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Domenica, 10 Marzo ad un'ora e 30 minuti
pomeridiane è morto
Giuseppe MAZZINI
E' morto il più grande pensatore
del secolo, il più costante apostolo della democrazia,
il più puro repubblicano del mondo.
Con lui è spento il genio del riscatto
d'italia!
Ma ... rinascerà!
Dalla tomba di Mazzini uscirà ancora
la voce di libertà ed indipendenza.
L'Italia piange: tremano i re ... pallidi
come morte ...
Il giorno della giustizia, s'approssima
minaccioso ... Guai ai tiranni vinti!
Plachiamo i Mani di Mazzini ... o giovani
repubblicani d'Italia.
Avanti sul cammino, che ci ha tracciato
il suo esilio, la sua virilità, la sua fede, la sua virtù.
Là ... alla meta ... noi lo ritroveremo
... Avanti ... Viva la Repubblica! Fede, speranza, lavoro
Excelsior.
Ecco l'idea di Mazzini!
Torino, 22 Marzo 1872
Rifrequento l'Ufficio da mane a sera.
Intanto nei frastagli di tempo proseguo
l'interrotta Versione Italiana del mio Dramma.
Torino, 23 Marzo 1872
Ho inviato a Treves, tipografo Editore di
Milano la seguente:
Pregiatissimo Signore,
A V. S. che con pubblicazioni giornaliere
di libri sani ed utili, giova costantemente alla patria e all'umanità,
offro di farsi editore di alcune opere, che certo non mancheranno
di accrescere pregio e lustro alla sua Biblioteca Popolare e
utile.
E' una versione Italiana, con note e commenti
delle Lezioni di Horace Mann, Channing, ed altri immortali economisti
e filosofi Americani, che coi loro scritti furono causa precipua
dell'incivilimento e del progresso dell'America del Nord.
Queste pubblicazioni potranno darsi alla
luce, sia partitamente nei fascicoli delle Letture Popolari,
sia in diversi volumi della Biblioteca Utile.
Favorisca scrivermi, se le riesce gradita
la mia proposta, e d'indicarmi in questo caso le condizioni,
con cui asumerebbe, quest'impresa.
La prego nello stesso tempo d'inviarmi gli
Ultimi Cataloghi delle Opere da lei edite.
Riverendola distintamente, sono felice di
potermi segnare etc ... etc..
Attenderò una risposta; e se ci accorderemo
con l'Editore, io e il professor Ferreri intraprenderemo la pubblicazione
di queste versioni italiane. Sono così stupende le opere
di questi Americani, e specialmente quelle di Emerson Ralph,
che sarebbe una disgrazia il non darle a conoscere agli italiani.
Quante idee innovatrici e schiettamente liberali e repubblicane.
25 Marzo 1872
Ricevuto questa mattina la risposta di Treves;
eccola:
Pregiatissimo Signore,
I molti impegni assunti anteriormente verso
molti autori, che aspettano, alcuni da più d'un anno,
veder pubblicati i loro libri, mi costringono a non assumere
per ora alcun nuovo obbligo.
Contemporaneamente a questa mia, riceverà
il catalogo richiesto, ringraziandola delle gentili espressioni,
me le dichiaro
Devotissimo
p. E. Treves - S. Ghiron
Pazienza! Li rivolgeremo ad altri, se per
ora voi non potete pubblicare le nostre versioni.
1 Aprile 1872
Mirabilia! Il procuratore Martini ha creduto
bene di pormi a stipendio.
25 franchi al mese!!! Perciò io devo
impiegare quasi tutto il giorno in lavori ingrati e che mi guastano
ingegno e volontà
25 franchi al mese!!!
Fiducia e speranza!
5 Aprile 1872
Col 1 Aprile ho preso l'abbonamento al Teatro
Alfieri per 20 rappresentazioni.
E' una Compagnia Italiana secondaria diretta
dal bravo attore romano A. Schiavoni.
Continuo intanto il mio Dramma.
9 Aprile 1872
Quest'oggi ho finita la versione del mio
Dramma Ideale e Realtà. La porterò stassera alla
Compagnia Schiavoni del Teatro Alfieri.
