e ne rendo grazie infinite a Dio, che la ha ispirata a venire in quel tempo (dalle 4 alle 5 1/2) a casa nostra. Io era lungi dalla mia cameretta, e, grazie al cielo, non corsi il pericolo di rivederle. Intanto Iddio le prosperi ... ch'io per la centesima volta, do loro
    il mio perdono e la mia assoluzione, e prego la Provvidenza di non prendersela amara contro la mia gentilissima cugina, che l'ha calunniata, addossandole parte del male ch'Ella fee a me.
    Se Dio ascolta la mia preghiera, e non isdegna nella sua infinita giustizia, la mia generosità, debbe alfine perdonarLe l'Interesse e la sua famigerata Provvidenza. Intanto, finché mi staranno lungi, io sarò tranquillo ... e credo, fra poco, avrò già forse aquistate le forze per rivederle e non sentirmi scuotere ogni vena.
    Anzi, se mi posso fidare del mio coraggio, la prima volta ch'io le veda, voglio muovere loro incontro col sorriso sulle labbra, con gli occhi sfavillanti di contentezza, e voglio chiamar loro novelle della salute. Forse la mia cara Signora dell'Interesse sarà stupita della mia generosità. O Iddio! tienle così lungi ogni rimorso?

    Domenica 15 Ott. 1871

    Vengo or ora dalla Chiesa Evangelica Valdese, dove assistetti alle funzioni religiose. Ne fui commosso ed ebbi volontà di farmi iscrivere fra gli iniziati alle Lezioni serali, e così abbracciare prestissimo la loro vera religione: mi tenne lungi un solo e pensiero: quello de' miei esami che cominceranno domani e mi tolgono il tempo di assistere convenientemente a dette funzioni religiose. Ma, appena finiti questi esami, io sarò tra i Protestanti: perché l'indifferentismo e l'ipocrisia religiosa, celati sotto il manto delle cerimonie della Chiesa cattolica, mi stomacano: ed io voglio avere ad ogni costo una religione, e tale che mi rinnovelli, mi spinga ad amare Dio ed il prossimo e mi conforti nei miei dolori. Oggi si trattò del Perdono di Dio. Intanto domani cominceranno i miei esami di Licenza Liceale, grazie agli stupidi programmi governativi, che mi obbligano non solo a ripetere le prove fallite, ma sì ancora tutte quelle che mi riuscirono felicemente.
    Io ho fatto quanto fu umanamente possibile: ho procurato di scordare i disinganni, i dolori, che mi hanno atterrato; ho tentato di svincolarmi dalla funesta passione, che mi torturava: tutto ciò, ch'io poteva, ho posto in opera per dimenticare il passato, e studiare lingue e Scienze. Dio sa i dolori che a ciò ebbi ha soffrire; Dio solo, che vede il cuore de' suoi figliuoli e ne rimargina le piaghe amorosamente col pensiero di lui.
    A Lui solo adunque mi rivolgo, persuaso che ascolti la voce del suo Augusto: Proteggimi, o Dio, e fa ch'io subisca bene i miei esami. Se io ho fallato per l'addietro, sarò per l'avvenire quale tu mi desideri: e tu non negarmi la tua benevolenza, e fa ch'io esulti alfine da' miei acerbi dolori. A Te, o Dio!

    Lunedì 16 Ott. 1871, Ore 4 pom.

    Sono appena trascorsi pochi istanti, che io sono ritornato dal R. Liceo Cavour, dove feci stamane l'esame di Letteratura Italiana. Non è a dire che la noja, che mi venne, nel dover ripetere un esame, che mi era riuscito ottimo la prima volta: e tutto ciò per le stupide leggi del nostro governo. Ma per buona ventura
    Ogni cosa mortal pazza e non dura, ed un giorno avverrà che siano scacciati dal Ministero quegli sciagurati, che della Pubblica Istruzione fanno monopolio ... e in quel dì le cento città d'Italia esulteranno, e risplenderà di nuova e fulgentissima luce la stella di Mazzini.
    Ebbi da svolgere un tema difficilissimo. Del giudizio dei posteri e dei contemporanei: e grazie al cielo, me ne sono tolto d'imbarazzo, spero, per l'ultima volta. Ma, a ciò, ho bisogno dell'aiuto di Dio, e lui prego nuovamente, che mi tenga sul capo la sua santa mano: acciocché io possa alfine esultare. Ho confidenza in Dio, e per lui nutro fiducia de miei trionfi. Che lo strale del disinganno non abbia ancora a passarmi un'altra volta il cuore. Ma, o Dio ... sia fatta la tua volontà.
    Intanto, il pensiero che, se riesco a strappare il Diploma di Licenza Liceale, io mi sono impadronito del mio avvenire, mi spinge a studiare con nuovo ardore.
    E se nelle lotte collo spirito e la stanca materia, io sento un vuoto immenso, né più vedo brillarmi sul capo la stella confidente dei miei sogni ... ebbene, facciamo offerta del mio cuore, che Iddio ha così voluto, forse per mio ammaestramento e per premunirmi dalle fatali seduzioni della bellezza.
    Una sola cosa mi tormenta ancora, riguardo a Lei: ed è che per avventura Ella non mi abbia amato: perché allora io sarei ben più infelice. Ma, certo, Ella non m'ha mai amato ... altrimenti non sarebbe così fiorente di salute, con rosei colori, ed una pinguedine, che, a quanto dicono i miei, è veramente eccessiva. Povera bimba! E sì, che l'amore le avrebbe lacerato le membra e fugato i rosei colori, ed il brillar delle pupille soddisfatte: almeno così ha fatto con me.
    Ma, ogni minuto, è un punto guadagnato: onde io tralascerò per oggi da queste note ... e mi raccomando al Signore!

    Martedì 17 Ottobre 1871

    Domenica, mentre mi avviava alla Chiesa dei Protestanti, ho trovato in via Carlo Alberto un cartoccio contenente L. 7.90 in biglietti ed alcune monete di rame.
    Fui sollecito a consegnarle alla gazzetta Piemontese, la quale pubblicò nelle sue colonne. Vedremo chi si presenterà. E chi sà? se non tenteranno truffarmi?

    AVVISO - Chi avesse perduto una piccola
    somma domenica scorsa, si rivolga al
    signor Augusto Perussia, studente, via
    Cernaia, n. 22, piano 1°, il quale è
    pronto a restituirla dietro le
    necessarie indicazioni.



    Mercoledì 18 Ottobre 1871

    Se lo dicevo! Questa mattina si è già presentato un (1) uomo, con un volto scuro, scuro, bruttissimo.
    Diceva di aver perso 18 o 20 lire in Piazza Vittorio Emmanuele! Io non volli insistere a domandargli se non sapeva precisa la somma smarrita; perché non si trattava di tanto.
    Tuttavia, temendo che non avesse tentato di cogliere nel segno per truffarmi, gli ho detto di aver trovato 2,10 in via della Provvidenza. S'egli è un birbone, certamente invierà qualcuno a domandarmi tale somma, ed io, chiedendogli di colore era il porta-biglietti, lo acchiapperò nella trappola.
    Egli m'indicherà un colore: ed io, facendogli conoscere che scoperta ho la sua truffa, lo accomoderò per il dì delle feste.
    Mio caro! Io non ho trovato tale somma quale ve l'ha indicato il vostro compagno di galera, e non in un porta monete ... e giù di questo passo. Vedremo.
    E un altro (2). E' un signore vecchio, vestito civilmente, pieno di gentilezza e di bonarietà. Comincia: "Ho visto ier sera sulla Gazzetta Piemontese ch'Ella ha trovato una piccola somma. Io sono venuto a chiederle se per caso l'ha rinvenuta nello Imbarcadero di Rivoli (!): saranno stati 15 franchi in un Portafoglio.
    Mi rincresce, signore, che ho trovato in via della Provvidenza! ... E gli contai lo stesso tranello per birboni!
    "E pensi non sono poi sicuro che li abbia smarriti: perché, a dirle la verità, mi sono trovata la tasca tagliata ... " "Oh, gliele avranno rubati di dosso!" "Già, ... scusi se l'ho disturbata" "Oh, niente, niente" e gli apersi la porta, esclamando Poverino!
    Ed un terzo (3): Un signore di circa 50 anni, quanto mai educato. Ha perduto 100 franchi. Mi raccontava: "Ieri sono andato alla Posta a prendere una lettera. Tirai fuori di tasca il porta-biglietti per pagare la tassa d'affrancamento; ed in questo mentre mi avvidi di due, che gironzolavano d'attorno. Io non feci caso e mi avviai al Caffè della Lega. Dopo alcun tempo, esco di là e vo nuovamente alla Posta per farmi fare un Vaglia, di cui m'era scordato. Ma quando cerco i 100 franchi nel portamonete, non li trovo più. Forse m'erano caduti a terra ...
    "Ah signore! Non si tratta di tanto! Ho ritrovato soltanto 2 e qualche centesimo. Scusi ... io non credevo già di essere il fortunato, che sarebbe stato legato alla sua onestà ... Mi saranno caduti ... e quei bricconi li avrannopresi ..."
    "O li avrà perduti al Caffè della Lega" "Già ... scusi nuovamente il mio disturbo. La riverisco ..." ... Ed andò profondendosi in inchini. Avanti, che si avanza ancora?
    Questa mattina se ne sono già presentati tre. Ora sono le quattro e si fa avanti
    Un quarto (4). E' un giovane, mezzo stupido e per metà sospettoso, carattere dei gonzi; che per non fidarsi di loro stessi, non si fidano né pure degli altri.
    Ha perduto 51 franchi, ma non Domenica scorsa, ma sono già molte settimane. Se non fosse dell'avidità e di quella benedetta speranza, che certo gli avrà già fatto luccicare innanzi il suo argento, ovvero i suoi biglietti di banca ... io sarei tentato a dargli il gentil appellativo d'imbecille.
    Siccome io non ho la fortuna di aver trovati i suoi antichi denari, lo lascio andare, mesto e languente come un cane bastonato.
    Oh! Quint'essenza della più sopraffina furberia!
    Un quinto (5). Evviva l'abbondanza! E' proprio il caso d'esclamare.
    E' un vecchietto, parla il Piemontese frammischiandovi qualche barbarismo lombardo. Siccome io non c'era, perché stanco di queste processioni, era uscito di casa ed andato a respirare una boccata di aria ossigenata, mio fratello Vittorio gli ha detto di passare stassera alle ore 7. vedremo, che cosa mi saprà dire anche costui. Intanto mentre passeggiava sotto i Portici, ebbi ad incontrare la sig.ra Tasca, sua figliuola Venanzia, ed il cugino Leonardo Crodara-Visconti.
    Venanzia mi fece un sorriso a quattro passi di distanza, la sig.ra cugina arrossì come un pomo granito ... ed io tranquillamente feci un esagerato saluto e passai oltre senza rivoltarmi indietro.
    Imperocché racconta la Bibbia, che la moglie di un cert'uomo, credo si chiamasse Loth, mentre fuggiva da un incendio, volle rivolgersi addietro, malgrado le proibizioni severissime di Dio ... e tosto divenne come una statua di sale ...
    Io parimenti non avrei voluto divenire di sale, cioè stare nuovamente per morto, a causa di un'occhiata furtiva, che m'avesse lanciata per avventura la mia Venanzia, malgrado le proibizioni dell'Interesse.
    Perciò feci benissimo a non rivolgermi! e ringrazio Dio, che mi fece assistere tranquillamente a codesto incontro.
    E Dio le prosperi!
    E' tornato quel vecchio. Dice di aver perduto un portafoglio contenente 2 franchi e 1/2, una firma del Lotto Pubblico ed alcune memorie.
    Non è ancora lui il fortunato ond'io lo lascia andare mogio, mogio, mentre si profonde in mille scuse.
    Un sesto (6). Sono le 8 di sera e suona il campanello. Io sento il cuore balzarmi in seno dell'allegrezza e del piacere ... Sarà alfine qua l'avventurato? - Apro e si fa aventi un uomo, vestito di mezza livrea, col berretto in mano, imbarazzato come un pulun nella steppa.
    Ha perduto un portafoglio contenente varii biglietti e qualche liretta in rame. Però non mi specifica la somma. Pertanto io gli chiudo l'uscio alle spalle, soddisfattissimo di tormi dalla vista quel tanardo, e truffatore. Credo e spero che con costui si chiuderà la serie dei pellegrinaggi ... almeno per questa sera.

