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Un nuovo anno è incominciato ...
Come mi trova quest'anno? ... Voglio fare un pò d'esame
nella mia coscienza ... perciocchè primo fonte di civiltà
e di progresso si è il Nosce te ipsum.
In religione ... non credo al Dio dei Cristiani;
ma bensì ad un Dio più libero, meno comprensibile,
ad un Dio ... cui voglio onorare non con vane preci, ma col lavoro
e col progresso in bene.
In morale voglio libertà e non licenza,
progresso suggellato dal motto divino: Excelsior, excelsior.
Il mio carattere è ora ardente, appassionato,
dolce, ardito, intraprendente, voluttuoso, disinteressato, disperato
alle volte, talora pieno d'entusiasmo e rifiorente di speranze,
bramoso di amore, di un'anima che lo comprenda, e tutti voglia
accogliere dentro di sè i profumi e tutte le armonie misteriore
del mio cuore.
In questi giorni non desidero più
la Morte.
Per quanto infelice sia la mia esistenza,
io cerco di vivere ... vivere per l'avvenire in cui ho fiducia.
Verrà anche per me primavera!
Mio scopo è la gloria. Mio fine è
l'amore.
Colla gloria tento d'innalzarmi un piedistallo
su cui possa salire sino a Lei, ch'io amo tanto.
Colla fama tento di conquistare il cuore
di Venanzia.
Nè con questa voglio più indugiare
a svelarle il mio inestinguibile amore. Se non nascerà
l'occasione, a ciò saprò ben io crearla.
Avanti! ... Avanti! Excelsior!
Venerdì, 9 Gennaio 1872
Si avvicina il giorno, di cui mi approfitterò
per determinare il mio avenire.
Domenica ventura io fo conto di svelare
tutto a Venanzia, di aprirle il mio cuore, farle risuonare nella
sua anima ingenua l'eco del mio amore.
Si avvicina quel giorno ... ed io sono pieno
di fiducia nelle mie forze: credo ancora possibile un ritorno
ai miei sogni ... spero con la ingenuità della giovinezza
inconsapevole.
E si che avrei ragione per non credere nella
possibilità di effettuare il voto insoddisfatto dell'anima
mia, che và gridando alla natura:
"Amore, amore, amore; ho bisogno di
amore, fede, entusiasmo, vita!".
Eppure, quando mi fo a riflettere seriamente
sui casi miei, mi coglie un tremito convulso, un affanno, che
non so donde venga, presentimento di sventura o ... di gioia..
Di Gioia?.. Folle ... Tu gioire?
No, perchè hai avuto per dono dagli
uomini e dalla natura un cuore affettuoso, un cuore vago d'affetti
e di speranze ... e questo cuore ad ogni istante è calpestato,
è misconosciuto: questo cuore che pure palpita per tutto
ciò ch'è nobile e generoso, è rigettato
pur troppo da più e poco men che deriso.
Come sarà il mio avvenire?
O Venanzia
Chi avrebbe pur pensato ancora
Che fosse possibile un risveglio
Nel povero mio Cuore ?!
O Angiola
Che stai dileguandoti agli occhi
Miei derelitti e tristi
Addio - per sempre
Pochi giorni or son passati che il
Mio Cuore
Sperava per l'ultima volta
Nel tuo, nel suo Amore
Era quello l'estremo lampo della Fiamma
Mia
Che si spegneva per sempre!
Addio!
Torino, 7 Gennaio 1872. Sera ore 11,30
Leon Augusto Perussia
Domenica, 7 Gennaio 1872. Ore 11 sera
Mi accingo a scrivere, tremante, consapevole
della tremenda decisione, che risolvo di prendere ... ma pure
la mia volontà è irremovibile.
Scrivo freddo, come si trova presentemente
l'anima mia, uscita vittoriosa da un fiero combattimento, e timorosa
ancora della verità di sua situazione.
Quanto parranno diverse e amaramente tristi
queste pagine, da quella che ho scritto or son cinque giorni.