P.S.: Così ho fatto. Sono le 12 sera.
Vado a letto stanco, e pieno di fiducia. Che sia salva l'Italia
nostra, ed inviolato e puro eternamente il focolare dei lari
paterni; e nitido rifulga il sole sul benessere e sulle fronti
serene di tutti gli uomini!
Torino, 10 Aprile 1872
Ho inviato la seguente al Capocomico Schiavoni:
"Distintissimo Signore,
Ho fatto pervenire al Segretario della Compagnia
Drammatica diretta da V. S. il manoscritto di un mio Dramma Nuovissimo
intitolato Ideale e Realtà.
Credo che già le sia stato consegnato.
La prego di ferne tosto una pronta lettura,
chè forse le potrebbe convenire.
Favorisca indirizzarmi la sua lettera di
risposta presso, l'Ufficio del Cansidico Capo G. Martini, Via
Cernaia, 3.
Comunque lascio a Lei la cura, di fissarmi
tosto letto il Dramma, il luogo, il giorno e l'ora per ulteriori
determinazioni e concerti.
Affidandomi in tutto alla gentilezza di
Lei, mi pregio di firmarmi
Di voi devot.mo etc.
L. Augusto Perussia.
Ora attenderò tranquillamente la
risposta.
Ho ragione di sperare, ch'essa non si farà
desiderar molto, e sarà probabilmente conforme ai miei
voti.
Io affronto pacato e sorridente l'avvenire,
che mi si distende innanzi in tutto il suo lusinghiero splendore:
... forse troverò lungo il duro calle dell'Arte una rosa,
che m'inebrii di sua fragranza?
Torino, 14 Aprile 1872
Ho mandato un uomo a Merlo con la seguente:
Merlo,
Consegnerai sull'istante al portatore della
presente, tutti i libri ed effetti di mia proprietà, che
tu mi devi da sì gran tempo.
Mi pare di aver già troppo aspettato.
Ne converrai meco anche tu stesso, se hai
coscienza e dignità d'uomo onesto.
Avrei potuto usare altro mezzo energico
e per te avvilente ad ottenere ciò che mi spetta di diritto:
volli nondimeno, anche doppiamente offeso, mostrarmi teco generoso
e clemente.
In questo punto ti perdono e ignobili insulti
e basse maldicenze e caparbie e ridicoli silenzi, ed immorali
indugii ad ascoltare la voce del dovere e della dignità
... tutto ciò ti perdono. Addio.
Leon Augusto Perussia
Un'ora dopo il messo ritornava coi miei
libri ed un mio manoscritto contenente un primo saggio di Commedia
in 2 atti, stata scritta l'altr'anno, intitolata "Non
tutto il male vien per nuocere".
E' una specie di aborto giovanile. Tuttavia
la serbo.
20 Aprile 1872
S'accresce la mia noia per l'Ufficio, e
con essa la mia avversione.
Intanto attendo una risposta da Schiavoni.
Il mio abbonamento al Teatro Alfieri è
terminato. Non lo riprendo, amando di non sprecar tempo tutte
le sere, desideroso di approfondirmi negli studi critici ed estetici
ch'io prediligo imensamente.
Ho incominciato una specie di Appendice
a queste Rimembranze, intitolata Ore Nere. Passeggiate sul fango
delle Terra.
Bozzetti, Schizzi ed Appunti di Leon Augusto
Perussia.
Contiene studi pratici ed osservazioni filosofiche
su tutto ciò che di schifoso diguazza nel seno di questa
società decrepita.
L'unico pregio di queste Note sarà
la verità storica dei fatti narrati.
E' un lavoro fatto per mio uso solamente
e che assolutamente non permetterò mai sia pubblicato.
E infatti il mondo che vi tratteggerò sarà tale,
da non poter comparire alla luce del pubblico, senza detrimento
e scandalo. Io osservo e scrivo. Preti schifosi, prostitute,
plebaglia ... tutto tratteggio a vivi colori, come mi detta l'impressione,
che fanno sul mio animo le loro azioni. E' uno studio eminentemente
pratico e veritiero che serverà lungo il corso di mia
carriera Drammatica e Letteraria.