    Giovedì 19 Ott.

    Oggi ancora sono venute due persone a chiedermi s'io per caso avessi ritrovato ciò ch'essi dicevano di aver smarrito: le ho rimandate, perché non erano i possessori.

    Venerdì 20 Ott.

    Continuano gli esami di Licenza Liceale.

    Sabbato 21 Ott.

    Oggi ho fatto il lavoro di matematica e mi è riuscito splendidamente - grazie al Signore Iddio - oh continui a sorreggermi, ed io sono salvo.
    Intanto stassera ho rivisto Venanzia e tutta la famiglia Tasca, sotto i Portici di Po. Li ho salutati, e tirai avanti, senza rivoltarmi addietro. Forse sono guarito ... e per sempre. Grazie o Dio!

    Domenica 22 Ott. 1871

    Da qui a tre giorni, addì 29, io avrò da sostenere gli esami orali. Sono preparato a tutto, ai dolori, ed alla gioja: perché ho confidenza in Dio.
    Egli solo è mio Signore, ed io debbo accettare la sua volontà provvidenziale. Egli mi ama ed egli procurerà il mio bene: perciocché anche dal male egli tragga vantaggio e virtù per coloro, che l'hanno nel loro cuore.
    Lascia, o Dio, ch'io ti rivolga un'ultima preghiera. Io mi trovo in un punto terribile: o di essere promosso, ed esultare e bedirti; o di piangere ancora lagrime di sangue.
    Oh! Dio, tu che facesti sì, ch'io ritornassi a Te, mio solo conforto, unica mia speranza su questa valle desolata, fa ancora che stia lungi da me l'amaro calice del disinganno.
    Ecco, ch'io mi prostro a' tuoi piedi e ti adoro. Tu hai rivelato per bocca di Cristo Gesù la tua volontà e la tua benevolenza con queste parole: "Ora, quando farete orazione, non usate soverchie dicerie come i pagani: perciocché pensano di essere esauditi per la moltitudine delle lor parole.
    Non li rassomigliate adunque: perciocché il padre vostro ha le cose di che voi avete bisogno innanzi che gliele chiediate"
    Nelle tue mani adunque, o Signore, io rimetto il mio avvenire: tu sai, che strappato il diploma di Licenza Liceale io potrei rinnoverarmi da capo a fondo, e diventerei tutto tuo; tu sai, ch'io allora potrò fare bene a quegli stessi che mi odiano; potrei amare la mia patria di un sacro entusiasmo; sarei alfine libero e signore del mio avvenire ch'io volgerò in bene. Adunque, o Dio, se ami il tuo figliuolo, fa ch'io sia promosso, fa che il tuo nome io possa benedirlo e mondo e salvo da' miei dolori, io innalzi al cielo alfine l'esultanza del mio cuore!

    Lunedì 23 Ottobre 1871

    Mi restano ancora due giorni. Stassera studierò sino alle 2: così pure domani a sera; se anche non passerò la notte. E' un ultimo sforzo, con cui tento digerire l'immenso programma per gli esami di Licenza Liceale ... e se Dio m'aiuta, io sono salvo. Coraggio adunque.
    Oggi ho rivisto Venanzia con sua mamma sotto i Portici di Po. A vederli mi venne un pensiero ed un sospiro al cuore: Ah! s'Ella non avesse voluto non intendermi! Se io avessi un avvenire dinnanzi, quale lo sognava!
    Almeno io mi presenterei Mercoledì confidente e col sorriso sulle labbra agli Esami! Io sarei sicuro di me! E quel poter dire: Da qui a quattro anni io ti sposerò ... Ah cugina, conosco nuovamente il gran male che mi hai fatto. E pensare che tu a vedermi mi guardi quasi con ira, con fastidio! Pretenderesti forse ch'io rinunziassi all'unico sollievo della Passeggiata, appunto perché ci vai tu?
    Ah no cugina! Sul tuo altare ho sacrificato, ho fatto offerta del mio avvenire e tu hai spenta ogni mia speranza; io ti offrii un'alba dorata, una continua esuberanza, un nido d'amore, un paradiso per tua figliuola e tu mi hai rigettato quasi ché io fossi indegno di sacrificarmi per voi. Ebbene, ed ora vorrete ancora, ch'io rinunzi ad un unico sollievo, a quel refrigerio che alle volte tra il frastuono dei passeggianti, mi fece dimenticare tante cose? Ah no cugina! Iddio, che conosce i miei dolori, mi comanda di obliare al passato, per ridiventare utile all'Umanità, ed a ciò fa d'uopo ch'io leva un'ora di oblio fra gli amici, tanto più alla Vigilia di avere forse un ultimo disinganno per causa vostra.

    Martedì 24 Ottobre

    Mi restano forse non più di 12 ore, ed io dovrò presentarmi agli Esami di Licenza Liceale. Non posso star fermo ... avrei voglia di correre fra gli amici; perchè nello studio io mi sento spossato ... è inutile ... non ispero più ... Ho una sola cosa che mi tiene fermo al tavolino ... il sentimento d'Iddio. Egli, che sa già a quest'ora il mio avvenire ... e vede il mio accasciamento. Oh! E' terribile avere dinanzi un avvenire sfruttato, il pomo di Tantalo e non potervisi gittare, ed essere lacerato da un segreto affanno che forse non sia vano ogni sforzo! ... Mi manca il tempo, mi manca la volontà ... Oh Dio! Tiemmi su. Fa ch'io dimentichi per queste ore che mi rimangono un passato funestissimo di dolori e disinganni: fa ch'io sia promosso.
    Dover sostenere 7 esami, tutti immensi, comprendenti gli elementi di tutto lo scibile umano! E tutto in una mattina! ... Ho una febbre che mi amareggia questi ultimi momenti. A te, o Dio, confido il mio avvenire, e s'è vero, che tu ami coloro che hanno fede in te, sorreggimi e rendimi salvo!
    ...
    Sono così spossato! Sono triste, come un sepolcro. Tutto tace nel cortile. Domani forse avrò gli esami ... ed io ho tale confusione in capo! ...
    Oh Dio! io non sarò promosso! Nessuna speranza, nulla ... Oh cugina! ... Oh Dio, pietà, pietà di me ... Ma Dio ... Dio santo!

    Mercoledì 25 Ottobre

    Sono le 11 antimeridiane; vengo ora dal Liceo Cavour, dove ho sostenuto i quattro esami versanti sulle Lettere e Storia. Fui promosso in tutti. Grazie a Dio! Io ti ho implorato e nella tua fede io ho vinto. Oh grazie! . Mi sorreggerai tu ancora? Potrò strappare il diploma di Licenza Liceale? Mi restano tre esami ... li sosterrò domani ... Oh Dio! Tienimi la tua santa mano sul capo, acciocché io sia forte abbastanza a queste prove terribili! Fa ch'io sia promosso anche nelle scienze! E dire che ieri sera disperava! ... Oh perdona o Dio, io credeva che tu avessi disposto i fili della tua Provvidenza in modo ch'io avessi ancora a soffrire! Oh Dio! sarò promosso? Oggi studierò intensamente ... e poi decidi tu, o Signore, del mio avvenire!
    E' notte ... tutto tace ... la mia anima è accasciata sotto il peso di un segreto affanno ... forse un presentimento ... di un altro terribile dolore! Ah! Mio Dio! Forse domani il verbale sulle Matematiche mi fallirà! ... Oh Dio! E sarò rimandato? Ah Signore! ... Perdona ... io dispero. Ah Signore! Tutta l'amarezza dei dolori passati mi pesa sull'anima tremendamente,. Ah pietà, pietà di me ... Ajuto ... Soccorso, ma Dio ... Dio Santo ... oh lungi questo tedio della vita! Ah mio Signore!