Quanti sogni svaniti! ... Tutto l'edifizio
di gloria, che col mio fantasticare ho innalzato sulle ali di
un santo amore ... tutto il mio avvenire legato e sogni, a illusioni
tenacissime ... tutto l'estro l'entusiasmo dell'anima mia accesi
e ardenti nella fiamma, che Lei mi faceva sperare per l'ultima
volta ... ditemi, o poveri disingannati, dove siete?
Perchè la Mente mia, che, dianzi,
librandosi sulle ali dorate della fantasia e sorvolando nelle
infinite regioni delle illusioni e delle sublimi speranze sognava
... ripigliava entusiasta la croce dell'amore, che un ben terribile
risveglio le aveva involato... perchè ora la mia Mente
è fredda, quieta ... benchè triste, stanca fino
alla Morte?
Povera Mente! Tu hai vinto una grande battaglia,
e dinanzi alla veridica luce della tua spada fiammeggiante, mi
cadde la benda dagli occhi, la realtà s'impossessò
e tenne in freno il mio cuore ... ed io piansi ... piansi tanto
... ed ora esclamo: ... perchè così mutata in si
poco andar di tempo ... perchè sì libero?..Oh s'io
fossi salvo!
E salvo sono finalmente, libero affatto
dai miei sogni, e, grazie ai dolori passati, questo novello risveglio
non è stato sì tremendo come quello dei dì
passati.
Per fortuna che mi sono risvegliato a tempo!
In questo punto sono deciso ... io non
devo più nutrire un palpito solo per Venanzia ...
sono risoluto di sfracellare a terra quest'idolo di mia fantasia,
risoluto di non rinnegare il passato, anzi di ringraziarlo, perchè
m'ha fatto vecchio di esperienza a 17 anni! ...
E pure era così bella cosa esser
poeta e sognare, e cullarsi in sante illusioni, e custodire gelosamente
le generose idee di un'anima solitaria ed entusiasta. Era si
bella cosa!
Tuttavia non cesserò di essere poeta,
anzi, se prima poteva ancora sperare in una Musa ardente, estatica,
la Musa della Fede e dell'amore ... ora tenterò coll'anima
mia rinnovata le corde armoniose di una Musa meno splendida,
ma più vera, meno ricca, ma più santa e generosa,
la Musa del dolore.
Ritiriamoci in noi stesso, scopriamo le
piaghe di questo cuore, ed innalziamo un funebre lamento sulla
fiamma, che non è più ...
O Dio! Dio!.. Non posso più continuare!
L'angoscia ... l'aver rotto una catena sì tenace ... l'aver
squarciato un avvenire sì rifiorente di fiducie e di desideri
... e dover assistere con calma alla rovina di tutta la parte
più cara del mio cuore ... oh! questo è ben doloroso.
Non reggo più al travaglio!
A domani le spiegazioni, se sarò
"forte e tranquillo"
Lunedì 8 Gennaio 1972
Scriverò tranquillamente queste linee,
che saranno le ultime indirizzate a Lei ... e l'inchiostro, con
cui le vergo, sarà come la leggera sabbiolina, che si
getta sopra un estinto.
Io sono ritornato in me stesso, e, ieri
sera, appunto mentre intendeva dichiararmi a Venanzia, ho capito,
e questa volta, posso dire, mi sono convinto, che il mio amore,
nutrito per sì lungo spazio di tempo, spento quasi nelle
lagrime dell'anima mia triste e solitaria ... mi sono convinto,
ripeto, che questo mio amore era troppo entusiasta, troppo ideale,
troppo eccelso e generoso per una persona, che non mi contraccambiò
giammai di una parola benevola promettente, per una persona indegna,
che non m'amava.
Io non debbo, nè voglio più
rivolgere i miei pensieri più santi a Venanzia, che un
tempo fu per me tutto, cui io adorai in un modo veramente idolatro,
facendomi di Lei un altare immacolato, a lei legando la mia esistenza,
tute le mie speranze, i miei dolori, le mie poche gioie, le aspirazioni
insomma sacrando a lei tutto il passato, il presente e il tempo
avvenire.
Ora ogni incanto è cessato.