23 Aprile 1872
Passo così i miei giorni. Alla mattina,
appena alzato, fatta colazione, vado all'Ufficio, dove sto impiccato
in lavori ingrati sino alle 12 meridiane. Quindi torno a casa,
faccio dejeunes, e studio critica e storia letteraria e poesia
sino alle 1 1/2. Torno all'Ufficio dove sto sino alle 6. Alla
sera non mi restano che poche ore, nelle quali, stanco triste
abbattuto ed alle volte disperato, sono impotente a concepire
e produrre belle creazioni, ed alle volte persino incapace di
studiare.
In quelle ore io comprendo l'enormità
del mio sagrificio, e maledico quel punto fatale, in cui soggiogato
dall'affetto paterno, ho rinnegate le mie aspirazioni.
Intanto, in questa dolorosa spostatura spreco
il tempo più prezioso e le forze più vergini e
ingenue dela mia giovinezza.
E ciò mi angoscia profondamente.
Non so, se avrò pazienza ad assistere
ancora per molto tempo a questa tortura: ma quel che so di certo
è, che, siccome abborro il Notariato, così non
posso in nessun modo assistere alle Lezioni dell'Università.
E frattanto si avvicinano minacciosi i giorni
degli esami! Come farò? Che vale voler studiar i Codici,
quando la mia mente non può e disdegna reggere a quella
tortura?
27 Aprile 1872
Ho ricevuto la seguente:
"Onorevole Sig. Perussia
La prego passare dal Teatro Alfieri dalle
11 alle 2 di ogni giorno, salvo eccezione, sono alle prove: debbo
comunicarLe cosa riguardante il suo Dramma Ideale e Realtà.
Mi creda.
Devotissimo
A. Schiavoni
Torino, 26 Aprile 1872
Come si indovinerà facilmente, sono
andato al Teatro Alfieri.
Il Sig. Schiavoni mi disse avergli piaciuto
moltissimo il mio lavoro, e che l'avrebbe rappresentato, se io
gli avessi data licenza, ma, che, siccome a Torino, gli affari
non andavan guari bene, ed egli contava di partirsene, avrebbe
dovuto per forza rappresentar in altra città d'Italia
il mio lavoro, riservandosi di produrlo a Torino nel prossimo
autunno, che sarebbe ritornato.
Quindi, dicendomi, che da quel primo lavoro
arguiva essere in me stoffa di un buon poeta (sono sue
parole) mi restituì il lavoro, acciocchè lo rivedessi
e vi facessi quelle innnovazioni, che una più pacata e
lunga lettura mi avrebbe per caso suggerito.
Finalmente sono a posto!
1 Maggio 1872
Ho riportato il mio Dramma a Schiavoni.
Mi contentai di accorciare di alcune battute
una scena, dove accade una sfida a duello.
Dietro richiesta del Capocomico, che mi
pregò caldamente ho fatto la presente dichiara, facendogli
un dono, come d'uso, di questo mio primo lavoro.
"Io sottoscritto dichiaro e permetto
che il Sig. Capocomico Antonio Schiavoni abbia il diritto esclusivo
di rappresentare a Torino e nelle altre città d'Italia,
questo mio primo lavoro, durante l'intera annata melleottocentosettantadue:
rinunciando da parte mia ai diritti, che la legge accorda sugli
autori"
In fede Leon Augusto Perussia
D'altra parte egli si obbligò di
porre in scena il mio lavoro, con tutta la diligenza ed esattezza
possibile, promettendomi, ch'io non avrei avuto nulla a ridire
sulla esecuzione.
Purchè non mi venga meno la fiducia.
Schiavoni disse di aver letto, nel tempo
che stette a Torino, circa quaranta manoscritti presentati, e
che fra essi non vi avea trovato che tre produzioni rappresentabili:
la mia, una di Govean, ed una terza del commediografo E. Chiaves,
che però rappresentata fu accolta freddamente e poco men
che a fischi.
Excelsior! Fede e Speranza!
3 Maggio 1872
Si ripartisce così la mia vita giornaliera:
alla mattina ufficio. E all'Università, eh?
