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    Leone Augusto PERUSSIA
     
    TORINO 1871-1872
     
    Parte Settima
     

     

    Giovedì, 21 Marzo 1872

    Domenica, 10 Marzo ad un'ora e 30 minuti pomeridiane è morto
    Giuseppe MAZZINI
    E' morto il più grande pensatore del secolo, il più costante apostolo della democrazia, il più puro repubblicano del mondo.
    Con lui è spento il genio del riscatto d'italia!
    Ma ... rinascerà!
    Dalla tomba di Mazzini uscirà ancora la voce di libertà ed indipendenza.
    L'Italia piange: tremano i re ... pallidi come morte ...
    Il giorno della giustizia, s'approssima minaccioso ... Guai ai tiranni vinti!
    Plachiamo i Mani di Mazzini ... o giovani repubblicani d'Italia.
    Avanti sul cammino, che ci ha tracciato il suo esilio, la sua virilità, la sua fede, la sua virtù.
    Là ... alla meta ... noi lo ritroveremo ... Avanti ... Viva la Repubblica! Fede, speranza, lavoro
    Excelsior.
    Ecco l'idea di Mazzini!


    Torino, 22 Marzo 1872

    Rifrequento l'Ufficio da mane a sera.
    Intanto nei frastagli di tempo proseguo l'interrotta Versione Italiana del mio Dramma.

    Torino, 23 Marzo 1872

    Ho inviato a Treves, tipografo Editore di Milano la seguente:
    Pregiatissimo Signore,
    A V. S. che con pubblicazioni giornaliere di libri sani ed utili, giova costantemente alla patria e all'umanità, offro di farsi editore di alcune opere, che certo non mancheranno di accrescere pregio e lustro alla sua Biblioteca Popolare e utile.
    E' una versione Italiana, con note e commenti delle Lezioni di Horace Mann, Channing, ed altri immortali economisti e filosofi Americani, che coi loro scritti furono causa precipua dell'incivilimento e del progresso dell'America del Nord.
    Queste pubblicazioni potranno darsi alla luce, sia partitamente nei fascicoli delle Letture Popolari, sia in diversi volumi della Biblioteca Utile.
    Favorisca scrivermi, se le riesce gradita la mia proposta, e d'indicarmi in questo caso le condizioni, con cui asumerebbe, quest'impresa.
    La prego nello stesso tempo d'inviarmi gli Ultimi Cataloghi delle Opere da lei edite.
    Riverendola distintamente, sono felice di potermi segnare etc ... etc..
    Attenderò una risposta; e se ci accorderemo con l'Editore, io e il professor Ferreri intraprenderemo la pubblicazione di queste versioni italiane. Sono così stupende le opere di questi Americani, e specialmente quelle di Emerson Ralph, che sarebbe una disgrazia il non darle a conoscere agli italiani. Quante idee innovatrici e schiettamente liberali e repubblicane.

    25 Marzo 1872

    Ricevuto questa mattina la risposta di Treves; eccola:
    Pregiatissimo Signore,
    I molti impegni assunti anteriormente verso molti autori, che aspettano, alcuni da più d'un anno, veder pubblicati i loro libri, mi costringono a non assumere per ora alcun nuovo obbligo.
    Contemporaneamente a questa mia, riceverà il catalogo richiesto, ringraziandola delle gentili espressioni, me le dichiaro
    Devotissimo
    p. E. Treves - S. Ghiron
    Pazienza! Li rivolgeremo ad altri, se per ora voi non potete pubblicare le nostre versioni.


    1 Aprile 1872

    Mirabilia! Il procuratore Martini ha creduto bene di pormi a stipendio.
    25 franchi al mese!!! Perciò io devo impiegare quasi tutto il giorno in lavori ingrati e che mi guastano ingegno e volontà
    25 franchi al mese!!!
    Fiducia e speranza!

    5 Aprile 1872

    Col 1 Aprile ho preso l'abbonamento al Teatro Alfieri per 20 rappresentazioni.
    E' una Compagnia Italiana secondaria diretta dal bravo attore romano A. Schiavoni.
    Continuo intanto il mio Dramma.

    9 Aprile 1872

    Quest'oggi ho finita la versione del mio Dramma Ideale e Realtà. La porterò stassera alla Compagnia Schiavoni del Teatro Alfieri.
    P.S.: Così ho fatto. Sono le 12 sera. Vado a letto stanco, e pieno di fiducia. Che sia salva l'Italia nostra, ed inviolato e puro eternamente il focolare dei lari paterni; e nitido rifulga il sole sul benessere e sulle fronti serene di tutti gli uomini!

    Torino, 10 Aprile 1872

    Ho inviato la seguente al Capocomico Schiavoni:
    "Distintissimo Signore,
    Ho fatto pervenire al Segretario della Compagnia Drammatica diretta da V. S. il manoscritto di un mio Dramma Nuovissimo intitolato Ideale e Realtà.
    Credo che già le sia stato consegnato.
    La prego di ferne tosto una pronta lettura, chè forse le potrebbe convenire.
    Favorisca indirizzarmi la sua lettera di risposta presso, l'Ufficio del Cansidico Capo G. Martini, Via Cernaia, 3.
    Comunque lascio a Lei la cura, di fissarmi tosto letto il Dramma, il luogo, il giorno e l'ora per ulteriori determinazioni e concerti.
    Affidandomi in tutto alla gentilezza di Lei, mi pregio di firmarmi
    Di voi devot.mo etc.
    L. Augusto Perussia.
    Ora attenderò tranquillamente la risposta.
    Ho ragione di sperare, ch'essa non si farà desiderar molto, e sarà probabilmente conforme ai miei voti.
    Io affronto pacato e sorridente l'avvenire, che mi si distende innanzi in tutto il suo lusinghiero splendore: ... forse troverò lungo il duro calle dell'Arte una rosa, che m'inebrii di sua fragranza?

    Torino, 14 Aprile 1872

    Ho mandato un uomo a Merlo con la seguente:
    Merlo,
    Consegnerai sull'istante al portatore della presente, tutti i libri ed effetti di mia proprietà, che tu mi devi da sì gran tempo.
    Mi pare di aver già troppo aspettato.
    Ne converrai meco anche tu stesso, se hai coscienza e dignità d'uomo onesto.
    Avrei potuto usare altro mezzo energico e per te avvilente ad ottenere ciò che mi spetta di diritto: volli nondimeno, anche doppiamente offeso, mostrarmi teco generoso e clemente.
    In questo punto ti perdono e ignobili insulti e basse maldicenze e caparbie e ridicoli silenzi, ed immorali indugii ad ascoltare la voce del dovere e della dignità ... tutto ciò ti perdono. Addio.
    Leon Augusto Perussia
    Un'ora dopo il messo ritornava coi miei libri ed un mio manoscritto contenente un primo saggio di Commedia in 2 atti, stata scritta l'altr'anno, intitolata "Non tutto il male vien per nuocere".
    E' una specie di aborto giovanile. Tuttavia la serbo.