    Giovedì 26 Ottobre 1871

    Alfine son calmo. Gli esami sono compiuti. Vedrò domani il risultato. Que' di fisica e Storia naturale mi andarono bene ... ma quel di matematiche ... dio Santo! qual tortura! Dover rispondere per un quarto d'ora sopra le Riduzioni degli Archi al primo quadrante, e Funzioni Circolari, e Algebra, e Geometria e Trigonometria ... mi vien male, sol ch'io ci pensi a quell'esame sciagurato. Ho risposto ben poco, e non istupirei certamente se mi rimandassero per questo verbale ... dico che non mi stupirei ... perché ... perché io son fatto per vivere addolorato ... ed unica consolazione, unica speranza mi resta la religione.
    O Dio, tu sai ch'io ho sentita la tua voce nella desolazione della sventura, sai che ho risposto al tuo invito e mi sono schierato sotto le tue ali incontaminate, adorandoti nella tua creazione e nella preghiera solitaria della mia cameretta.
    Ti ho richiesto di farmi promuovere ... ed ora ridomando questa grazia ... Oh spira al cuor del prof. Ing. Accilio Quiri un senso di bontà; sì che non voglia rovinare il mio avvenire, per un voto d'idoneità nelle Matematiche. Avrò da sperare?

    Sabbato 28 Ott.1871

    Finora nulla sui miei esami. Si va già buccinando d'ingiustizie, di sozzura e che so io fatte per parte dei professori parziali ... Queste voci prendono consistenza. Io forse sarò rimandato. Ebbene, signori professori, ci rivedremo in qualche opuscolo pubblico!
    Io non tollera le offese alla giustizia, e Dio m'impone di esserne l'accusatore ... e lo sarò.
    Temete, o pigmei infami, e tremate.

    Domenica 29 Ottobre

    Questa mattina ho trovato Venanzia a S. Filippo. Sono uscito presto di chiesa. Ma, nel venire a casa, le ho incontrati dinanzi a S. Teresa.
    Per non parere ineducato e per rompere una volta alfine il ghiaccio, le ho salutate, mi fermai a chieder loro nuove ... Non si può dire la tranquillità con cui mi dispostai, sorridente ed espansivo. La Signora Tasca arrossì nel salutarmi e stringermi la mano, e si mostrò arcicontenta che finalmente fosse cessata tra noi quella freddezza che pareva regnasse dopo il triste accaduto.
    Nè qui finisce il tutto.
    Ho passato la sera al Teatro Alfieri, nel camerino della simpatica artista Rosa Rosano, insieme a mio fratello Giuseppe, la madre Rosano, la vecchia Mirano ed una quarta donna giovane ed artista cugina della Rosano.
    Giocammo a frico, giuoco di carte nojosissimo, se si togliesse la compagnia divertente. Ho visto che la Rosa è innamorata di mio fratello, il quale a vicenda, dimentico dei sospiri di Vercelli, sospira per questa simpatica ed ingenua bruna.
    Ha sguardo penetrante e malinconico, voce soave e velata di una certa voluttà, che ti penetra carne ed ossa, e mi fece venir le lagrime agli occhi: e da quanto mi ho potuto persuadere, è sincero l'amore, che porta a mio fratello.
    Intanto mi sono impegnato di scrivere una Commedia piemontese, e la scriverò. Oh! se potessi incominciar bene la mia carriera! ... Voglio scrivere una Commedia patetica, come un'armonia d'arpa notturna e strappare le lagrime dagli occhi agli spettatori.
    Così ecciterò una salve di applausi ... e viva l'Arte e l'Amore!

    Martedì 31 Ottobre

    Sono rimandato, a cagione delle Matematiche. Non posso ringraziarne Dio. Ringrazio invece la Provvidenza di mia cugina, che ha veramente provveduto ... alla mia rovina, s'intende.
    Sui miei dolori sarebbe vano aggiungere una sola parola.
    De profundis ad te clamavi, Domine e tu non mi hai ascoltato, e tollerasti che cuori corrotti e venali mi rovinassero infamemente.
    Io non dico né pazienza, né grazie: perché a' miei persecutori rivederò le bucce ben bene, e a Dio offro i miei patimenti come pegno della mia perfezione morale.
    E' veramente doloroso, che s'abbia ad acquistare una ben triste pratica di questa vita, con ripetuto avvicendarsi di lagrime e disinganni: eppure, sento che queste profonde angoscie rafforzano lo spirito potentemente, e che non v'ha dardo il quale ferendo il cuore non insegni la vanità di codesto mondo.
    Intanto io mi contento di palpeggiare le mie piaghe ... e rido ... ah ... ah ...
    Alla malora tutto, ... e piango ... uh ... uh ... Povero cuore! povere speranze! poveri auguri! povere promesse! ... povero Augusto. Ah cugina amatissimissimissima!

    Mercoledì 1 Novembre 1871

    Oggi è il dì d'Ognissanti.
    Ho molto sofferto al Campo Santo di Torino, ho molto pianto sulla tomba di mia madre. Sopra la terra, che copriva la salma di lei, ho scritto con fiori il nome purissimo di lei: Angela. E molto ho sofferto.
    Sulla tomba di mia madre, io ho rimembrato che se un mistero è la vita, un ben più recondito mistero è la morte, ed ho scagliato un'accusa contro quella forza che mi privò d'ogni conforto, col rapirmi la mamma. Crudele! Sarebbe stata più benigna se avesse ucciso me in sua vece. Ho visitata ancora la tomba di mio Nonno Giuseppe, morto pochi anni fa in età di 87 anni, e dinanzi all'avanzo di lui, mi sentii compreso da un religioso silenzio.
    Era tenebrosa l'aria, il sole nascosto, quasi temesse di far troppo vivo contrasto a rischiarare quella scena di dolore, ed un freddo acuto ti assiderava le ossa.
    Chiusi gli occhi rattristato, e mi parve che tutti quei morti si levassero minacciosi dalle loro sepolture, e danzassero una ridda infernale. Ma tosto riapersi le luci, e m'affisai in mia sorella, che stava componendo una corona sulla tomba di mio Nonno ... e pensai a Mia Madre, sulla cui tomba Ella ne aveva deposte tre, fatte di sua mano, con fiori artificiali. Povera fanciulla! Anche lei senza la Mamma.
    Oh! E' ben doloroso l'essere sì giovane e non avere più in cuore una sola speranza! Non avere una voce amica che ti conforti e comprenda l'infinita doglia, che incombe all'anima mia desolata! E doversi ritemprare a forti sensi, sulla tomba dei miei cari perduti per sempre.
    Ho visto molte povere donne, prostrate sulle sacre zolle di un loro parente, le ho sentite piangere, mormorando una preghiera. Ah! benedette loro, che hanno il conforto della religione, che offrono a Dio il martirio delle loro anime!
    Ma per me è senza profumo la voce della religione, e se non fosse che alle volte in qualche entusiasmo giovanile, covando qualche speranza, io faccio fede di Dio, mi converrebbe ormai disperare, maledire e morire.
    E' l'unica via, che salva dall'abbattimento morale: ed è perciò forse, ch'io v'amo tanto, o sepolcri! del resto, la mia vita m'è ormai sì indifferente che nulla più mi soddisfa. L'amore mi concede pochissime attrattive ... perché mi ha dato troppo dolore ed ha rapito il profumo delle mie esuberanze giovanili per riversarlo sopra cuori o indegni o indifferenti. L'unica sete che mi divora, è il furor di un nome ... Morire sì e presto ... ma morire immortale! ... Ecco la speranza ultima, che rimane di tutto il sogno della mia esistenza.
    Tornerò alla Tomba di mia madre, e là tenterò di creare ... un idillio ... una nota d'amore artificiale, è vero, ma potente!