Il mio cuore riposa, e spero riposerà
sempre per l'avvenire.
Io non amerò più venanzia
per più ragioni:
1) Perchè essa è indifferente,
fredda, e non mi ama certamente;
2) Perchè, credo, sia già
promessa a suo cugino Leonardo; e dico ciò non gratuitamente,
essendomi accorto, come tutti i miei, ch'Ella è gelosa,
se suo cugino indirizza il discorso o fa conversazione con qualche
altra signorina, la sera delle nostre serali rappresentazioni,
specialmente, se dimostra di aver simpatiche le due signorine
Lidia e Maria Mancardi più belle di Venanzia; quanto disprezzo
in questo paragone!
3) D'altra parte credo che anche Leonardo
sia cotto più o meno di Venanzia: stante le premure che
le dimostra, le gentilezze di cui la ricopre, con una perseveranza
veramente modello.
4) Perchè l'amore senza essere corrisposto
è una faccenda sì brutta, ch'io già la abbandono
ai generosi, che mi vengono dietro e che ancora non hanno avuto
il disinganno d'amore. Lo diceva ma non lo credeva!
5) Perchè Venanzia non fa per me,
che sono per intraprendere la via dell'artista ed ammogliarmi,
ed uccidermi la fantasia, credo, sia una cosa sola.
6) Perchè, dopo le allusioni, che
sono nel mio Dramma, con le rispettive tirate all'egoismo della
signora Tasca, credo seriamente, che, la sera della rappresentazione,
io avrò da romperla definitivamente con la famiglia Tasca,
benchè la signora cugina dell'interesse, la farebbe da
scaltra e prudente, se lasciasse correre l'acqua per la china,
si digerisse in santa pace le pillole amare, che, coram populo
ed in pieno teatro voglio ad ogni costo farle trangugiare: nè
con l'andare in bestia e menar scalpore provocasse ancora un
qualche scandalo.
Ad ogni modo, vedremo.
7) Per ultimo mi accorgo che io e Venanzia
non ci comprenderemmo: almeno Ella non comprenderebbe me: stante
la sua naturale placidezza e spensierata, che fa a pugni con
la mia indole seria, bollente, appassionata e rifessiva: onde
io temo, che, dato il caso ch'io l'avessi sposata, avrei forse
avuto a stringere nelle mie braccia nel delirio della voluttà
una statua di ghiaccio, senza gemiti di amore, senza sensazioni
profonde e corrisposte.
8) Per molti altri motivi, che sono forse
i più seri, riflettenti la nostra reciproca situazione
avvenire; motivi ch'io più non addurrò; perchè
ne ho già assai e fin troppi.
E con ciò auguriamo buona vita a
Venanzia, e ci stacchiamo da lei, col cuore un po' triste è
vero, ma, col ghigno di Mefistofele sulle labbra!
Buona notte!
Mercoledì 10 Gennaio 1872
Voglio fare un'ultima riflessione, che sarà
quasi un compendio della mia passione oramai estinta affatto,
e, giova sperare, per sempre.
Ed è che quando si ha un cuore vergine,
generoso, entusiasta, come il mio, è pericoloso l'unire
una fantasia bollente, splendida; perchè si corre pericolo
di accendersi facilmente per cose, che belle non sono in sè,
ma solamente in quanto sono un mero prodotto della nostra fantasia.
Indi nasce quel terribile dualismo, che
s'agitò violentemente e per tempo sì lungo nella
mia esistenza: quel voler fingersi un mondo diverso ed adorarlo
nella solitudine dell'anima non solo, ma ancora, per conseguenza
sperare di trovarlo effettuato realmente: poi quella subitanea
disperazione, quando un colpo fierissimo del disinganno, che
non si fa mai attendere, si abbatte a terra.
E' il concetto del mio Dramma Ideal e Realtà;
concetto che nacque spontaneo dall'osservazione non degli altrui
eventi, ma bensì dalla dura esperienza dei proprii.
Con ciò si spiega anche quel mio
novello accendermi momentaneo, per Venanzia, ultimo lampo della
mia fiamma, che stava per ispegnersi compiutamente, alimentata
dall'ideale, spenta violentemente dalla Realtà.