    20 Aprile 1872

    S'accresce la mia noia per l'Ufficio, e con essa la mia avversione.
    Intanto attendo una risposta da Schiavoni.
    Il mio abbonamento al Teatro Alfieri è terminato. Non lo riprendo, amando di non sprecar tempo tutte le sere, desideroso di approfondirmi negli studi critici ed estetici ch'io prediligo imensamente.
    Ho incominciato una specie di Appendice a queste Rimembranze, intitolata Ore Nere. Passeggiate sul fango delle Terra.
    Bozzetti, Schizzi ed Appunti di Leon Augusto Perussia.
    Contiene studi pratici ed osservazioni filosofiche su tutto ciò che di schifoso diguazza nel seno di questa società decrepita.
    L'unico pregio di queste Note sarà la verità storica dei fatti narrati.
    E' un lavoro fatto per mio uso solamente e che assolutamente non permetterò mai sia pubblicato. E infatti il mondo che vi tratteggerò sarà tale, da non poter comparire alla luce del pubblico, senza detrimento e scandalo. Io osservo e scrivo. Preti schifosi, prostitute, plebaglia ... tutto tratteggio a vivi colori, come mi detta l'impressione, che fanno sul mio animo le loro azioni. E' uno studio eminentemente pratico e veritiero che serverà lungo il corso di mia carriera Drammatica e Letteraria.

    23 Aprile 1872

    Passo così i miei giorni. Alla mattina, appena alzato, fatta colazione, vado all'Ufficio, dove sto impiccato in lavori ingrati sino alle 12 meridiane. Quindi torno a casa, faccio dejeunes, e studio critica e storia letteraria e poesia sino alle 1 1/2. Torno all'Ufficio dove sto sino alle 6. Alla sera non mi restano che poche ore, nelle quali, stanco triste abbattuto ed alle volte disperato, sono impotente a concepire e produrre belle creazioni, ed alle volte persino incapace di studiare.
    In quelle ore io comprendo l'enormità del mio sagrificio, e maledico quel punto fatale, in cui soggiogato dall'affetto paterno, ho rinnegate le mie aspirazioni.
    Intanto, in questa dolorosa spostatura spreco il tempo più prezioso e le forze più vergini e ingenue dela mia giovinezza.
    E ciò mi angoscia profondamente.
    Non so, se avrò pazienza ad assistere ancora per molto tempo a questa tortura: ma quel che so di certo è, che, siccome abborro il Notariato, così non posso in nessun modo assistere alle Lezioni dell'Università.
    E frattanto si avvicinano minacciosi i giorni degli esami! Come farò? Che vale voler studiar i Codici, quando la mia mente non può e disdegna reggere a quella tortura?

    27 Aprile 1872

    Ho ricevuto la seguente:
    "Onorevole Sig. Perussia
    La prego passare dal Teatro Alfieri dalle 11 alle 2 di ogni giorno, salvo eccezione, sono alle prove: debbo comunicarLe cosa riguardante il suo Dramma Ideale e Realtà.
    Mi creda.
    Devotissimo
    A. Schiavoni
    Torino, 26 Aprile 1872

    Come si indovinerà facilmente, sono andato al Teatro Alfieri.
    Il Sig. Schiavoni mi disse avergli piaciuto moltissimo il mio lavoro, e che l'avrebbe rappresentato, se io gli avessi data licenza, ma, che, siccome a Torino, gli affari non andavan guari bene, ed egli contava di partirsene, avrebbe dovuto per forza rappresentar in altra città d'Italia il mio lavoro, riservandosi di produrlo a Torino nel prossimo autunno, che sarebbe ritornato.
    Quindi, dicendomi, che da quel primo lavoro arguiva essere in me stoffa di un buon poeta (sono sue parole) mi restituì il lavoro, acciocchè lo rivedessi e vi facessi quelle innnovazioni, che una più pacata e lunga lettura mi avrebbe per caso suggerito.
    Finalmente sono a posto!

    1 Maggio 1872

    Ho riportato il mio Dramma a Schiavoni.
    Mi contentai di accorciare di alcune battute una scena, dove accade una sfida a duello.
    Dietro richiesta del Capocomico, che mi pregò caldamente ho fatto la presente dichiara, facendogli un dono, come d'uso, di questo mio primo lavoro.
    "Io sottoscritto dichiaro e permetto che il Sig. Capocomico Antonio Schiavoni abbia il diritto esclusivo di rappresentare a Torino e nelle altre città d'Italia, questo mio primo lavoro, durante l'intera annata melleottocentosettantadue: rinunciando da parte mia ai diritti, che la legge accorda sugli autori"
    In fede Leon Augusto Perussia
    D'altra parte egli si obbligò di porre in scena il mio lavoro, con tutta la diligenza ed esattezza possibile, promettendomi, ch'io non avrei avuto nulla a ridire sulla esecuzione.
    Purchè non mi venga meno la fiducia.
    Schiavoni disse di aver letto, nel tempo che stette a Torino, circa quaranta manoscritti presentati, e che fra essi non vi avea trovato che tre produzioni rappresentabili: la mia, una di Govean, ed una terza del commediografo E. Chiaves, che però rappresentata fu accolta freddamente e poco men che a fischi.
    Excelsior! Fede e Speranza!

    3 Maggio 1872

    Si ripartisce così la mia vita giornaliera: alla mattina ufficio. E all'Università, eh?
    Alla sera ufficio. E all'Università, eh?
    Alle 4 pomeridiante, vo a casa dell'amico Copasso, un giovane di ben 24 anni, perito agrimensore, che mi ha richiesto di fargli ripetizioni in preparazione agli esami di Licenza Liceale. Egli vuol fare il Notajo!!!
    Dopo le sei lo stesso viene a casa mia per la ripetizione. Oh che noja! ... e finora ho perso tempo e non ho guadagnato da lui un soldo. E' bensì vero, che si mostra meco gentilissimo, invitandomi ben sovente al caffè ... ma, santo Dio, i dolci e le bibite non valgono certo a risarcirmi il tempo, che per lui spreco giornalmente!
    Pazienza l'onorario, ma il tempo!
    Se non fosse di quella benedetta amicizia!

    5 Maggio 1872

    Mi annojo orrendamente, tutto quanto il giorno in quei lavori ingrati.
    Alla sera non mi restano che due ore al più, dalle 9 alle 11 per coltivare i miei studi, geniali ... non quelli di Procedura, certo: ma, come fare, con la stanchezza, che a quelle ore tarde mi opprime, e cogli inconvenienti, che ne derivano alla mia povera vista, che soffre, tosto ch'io abbia letto per mezz'ora di seguito alla luce del petrolio?