    Giovedì 2 Novembre 1871

    Ieri sera, nel seno di mia famiglia si fece la festa d'Ognissanti, cenando a castagne, a dolci ed a Marrones Glacés. Invitammo Merlo ed Edoardo, il quale, dietro preghiera di mia sorella Rosalia, addusse pure sua Venanzia.
    Fu questa un'imprudenza, da parte almeno della signora Tasca, che avrebbe dovuto credere che io non sono una banderuola, che giri ad ogni vento che m'investe, cambiando direzione ad ogni ora. Confesso, che, a vederla, mi venne una stretta al cuore; ma mi ricomposi tosto, e procurai di mostrarmi allegro e sorridente durante il tempo ch'Ella fu con noi.
    Ma dovetti fare non pochi sforzi violenti per capacitarmi, che tutta la sua ingenuità, e quell'abbandono nel parlarmi non sia tesoro del suo cuore, ma artifizio: ciocché non lo posso ancora credere.
    Intanto, non so che cosa pagherei per potermi innamorare veramente di una giovane bellissima ed infelice, che vedo tutte le Domeniche a messa a S. Filippo, dove io vado non per imbevermi delle superstizioni dei preti, ma per tentare una riconciliazione col Dio Ignoto ... e comincio a palpitare quando sono lungi da Venanzia.
    Se io m'innamorassi di quella giovane per nome Corinna della famiglia Cutti-Caccia, e n'avessi corrispondenza ... sarei felice ... e sarei salvo dal mio amore per la Cugina.
    Intanto ieri sera non ho fatto che lodare la Corinna dinanzi a Venanzia e mi parve che questa si rattristasse non poco ... Possibile che mi abbia amato e mi ami tuttora! Eppure è troppo fanciulla e sono sicuro, che se le avessi fatto una dichiarazione ne avrebbe avuto stupore e meraviglia; a meno che non sia artificiale la sua ingenuità.
    Intanto questa notte ho sognato Venanzia. Fu un bel sogno il mio ... lo racconterò, come fanno i bimbi con le loro mammine.
    Dio mi perdoni, s'io offro troppi incensi a questo idolo della mia fantasia, a questa Venanzia, ch'io ho innalzato sopra un piedistallo di diamante.
    Ma questa sarà forse l'ultima volta ch'io mi rivolgerò a Lei e tenterò d'indovinare il segreto del suo cuore. Per ora, mi basti il poter affermare che, se ricordo con dolce mestizia, e dirò anche con disperazione, il sorriso dei giorni passati tuttavia io ho già acquistata non poca forza e sicurezza dinanzi a Lei; dimodoché non temo più di bruciarmi le ali del pensiero, qual farfalla attorno al lume, e se il cuore palpita, cessa tosto, dacché Ella ha varcata la soglia della mia abitazione per avviarsi alla sua dimora. Spero nel tempo, che mi farà un dì riguardare al passato senza dolore, e fissar Lei in volto, senza che una voce arcana mi parli al cuore sensi commoventi di melanconia e d'amore. Ma, raccontiamo il sogno, che rallegrò questa notte i miei riposi.
    Non v'era che lei! Io m'avanzai col sorriso sulle labbra e le stesi la mano affettuosamente:
    Buon giorno, Venanzia, come la va!
    Bene grazie ... E tu?
    Anch'io.
    Siedi qui ... e in così dire mi offriva una sedia proprio dirimpetto a Lei.
    Io mi assisisi ... e poi ... poi pensai di farle quella famosa dichiarazione, che mi torturava, pensai di rompere il ghiaccio ... ma il pensiero di averle a parlare d'amore ... il pensiero che non fallissi nel mio intento ...!
    Guardai attorno alla stanza, fissai Lei ... e mi venne meno l'animo.
    Ma alfine trovai il bandolo della matassa, e mentre intendeva esordire con un: Senti ... Ella, che mi guardava sottecchi, senza raccappezzare la ragione di quel mio strano silenzio e del mio turbamento, m'interrogò:
    Augusto, come vanno gli studi tuoi?
    Il ghiaccio era rotto, il sentiero tracciato ... ed io mi gettai a rotta di collo nel cammino.
    Eh là ... non mi manca lena. Quest'anno entro nell'Università, e l'anno venturo, la Dio mercé, sarò Notaio praticante ...
    Oh! ... e mi guardò con un sorriso ... Io mi sentii scorrere il sangue per le vene ed accendere il volto ... Quel benedetto oh! di stupore e di meraviglia, mentre mi fece piacere, mi sconcertò tutto il piano di battaglia coll'interrompermi ... E chinai il capo in seno con aria imbarazzata, ed ammutolii ... Anch'Ella tacque ...
    Ma, quando, passati alcuni secondi, mi feci forza ed alzai il capo e fissai su di lei i miei occhi ... ebbi a trasalire ...
    Il suo volto aveva preso un'espressione melanconica e pudica; le guancie leggermente arrossate, gli occhi languidi e vaganti quà e là senza direzione, il petto ansante ... in questo frattempo era caduta la spilla, che teneva legate le lunghe sue treccie brune e queste s'erano disciolte sulle spalle, rendendola più poetica e bella ...
    Io la guardai ammirato e rapito in mondi ideali ... Oh! forse mi ama! ...
    E già mi pareva di sfiorarle il volto di un bacio purissimo e di chiamarla col santo nome di sposa: e già mi pareva che uniti, sospiro a sospiro, petto a petto, noi volassimo spaziando per le regioni del pensiero e della felicità ... e vidi un nido d'amore, tutto sorriso, tutta gioja, dove regnava eternamente la pace e la verità.
    Questi pensieri mi balenarono come un lampo ... e come un lampo scomparvero ... Io mi trovai tosto nella realtà ... Ella m'era dinanzi, sola, commossa evidentemente, bella, divina ... e perché dunque non le apriva io il segreto del mio cuore?
    Eppure non poteva pronunziare quella benedetta parola ... fu Ella che ruppe nuovamente il ghiaccio ...
    Che cosa pensi, o Augusto? ...
    Non so nemmanco io ...
    Sorrise di nuovo ... e questa volta mi parve ch'Ella irradiasse di luce sovrumana: avvegnaché quel sorriso verginale avessele dato al volto un'espressione angelica ed ideale. Potenza di un sorriso! ...
    Esso fugò tutti i miei timori ... Io pensai: possibile che quell'angioletta abbia il coraggio di ridersi del mio sogno ... ella sì ingenua ed innocente! ...
    E parlai, e come lave infuocate, prorompevano le mie parola:
    Penso al mio avvenire, a quel giorno che io riceverò il premio dei miei studi: e questo avvenire si presenta al mio sguardo ardente, come un harem continuo di piaceri e di vittorie, e di poesia.
    Nondimeno, credimi, o Venanzia, io non sono felice. Io lodato, bramato da non pochi, io nel fervore di mia giovinezza, non senza mezzi di fortuna, non brutto, non povero d'ingegno ... io sono infelice. V'hanno ore tremende per me, in cui l'anima mia sembra rotta, affranta, in cui il mio cervello sembra impazzire, in cui la disperazione mi ribolle fieramente dentro quest'anima desolata ... ed in quelle ore io maledico la vita, io scaglio una maledizione contro Dio, e mi parrebbe cosa più tenue un'eternità di malanni a paragone dello sconforto che s'impossessa di me. In quegli angosciosi istanti io cieco, brancolante dal dolore e dal bujo della mia coscienza, cerco un porto a cui salvarmi, ed allora le mie mani cadono ai fianchi ... Il posto c'è ... ma è lontano ... lontano ... Ah! come son terribili gli sconforti dell'avvenire! In così dire brillavanomi gli occhi ... e Venanzia velava di una lagrima il nero de la sua pupilla ... ed arrossiva quasi vergognosa ch'io fossi consapevole della sua commozione.
    In quella lagrima, che lenta le scendeva dal ciglio, io vidi una speranza ... quindi proseguii con maggior animo:
    Sai dov'è questo porto? Questo porto è in un vincolo casto e santo, di cui non arrossirebbero gli angioli stessi, in un mutuo contraccambio di affetti e di speranze, in un amore illibato. E chi mi fa desiderare questo nodo celeste ... sai chi è? ... Se tu, o Venanzia ... tu che con una parola puoi ridonarmi la pace del cuore e le perdute speranze. E mi trovai ai piedi di Venanzia. Oh il lungo sguardo di amore e di riconoscenza ch'Ella mi piovette sul capo esultando! ...
    E quel ritrarsi pudico, e quella subitanea mestizia che le tinse il viso d'uno splendor celeste!
    Io mi passava una mano sulla fronte ... ed impossessandomi di una sua bianca mano, continuai:
    Oh dimmi una parola di conforto ... una sola parola che riapra il mio cuore alla speranza!
    Ella mi strinse la mano, si avvicinò a me, ed appressando la sua bocca ad un mio orecchio, e sogguardandomi amorosamente, stava per pronunziare la parola divina ... quando ... io mi svegliai nel mio letto.
    Maledizione! Era un sogno! ... Non è a dire il dolore, che mi venne all'anima quando m'accorsi dell'illusione che finallora mi avea tenuto in sì liete speranze ... ma tutto è finito per lei ... Oh povero cuore! in che stato ti trovi! Povere speranze!
    E' inutile ... a Venanzia non debbo più pensarci e meno qualche avvenimento di non poca importanza, di lei non debbo né intendo più occuparmi. Così esaudisca Iddio il mio desiderio!

    Venerdì 3 Novembre 1871

    Ieri, alle 5, mi toccò di accompagnare mia sorella Rosalia in casa Pellizza dove si facevano le feste consuete in augurio di felicità ad un loro neonato, per nome Ettore.
    Oh! a vedere la felicità del padre, Gustavo; a vedere il volto della madre addolorata dai forti dolori del parto, cambiarsi tutto, raggiante di gioia e di entusiasmo al pensiero del suo figliuoletto, della carne della sua carne!
    Oh! certo, nulla più santo, nulla più vago di gioia e felicità, che un connubio di due Esseri avventurati!
    Venanzia mi guarda sempre con una certa titubanza, arrossisce alle volte, quasi non osa muovermi parola ... che ... quasi sarei tentato a credere che non le sia ignota la mia passione. Certo, ho troppa sicurezza nell'Interesse di mia cugina madre, che posso affermare che, se Venanzia sa qualche cosa, non è già per bocca di sua mamma.
    Non so ... ma a ricevere certi suoi sguardi, certi suoi sorrisi, a vederla farsi melanconica ad un tratto, se le parlo d'altra fanciulla ... si direbbe ch'Ella mi ama.
    Ventura per me, che, se questa questione, se questa domanda spinosa, altre volte mi faceva addolorare e disperare ... ora posso trattarla ... non dirò con indifferenza ... ma con tranquillità di spirito se non di cuore. Ad ogni modo, starò tutt'occhi e tutt'orecchi per iscoprirne e saperne di più: perocché, s'Ella mi amasse, sarebbe ingenerosità un mio rifiuto.