Giovedì 11 Gennaio 1872
Oggi, stanco e ristucco di più aspettare,
ho scritto a Gemelli la lettera seguente di sollecitazione:
Pregiatissimo Sig. Capocomico,
Mancandomi tempo ed occasione a venirle
parlare personalmente, le scrivo, per dirle più cose relative
al mio Dramma Ideal e Realtà.
Primieramente, vorrei farle preghiera di
rispondermi se intenda rappresentarlo, e se non ha mutato pensiero,
nè vuole già mancare alla datami parola, la pregherei
di fissarmi un giorno ed un'ora, per leggere assieme il mio Dramma,
secondo quanto Ella mi propose. Inoltre, se tuttora intende rappresentarlo,
la pregherei di sollecitarne la rappresentazione, di modo che
non più tardi dello spirare del mese Corrente di Gennaio,
se ne possa dare la prima recita: e ciò per più
ragioni:
1° Perchè non mi basta il cuore
a vederne ulteriormente rimandata la rappresentazione;
2° Perchè ogni ulteriore dilazione
non fa che incepparmi ne' nuovi lavori, che sto scrivendo, ed
impedisce a che io faccia rappresentare le nuove produzioni;
3° Perchè quell'incertezza m'infastidisce
infinitamente, e ritarda di giorno in giorno il mio esordire
nella carriera letteraria; mentre il mio avvenire dipende forse
da un'ora, da un istante.
4° Perchè il mio Dramma essendo
serio, non sarebbe, nel suo e nel mio interesse il produrlo proprio
agli sgoccioli del Carnevale; perchè in quel tempo si
brama ridere ed atteggiarsi a Mefistofele, ed un argomento serio
verrebbe considerato dai più, (che sono sempre i volgari)
come un fuor d'opera; perchè in quel tempo le numerose
mie conoscenze e i duemila studenti amici (boom!) non avrebbero
agio di venire a sentire, essendo occupati in balli e sorrisi;
5) Perchè ho avuto incoraggiamenti
da un distinto artista della Compagnia Italiana a farne una versione
ed adattarlo alle scene del Gerbino; e se temporeggia
di vantaggio, ho una matta voglia di seguire i consigli datimi.
Ho fiducia che queste ragioni saranno sufficienti
per impegnarla a non rimandare ulteriormente la rappresentazione
del mio Dramma; e chieda ch'io mi chiamerò fortunato,
se dovrò alla gentilezza ed ai meriti distintissimi di
lei, la prima Vittoria nei sanguinosi Campi dell'Arte.
Le rinnovo preghiera di rispondermi puntualmente
per lettera a tutte le richieste, ch'io le ho ha fatte sopra
schiettamente; e d'indicarmi ancora nella risposta le condizioni,
con cui intende rappresentare il mio Dramma.
Perdoni se forse l'ho tediata, e mi creda
suissimo per la vita.
Torino, 11 Giugno 1872
Leon Augusto Perussia
Venerdì, 12 Gennaio 1872
Gemelli ha risposto oggi per bocca di mio
fratello, invitandomi a passare da lui verso le ore cinque, per
rivedere assieme il Dramma.
Sabbato, 13 Gennaio 1872
Sono passato da Gemelli ... non si è
potuto fermare, avendo da recarsi dal procuratore Scotta, per
affari suoi particolari.
Mi ha però detto di ripassare Lunedì
15, per rivedere e concertarsi dandomi promessa che il mio Dramma
sarebbe stato messo da lui in prova, subito dopo i Misteri dij
Doi Carlevè ... (Povero Gemelli! Era spiantato come una
campana fessa!).
Domenica, 14 Gennaio 1872
Sette giorni a stassera avremo recitato
a casa nostra in persona su un teatro appositamente costrutto.
Si rappresenterà il sistema di Giorgio, commedia in due
Atti dell'Avv.to Gherardi del Testa, e la Sposa e la Pavala.
Nella prima io sosterrò la parte principale di un Generico,
nella seconda quella dell'amoroso Giulio.