    8 Maggio 1872

    Di questi giorni ne ho viste delle belle!
    Come mi pare di aver narrato in addietro, fra le Mie Rimembranze dell'anno scorso aveva fatto cenno di un amoretto, che mio fratello aveva con una comica giovanetta di 17 anni, bellina, sentimentale, ma civetta e romantica affettata.
    Io credeva, che questa passione fosse una di quelle momentanee esaltazioni, che durano quanto la fiamma di uno zolfanello: invece m'era ingannato.
    Io credeva che i parenti della Rosano fossero persone oneste!.. e invece, Dio che vitaccia!
    Cose da raccapricciare.
    La madre della Rosano, come ho saputo pochi giorni fa, è un'adultera, fuggita da suo marito; convisse coi suoi drudi, e ultimamente con il capocomico Enrico Gemelli, dal quale ebbe un fanciullo.
    Poscia, non so se per coprire quell'onta, diede a Gemelli una sua figliuola primogenita in isposa, e fece in modo, ch'essi dicessero loro figlio il frutto della colpa.
    Una cugina della Rosano è una prostituta e frequenta impunemente la casa di Gemelli, ed ha relazioni amichevoli con loro tutti!
    E mio fratello sapeva tutto ciò, e, da vero acciecato, chiudeva gli occhi, e tirava avanti ... e aveva promesso alla sua amante di sposarla.
    Quando ho saputo ciò, ho cominciato a pormi in grande apprensione; perchè la Rosina Rosano è una di quelle donne, con cui si può bensì avere una relazione amorosa più o meno pura; ma che non si sposano.
    Se fosse onesta, ed avesse parenti onesti, benchè povera, ebbene se la sposi!
    Ma - per Dio - come si può avere una stima ad una ragazza, che fu già l'amante di diversi giovanotti, come so di certo, e che, oltre al non avere alcun nobile sentimento, è civetta gelosa, musona ... ed ama per istinto ...
    Ma, per Dio, costei potrebbe essere (vero amore forse più sincero di tanti altri ideali) sposa fedele, onesta; potrebbe essere una vera madre di famiglia?
    Queste cose le ho fatto osservare a mio fratello, il quale mi rispose, di non immischiarmi nei fatti suoi.
    E io ho lasciato fare. Chi si contenta, goda!
    Ma non fece così mio, padre, il quale, saputo della tresca, tenne d'occhio mio fratello, ed una sera lo pedinò e lo raggiunse sul viale del Campo Santo, mentre a braccetto della sua ganza passeggiava in dolce colloquio.
    Furono poche parole.
    "Vedi, io sono tuo padre ... perchè hai fatto le viste di non vedermi? Giù quel cappello ... Ora so tutto ... e mi basta!
    Mio fratello atterrito salutò ... Rosina proruppe in uno scoppio di pianto ... e spaventata retrocesse ... mio padre s'allontanò celeratamente.
    Al domani successe una scena intima e dolorosa tra mio padre e Giuseppe ... che piangente, mi abbracciava poco dopo esclamando: "Oh! l'amo troppo, non posso lasciarla! ... E poichè io non feci moto di commozione, mi soggiungeva ... Dio! come sei freddo!.. Oh! tu non ami tuo fratello!
    "Insensato, gli risposi io, e come puoi tu credere possibile, ch'io mi commuova a quella tua immaginaria sventura! E non ti cade ancora quella benda fatale dagli occhi?
    E come hai potuto amare sì nobilmente una tale donna? Il dì, che tu avresti chiamato a dignità di sposa, una che sia indegna di tal nome, oh credi tu di crearti una felicità duratura?.. No, certo, che sareste amendue sciagurati per tutta la vita.
    S' Ella ti ama, piangerà nel vedersi misconosciuta da tutta la nostra famiglia, e nel vederne te respinto ... se non ti ama, se non per soddisfare la, sua vanità, tu ti suicideresti moralmente. E poi, pensa alla patria, al dovere che hai verso essa e la società di fare una buona madre di famiglia della donna, che sposerai ... pensa, che hai una sorella da marito; e che, sposando quella donna, disonerai te e parte dell'abbominio cadrà sulla tua sorella, che, benchè, innocente, non sarà più rispettata dalla società. La società è cieca: la colpa del padre cade sul figlio, quella del fratello sulla sorella: perchè la società ha cent'occhi per gli altri ed un solo per sè ... sarà questo un pregiudizio, ammetto, con tuttociò, chi ti garantisce, che un giovane a modo non si arrischii a domandar la mano di tua sorella ... perchè essa abbia per cognata una ... ?"
    Egli non mi risposte ... uscì ... e ritornò da lei, come seppe mio padre, che lo fece appostare da un uomo comprato.
    Al domani altra scena!
    Mio padre era fuori di sè.
    "Sciagurato, gli sgridava, guai se tu infamassi il nome di tua famiglia ... io mi ucciderei ... "
    Mio fratello pianse, chiese perdono a mio padre ... e promise di non più vederla ... Sarà vero?
    Non ha tentato d'ingannarci tutti?
    Si finge troppo allegro da due giorni a questa parte: perchè io possa prestar fede alla sua conversione.
    Si scriveranno ... si parleranno di rado per mezzo di qualche estraneo intermediario!
    Ci pensi lui!
    In quanto a noi, abbiamo fatto, ciò che fu in nostra forza, per allontanarlo dal precipizio, che stava per ingojarlo: s'egli vuol gettarvisi a capo fitto ed occhi aperti ... tocca a lui a risolvere seriamente!


    12 Maggio 1872

    Ho stracciato in minuti pezzi e dato alle fiamme le poche pagine, che già aveva scritto nell'Appendice, a queste Rimembranze di cui ho già fatto cenno, intitolata Ore Nere. Passeggiate sul fango della terra. Bozzetti, Schizzi ed Appunti di Leon Augusto Perussia.
    La ragione di questo cambiamento riposa su ciò: che mi doleva lo sprecar tempo in tratteggiare scene sì schifose. Anche questa risoluzione è andata in fumo.
    Pax tecum!

    Domenica 19 Maggio 1872

    Oggi, ultima recita della Compagnia Schiavoni.
    Fui a trovare il Capo Comico, per intendermi seco lui riguardo alla rappresentazione del mio povero Dramma.
    Mi disse fermarsi per due settimane a Novi Ligure, per quindi passare forse a Nizza ed a Pisa.
    Nel mese di Ottobre ritornerebbe a Torino, per riprodurre fra gli altri lavori nuovissimi anche il mio Dramma Ideale e Realtà.
    Soggiunse che intendeva porlo in scena a Nizza od a Pisa: mi avrebbe scritto del successo.
    Lo salutai, augurandogli tante prosperità, e, dipartendomi da lui, gli strinsi la mano commosso.
    Dovrò sperare?

    23 Maggio

    Sempre medesimo il tenor di mia vita.
    Molta fermentazione d'idee ardite, che l'arido vero non mi lascia realizzare.
    Ho modificato, dopo continuo ruminare, le mie opinioni in fatto di religione.
    Nessun sistema religioso mi ha seguace.
    Sono razionalista nel più ampio senso della parola: per me questa vita è un campo di battaglia ... vae victis!
    Coraggio e perseveranza! Excelsior!
    Non sono idealista, deista: perchè lo spiritualismo finisce in un mistero: ciò che si suppone solamente e di cui è difficile aver fede immutabile, non mi contenta, appunto perchè oltrepassa, secondo la filosofia positiva, le induzioni, di cui è capace la ragione umana.
    Non sono materialista; perchè il materialismo, quale lo intendono i moderi automedonti della scienza, finisce in un assurdo.
    Meglio sempre il mistero, che l'assurdo: se io volessi pensare al di là di questa esistenza.
    Ma io non ci voglio assolutamente pensare: sono troppe le cure del presente.
    Voglio conoscere ogni sistema, e non prendere parte a piegare il capo a nessuno.
    Sono razionalista: ho molti doveri, ed altrettanti diritti inerenti alla stessa mia natura: quelli io comperò, di questi pretendo il riconoscimento.
    Onestà, lavoro e progresso. Amore e Repubblica!