    Domenica 5 Novembre 1871

    Nulla di nuovo nella mia vita. Lungo il giorno studio alla Biblioteca dell'Università, e leggo con grande interesse la raccolta della Rivista Contemporanea, comprendente 63 volumi. La mia più cara compagnia è sempre quella dell'amicissimo Merlo, con il quale, se alle volte ci bisticcio e satireggio, se per avventura cade il nostro discorso in questioni religiose, tuttavia ce la passiamo in buonissima armonia, quando fra noi si parla di cuore e non di mente. Io comincio a ristabilirmi in salute ed a rilevarmi da quelle fiere percosse con cui mi colpì una forza ignota e terribile.
    Quest'anno, anche, malgrado la mala riuscita degli esami di Licenza Liceale, io fo conto di frequentare i corsi Universitari.
    A ciò, mi farò iscrivere fra pochi giorni al Corso per il Demanio, di cui posso far parte in effetto delle mie felici promozioni nelle lettere degli esami di Licenza.
    Quindi rifarò per intero l'esame di Licenza Liceale, l'anno venturo; e se, come confido, strapperò quel maledetto diploma e potrò dare un calcio eterno a quelle maledette Matematiche; allora, pagando le rispettive tasse, farò mutare il Diploma del Demanio, con quello Notarile ... e grazie all'esame di Licenza Liceale, sarò notajo.
    Forse comincerò sin d'ora la mia pratica: ma di ciò m'intenderò con mio zio notajo.

    Mercoledì 8 Novembre

    Oggi nulla di nuovo, come i giorni passati. Dopo aver letto il Renan, leggo la confutazione delle Vie de Jesus di Carlo Passaglia, teologo eruditissimo.
    Oh se potessi ricredere a Gesù Cristo Dio!
    Sarebbero finiti per me i delirii del cuore insanguinato, e nel battesimo della fede io alzerei voli sublimi e maestosi.

    Venerdì 10 Novembre

    Questa mattina mio padre mi ha presentato al procuratore in Capo Martini, primo di questa città per bontà e lealtà di carattere, per splendore d'ufficio e però reputatissimo.
    Mi accettò per praticante ... e Lunedì mattina prenderò possesso della mia scrivania.

    Sabbato 11 Novembre

    Oggi mi sono fatto inscrivere al Corso d'istituzioni e procedura Civile nella R. Università. Le lezioni cominceranno a '17, dopo la solenne apertura, a cui interverrò diligentemente. Ieri ho visto Venanzia, come al solito, sotto i Portici di Po ... Oggi ho rivista la Vergine bionda di certi giorni. Arrossì e volse il capo ... Pax tecum anzi vobiscum.

    Domenica 12 Novembre

    Oggi mi è venuta un'idea, e subito l'ho effettuata, stanco di più indugiare, speranzoso di migliore sorte; però non molto entusiasta del mio proposito. La signorina Corinna Cotti-Caccia, divina per bellezza, angelo di bontà e di mestizia, bella infelice, che cinque anni or sono tentò d'avvelenarsi col fosforo per un amore contrastato, mi ha fatto dimenticare che nei dì passati io fui molto sciagurato, ma ... nello stesso tempo mi ha fatto piangere.
    A pensare a lei, io mi sento tutto commuovere e la vedo, mesta nello sguardo verginale, pallida nel volto, sfolgoreggiante di candore e di splendidezza d'innocenza, sorridente mestiziamente, vestita con semplicità ed estremo buon gusto, con una vocina delicata, eco dell'anima triste ... la vedo sorvolare leggermente, quale angelo del paradiso, e riempiere tutti i cuori, che la sentono, di una melanconia, che non è terrena, ma celeste cosa.
    Per me, è tutto finito quaggiù ... ho rotto i vincoli, che mi legavano a Lei ... cioè me li ruppe il disinganno per l'interesse di persone egoiste ... mi hanno avviato ad una professione, che non è la mia prediletta; perocché io bramava ardentemente il dì che, come professore, avrei fatto echeggiare sull'animo degli uditori, la voce della Poesia e delle Lettere ... senza amore, senza speranze per me tutto è finito quaggiù.
    Ma se la felicità è per me una chimera, non lo è però quell'insaziabile, inesausta, irrompente bramosia di piangere sopra una testa amorosa i miei dolori: io sento in questo cuore indomito lottare violentemente l'entusiasmo con la realtà dei fatti, e tutta riversare fuori l'onda dei suoi affetti.
    Epperò non ho indugiato un solo istante a scriverle ... Povera Corinna! Avrai letto la mia Poesia Gemito d'Arpa, ti sarai commossa alle espressioni mestissime dell'anima mia desolata ... e quando avrai ricercato un nome, che t'indicasse chi è colui che piange per te, il cuore forse ti avrà dato una stretta. Poche parole ... Leon Augusto P ... e puntini e non il cognome ...e non poter sapere chi è quegli che mi ama ... avrai detto ... ed una lagrima fors'anco avrà velato l'azzurro della tua pupilla.
    Sei tanto bella, o Corinna, e mi fai piangere e risvegli tutto l'ardore del mio povero seno, dove si spense a viva forza la fiamma, che mi fece poeta.
    E tu, o Corinna, ... comprenderai che questo core ha una sete d'amore ... che terribile è la lotta, che gli tocca di sostenere con la realtà ... O Corinna, scomposte sono le mie parole ... ma quest'anima è si mesta, che non regge ad uno sforzo per ricostituirvi l'ordine. O Corinna, oh amami tu! Son sì infelice!

    Lunedì 13 Novembre

    Questa mattina ho preso posto alla mia scrivania nell'ufficio del Cansidico Capo sig. Giuseppe Martini ... Mi si diede da copiare Atti di Procura ... lavoro nojosissimo ... tanto più a me che mi ci trovo propriamente spostato. Pazienza! Per Dio ... a momenti ho rinnegato tutte le mie aspirazioni ... !

    Martedì 14 Novembre

    Corinna non si vede più alla solita passeggiata ... né io posso ancora trovarmici, a cagione di quella malaugurata pratica Notarile.

    Mercoledì 15 Novembre

    Sulla lotta acerbissima fra Spiritualismo e Materialismo, sostenuta dalle due fazioni Repubblicana e Internazionalista, ho caro di vedere sopra l'Unità Italiana, organo di Mazzini alcune considerazioni, eco appunto dei miei sentimenti.
    Ne trascriverò i tratti che più mi confanno.
    ...
    La Questione che divide oggi il partito non è di quelle che possano eliminarsi mercé lo scambio d'amorevoli concessioni fra i contendenti; e lo fosse pure, non dovrebbe consegnarsi a cosifatto espediente, dappoiché è in essa, a secondo del diverso modo in cui sarà risolta, il trionfo o la sconfitta de' sommi veri, cardine d'ogni morale e civile progresso nel mondo.
    ...
    La ragione, che ad alcuni repubblicani Spiritualisti suggerisce il consiglio di raccomandare alla diplomazia del silenzio il compito della pacificazione, riposa sull'oblio delle vere cause della controversia, e fors'anche sull'errore, prevalente a' dì nostri, che non siano intimi i rapporti e necessari fra ciò che diciamo politica e ciò che diciamo fede, e che molti fraintendono, religione.
    ...
    Dio e la sua legge provvidenziale data alla natura; l'Umanità e il suo lavoro d'interpretazione; progresso, associazione, libertà, eguaglianza, il dogma del Popolo, principio vitale Partito, tutto si collega sul terreno della nostra credenza.
    Nessuna conquista del passato è respinta, e innanzi a noi si evolve il futuro, nel quale si stringeranno in armonia i due eterni elementi d'ogni ordinamento: Individuo e Umanità. Libertà e Associazione, nel quale una sola sintesi, vera formula religiosa abbraccerà, senza sopprimerne alcuna a profitto di un'altra, tutte le rivelazioni del progresso, tutte le sante idee che ci furono, per disegno provvidenziale, sucessivamente trasmesse.
    Possiamo noi onestamente per ridurci a concordia sul terreno meramente politico coi materialisti, tacere queste profonde convinzioni della coscienza nostra? Ci sarà mai vera repubblica quella nella quale sia lotta perenne d'idee e di scopo fra i membri che la compongono?
    Come non intendete voi, che il sommo problema da risolversi è un problema d'educazione, e che non è educazione possibile dov'è anarchia di aspirazioni, di concetti e di intenti, fra gli educatori?
    No, no ... tacciano pure le passioni individuali: non taccia mai, qualunque sia, la guerra che possa uscirne, la santa passione del vero che agita e innalza l'anima a Dio.
    Noi continueremo a combattere: a combattere le scuole, non questo o quell'individuo, come pur toppo torna comodo a taluno supporre e far credere altrui. Pace alle persone, guerra alle dottrine funeste, alla lezione ed agli esempi che sono, nella nostra convinzione, veleno all'anima della crescente generazione. Con questi intendimenti, incuranti d'ogni offesa e d'ogni ingiusto sospetto, continueremo la lotta.
    Il Cuore gronderà sangue talvolta perché nulla di più acuto al cuore che la punta delle spada fraterna: ma non fu mai cosparsa di fiori la via dei sociali doveri.
    E d'altronde, noi abbiamo in Giuseppe Mazzini, che sorride oggi alle ingiurie dei nuovi avversarii, come sorrideva un giorno alle sentenze di morte delle monarchie d'Europa, un esempio che ci sosterrà immutabile nella dura battaglia.
    Belle e sante parole!

    Giovedì 16 Novembre

    Stamane Apertura dell'Università ... Parlò il professore aggregato Ercole Ricotti, il quale svolse il tema Libertà e Sapere, in cui basò la Scienza come fondamento della LIbertà ... idea appunto dei Mazziniani. Lungo il dì mi tocca sempre di copiare gratis et amore Dei, una falange di Sentenze del tribunale Civile di Torino etc etc. Corinna è invisibile ... Venanzia anche ... benché su quest'ultima, che mi dicono promessa sposa con Leonardo Crodara, suo cugino, ... mi tocchi tirare un velo pietoso.