Lunedì, 15 Gennaio 1872
Sono ripassato da Gemelli, nè lo
rinvenni a casa. Mi fece dire che il Dramma l'aveva finito di
leggere.
Poveretto! E' pieno zeppo di debiti e capisco,
che con tutte le seccature dei creditori, non gli rimane tempo
da pensare a me.
Martedì, 16 Gennaio 1872
Non sono più ripassato da Gemelli,
avendo saputo da mio fratello, che non ha tempo: dovendo alle
ore 9 recarsi alle prove del Dramma "I Misteri dij Doi Carlevè"!
Mercoledì 17 Gennaio 1872
Stassera, come tutti i Mercoledì
del Carnevale, vado con mia sorella al Ballo di casa Amoretti.
Sono libero, come un uccello nell'aria, e perciò danzerò
di vero proposito, senza far posa un solo istante.
Sabbato 20 Gennaio 1872
Stassera sono invitato ad un magnifico ballo
in casa De Sancti ... Ci andrò ilare e festoso con una
matta voglia di danzare.
Domenica, 21 Gennaio 1872
Ho ballato tutta la notte, sino alle 7 di
questa mattina. Ballo e Buffet splendidissimo. Molte vezzose
e giovani signorine sfarzosamente abbigliate Ho passato una bella
notte. (Fu una delle più splendide, gaie notti di mia
giovine vita)
Questa sera recito a casa.
Prima rappresentazione della Commedia Italiana
"Il sistema di Giorgio", e dello scherzo in piemontese
"La Sponsa e la Cavala".
Lunedì, 22 Gennaio 1872
Ho scritto a Gemelli la seguente:
Pregiatissimo Signor Capocomico,
E' già spirato un mese dal giorno
ch'io le ho dato a leggere il mio Dramma Ideal e Realtà,
ed ebbi formale promessa, ch'Ella l'avrebbe rappresentato al
più presto.
Visto ch'Ella mi teneva a bada, la sollecito
con una mia lettera: ebbi risposta di recarmi alla dimora di
lei, per concertarsi assieme, mi recai due sere; non mi fu possibile
neppur di vederla, e poterle dire a voce ciò che oggi
le scrivo, essendomi venuta meno ogni speranza di potermi abboccare
con Lei.
Signor Gemelli, non le pare che siasi menato
fin troppo il can per l'aia a mio riguardo? A me pare così,
a me che durai fatiche improbissime, tollerai travagli dell'anima,
fastidi del cuore, per fare del mio Dramma un lavoro di qualche
pregio, a me, che spesi il tempo destinato al riposo in veglie
tormentosissime, ed ora mi accorgo, ch'Ella neppur si accinge
a malincuore a rappresentare il mio Dramma!
In verità, signore, se mentre io
stava logorandomi cervello e cuore a gettar giù quelle
pagine, che ad ogni passo mi rammentano una triste storia, di
cui io ne fui vittima immolata sull'altare del disinganno, se,
dico, qualche maligno e me si fosse accostato, e mi avesse sussurrato
in un orecchio, che il mio lavoro sarebbe stato per si lungo
tempo posto in non cale; in verità che io, lungi dal proseguire
a intristirmi vieppiù nella ricordanza dei giorni passati,
avrei gettato il manoscritto del mio Dramma alle Fiamme, e recitarvi
sopra le ceneri un requiem aeternam.
Ma ora il dado è tratto, e non mi
resta che passare il Rubicone.
A ciò io mi sono lungamente cullato
nella dolce fiducia, che, il dì della battaglia avrei
avuto il sostegno di lei, artista distintissimo, e della sua
Compagnia, che, a rappresentar soggetti seri, è forse
la migliore delle tre, che vegetano in Torino (!).
Ora, dopo aver pazientato con l'affanno
di chi vede posto in dolorosa noncuranza il parto del proprio
ingegno, mi tocca l'amaro convincimento che anche questa fiducia
non sia stata un sogno!
Un sogno? ... Eppure non mi par vero, specialmente
dopo le ripetute promesse di Lei, specialmente perchè
credo nella sua parola di Galantuomo onorato.