    26 Maggio

    Ho sentito un grande concerto popolare al Vittorio Emanuele. Magnifici pezzi di musica.
    Ho acquistato di molto da alcun tempo nell'estetica musicale, benchè non suoni più il piano, per la gran ragione, che presentemente brilla in casa mia per la sua assenza.

    31 Maggio

    Piangete, o Muse! Oggi il cittadino Leon Augusto Perussia, dietro istanza di suo padre, s'è fatto iscriverre fra i candidati alla Licenza Liceale.
    Ora al poveretto toccherà di rivedere le indigeste materie dell'anno scorso.
    E se la provvidenza di quella buon'anima di mia cugina, scendesse di nuovo benigna a favorirmi con una stoccata!
    Ah! ah!
    E pensare, che tutti gli esami mi cadono proprio addosso, quando meno me lo aspettavo.
    Gli esami per la Licenza, gli esami per il Notariato: Perussia di quà, Perussia di là ... e grande apatia in mezzo.
    Adesso voglio pensare, come avrò a diportarmi in questa tremenda contingenza.
    Piangete o Muse, piangi o libertà invendicata d'Italia! Il tuo Leon Autusto intende, per forza, preparare i germi del futuro Notariato.
    Silenzio, o delirii della mente mia, zittite, armonie dell'arte! Largo alla severa maestà del Notaio Regio!




    1 Giugno 1872

    E' morto Pomba il tipografo, che aveva promesso a me ed al Professor Ferreri di assumersi l'impresa di dar alla luce le nostre versioni dei grandi economisti americani.
    E' morto, e con lui si spense la nostra risoluzione. Ferreri dispera alquanto.
    Io no ... scriverò per i giornali.

    2 Giugno 1872

    Dovendo pensare agli esami, ho pregato il mio alunno Alberti debitore, d'imprestarmi un 15 franchi per provvedermi libri..! Me li ha dati, dicendo di metterli a conto del suo debito, che un dì avrebbe pagato! Attinam!

    3 Giugno 1872

    Il signor Merlo, di triste memoria, desiderando di riconciliarsi meco, mi aveva mandato di questi giorni un biglietto d'invito ad una Academia, di cui era socio.
    Intervenni, mi venne a stringer la mano, ma di là mi tolsi tosto stomacato.
    Figuratevi, che quegli Accademici, protestandosi Cattolici, sorsero tutti a belare arcadiche note, ad una voce imprecando contro l'incredulità moderna, contro la rivoluzione, eruttando bestiemmie sul progresso e sulla nuova e generosa fermentazione d'idee.
    Il diavolo se li porti tutti, canaglia matricolata ... ed anche ivi caro signor Merlo, che vi credete di riconciliarvi meco al patto di simili schifose indigestioni, vi sbagliate di gran lunga.

    4 Giugno 1872

    Scriverò per il Giornale il Diavolo, che si è messo or ora ad uscire quotidianamente.
    Promette riviste letterarie! Le potessi assumere io m'impegno di provvederle!

    5 Giugno 1872

    Ho mandato a Leone Tesio, direttore del giornale il Diavolo, la seguente lettera:
    Distintissimo Signore,
    Mi concederà la S. V. d'invaderle, ogni Domenica avvenire le colonne dell'Appendice del suo giornale Il Diavolo?. S'Ella accetta la mia collaborazione, procurerò con ogni sforzo di tener parola in altrettanti riviste di qualunque pregevole produzione, sia letteraria, sia Drammatica, che farà capolino nel mondo artistico.
    Potrei incominciare, Domenica ventura, con la critica di due recenti lavori: La Morte di Govean e Nanna del Carlevaris.
    Favorisca rispondermi a proposito nella Posta Economica del suo Diario ... in quanto a me, sarò felice di potermi segnare.
    Suissimo
    Leon Augusto Perussia.

    7 Giugno 1872

    Aspetto risposta del Giornale il Diavolo.
    Verrà presto.
    Intanto, altri pensieri mi opprimono.
    L'Ufficio ... Gli esami!
    Auf!

    10 Giugno 1872

    Il Direttore del Diavolo rispose:
    "Quando ci avrete dato un saggio, vi risponderemo".
    Dunque la collaborazione, riguardante le Riviste Letterarie, è attualmente disoccupata?
    Dunque sta in mio potere il prenderne possesso?
    Ho immensa fiducia. Finalmente!

    14 Giugno 1872

    Sono due notti, che, dopo le nojosissime occupazioni giornaliere, scrivo con febbrile attività.
    Oggi, finalmente alle 4 portai la mia prima Rivista Letteraria alla Direzione del giornale il Diavolo, accompagnandola con la lettera seguente:
    "Distintissimo Signore,
    Le rimetto questo primo Saggio critico, frutto di un criterio sviluppato da lunghi e profondi studi ...
    La S. V. sarà sì gentile da pubblicarlo Domenica prossima ventura, io m'intenderò impegnato a mandargliene di nuovi, ogni settimana.
    Io sono giovanissimo, e l'avvenire mi sta dinanzi, e m'invita a prenderne possesso dignitosamente, in nome della patria e dell'arte, i miei due soli e più cari idoli, pensi adunque, se nella modesta mia collaborazione io non metterò ogni mio impegno, per contentare il pubblico e le ragioni dei doveri, che m'incombono.
    Favorisca rispondermi, se gradisce la mia proposta, scusi questa chiacchierata e m'abbia per tutto suo.
    Torino, 14 Giugno 1872
    Leon Augusto Perussia
    Via Cernaia, 22, p.no 1°



    15 Giugno

    Oggi mentre io pensava, se io sarei riuscito nè miei intenti, mi si presentò alla mente l'ombra di Venanzia ... Venanzia! ... Fredda n'è la sua rimembranza: tanto è vero, che mi apparisce rarissimamente, come cosa estinta da lungo tempo.
    Una volta l'amava, ... poi l'odiai ... ora Parce sepulto.

    Domenica 16 Giugno

    Finalmente! Il mio primo Articolo, la mia prima Rivista Letteraria, firmata col mio nome Leon Augusto Perussia, comparve oggi all'1 pomeridiana in luce nell'Appendice del Giornale Il Diavolo .
    Ne ho avuti complimenti infiniti, da tutti i miei amici, da' miei parenti, a cui lo presentai, e particolarmente dal professor Ferreri, che, alludendo a sè, esclamò: "Veda lei fortunato, che può ... : se sapesse, quanti vorrebbero, eppure non trovano occasione di prodursi."
    A cui risposi, non aver io trovata l'occasione, ma avermela creata.
    Gli strinsi la mano con commozione certo di ringraziare de' suo' incoraggiamenti il mio migliore amico.
    Pensare che due anni fa, io era suo allievo!.. Eh!.. Bizzarie della sorte!
    Il professore Fassini pure, insegnante in belle lettere al Liceo Gioberti, mi mandò suo figliuolo, amicissimo mio, a ringraziarmi di avergli spedito copia di mia Appendice pregandomi di passare da lui ch'egli avrebbe lasciato a mia disposizione tutta la sua libreria; lodarmi molto, perchè avea saputo affermare e presentare la questione nella mia critica, dal suo vero lato artistico.
    Chi poi fu più felice, certo si è mio padre, il quale, benchè cercasse contenersi, pure gongolava di vera gioia.
    Ho mandato due copie della mia Appendice agli autori criticati, l'una al Sig. Felice Govean, dimorante in Alpignano, l'altra al Sig. Stanislao Calevario, residente a Roma.
    Io sono poi avventuratissimo quest'oggi ... non per la vanità delle lodi ... ma perchè è cosa sì importante l'aver fatto il primo passo ch'è sempre il più difficile, e nell'età di 17 anni appena, con l'avvenire intero dinnanzi a mè stesso.
    Sono felice, ma non per me, sibbene per la patria mia.
    Oh! potessi riuscirle utile in qualche cosa.
    Di certo nulla eguaglierebbe il compenso, che me ne sarebbe per avvenire!
    Esser utile alla patria mia e cogliere nei fioriti campi dell'arte letteraria un fiore modesto, ma immortale.
    E morire, col conforto di essersi adoperato tutto per il risorgimento delle lettere, e per la dignità de' miei connazionali!