Alla sera ufficio. E all'Università,
eh?
Alle 4 pomeridiante, vo a casa dell'amico
Copasso, un giovane di ben 24 anni, perito agrimensore, che mi
ha richiesto di fargli ripetizioni in preparazione agli esami
di Licenza Liceale. Egli vuol fare il Notajo!!!
Dopo le sei lo stesso viene a casa mia per
la ripetizione. Oh che noja! ... e finora ho perso tempo e non
ho guadagnato da lui un soldo. E' bensì vero, che si mostra
meco gentilissimo, invitandomi ben sovente al caffè ...
ma, santo Dio, i dolci e le bibite non valgono certo a risarcirmi
il tempo, che per lui spreco giornalmente!
Pazienza l'onorario, ma il tempo!
Se non fosse di quella benedetta amicizia!
5 Maggio 1872
Mi annojo orrendamente, tutto quanto il
giorno in quei lavori ingrati.
Alla sera non mi restano che due ore al
più, dalle 9 alle 11 per coltivare i miei studi, geniali
... non quelli di Procedura, certo: ma, come fare, con la stanchezza,
che a quelle ore tarde mi opprime, e cogli inconvenienti, che
ne derivano alla mia povera vista, che soffre, tosto ch'io abbia
letto per mezz'ora di seguito alla luce del petrolio?
8 Maggio 1872
Di questi giorni ne ho viste delle belle!
Come mi pare di aver narrato in addietro,
fra le Mie Rimembranze dell'anno scorso aveva fatto cenno di
un amoretto, che mio fratello aveva con una comica giovanetta
di 17 anni, bellina, sentimentale, ma civetta e romantica affettata.
Io credeva, che questa passione fosse una
di quelle momentanee esaltazioni, che durano quanto la fiamma
di uno zolfanello: invece m'era ingannato.
Io credeva che i parenti della Rosano fossero
persone oneste!.. e invece, Dio che vitaccia!
Cose da raccapricciare.
La madre della Rosano, come ho saputo pochi
giorni fa, è un'adultera, fuggita da suo marito; convisse
coi suoi drudi, e ultimamente con il capocomico Enrico Gemelli,
dal quale ebbe un fanciullo.
Poscia, non so se per coprire quell'onta,
diede a Gemelli una sua figliuola primogenita in isposa, e fece
in modo, ch'essi dicessero loro figlio il frutto della colpa.
Una cugina della Rosano è una prostituta
e frequenta impunemente la casa di Gemelli, ed ha relazioni amichevoli
con loro tutti!
E mio fratello sapeva tutto ciò,
e, da vero acciecato, chiudeva gli occhi, e tirava avanti ...
e aveva promesso alla sua amante di sposarla.
Quando ho saputo ciò, ho cominciato
a pormi in grande apprensione; perchè la Rosina Rosano
è una di quelle donne, con cui si può bensì
avere una relazione amorosa più o meno pura; ma che non
si sposano.
Se fosse onesta, ed avesse parenti onesti,
benchè povera, ebbene se la sposi!
Ma - per Dio - come si può avere
una stima ad una ragazza, che fu già l'amante di diversi
giovanotti, come so di certo, e che, oltre al non avere alcun
nobile sentimento, è civetta gelosa, musona ... ed ama
per istinto ...
Ma, per Dio, costei potrebbe essere (vero
amore forse più sincero di tanti altri ideali) sposa fedele,
onesta; potrebbe essere una vera madre di famiglia?
Queste cose le ho fatto osservare a mio
fratello, il quale mi rispose, di non immischiarmi nei fatti
suoi.
E io ho lasciato fare. Chi si contenta,
goda!
Ma non fece così mio, padre, il quale,
saputo della tresca, tenne d'occhio mio fratello, ed una sera
lo pedinò e lo raggiunse sul viale del Campo Santo, mentre
a braccetto della sua ganza passeggiava in dolce colloquio.
Furono poche parole.
"Vedi, io sono tuo padre ... perchè
hai fatto le viste di non vedermi? Giù quel cappello ...
Ora so tutto ... e mi basta!
Mio fratello atterrito salutò ...