Signor Gemelli, mi spiacerebbe immensamente
di avermi a disingannare su questo punto ... epperciò
per l'ultima volta ed in breve la sollecito a battezzare al più
presto con una prima rappresentazione il mio Dramma con preghiera
che, ove intenda ritirare sua parola, di che le concedo ampia
facoltà, mi voglia restituire il manoscritto, che saprò
ben io qual uso farne.
Signor Gemelli, s'Ella intende rappresentarlo
io esigo da Lei, che sia posto subito in prova: dimodochè
fra quindici giorni al più a partire da oggidì
il mio dramma riceva il battesimo della prima recita.
Aspetto pronta risposta, in cui siano ancora
indicate le condizioni d'uso per la rappresentazione dei lavori
d'Arte; condizioni, ch'Ella intenda porre a mio riguardo.
Se mi risponde per lettera, sarà
meglio e più profittevole. Il mio indirizzo è presso
l'Ufficio del Cons. Capo Giuseppe Martini Via Cernaia n. 3, p.no
2°, Torino.
Se poi trova troppo breve il tempo accordatogli
per la rappresentaizone del mio Dramma, le fo un'ultima preghiera
di consegnare tosto il mio manoscritto a mio fratello Giuseppe.
Pazienza, se avverrà così!
La saluto distintamente, professandomi sempre
come per lo passato.
Suissimo per la vita.
Leon Augusto Perussia
Torino, 22 Gennaio 1872
Mercoledì, 24 Gennaio 1872
Ricevuto risposta Gemelli.
Essergli impossibile rappresentare mio Dramma,
per mancanza della Martoglio, prima Donna, che s'è licenziata.
Tuttavia mi prega di volerglielo lasciare:
perchè Gemelli sul finire del Carnevale, sciolta compagnia,
andrà nella compagnia di Milone e Ferrero, la migliore
e più ricca delle piemontesi: e là farà
rappresentare il mio Dramma prendendovi parte, sostenendo il
carattere di Adolfo.
Ci penserò.
Giovedì 25 Gennaio 1972
A questi dì faccio la qui descritta
vita.
Lungo il giorno per la gran parte sto occupato
a quel maledetto ufficio, che Dio l'abbia in gloria; ed alle
volte vado a sentire qualche lezione alla Università,
o alla passeggiata dei Portici, per aver agio di trattenermi
alquanto con i miei amici. Alla sera, se non vado a danzare,
o faccio le prove delle commedie, che rappresentiamo la sera
di Domenica corro al teatro Gerbino, dove è attualmente
la Compagnia Ciotti, Lavaggi e Marchi.
Là m'entusiasmo principalmente della
Pia Marchi! Pia Marchi!
Che artista divina verramente!
Domenica, 28 Gennaio 1872
Stassera recita nuovamente a casa mia, circa
100 spettatori. Non palpito più per Venanzia, bensì
per l'Arte Drammatica, e mi piace così la professione
d'Artista Comico, che mi verrebbe la tentazione ...
Basta, parliamo a bassa voce, che papà
non senta ... ch'io ho la matta voglia di dare un calcio ai codici
ed ai Digesti, per tutto dedicarmi all'Arte!
Lungo il giorno vado legicchiando alla rinfusa,
Drammi, Commedie, Opere, Scherzi comici ... e tutti i miei quattrini
di studente li spendo o al Gerbino o a provvedermi Produzioni
Drammatiche di tutti gli Autori buoni e cattivi per fare i mei
studi prediletti sulla Drammatica letteraria e rappresentativa.
Mercoledì, 31 Gennaio 1872
Oggi mi sono fatto restituire il mio Dramma
da Gemelli, e, rivistolo in tutta fretta, l'ho portato alla Compagnia
Milone e Ferrero, che si produce al teatro Rossini.
Lo consegnai di propria mano al Capocomico
Ferrero, che mi disse l'avrebbe dato a leggere a Milone ... e
tornassi domani a sera, per la risposta.
Ci andrò.
Intanto stassera andiamo a danzare.