    17 Giugno 1872

    La mia carriera Letteraria si può dire incominciata.
    Essere collaboratore di un giornale; del Diavolo!.. e per la parte più difficile e delicata ... quale si è la Critica!
    Ier sera ho stretto conoscenza con Mario Leoni, il critico apprendista della Gazzetta di Torino, giovane di 25 anni, il quale mi fece mille complimenti e mille proteste di stima.
    Se sapese che non ho ancora 18 anni!
    Intanto ho da preparare un altro articolo per Domenica ventura.

    18 Giugno 1872

    Dopo molto pensare, mi sono risolto di far la Critica, Domenica prossima, dei versi di Emilio Tosto, giovane repubblicano.
    Così potrò far cenno delle mie idee politiche sempre nei limiti permessi dal fisco e dalla tolleranza.
    Fra quindici giorni poi, se non mi si presenta alcun altra pubblicazione, esaminerò la magnifica Storia della Letteratura Italiana di F. De Sanctis.

    Domenica 23 Giugno

    Oggi è venuta in luce la seconda Critica.
    Grande mia contentezza: essa m'è splendidamente riuscita. E gli esami intanto?
    Mah!.. Al Diavolo!.. Viva l'Arte!

    Martedì 25 Giugno

    le due critiche finora pubblicate, le aveva recate presso il portinaio della casa, in cui v'ha la Direzione del Diavolo, acciò che le consegnasse al Signor Tesio direttore.
    Così non ho stretta ancora conoscenza con lui.
    Ma, spero di stringerla, a proposito della mia Nuova Critica.

    Mercoledì, 26 Giugno

    Ho deciso di tralasciare la critica incominciata sulla Letteratura Italiana di Francesco De Sanctis; perchè è già pubblicata fin dal 1871. Vi sostituirò invece l'esame di un recente volumetto di versi di Bobbio Felice, intitolato Fiori e Spine.

    Venerdì, 28 Giugno

    Ho portato io stesso il mio nuovo articolo critico al signor Tesio, direttore del Diavolo. Mi complimento sino all'ammirazione, pregandomi di recarmi giornalmente nel suo ufficio, a trattenermi seco lui; gli avrei fatto un vero regalo a redigere qualche articolo di fondo politico: mi diede due opuscoli mandati alla Direzione per la Rivista, e mi annunziò aver ricevuta dal signor Tosto una lettera, dove mi si ringraziava caldamente per la mia critica de' 'suoi versi'.
    La cercò gran pezzo, ma non la rinvenne. Mi promise però di cercarla meglio, e di farmela tenere, appena io fossi ritornato a lui.
    Insomma fu una vera festa per me.
    Partendo, volle accompagnarmi sino all'uscio. Ammiro la grande gentilezza del signor Tesio; ammiro anche il delicato sentire, che lo spinge a trattarmi con modi si squisiti ed incoraggianti. Intanto io farò per l'avvenire qualche articolo o di politica, o di ricreazione, e lo recherò alla Direzione del Giornale: così sarò un valido aiuto alla collaborazione e potrò meritare alfine un compenso nell'avvenire.
    Speriamo. Excelsior!

    Domenica 30 Giugno

    Uscita Rivista fiori e spine!

    Lunedì 1 Luglio

    Scriverò articoli di politica

    Martedì 2 Luglio

    Il pseudonimo assunto del corpo del Giornale per gli articoli di fondo di politica è Mefistofele.

    Mercoledì 3 Luglio

    Ho domandato al signor Copazzo i denari che mi deve, quale onorario delle mie Ripetizioni.

    Giovedì 4 Luglio

    Oggi uscita altra Rivista cui ho posto nome Bollettino Bibliografico: perché ivi si trattava di varii libretti ... dei quali uno letterario e due scientifici.

    Venerdì 5 Luglio

    Ricevuto lettera complimentosa del Sig. Bobbio ... quella di Tosto non l'ho ancora potuta leggere, perché il sig. Tesio non la ritrova più ...
    Intanto vorrei saper nuove del mio Dramma. In quanto agli esami non ci penso più. Ritenterò un'altra volta di oppormi a quell'avvenire, che mi si vuole imporre.

    Sabbato 6 Luglio

    Ricevuto lettera del prof. Ferreri
    Grazie Mille! Mi ha recato grande consolazione! Ricevuto biglietto di visita grazioso dal cav.re De Agosti.



    Domenica 7 Luglio

    Non uscendo più Il Diavolo alla Domenica, le mie Riviste hanno preso ad uscire al Giovedì.

    Lunedì 8 Luglio

    Ho saputo nuove da Garberoglio, su Schiavoni il Capocomico, che trovasi presentemente ad un teatro di Piacenza.

    Martedì 9 Luglio

    Ho incominciato a scrivere articoli politici di fondo sul Diavolo sotto il pseudonimo di Mefistofele.

    Mercoledì 10 Luglio

    Domani uscirà nuovo Bollettino Bibliografico. Sono ristucco di questa vita infinita cagionata dal Notariato.

    Giovedì 11 Luglio

    Uscito Bollettino Bibliografico. Neuf comincia a regalarmi qualche libro, purché nell'indicazioni in capo alle mie riviste, abbia io cura di mandare i lettori alla sua libreria.Così farò.