Rosina proruppe in uno scoppio di pianto ... e spaventata retrocesse
... mio padre s'allontanò celeratamente.
Al domani successe una scena intima e dolorosa
tra mio padre e Giuseppe ... che piangente, mi abbracciava poco
dopo esclamando: "Oh! l'amo troppo, non posso lasciarla!
... E poichè io non feci moto di commozione, mi soggiungeva
... Dio! come sei freddo!.. Oh! tu non ami tuo fratello!
"Insensato, gli risposi io, e come
puoi tu credere possibile, ch'io mi commuova a quella tua immaginaria
sventura! E non ti cade ancora quella benda fatale dagli occhi?
E come hai potuto amare sì nobilmente
una tale donna? Il dì, che tu avresti chiamato a dignità
di sposa, una che sia indegna di tal nome, oh credi tu di crearti
una felicità duratura?.. No, certo, che sareste amendue
sciagurati per tutta la vita.
S' Ella ti ama, piangerà nel vedersi
misconosciuta da tutta la nostra famiglia, e nel vederne te respinto
... se non ti ama, se non per soddisfare la, sua vanità,
tu ti suicideresti moralmente. E poi, pensa alla patria, al dovere
che hai verso essa e la società di fare una buona madre
di famiglia della donna, che sposerai ... pensa, che hai una
sorella da marito; e che, sposando quella donna, disonerai te
e parte dell'abbominio cadrà sulla tua sorella, che, benchè,
innocente, non sarà più rispettata dalla società.
La società è cieca: la colpa del padre cade sul
figlio, quella del fratello sulla sorella: perchè la società
ha cent'occhi per gli altri ed un solo per sè ... sarà
questo un pregiudizio, ammetto, con tuttociò, chi ti garantisce,
che un giovane a modo non si arrischii a domandar la mano di
tua sorella ... perchè essa abbia per cognata una ...
?"
Egli non mi risposte ... uscì ...
e ritornò da lei, come seppe mio padre, che lo fece appostare
da un uomo comprato.
Al domani altra scena!
Mio padre era fuori di sè.
"Sciagurato, gli sgridava, guai se
tu infamassi il nome di tua famiglia ... io mi ucciderei ...
"
Mio fratello pianse, chiese perdono a mio
padre ... e promise di non più vederla ... Sarà
vero?
Non ha tentato d'ingannarci tutti?
Si finge troppo allegro da due giorni a
questa parte: perchè io possa prestar fede alla sua conversione.
Si scriveranno ... si parleranno di rado
per mezzo di qualche estraneo intermediario!
Ci pensi lui!
In quanto a noi, abbiamo fatto, ciò
che fu in nostra forza, per allontanarlo dal precipizio, che
stava per ingojarlo: s'egli vuol gettarvisi a capo fitto ed occhi
aperti ... tocca a lui a risolvere seriamente!
12 Maggio 1872
Ho stracciato in minuti pezzi e dato alle
fiamme le poche pagine, che già aveva scritto nell'Appendice,
a queste Rimembranze di cui ho già fatto cenno, intitolata
Ore Nere. Passeggiate sul fango della terra. Bozzetti, Schizzi
ed Appunti di Leon Augusto Perussia.
La ragione di questo cambiamento riposa
su ciò: che mi doleva lo sprecar tempo in tratteggiare
scene sì schifose. Anche questa risoluzione è andata
in fumo.
Pax tecum!
Domenica 19 Maggio 1872
Oggi, ultima recita della Compagnia Schiavoni.
Fui a trovare il Capo Comico, per intendermi
seco lui riguardo alla rappresentazione del mio povero Dramma.
Mi disse fermarsi per due settimane a Novi
Ligure, per quindi passare forse a Nizza ed a Pisa.
Nel mese di Ottobre ritornerebbe a Torino,
per riprodurre fra gli altri lavori nuovissimi anche il mio Dramma
Ideale e Realtà.
Soggiunse che intendeva porlo in scena a
Nizza od a Pisa: mi avrebbe scritto del successo.
Lo salutai, augurandogli tante prosperità,
e, dipartendomi da lui, gli strinsi la mano commosso.
Dovrò sperare?