    Venerdì 17 Novembre

    Oggi copio ed invio per la Posta a Corinna la mia Poesia ... Sai ... perchè, continue l'ore etc. ... che un dì aveva scritto per Venanzia, ma non gliela avea lasciata vedere ...
    Forse la mia parola cadrà in cuore men duro. Forse ...
    Intanto questa mattina l'ho rivista ... dopo la prima lezione dell'Università. Era con sua mamma.
    Oh! è troppo bella e troppo mesta! Mi guardò, passandomi accosto, ingenuamente, con uno sguardo carco d'oblio e d'abbandono infantile.
    Oh Corinna, amami tu! Sono sì infelice!

    Martedì 21 Novembre

    In questi giorni la mia vita è tanto derelitta, che ben poche rimembranze ho da consegnare a queste pagine sconsolate.
    Spero che verrà anche quel giorno per me! ... Intanto, oggi ho inviato per la Posta la mia Anacreontica Il fior d'amore, a Corinna!

    Lunedì 27 Novembre 1871

    Invierò fra pochi istanti una mia poesia intitolata Che diresti? ... alla signorina Corinna. Unito alla Poesia v'ha un biglietto contenente queste poche parole:
    Signorina,
    Il timore d'esserle importuno colle mie Poesie, mi spinge a pregarla di un favore. Mi risponda, o Signorina, s'Ella gradisce la poetica effusione di quest'anima, che arde solitaria e disdegnosa di ogni ingenerosità ... : mi risponda schiettamente, ed io farò la sua volontà. Affidandomi nella sua gentilezza e discrezione, io le svelerò il mio nome di famiglia, sicuro che non sarà oggetto di vane parole, né uscirà fuori delle sue labbra dinanzi a qualsiasi persona estranea.
    Potrà indirizzare la sua risposta all'Uffizio in cui mi trovo gran parte del giorno, con questa soprascritta:
    Al giovane signore
    Leon Augusto Perussia
    praticante in Notariato presso l'Ufficio
    del Cansidico Capo Giuseppe Martini
    Via Cernaja n° 3, p.no 2° Torino
    N.B. favorisca indicarmi ancora il numero esatto delle Poesie ricevute finora.
    Torino, etc.
    In attesa della sua risposta, la ringrazio anticipatamente speranzoso di dimostrarle un dì, d'essere tutto suo
    Torino 27 Novembre 1871
    Leon Augusto Perussia

    Venerdì 1 Dicembre 1871

    Corinna, com'era da prevedere, non ha risposto. Forse è la tema verginale, il pudore, oppure il sospetto che non sia una burla la mia (pregandola io di dirigere la lettera ad un Uffizio, dove sono molti giovani e burloni) oppure, riesce molto malagevole il rispondere a persona che non si conosce punto.
    Almeno, credo ch'Ella non tarderà in qualche modo a farmi pervenire i sensi del suo animo verso di me, servendosi di qualche occasione, ch'io le farò avere destramente.
    Ad ogni modo, se risponde, gliene sarò grato, se non mi risponde, s'accrescerà di mille doppi la mia stima ed il mio rispetto per lei, che dimostra prudenza e dignirosa riserbatezza.
    Intanto io devo e voglio pensare alla Commedia, che mi sono impuntato di scrivere ... appena trovato un soggetto originale, lo tesserò in pochi giorni, procurando di far pentire alcuno ... Oh povere mie speranze ... non sembra vero, ch'io sia sì stanco, sì indifferente, a tutto quanto un dì m'infervorava.

    Domenica 3 Dicembre 1871

    Oggi partì da Torino un pallone, che servì nel memorando assedio di Parigi. Era immenso. Stette tre ore in aria, poi, per volere dei viaggiatori, calò sulla collina di Moncalieri.
    Grande folla di gente per le vie e le passeggiate di Torino.



    Lunedì 4 Dicembre 1871

    Stassera tutta mia famiglia, con Venanzia e mio cugino Edoardo andò al teatro Rossini, ad assistere ad un vaudervilles del proc. cav.re Scotta Cesare.
    Io naturalmente, ho rifiutato di accompagnarmi seco loro ... perché temo di Venanzia, stante che, avendo saputo come la Corinna stia per maritarsi, ho abbandonata ogni mia speranza su quest'ultima.
    Ma, appena partiti, vi venne tanto dolore al cuore ... che non ne poteva più.
    Tentai di concentrarmi nello studio ... e non intendeva sillaba ... sì che fui costretto a rigettare lungi il libro di Poesie, che teneva dinanzi ... e piansi. Piansi molto, ed ebbi il conforto di lenire alcun poco la mia ambascia.
    Poi ... coricatomi, invitai il sonno, che mi prendesse ... e non potendo dormire, mi alzai su e mi posi a scrivere queste linee ... Ah! potessi dimenticare ... almeno ... dimenticare!

    Martedì 5 Dicembre 1871

    e giorni successivi

    Pensa e ripensa, più nel mio cuore, che nella Mente ho trovato il Pensiero di cui voglio informare il mio Dramma in dialetto Piemontese; e secondo il concetto, che m'è balenato alla Intelligenza, ho intitolato il Dramma da scriversi:

    Ideal e Realtà

    A queste mie Rimembranze, le quali mi serviranno di norma a tracciare non poche scene dolorose, io consegnerò gli elementi primitivi, di cui mi servo per tessere tutto il Dramma, e primo fra questi mi si presenta da ritrarre il

    Concetto del Dramma

    Descrivere l'eterno accozzarsi e distruggersi dell'Ideale colla Realtà, il tremendo disinganno di una giovine ed ardente esistenza, che spera od ha fede nel disinteresse dei cuori; rappresentare le lotte asprissime e sanguinolenti, che il generoso deve sostenere, prima di essersi impossessato della realtà degli eventi terreni; delineare l'immenso abisso, che si apre spaventoso, quale insormontabile baluardo, fra l'Ideale della Poesia, e la Realtà ... ; ecco l'assunto a cui mi accingo, tentando di raggruppare i fili di questa immensa tela intorno ad un episodio di amore, quasi centro di tanti raggi di uno stesso circolo, rappresentati da alcuni altri avvenimenti accessorii.
    Esplicato il Pensiero, veniamo al



    Soggetto del Dramma

    Silvio e Corinna sono due vergini anime, vaghe di luce e di fiori, del sorriso della natura e del mistero di una notte stellata, pieni la mente ed il cuore di vita e di entusiasmo ... che si presentano sulla scena di questa vita, con la schiettezza scritta in fronte, e la semplice verità sulle labbra.
    Silvio, benché colpito, giovanissimo ancora, da una grave sventura, benché egli non abbia più la madre, né più lo commova la sua voce, il suo bacio di un giorno ... è straziato e divorato da sete inestinguibile di amore, avido di piaceri e di speranze ideali: Corinna, ardente di giovinezza, affascinante nel sorriso e negli sguardi purissimi, è costretta dalla ghiacciale ed aristocratica freddezza di sua madre Eugenia, a cercare fuori della cerchia famigliare, un cuore, che tutto accolga il misterioso profumo della sua vergine anima, un cuore, che sazii ed effettui il sogno delle sue notti agitate: queste due anime, entrambe ardenti, entrambe entusiaste ... s'incontrano ... e si comprendono.
    Silvio ama l'Arte sino al delirio; è pittore, ed informandosi ed ispirandosi a Corinna, sua ideale, suo unico conforto, tenta di acquistarsi una fama immortale, coi prodotti del suo genio: ... Corinna, non curando i frizzi aristocratici, ama Silvio fino al delirio, e lo sorregge sullo spinoso calle della gloria, e lo sprona ad imprese sovrumane.
    Per lei non valgono le rimostranze della madre, non vale la proposta d'un matrimonio dorato, a farle mutar pensiero.
    Che accade allora?
    Silvio e Corinna sono sorpresi, mentre fantasticano sul loro avvenire ... Silvio è insultato a sangue, e costretto, per non parer vigliacco, ad accettare una partita d'onore (sic !) con il suo rivale Barone di Ceressato ed è ferito gravissimamente.
    Silvio crede (mentre costretto a letto dalla mortale ferita, non può accorrere alla sua Corinna) che il suo ideale, la donna de'suoi sogni, l'ha dimenticato, e come si sia maritata col suo rivale ... Corinna invece non l'aveva dimenticato, ma sposava invece il Barone per salvare dai rimorsi la madre, che stava sul letto di morte disperata di tutto il male che aveva fatto a sua figlia colla sua ambizione. Essa muore e crede che Corinna sia felie col Barone! Silvio intanto, costretto a maledire la fortuna ed il mondo così egoista, trascina ancora pochi mesi di una vita grama e miserrima: e tra il dolore dell'abbandono della sua Corinna e fra la ferita mortale, che lo tortura, non abbandona più la sua abitazione, trovando un conforto nelle cure amorosissime di sua sorella Vitalina e dell'intimo amico Adolfo, il quale un dì lo aveva ammonito del precipizio, che egli si scavava colle proprie mani, nei sogni dell'idealismo, a cui morente consegna in isposa sua sorella.
    Ma Corinna, dopo consumate quelle nozze orribili, cerca d'informarsi di lui ... ed un dì in carrozza, s'incontra con lui a piedi.
    Accorre disperata, e giunge in tempo ad accogliere l'ultimo sospiro di Silvio, e ad ottenerne il perdono, dopo ché gli ha confessato il sacrifizio suo e di cui essi furono vittime.
    Così finisce il dramma, che ho ideato. Intorno a questo episodio pincipale, ed a questi due personaggi protagonisti della produzione, è forza, che noi, a riempire i vuoti che lascia il soggetto, che deve estendersi ad un tempo non determinato, e a dar vita e colore ai personaggi accessorii, e a rendere più interessante e complicato l'intreccio; è forza che si rappesentino altre passioni, altri sentimenti, altri caratteri ed altri episodii.
    Ma siccome questi non servono che a togliere la monotonia del concetto, che imprendo a svolgere e a sollevare alquanto gli animi degli spettatori, senza però importare gran che al mio assunto, io non li accennerò in senso, ma mi basterà il notarli nel processo di queste mie annotazioni sommarie, nei caratteri e personaggi del mio Dramma.