    Venerdì 12 Luglio

    Mi sono deciso finalmente e fermamente per l'ultima volta.
    Io non posso né voglio fare il notajo. Così scriverò nuovamente a mio padre: così tenterò di slanciarmi nell'avvenire, ch'io mi sono ideato ... e - per Dio - ci riuscirò. Se così non agissi, sarei un vile. Nè vile io sarò giammai. Ecco le poche parole che metterò sul tavolo di mio padre: Ho cercato di rendere moderatamente il senso loro ... i miei concetti, acciocché dalla semplicità di parola scaturisca maggior verità:
    Ecco la lettera:
    "Spinto da una fatale necessità, mi rivolgo nuovamente al tuo affetto, per pregarti di voler considerare la mia attuale posizione.
    Ti esporrò il tutto con pacatezza e semplicità, tralasciando ogni calore retorico, di cui non ho certo bisogno in questo punto ...
    Basta assai la verità dei fatti.
    Mentre la pace e la gioia brilla su ogni volto, v'ha pure taluno che, infelicissimo, costretto a spegnersi nel silenzio, soffre crudelmente: questi è tuo figliuolo.
    Egli è, che mi venne imposta dura forza una posizione, che, per quanto doviziosa possa anche divenire, me non appagherà giammai.
    Io non posso più resistere in questa vita infinita, negativa, avversa alle mie inclinazioni ed ai miei studi ... , e da cui aborro con ogni forza dell'anima.
    Ed è perciò, padre mio, che io ritenterò la amorevolezza del tuo cuore paterno; supplicandoti a non mi voler costringere inesorabile alla carriera del Notariato, in cui mi trovo spostato, fatalmente spostato: mentre una inesorabile forza mi trascina per altra via.
    Padre mio perché non mi lascerai libero di scegliere da me stesso quella carriera in cui mi trovi affatto tranquillo?
    Senz'altro, ti ridirò, come sia mio desiderio il professar letteratura, e da questa sola trarre ogni sussistenza.
    La letteratura all'uomo onesto porge molte risorse e più compensi morali, che il Notariato: nel giornalismo, nell'arte critica e Drammatica si trovano i germi di uno avvenire altrettanto e più splendido ancora di qualunque altro.
    Acconsentirai tu alfine?
    Ne ho di fiducia: perocché mi pare impossibile, che tu freddamente mi costringa a rovinarmi per sempre.
    Col mio passato non potrò mai essere un discreto Notajio: potrò invece divenire un buon scrittore: e ciò asserisco senza superbia.
    Volere è potere.
    Attendo una tua risposta
    tuo figliuolo
    Leon Augusto Perussia
    Torino, venerdì 12 Luglio 1872

    1° Agosto 1872

    Da pochi giorni come s'è mutato l'orizzonte della mia vita! Ora mi pare tutt'altro lo scopo, tutt'altra l'essenza de' giorni miei. Volli ed ottenni. Mio padre concessemi libertà di carriera. Ah! l'aveva desiderata tanto, sì che mi par tuttora un sogno l'averla ottenuta. Già il preveggo, la mia è carriera di spine e di triboli, di angoscie ben più dolorose, che non quelle di una placida professione.
    Ad ogni modo, l'ufficio del procuratore Martini ha ricevuto ieri il mio ultimo addio - ed oggi mane io mi sono installato presso la mia scrivania nell'ufficio della Redazione del Diavolo.
    Come bella la missione della stampa nobilmente esercita!

    3° Agosto 1872

    Patti chiari, amicizia lunga - dice il proverbio: per cui oggi m'intesi col mio direttore per lo stipendio mensile 60 franchi per ora, che il giornale manca di mezzi e di spaccio: aumento proporzionale coll'accrescersi della vendita del Diavolo.




    8 Agosto 1872

    Or non mi rimane più che pochissimo tempo per concentrare il mio pensiero sulla situazione della mia vita: naturalissimo quindi che diventino rare assai le note di questo Memoriale. Ecco le mie occupazioni.
    Al mattino dalle ore 8 circa, sino alle 11 attendo a riveder bozze, preparar originale di ultime notizie etc. Alle 11 esce il giornale.
    Dopo pranzo dall'un'ora pomeridiana, finché non sia terminato il giornale: il che alle volte si protrae fin verso le 6 pomeridiane: io me ne sto in ufficio, compilando il Gazzettino della Città, cronache teatrali, scrivendo articoletti, facendo corrispondenza da altre città e nazioni (per il che servono a meraviglia i giornali locali stranieri ed italiani d'ogni colore, d'ogni città), rafforzando notizie politiche etc. etc.
    Collega in collaborazione ho un giovane di circa 26 anni, di bell'aspetto, di carattere non poco irascibile e sospettoso, che è un gusto!
    Esso assunse la redazione del Diavolo a me contemporaneamente: percepisce eguale stipendio. Non mi par privo d'ingegno, ma di cuore parmi n'abbia pochissimo: così è freddo e calcolativo!

    12 Agosto 1872

    Pochi giorni or sono io scriveva: "Com'è bella la missione della stampa! Mi pare che quel giorno io fossi o pazzo o ubbriaco. Non può essere altrimenti. Infatti che cosa è questa missione della stampa, quale si rinviene in realtà nel giornalismo? Ironia! Che cosa è? Null'altro che speculazione.
    Chi ha cominciato a disingannarmi su codesto mia ubbia, si è il direttore del mio giornale.
    A me che gli recava articoli di fondo, caldi di appassionate aspirazioni per la libertà d'Italia, per l'avvenire rifulgente di una Repubblica fondata sopra i più sacrosanti principi di nazionalità, di uguaglianza e di federazione, che cosa m'ha egli risposto?
    Dio! Dio! E crede Ella, sig. Perussia, che il mio giornale ci guadagni pe' suoi articoli ultra-liberali? Niente affatto. Guardi. Io ho circa un centinajo di abbonati di età matura: ebbene, proseguiamo a continuare di tal passo pubblicando articoli repubblicani, e tutti ad un fiato grideranno in coro: Ehi, ehi! Fate per gioco o da senno? Se per ischerzo, tralasciate, che a noi non ci garba per nulla: se poi da senno, potete starvene sicurissimi, che uno solo di noi non rinnoverà l'abbonamento.
    Triste ma logico ragionamento.
    Per cui, ora son costretto a redigere giornalmente una cronaca di fatti varii accaduti nella città.
    Quanto tempo, quanta forza d'ingegno irreparabilmente, infruttusosamente sprecati!


    20 Agosto 1872

    Il mio collega in collaborazione m'invidia e, geloso di tutto quanto io fo, mostra di spregiare l'opera mia.
    Non so, se così agendo, si diporti più da infame o più da imbecille!

    30 Agosto 1872

    Povere mie giornate!
    Come scorrete veloci.
    lavoro tutto giorno di cervello: alla sera finisco il giornale del domani mattina. Più di 900 righe, che giornalmente metto in carta.
    Il mio collega intanto scrive pochissimo, invidia il fatto mio, e credendo di avvilirmi, tenta di coprire con stolti sarcasmi i miei lavori.
    Eppure vorrebbe ch'io credessi alla sua amicizia.

    1° Settembre 1872

    Ho ricevuto il mio stipendio: 60 franchi

    1° Ott. 1872

    Obbrobrio a Filiberto Rossi, mio collega. Egli mi odia. E' un bifronte.

    14 Novembre 1872

    Stassera han dato per la prima volta all'Alfieri il mio Ideal e Realtà.
    Teatro zeppo - applausi a josa - ben circa 12 chiamate a me, povero autore, ed agli attori della Comp. Schiavoni, che fecero di tutto per dire ogni sorta di bestialità nella recitazione delle singole loro parti.
    Figurarsi! Con poche prove, com'è possibile allestire un dramma difficilissimo d'interpretazione, com'è il mio?
    Il mio lavoro avea già sortito esito parimenti felice a Reggio di Calabria. Fra gli spettatori di Torino era anche Venanzia con madama Provvidenza, sua madre. Mi sono pentito di quelle parole dell'atto secondo, che alludevano a loro.

    15 Novembre 1872

    Le critiche dei giornali hanno cominciato intrecciarsi con le lodi al mio dramma. Stasera replica. Nuove chiamate.

    16 Novembre 1872

    Filiberto Rossi è un vile.
    Dio quanti dolori!
    ...
    ...


    1° Gennaio 1873

    Quante trafitture al mio cuore in que' puntini. Ricominciata la persecuzione in casa mia, perché Leone Tesio, a cui gli affari vanno ognor peggio, più non mi ha potuto pagare lo stipendio. Come farò io?
    Maledizione alla mia esistenza!
    Tutti contro di me, che vale il resistere?