Domenica, 4 Febbraio
Stassera abbiamo nuovamente recitato a casa
nostra.
Si rappresentò una commedia in due
Atti "Chi ama teme" in cui ebbi a sostenere la parte
di primo attore: si ripetè oltracciò lo scherzo
comico "La Sponsa e la Cavala". Domenica ventura, stante
le feste del Carnevale, si farà riposo, rimandando le
ulteriori rappresentazioni alla prima domenica di Quaresima,
18 Febbraio.
Mercoledì, 7 Febbraio
Oggi finalmente ho ricevuto la risposta
dalla Compagnia Ferrero e Milone, riguardo al mio Dramma. Trovarono
buona la produzione e sarebbero felici di poterla rappresentare,
se non presentasse molti difficoltà superabili solamente
da veri artisti, che difettano nelle Compagnie Piemontesi.
Epperò mi restituivano il manoscritto,
incoraggiandomi ad adattarlo alle scene Italiane, ciò
che io intendeva già di fare, sicuro di un migliore successo.
Intanto sto pensando a qual partito debbo
appigliarmi, e siccome io non sono mai tardo nelle mie risoluzioni,
così fra due o tre giorni al più, il mio Ideal
e Realtà seguirà il destino, che gli segna il mio
volere.
Intanto non perdiamo la nostra fede nell'avvenire!
Excelsior!
Sabbato, 10 Febbraio
Oggi sono principalmente le feste del Carnovale.
Io, dopo aver fatti molti divisamenti, ho
recato alfine il mio Dramma alla comica compagnia piemontese
Ardy e Salussoglia, che, a cominciare dal primo di quaresima
potrà a ragione tenersi come la migliore, stante i cinque
o sei artisti che ha scritturaro, rapendoli alle altre compagnie.
Domenica, 11 Febbraio
Questa sera io mi trovava al caffè
Livorno, reduce dal teatro Gerbino. Erano le ore 11,30 e stava
chiaccherando con un mio amico Alberto Copasso: quando successemi
uno spiacevole incidente!
Mi si avvicina Merlo Domenico, quel giovane
di cui feci cenno nel corso di queste Rimembranze.
Con costui io aveva da qualche giorno giuste
ragioni di risentimento, per essere egli mancato a quell'amicizia,
che mi professava col mostrarsi indelicato e presuntuoso meco,
... il gnomo ... il pigmeo!
Oltracciò mi disgustava non da poco
tempo quella sua arroganza nel voler sostenere le sue opinioni
retrograde e codine, fra cui persono quella dell'infallibilità
del papa ... l'imbecille!
Ad ogni modo io, per essere schietto, non
repressi il mio sdegno, e lasciai travedere il mio risentimento,
biasimandolo della sua condotta verso di me, redarguendo le sue
teorie pretine, che hanno rovinato l'Italia nella libertà
e nelle aspirazioni. A lui intollerante corsero sul labbro alcune
ingiurie ignobilissime, a cui io diedi la più eloquente
risposta, quella del silenzio, invitandolo a tacere a sua volta.
Egli alzò la voce, minacciando di menar le mani, il villanzuolo!..
Insomma a me che discorreva pacato e freddo oppose insulti ed
ignobili minaccie; solite armi a cui ricorrono questi spudorati
di gesuiti, pieni di pregiudizi e di volgare superbia e intolleranza.
Vi fu un momento terribile; mi sentii affluire tumultuoso il
sangue al cervello!.. pur mi rattenni, e conservandomi impassibile
all'apparenza, mentre lo sdegno scoppiava, risposi alle sue insolenze,
con un "ci rivedremo" e coll'inibirgli l'accesso alla
mia casa.
Quindi ci separammo, egli sbravazzante,
ed io sdegnato e pieno di amarezza e di tristizia verso il signor
Merlo, che alla mia amicizia, rispose con insolenze ...
E ci rivedremo, non sul terreno a lasciare
alla punta delle nostre spade la ragione della contesa stupidissimamente
... no ... ci rivedremo a quattr'occhi, oggi stesso ... insomma
io gli scriverò e questa sarà l'ultima voce dell'amicizia,
che sta spegnendosi. Ecco la lettera finitiva che gl'invierò
domani mattina.