    Personaggi e caratteri accessori

    Vitalina, sorella di Silvio, orfana, di un carattere dolce e sensibile,ingenua nelle espressioni e nei sentimenti, affettuosissima con suo fratello. S'innamora di Adolfo, amico intrinseco di Silvio, e con lui assiste il fratello nelle ultime ore di sua vita, ed è dal fratello promessa isposa ad Adolfo. Noi dobbiamo descrivere questo amore, tranquillo, senza delirii ed entusiasmi spinti oltre i limiti della convenienza, noi dobbiamo tratteggiare delicatamente il germe e lo svilupparsi gradatamente di questa passione, che va crescendo passo, passo, ed ha compimento nell'ultimo Atto del Dramma, come notammo dianzi.
    Adolfo, giovane di buon cuore, intimo con Silvio. Egli sarà in questo Dramma un personaggio utile, perchè gli spettatori sappiano la storia antecedente dei rappresentati e singoli personaggi; ma più perchè rappresenta la vera parte morale del Dramma nei ragionamenti con cui tenta di ritrarre Silvio dalla sua passione raccontandogli una storia ch'è la mia e facendogli vedere le conseguenze di questo idealismo funesto; ed, acciocché, alcunché di dolce e di soave noi intromettiamo fra la violenta passione dei protagonisti, egli s'innamorerà di Virginia, per le cure affettuose, che prodiga a suo fratello ... e la sposerà, come vedemmo. Quest'amore corrisposto ed affettuato servità di lenimento alla terribilità delle ultime scene del dramma, e farà sì, che Silvio morente abbia un sorriso ed una lagrima di gioja per la felicità degli altri e muoja senza disperazione per sua sorella.
    Eugenia, madre di Corinna, persona odiosa per le sue teorie fredde ed aristocratiche.
    Vorrebbe subordinato l'amore all'interesse ed alla superba restrizione della casta a cui appartiene. E' contessa, e come tale rabbercia a forza un matrimonio di sua figlia col baronetto di Ceressato. Silvio è coperto d'avvilimento da lei e ridotto alle disperazione, Corinna è ridotta ad un parossismo mentale, che la costringe a maledire la sua fortuna, benché, di cuore dolce, perdoni al male che le ha fatto sua madre.
    Però Eugenia, sul finire del Dramma, è piena di rimorsi per aver fatto infelice sua figliuola Corinna e muore sorridente, salvata dai rimorsi col sublime sacrificio di sua figlia.
    Barone Di Ceressato. Erasmo giovane ricco e scioperato. Stima un nulla l'onestà ed il sentimento di un cuore ben fatto, dirimpetto ad un po' d'oro ammassato più o meno onestamente.
    Dato al gioco e ai vizi, è superbo e sfrontato. Insulta a sangue Silvio, e lo costringe ad un duello, da cui egli abborisce.
    Ma Silvio, per desiderio di farsi uccidere, e per generosità verso il suo avversario, quando nel duello si ordina il fuoco, spara la pistola in aria, e cade trafitto dal piombo del barone. Questi, non ammollito dalla generosità di Silvio, continua ad insistere sulle nozze con Corinna per il sacrificio di lei ...
    Carolina, damigella di compagnia di Corinna, curiosa, interessata e venale, vero tipo corrotto della servetta, quale si rappresenta ordinariamente.
    E' personaggio comico, creata per sollevare alquanto gli animi contristati degli spettatori a tante scene violente e dolorose.
    Nel frattempo, che corre ai bagni di Saint-Vincent ... Ella ha relazioni amorose con Ramaset, altra parte comica, pittore principiante addetto al servizio di Silvio.
    E' una creazione fatta allo scopo di alleviare l'animo degli spettatori.
    Giovane, scapolo, ha relazioni erotiche con Carolina, la quale, sorpresolo mentre legge una lettera della Marietta, non vuol più saperne di lui ... quindi succedono tra loro diverse scene di gelosia e di rimproveri.

    Indole dei singoli Personaggi

    Silvio - melanconico, ardente, fantastico, artista
    Corinna -melanconica, ardente, fantastica, ideale
    Vitalina - mesta soavemente ingenua, affettuosissima
    Eugenia - boriosa, affettuosa non molto con sua figliuola
    Adolfo - brillante, esperto, vero tipo dell'amico fedele
    Barone Erasmo - borioso, taccardo, prepotente ma timoroso
    Ramaset - gajo, vivace, spensierato, scaltro
    Carolina - gelosa, interessata, furba ed astuta

    Domenica 10 Dicembre 1871

    Oggi ho intrapreso a svolgere il Primo Atto del Dramma. Sono tranquillo, fiducioso ... ma spogliato di forze.



    Domenica 17 Dicembre 1871

    Il Primo Atto e gran parte del Secondo sono compiuti. Lavoro alacremente, modificando via via, che mi conviene, la storia dei miei personaggi. Spero nelle mie forze, nel mio ingegno: non oso più concepire una sola speranza sul mio avvenire. Sarà quel che sarà.

    Venerdì 22 Dicembre 1871

    Oggi alle ore 4 dopo mezzogiorno, compiuto mio Dramma. Ne ho letto dalle ore 4 alle 5 1/2 i due primi Atti al mio intimo amico Merlo, il quale commosse profondamente.
    Il mio scopo è raggiunto. Farò piangere. Nel finire del secondo Atto faccio raccontare al povero Silvio una storia dolorosissima (oh sì dolorosissima!). E' la mia. Sono descritti da Adolfo tutti i patimenti, tutte le torture che io soffro ed ho sofferto per i disinganni dell'amore. Adolfo figura di essere egli il paziente. Farò abbassare il capo confuso, ed arrossire sino alla punta dei capelli la mia signora cugina della famosa lettera. E durante questa scena io procurerò di essere nel suo palco, vicino a lei investigando coi miei occhi, se quel cuore dominato dall'interesse e dall'ambizione, non è di pietra adamantina.
    Vedremo.
    Stassera alle 8 mi sono recato al teatro Carignano, dove attualmente si produce la distinta Compagnia Gemelli, ed ho presentato il mio Dramma al Capo Comico.
    Egli l'ha accolto con piacere, dirò anche, con interesse, letto appena il suo titolo Ideal e Realtà. Si è dimostrato meco gentilissimo e premuroso. Ho fiducia.

    Domenica 24 Dicembre

    Oggi alle ore 4 1/2, mentre io stava alla musica di Piazza Castello, chiaccherando con alcuni amici studenti, mi si avvicina un addetto della compagnia Gemelli, per nome De Negri, di cui io sono intrinseco, e mi dice:
    "Sai, Perussia, il parere di Gemelli sul tuo Dramma"
    "Che?"
    "Non lo sai? ... Ebbene te lo dirò io. Questa mattina eravamo tutti radunati nel ridotto del teatro Carignano, disputando della produzione novelle che erano da rappresentarsi, quando Gemelli esce fuori in queste parole: Ho un bel Dramma di Perussia, che finora mi ha piacciuto moltissimo ... sarei ben felice di poterlo rappresentare!
    Sono contento e fiducioso.

    Martedì 26 Dicembre

    Stassera mio fratello Giuseppe, ch'è intimo di Gemelli, mi recava una risposta più sicura per parte dello stesso Capocomico; così concepita: "Che il mio Dramma lo trovava magnifico (sono sue parole) che lo avrebbe rappresentato ... ma che prima desiderava abboccarsi meco, per i concerti di cui era d'uopo.

    Mercoledì 27 Dicembre

    Stassera ho parlato con Barberis, attore del teatro carignano ... mi disse che Gemelli ha trovato sublime il mio Dramma ... fin troppo per il teatro Piemontese, il cui pubblico si compone gran parte di gente scapola e non molto istrutta ... cosicché ammanire loro produzioni Artistiche idem erat che spargere margheritas ante porcos, come dice il proverbio.