    10 Gennaio 1873

    Per liberarmi da ogni angustia, tento un'impresa. Mi riuscirà? Non so.
    Ad ogni modo. Col 12 gennaio 1873 io sarò direttore-proprietario di un gionale abbonadario.
    Tratterà d'Arte, di letteratura ... L'ho intitolato Torino Artistica. Nauralmente sono uscito dal giornale Il Messaggiere Torinese, sèguito del Diavolo. Sono uscito semplicemente perché Leone Tesio non mi ha più pagato lo stipendio da due mesi e più.

    Marzo 1873

    Torino Artistica va di male in peggio.
    Ho rimesso del mio tutto quanto mi doveva Tesio.
    Mio padre, che non disse verbo alla fondazione del periodico, ora mi guarda ammirato.
    Forse perché la mia sventura non mi permette di consegnargli quattrini?

    Lunedì 27 Ottobre 1873

    Poiché bene non so quale sarà fra pochi giorni la mia destinazione, credo acconcio abbozzare brevemente le fasi della mia vita da marzo al giorno presente.
    L'anima mia è imperterrita, trafitta, sanguinante; vero è, ma non doma.
    Né sarà doma giammai.
    Quale ironia! Ieri sera ancora un forzato sorriso errava sulle labbra mie, stamane non più: esse sono contratte in un freddo ghigno. Tutta la desolazione d'un avvenire distrutto mi pesa in cuore. Pazienza! Orsù, narriamo.
    La mia narrazione, ovvero i miei appunti ristarono a marzo 1873. Di qui occorre prender l'aire.
    Dirò adunque che Torino Artistica andò sì male, fu così balestrata dalla fortuna, così avversata da' miei nemici - i parenti - (piango nel doverlo affermare) che io dovetti alfine tralasciare le pubblicazioni.
    Non mi dilungherò sulle cause della sua morte. Gli è certo avervi massimamente contribuito il forte passivo della vendita, la pubblicità scandalosa di mio padre che, acciò io tralasciassi, venne persino alla tipografia e, a nulla riuscendo, al mio Ufficio di Direzione, per minacciare!!!
    Se il mio cuore sanguinasse, solo io so ed un mio amico, il solo mio amico. E' Giuseppe Bianchi: uomo sui cinquanta anni, mi ama come fratello. E mi sorresse co' suoi conforti nelle ore di disperazione. E mi ricoverò quando, profondamente offeso dalle persecuzioni del padre mio, io abbandonava la casa paterna, deciso di non più riporvi piede. Non attenni il proponimento, perché ingannato dalle promesse di mio padre, sedotto da' pianti di mia sorella. Entrai nuovamente in casa, dopo un assenza di cinque giorni, col patto che sarei lasciato in pace. Inganno!
    I miei nemici volevano umiliarmi sino all'ultimo, sino alla feccia.
    Trascorsi pochi giorni appena, mi fu imposto di tagliare colli e polsini pel negozio di mio padre!!!
    Sentii rodermi il cuore, ma tacqui, ubbidii. Ed eccomi dunque occupato quasi l'intero giorno in un mestiere vilissimo! A che valevano adunque i miei studi, le mie lotte di due anni, i miei infiniti dolori? Covai segretamente il dispetto e tagliai colli e polsini!
    Mio padre non mi lasciò vedere per due mesi l'ombra di una sola moneta; senza un soldo, come poteva io pagare gl'interessi di una cambiale di L. 129, che, per far fronte a' miei impegni cogli abbonati al giornale, aveva firmato presso il banchiere Chiara?
    Erano interessi usurai: l. 9 al mese!!! E io non avevo un soldo, e il giornale aveva cessato fin da Maggio scorso le sue pubblicazioni!
    Aspettai, paventando, il giorno della scadenza. Il dì prima, scrissi una lettera al Chiara, impetrando un prolungo.
    Niuna risposta.
    Al mattino del 7 agosto si presenta uno strozzino a mio padre colla cambiale. Ire, pugni sul capo, schiaffi, prigionia in casa; tutto mi toccò da mio padre.
    E sì che io aveo contratto il debito, semplicemente per far fronte ai miei impegni!!! Caddi ammalato: una febbre terribile mi tenne in letto tutto il mese di agosto. Ne uscii; mio padre che leggeva le mie lettere, rompendone il soggetto, entra una mattina nella mia camera.
    Il Chiara, l'amico Chiara e amico dall'infanzia, caricandomi di contumelie perché non avevo potuto pagar la cambiale, né mio padre l'avea riconosciuta, mi scriveva minacciando.
    Mio padre avea dissuggellata la lettera, l'avea letta e n'era rimasto atterrito, perché il Chiara minacciava di fare stampare l'atto di protesto del mio effetto sui giornali!! E il Chiara era mio amico d'infanzia!!! E tutto ciò per miserabili 129 lire!!! Vitupero!
    Mio padre gridò nuovamente, minacciò e a me convalescente ingiuriò, non riconoscendo in nessun modo la necessità desolante, per cu io aveo contratto quel debito.
    Pochi giorni dopo, per paura di scandalo, non per amor mio, saldava l'effetto. E il Chiara s'acquietò. Ah il miserabile! Risanai.
    E mi riposi a tagliar colli e polsini!
    Tuttavia era spuntata una speranza a lenire i miei dolori: l'amico Bianchi, commuovendosi alla confidenza di parte delle mie ultime sciagure, mi avea promesso che quanto prima, terminati certi suoi affari, avrebbe fondato un giornale.
    Sperai, invano.
    Gli affari del Bianchi andarono a monte: e fu tradito da cento Giuda, più di Cristo. E la fondazione del giornale La Vestale, o La libera Stampa (a scegliersi) venne rimandata. Ed io restai in asse, seguitando a tagliar colli e polsini (ironia!). Bianchi è grande poeta: le sue liriche, improntate di ardente amore di patria e libertà, meritano di essere lette e meditate, faville di riscossa. Viva la Repubblica!
    Io lo incitai a farne una raccolta completa: accondiscese, appena glielo avessero permesso i suoi affari.
    E intanto io venni incaricato di farne il proemio!
    Nel frattempo io mandava corrispondenze politiche al Gazzettino Rosa, collaborava al Pirata, giornale teatrale, ed alla repubblicana Italia del Popolo di Giuseppe Beghelli.
    M'associai al Circolo Mazzini Pensiero ed Azione e promisi fare pubbliche lezioni di politica insurrezionale alla Scuola Mazzini.
    Ieri sera ancora parlai con speranza del mio avvenire al Bianchi.
    E stamane, appena desto, andai, secondo il solito, a tagliar colli e polsini.
    Una lite insorta fra' miei fratelli sul mio dosso (poiché bisogna sapere insultarmi essi continuamente) m'inasprì. Gettai le cesoie.
    Mi ridussi nella mia camera.
    Decisi di attendere a' miei lavori letterari, né più di ritornare al mestiere umiliante, impostomi dal padre.
    Mio padre venne in camera: minacciò e mi costrinse colla violenza a ritornare nel laboratorio.
    Appena partito lui, io ritornai in camera mia.
    Dopo una mezz'ora ecco presentarmisi il padre:
    Ancora una volta: torna a tagliare!
    No
    Come?
    Mi rincresce, ma non intendo più continuare nel mestiere che m'hai imposto.
    Se non volevi tagliare, dovevi allora fare il notajo.
    Nè colli e polsini, né notariato - esclamai alla mia volta io ho intrapreso la carriera letteraria. Perché momentaneamente non guadagno centesimo, sebbene collabori a varii giornali, che però non possono ancora pagarmi, tu pretenderesti ch'io tralasci di scrivere? Ebbene, no. Io ho prescelto la carriera letteraria; in quella voglio continuare, potendo, salvo sempre impiegarmi presso qualche ufficio di private Amministrazioni.
    Converrà bene che tu muti proponimento.
    E in qual modo?
    Ti chiuderò in un ergastolo.
    So che potresti, perché non ho ancora compiuto i vent'un anno, ma credo che non farai una tal cosa ...
    Così farò. Mi pento di non averti fatto chiudere fin da quando hai abbandonato la casa paterna: e sì che me l'avevano consigliato i parenti ed il procurator generale Bichi!
    La bilancia era al colmo.
    Non dissi più verbo.
    E partì e andò, credo, dal procuratore del re, per eserguire il suo funesto proponimento.
    Solo allora, quand'è fu partito, io piansi.
    Piansi, imprecando al destino che mi fe' nascere da padre, incapace di comprendere il mio amor patrio, le mie aspirazioni di libertà; incapace di comprendere ciò che non sia oro, interesse; da padre che mi vedrà più volentieri in un ergastolo fra i malfattori, che non in carcere politico martire di patriottismo.