Lunedì, 12 Febbraio 1872
Or ora m'è accaduta una crisi dolorosissima,
ma pure neccessaria e perciò accetta. Mi accingeva a scrivere
la lettera di biasimo a Merlo, e, come sono solito a fare, la
copiava prima su queste Rimembranze per conservarne una copia
... quando sul punto di mettermi a scrivere in seguito alle linee
vergate, ieri sera entra mio padre nella mia stanza!..
Trasalii, non come chi è sorpreso
sul punto di commettere un qualche male; ma siccome colui, che
sta confidando alle carte segreti non accessibili a tutti e tanto
meno ad un padre ... Il mio cuore battè violentemente,
le mie mani corsero veloci sulle Rimembranze de' miei dì
vergate in questi fogli ... e tremai che mio padre le vedesse
e leggesse! ...
Leggere la storia dei miei dolori, dei miei
patimenti, profanare con isguardi indiscreti ed ironici il santuario,
la parte più cara dell'anima mia!
No ... no ... mai..!
Cercai di padroneggiarmi, e, giacchè
non poteva fare altrimenti, senza dar a vedere il mio timore,
mi ricomposi a scrivere. Tutto ciò in un istante.
Mio padre si ferma, mi guarda un pò
esitando, e poi mi domanda imperiosamente:
Che cosa fai?
Scrivo!
Che cosa?
Faccio le note e i sunti delle lezioni Universitarie!
... fui pronto a rispondere, non vergognandomi di mentire, perchè
questa menzogna era necessaria e la necessità in questo
caso non si discute.
(Non si deve mentire mai! Milano, 13 settembre
1874)
Davvero?
Io tacqui e piegando questo quaderno, stava
per riporlo e chiuderlo nel tavolo.
Ma egli si avvicina prontamente, gridando:
Fermo! lascia ch'io veda! ...
Mi tenni per morto ...
Tuttavia non volli già cedere. D'un
baleno, afferro questo Quaderno, lo stringo al seno con una mano,
e dall'altro feci un gesto di supplica verso mio padre.
Egli l'interpretò forse per una sfida;
per cui, rosso in volto, fiamme schizzanti dagli occhi, si avventa
contro di me.
Voglio vedere.
"No ... no, chè questo è
un segreto" ... e mi allontanai violentemente ...
Egli mi rincalzava ...
Voglio vedere ... Sono tuo padre ...
"No per pietà ... e mi trovai
presso alla parete di mia stanza, con dinanzi mio padre irato
e fremente.
Ogni speranza era persa ...
Mi cadde l'animo, ed abbandonai il manoscritto
nelle mani di mio padre.
Egli lesse ... Rimembranze ...
Ah! ... questi sono i sunti delle Lezioni
di Giurisprudenza ... questi i tuoi lavori? Ed intanto stringeva
convulsamente il manoscritto, si che lo guastò e spiegazzo
tutto.
Mi balenò un'idea.
Egli non aveva ancora aperto il Quaderno,
nè avrebbe potuto leggere a prima vista; perchè
la collera gli faceva velo agli occhi: guai, se fosse tornato
in sè, ed avesse letto i segreti dell'anima mia! guai!..
forse era ancora in tempo.
Fu un istante.
Composi il mio volto ad una pacatezza forzata
... e con una voce affettatamente tranquilla, dissi semplicemente:
"E' un mio romanzo.
Mio padre credette ... sbuffò, poi
scagliandomi in volto questo povero manoscritto stropicciato
e malconcio orrendamente, seguitò:
Ah! e tu fai romanzi?.. Oh! e perdi il tuo
tempo così vanemente! ...
Quindi si voltò repentinamente, slanciandolo
verso il mio tavolo.
Compresi e trasalii. D'un salto lo prevenni,
e d'una mano stringendo questo manoscritto, dell'altra appigliandomi
al tavolo, faceva difesa del mio corpo al cassetto, dove conservo
tutti i miei segreti.