23 Maggio
Sempre medesimo il tenor di mia vita.
Molta fermentazione d'idee ardite, che l'arido
vero non mi lascia realizzare.
Ho modificato, dopo continuo ruminare, le
mie opinioni in fatto di religione.
Nessun sistema religioso mi ha seguace.
Sono razionalista nel più ampio senso
della parola: per me questa vita è un campo di battaglia
... vae victis!
Coraggio e perseveranza! Excelsior!
Non sono idealista, deista: perchè
lo spiritualismo finisce in un mistero: ciò che si suppone
solamente e di cui è difficile aver fede immutabile, non
mi contenta, appunto perchè oltrepassa, secondo la filosofia
positiva, le induzioni, di cui è capace la ragione umana.
Non sono materialista; perchè il
materialismo, quale lo intendono i moderi automedonti della scienza,
finisce in un assurdo.
Meglio sempre il mistero, che l'assurdo:
se io volessi pensare al di là di questa esistenza.
Ma io non ci voglio assolutamente pensare:
sono troppe le cure del presente.
Voglio conoscere ogni sistema, e non prendere
parte a piegare il capo a nessuno.
Sono razionalista: ho molti doveri, ed altrettanti
diritti inerenti alla stessa mia natura: quelli io comperò,
di questi pretendo il riconoscimento.
Onestà, lavoro e progresso. Amore
e Repubblica!
26 Maggio
Ho sentito un grande concerto popolare al
Vittorio Emanuele. Magnifici pezzi di musica.
Ho acquistato di molto da alcun tempo nell'estetica
musicale, benchè non suoni più il piano, per la
gran ragione, che presentemente brilla in casa mia per la sua
assenza.
31 Maggio
Piangete, o Muse! Oggi il cittadino Leon
Augusto Perussia, dietro istanza di suo padre, s'è fatto
iscriverre fra i candidati alla Licenza Liceale.
Ora al poveretto toccherà di rivedere
le indigeste materie dell'anno scorso.
E se la provvidenza di quella buon'anima
di mia cugina, scendesse di nuovo benigna a favorirmi con una
stoccata!
Ah! ah!
E pensare, che tutti gli esami mi cadono
proprio addosso, quando meno me lo aspettavo.
Gli esami per la Licenza, gli esami per
il Notariato: Perussia di quà, Perussia di là ...
e grande apatia in mezzo.
Adesso voglio pensare, come avrò
a diportarmi in questa tremenda contingenza.
Piangete o Muse, piangi o libertà
invendicata d'Italia! Il tuo Leon Autusto intende, per forza,
preparare i germi del futuro Notariato.
Silenzio, o delirii della mente mia, zittite,
armonie dell'arte! Largo alla severa maestà del Notaio
Regio!
1 Giugno 1872
E' morto Pomba il tipografo, che aveva promesso
a me ed al Professor Ferreri di assumersi l'impresa di dar alla
luce le nostre versioni dei grandi economisti americani.
E' morto, e con lui si spense la nostra
risoluzione. Ferreri dispera alquanto.
Io no ... scriverò per i giornali.
2 Giugno 1872
Dovendo pensare agli esami, ho pregato il
mio alunno Alberti debitore, d'imprestarmi un 15 franchi per
provvedermi libri..! Me li ha dati, dicendo di metterli a conto
del suo debito, che un dì avrebbe pagato! Attinam!
3 Giugno 1872
Il signor Merlo, di triste memoria, desiderando
di riconciliarsi meco, mi aveva mandato di questi giorni un biglietto
d'invito ad una Academia, di cui era socio.
Intervenni, mi venne a stringer la mano,
ma di là mi tolsi tosto stomacato.
Figuratevi, che quegli Accademici, protestandosi
Cattolici, sorsero tutti a belare arcadiche note, ad una voce
imprecando contro l'incredulità moderna, contro la rivoluzione,
eruttando bestiemmie sul progresso e sulla nuova e generosa fermentazione
d'idee.
Il diavolo se li porti tutti, canaglia matricolata
... ed anche ivi caro signor Merlo, che vi credete di riconciliarvi
meco al patto di simili schifose indigestioni, vi sbagliate di
gran lunga.