    1 Novembre 1873

    Per decidere o piuttosto temporeggiare sulla mia sorte, per iscongiurare la tempesta imminente sul mio capo e possibilmente riannodare i legami di pace e di affetto che mi legano alla famiglia, giorni or sono io avea scritto una lettera al procuratore Martini, richiedendolo se poteva riuscirgli utile l'opera mia nel suo ufficio. Mi accettò. Diemmi la novella al papà mio, ieri sera, gongolante di gioja. Mi sono presentato al procuratore: orario da mane a sera, 90 franchi mensili di stipendio.
    E' poca cosa, ma ha ritornato la pace in famiglia, e da questo lato mi par molto.

    3 Novembre 1873

    Dal Circolo Pensiero e Azione, di cui sono socio, fui incaricato di fare la commemorazione di Mentana 67, alla scuola Mazzini. Così per la prima volta fui ammesso a presentarmi in pubblico, conferente.

    9 Novembre 1873

    Quanti applausi! Oh! così entusiasti de' pensieri forti e ringeneratori fossero tutti gli italiani!

    19 Novembre 1873

    Lavoro da mane a sera nell'Ufficio Martini. Alla sera sto in casa ritirato studiando. Intanto aspetto si maturino i fati miei.
    M'è tornata al fronte l'erpete fastidiosa, che tennemi indisposto tutto lo scorso inverno. Vedo con terrore il male a progredire.

    1 Dicembre 1873

    Ricevuto lo stipendio: 90 franchi.
    Fui incaricato di tenere altra conferenza alla Scuola Mazzini sulla Situazione Politico Economica. Lì farò.

    12 Dicembre 1873

    Al circolo Pensiero ed Azione sono ormai indispensabile. Fui nominato Consigliere Direttivo. Si lavorò molto di questi giorni per agitare i popolani, ed a qualche cosa siamo riusciti. Si tennero tre solenni comizii pubblici, in cui molto si parlò. Fui anch'io fra gli oratori. Fui scelto membro di una deputazione che si recò al Sindaco reclamante l'istituzione dei Magazzeni Alimentarii Economici a sollievo dei nullatenenti. E la mia erpete peggiora!

    1 Gennaio 1874

    Avendo letto annuncio sull'Emporio Popolare abbisognare la Direzione dell'Italia Agricola d'un Redattore, scrissi in proposito

    Torino 3 Gennaio 1874

    Ricevetti oggi lettera da Milano dal sig. cav. ing. G. Chizzolini, direttore del periodico L'Italia Agricola, in cui mi si annuncia come egli abbia ricevuto le mie appendici stampate e documenti relativi, e mi ammetta al concorso pel posto di Segretario di Redazione. Sarò vincitore? Ho mandato elenco di nomi al Chizzolini di persone che possono dargli informazioni sulla mia moralità.

    Torino 9 Gennaio 1874

    Essendo spirato il Gazzettino Rosa, collaboro per corrispondenza nella Plebe di Lodi. Mi si retribuisce con libri recenti.

    12 Gennaio 1874

    Chi l'avrebbe detto?
    Ho vinto il concorso di Segretario di Redazione presso il periodico L'Italia Agricola di Milano. 129 lire mensili di stipendio ed aumento proporzionale all'andamento del giornale!

    20 Gennaio 1874

    Addio Martini, addio Torino!
    Mio padre acconsente: egli mi ama molto. Partirò per Milano a cominciare una vita nuova.
    La testa mi formicola di Romanzi, di Drammi, di Commedie, tutto a pro' della Causa umanitaria. Ho appreso dai volumi delle Opere di Giuseppe Mazzini che debito della vita terrestre è dimenticare l'io pel fine ... e il fine è Repubblica ed Eguaglianza economica.
    Compilatore dell'Italia Agricola, a Milano, nella capitale morale d'Italia, che farò io?
    Quale il mio avvenire?
    Sarò tranquillo?
    Quale nuovo orizzonte mi si schiude allo sguardo giovanile!?

    Torino 22 Gennaio 1874

    Ho occupato tutt'oggi a riordinare la mia corrispondenza abbraciando i fogli inutili. Il mio fronte guarisce dell'erpete. Mi par tempo. Son più di quindici giorni che trovami per cagion sua ridotto prigione in casa fra quattro pareti.
    Mi restano pochi giorni per compiere i miei preparativi di partenza: poiché sono atteso Mercoledì 28 a Milano.

    Torino, 28 Gennajo 1874

    Fra mezz'ora, ad ore cioè 12 e 9 minuti partirò per Milano, l'anima piena di speranze, il cuore straziato dall'angoscia di dover lasciare la famiglia e forse per sempre.
    Che sarà di me? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
     
     
     
     
     
     
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    Carlo Leone Augusto PERUSSIA
     
    TORINO 1871-1872
    Una giovinezza in Italia

    Prefazione del curatore

    PARTE PRIMA

    Parte SECONDA

    Parte TERZA

    Parte QUARTA

    Parte QUINTA

    Parte SESTA

    Parte SETTIMA

     

     

     

    Benvenuti nel sito ufficiale di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale e di Psicotecnica nella Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente della Società Italiana di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale di Psicologia, del Programma ITAPI e del Laboratorio di Psicotecnica (a Milano). Il sito propone anche materiali realizzati assieme ad alcuni brillanti colleghi del gruppo di lavoro.

     

     

     

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    Il 30 luglio 2004 abbiamo introdotto anche un contatore generale, che registra gli accessi a tutte le pagine dei siti collegati al gruppo PSICOTECNICA.
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    Le pagine aperte, anche solo da allora, nell'ambito del Laboratorio di PSICOTECNICA sono state infatti (certificazione ShinyStat):
     
     
     
     
     
     

     
     

     
     

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