    Giovedì 28 Dicembre

    Poche parole, ma dolorose. Sono infelicissimo. Non posso soffocare la mia passione per Venanzia. Domenica 24 si recitava a casa mia colle marionette. Il cumolo delle rimembranze passate mi ha oppresso tremendamente.
    Stassera, giovedì, sono stato al teatro Carignano con lei, ed ho assistito alla rappresentazione degli Impegni del Carrera. Mi sono accorto che, finché io sarà costretto a trovarmi a contatto con lei, lo sperare un momento di pace è un'ironia ... è impossibile, ch'io possa soffocare, distruggere il fuoco che mi ha acceso nell'anima. Pur troppo sono ricominciati i delirii: certe occhiate, certi sguardi, certi sorrisi mestissimi ... oh Dio! come sono terribili!
    Ho sperato invano, che la lettera della mia cugina mi avesse fatto dimenticare, svegliare dal mio sogno di due anni ... ora m'accorgo pur troppo che l'illudermi solamente di poterla scancellare dal mio cuore, è una vana speranza.
    Iersera, fu a mia casa ... Si ballò, si suonò. Io atteggiai il volto ad una forzata allegria, ma dentro avvampava. Le recitai alcune poesie, dove, sotto un altro nome, io faceva allusione a lei ... oh Dio! perché non sono impazzito? Stassera poi! ... Ah ... quanto dolore profondo, quanta angoscia ... Finito il 2° Atto della commedia, sentii che la foga del cuore ormai traboccava. Mi staccai violentemente dal suo fianco, e andai a nascondere la mia disperazione in un palco di 1° ordine di mia pertinenza ... Di là vidi Lei ... sorridente ... splendida di bellezza, sfolgorante nello sguardo delicato e mestissimo ... Oh Dio! ... e ho potuto rimanere fermo al posto, incantato, inchiodato al suolo, con l'inferno nell'anima, e il volto stranamente alterato. Dopo la commedia andai dietro le scene a parlare col capocomico Gemelli del mio Dramma. Mi diede promessa formale di volerlo rappresentare più presto che gli fosse possibile ... mi disse tante altre cose di cui mi rammento pochissimo ... perché in quel momento io pensava a lei tristamente.
    Avviandomi a casa, dovetti star con loro ma Ella non mi parlò più ... perché procedeva innanzi folleggiando ... Oh Dio! ... Credeva d'impazzire. Lo sguardo fisso a terra ... atterrito. Ho fatta una risoluzione, e la porrò ad effettuazione a tutti i costi.
    Venanzia non conosce ancora il mio passato. Io la credo amorevole e pietosa. Le racconterò tutto, le svelerò la mia passione, la supplicherò di darmi la sua sentenza. O mi ama ed allora io berrò dai suoi occhi il conforto, io mi rigenererò, guarirò il male dell'anima mia ... O non mi vorrà amare ... ed allora? ... allora a tutti i costi io non la vedrò più ... e s'Ella mi parla dell'interesse, potrò almeno una volta distimarla, e, caduto il velo dagli occhi miei, a lungo andare sarò mondo e salvo. Si!

    Domenica 31 Dicembre 1871

    Sono le ore 11 e 22 minuti di notte, ed io mi accingo a scrivere la meditazione di un sogno, che dura tuttora. Il cuore è mesto, e, dirò anche, triste fino a sentire una sconsolata voglia di pianto, fino a desiderare di acquitarsi nella sepoltura eternamente. Sono solo, nella mia camera da letto, la mente ancora riscaldata da care fantasie, l'anima piena dell'armonia angelica di una vocina ineffabile, gli occhi ardenti per i lunghi sguardi che ho assaporato da pupille, che per me non sono cosa terrena! Un paradiso regna nel mio pensiero, che osa sperare; un inferno nel cuore, che sanguina derelitto!
    Oh Venanzia! Non mai ho vergato su queste carte sparse di lagrime, non mai ho scritto impresso il tuo nome con maggiore slancio di un entusiasmo, che non posso soffocare, con maggior palpito di un cuore che batte violentemente dinanzi a te, e non può frenare il suo delirio senza posa! Oh Venanzia!
    Io credeva che la lettera del 11 settembre 1871 mi avesse svegliato dal mio sogno, dal mio delirio di due anni; io confidava nella mano del tempo che avrebbe scancellato dal mio cuore le impressioni di un santo affetto, le rimembranze di spemi incomprese, di fiducie temerarie ... io riposava nella speranza di poterti un giorno dimenticare, per sempre.
    Ma ... quando io stava cullandomi in queste fiducie io sognava ... ed il mio sogno era ancor più illusorio di prima ... io sperava una cosa impossibile ... Oh! allora io era pazzo!
    Oh Venanzia! Poterti dimenticare? Io che da due anni ormai non aveva che avuto un solo pensiero, il pensiero di te ... io che da due anni, ormai non ho che indirizzata ogni mia prece, ogni mia speranza, a te, vergine dalla chioma nera! ... Oh Venanzia! Ed ho potuto sperare un solo istante di poterti obliare ... ho potuto confidarmi di torre da questo core ogni ricordanza di te, angelo, che ti offeristi ad accompagnare splendidamente i passi incerti e dolorosi del mio avvenire! Oh Venanzia! ... Oh allora io era pazzo!
    Per tutta la vita io sarò sempre tuo, non vivrò più che per te; ogni mio pensiero, ogni mia speranza, ogni mia opera, tutti i palpiti di questo cuore, ogni ispirazione alle cose sante, ogni concezione della mia fantasia, ogni mio sogno, ogni mio delirio, ogni mio sospiro ... tutto sarà per te, che io amerò più di me stesso ... più della mia fama ... più di tutti e di tutto!
    Oh Venanzia! E' impossibile ch'io ti possa obliare un solo istante. O te, o la morte. Se anche questo ritorno spontaneo al mio sogno dovesse costarmi una nuova serie di dolori, di angoscie inenarrabili, quali ho sofferto finora ... ebbene io non indugierò tuttavia, o Venanzia, dallo sclamare disperatamente: "Tu sei la mia vita, la parola arcana, che parla a questo cuore nei suoi abbandoni entusiastici, la forza ignota che mi fa adorare l'Arte più sublimamente! Tu, o Venanzia, devi essere la donna della mia fantasia e dell'anima mia, devi essere la regina, la fata e signora di ogni mio affetto, tu devi essere il mio ideale effettuato ... Oh Venanzia! Io t'amo fino al delirio, fino all'oblio di tutto; oh Venanzia! ... Ecco che io prostro ai piedi tuoi e ti supplico di accogliere nel tuo seno il voto dell'anima mia ... O fanciulla, il nostro amore sarà, come quello degli angeli, mesto come il soave gorgheggio d'un usignuolo fecondo di grandi ammaestramenti, di sublimi concezioni, come il Verbo di Dio ... il nostro Amore sarà puro come il raggio del sole, profumato come l'effluvio dei fiori primaverili.
    Te o Venanzia e l'Arte io abbraccerò in un solo amplesso, io stringerò al mio petto, con sempre uguale ardore, con sempre uguale conforto. O Venanzia, un tuo sorriso, un tuo sguardo amoroso, sarà come la goccia di rugiada, che rianima lo stelo avvizzito; una tua parola d'incoraggiamento sarà come una promessa del mio avvenire, sarà come una spinta nella strada dell'Arte e della gloria. Oh Venanzia! Come è bello poterti dire in quest'istante: io sono tuo, e tuo sarò eternamente, finché il cuore avrà un palpito per cosa terrena. Tu sola regnerai in quest'anima mesta e senza speranze!
    Oh sì! ... non tarderà quel giorno,in cui ti parlerò all'orecchio parole piene di entusiasmo e di profondo dolore: "Venanzia io t'amo! ... T'amo! ... T'amo! ... Oh ... amami anche tu! ... Noi saremo come le due anime gemelle create da Dio con un solo soffio, e che gettate nel deserto di questa vita, si avvicinano ansiose e spinte da una forza arcana, e si comprendono prima di accorgersene; perché esse devono formare un'anima sola! ...
    O Venanzia, stassera ho presa una decisione tremenda ... Amarti, adorarti, anche se tu non mi degnerai pure di uno sguardo, di un mesto sorriso! ... Amarti, ed abbracciare sorridente la croce de' miei disinganni e del mio amore incompreso! ... Ho un rivale! ... E che m'importa? Ella non mi guarda! E che mi cale, finché io posso amarla in segreto, come la santa immagine dell'estinta mia madre!? E' destino. Non posso scordarla. L'amerò dunque!.
    ...
    Suonano le 12 ... In questo punto finisce, muore l'anno 1871 ... Mentre seguito a scrivere, ecco che già incomincia il 1872 ... Ed io m'alza stanco, spossato dal mio scrittoio e cerco tentennando il riposo sul letto deserto mormorando sommessamente l'eco di ogni mio palpito, di tutta la vita mia passata ed avvenire!
    Oh Venanzia io t'amo!



    Meditazione

    Finisco con questo terzo fascicolo delle mie Rimembranze l'anno 1871, anno carco di gravi ammaestramenti. Ho amato, ed invano ho nutrito la speranza di potermi scordare di un essere, che per me è la stessa mia esistenza. Amerò ... amerò nuovamente. Fra poco col mio Dramma mi schiuderò una via ... Ho fiducia nell'avvenire! ... E Venanzia, e l'Arte non mi disinganneranno per sempre? Questo diranno le future Rimembranze. Excelsior! excelsior! Lavoro e speranza! ... E chiudendo le pagine dell'anno 1871 io sclamerò, l'anima piena di un santo ed eterno entusiasmo: O Venanzia, io t'amo!
    Leon Augusto Perussia
    Dopo Mezzanotte sui primi momenti del 1872.

    A Te, Venanzia
    Sole dell'Anima mia derelitta
    O Vergine Mesta - sfolgoreggiante
    Di una beltà pudica e celeste
    Cui adoro fino all'oblio ed al delirio
    Per una sete arcana ed insaziabile
    Di questo povero cuore
    O Venanzia
    Sovveni al poeta deserto e solitario
    Con la parola divina:
    "Io t'amo!"
    Di casa, 1° Gennaio 1872
    Carlo Leon Augusto Perussia

    Torino, Di casa 7 Gennaio 1872. Ore 11,1/2 pom.

    O Venanzia
    Chi avrebbe pur pensato ancora
    Che fosse possibile un risveglio
    Nel povero mio cuore?
    O Angiola, che stai dileguandoti agli occhi
    Miei derelitti e tristi
    Addio per sempre
    Pochi giorni or son passati che il mio cuore
    Sperava per l'ultima volta
    Nel tuo, nel suo Amore.
    Era quello l'estremo lampo della fiamma
    Mia che si spegneva per sempre!
    Addio!
    Leon Augusto Perussia
     
     
     
     
     
    _______________________________
     
     
     
     
    Carlo Leone Augusto PERUSSIA
     
    TORINO 1871-1872
    Una giovinezza in Italia

    Prefazione del curatore

    PARTE PRIMA

    Parte SECONDA

    Parte TERZA

    Parte QUARTA

    Parte QUINTA

    Parte SESTA

    Parte SETTIMA

     

     

     

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