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    LA PERCEZIONE DELL’ATTIVITÀ PETROLIFERA
     
    Riferimento bibliografico:
    Perussia F., "La percezione dell'attività petrolifera". In: Atti del Convegno: "L'impatto ambientale dell'attività petrolifera: realtà e percezione". Milano: Fast (Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche), 1998.
     
     
     
    Felice Perussia
     
    LA PERCEZIONE DELL’ATTIVITÀ PETROLIFERA
     
    (Sintesi dell'intervento)
     
     
     
    Dal punto di vista di chi lavora nel campo degli idrocarburi, l'attività petrolifera rappresenta principalmente un problema organizzativo, gestionale, finanziario. Le maggiori preoccupazioni, per gli operatori del settore, sono relative al petrolio in quanto prodotto che si inserisce in un ciclo produttivo. Si tratta di reperire il materiale, della migliore qualità possibile, di estrarlo, raffinarlo, stoccarlo distribuirlo, venderlo. Le attenzioni degli operatori, in questa prospettiva, si rivolgono principalmente alla ottimizzazione industriale di questa speciale ed importante risorsa.
    Avviene tuttavia che il petrolio acquisti significati diversi per quanti vi vengono a contatto pur non essendo degli operatori attivi nel settore. Il prodotto specifico diventa allora qualche cosa di potenzialmente diverso, che coinvolge di fatto anche categorie piuttosto varie di soggetti, quali i consumatori piuttosto che i politici ovvero l'opinione pubblica in generale. Ognuno di tali attori sociali è portatore di una particolare percezione del tema.
    Questo problema, della grande varietà di percezioni vissute da attori assai disparati, riguarda in effetti un po' tutta la produzione industriale, e particolarmente l'industria chimica e similare L'acuirsi della sensibilità ambientale, in chiave ecologista, dagli anni '70 in poi ha infatti prodotto un effetto che in tempi precedenti non si manifestava. E' infatti accaduto che il pubblico si sia interessato anche al momento produttivo, oltre che a quello del consumo, come invece avveniva nel periodo del costituirsi della grande struttura industriale, più o meno fino alla ricostruzione post bellica.
    Mentre in tempi più lontani l'attenzione del consumatore era tutta rivolta al prodotto nelle forme in cui questo si presentava (per così dire "nelle mani" del consumatore), alla possibilità di acquisirlo al miglior prezzo e di consumarlo, si è dunque affermata una grande attenzione anche per il momento della produzione e di tutti i suoi elementi accessori. Sono diventati oggetto di interesse pubblico gli insediamenti produttivi e le infrastrutture, per cui oggi c'è chi si preoccupa di dove viene collocato uno stabilimento, dove viene fatta passare un'autostrada o dove si costruisce un aereoporto. Hanno acquistato di rilevanza i temi relativi all'inquinamento e ha attirato l'attenzione dei molti anche un tema come quello dei rifiuti (particolarmente di quelli connessi con il ciclo industriale) che fino almeno agli anni '60 non interessava praticamente nessuno.
    Avviene insomma che , dal punto di vista della logica industriale, anche la produzione sia diventata, almeno per certi aspetti, parte del prodotto. Ciò significa che anche le attività produttive primarie si trovano sempre più spesso coinvolte in problemi di immagine. Non è più soltanto il largo consumo, ma anche la produzione, a dover tenere conto del mercato. In altre parole, anche un'attività come quella mineraria, chimica, o anche cementifera, metalmeccanica o siderurgica deve tenere conto del parere del pubblico per poter sopravvivere, pena una opposizione da parte della popolazione che si può facilmente tradurre in difficoltà anche produttive, oltre che politiche.
    Un aspetto significativo di tale nuova lettura in termini di mercato (oltre che di prodotto) anche per le industrie primarie è rappresentata dal fatto che il rilievo del mercato si manifesta non tanto al momento dell'acquisto e del consumo, come avviene ad esempio per i detersivi o per le bibite, bensì piuttosto al momento della produzione. Ciò rappresenta una nuova e complessa sfida, che costringe le aziende a tenere conto di fattori che hanno a che fare con la psicologia e con il marketing anche se le loro attività non sono rivolte direttamente al consumatore.
    E' ben vero che l'industria petrolifera ha sempre avuto anche una dimensione di mercato, specie attraverso l'offerta al pubblico della benzina per autotrazione. Ma questa dimensione rappresenta ormai solo un aspetto del rapporto tra le industrie petolifere e il pubblico, la quale, pur rappresentando una leva significativa di comunicazione, non esaurisce certo i temi in gioco.
    Avviene dunque che, come qualsiasi elemento della realtà, come qualsiasi segno, la definizione, e quindi la percezione, del petrolio dipenda dal codice che si utilizza per attribuirgli un senso. I diversi osservatori utilizzano codici che possono avere, di volta in volta, punti in comune oppure no. E' anzi quasi inevitabile che i codici interpretativi utilizzati dai produttori e quelli tipici dell'opinione pubblica non coincidano che marginalmente.
    Possiamo dunque presentare molti esempi, parziali ma significativi, di quello che può significare il petrolio. Nel codice igienico, ad esempio, petrolio può signifcare sporcizia (è relativamente unto, specie se lo si trova in uno stabilimento balneare dopo che è sfuggito a qualche petroliera). Nel codice economico e finanziario può significare ricchezza, e particolarmente una ricchezza notevole (con connotazioni di capitalismo aggressivo). Nel codice chimico si tratta di idrocarburi (senza particolari connotazioni nè positive nè negative). Nel codice automobilistico è la benzina della macchina, ovvero qualche cosa di molto utile ma anche di costoso e un po' fastidioso da avere (occorre fermarsi, occorre pagarlo in contanti, può sporcare, ecc).
    Nel codice tecnologico il petrolio è anche alla base delle molte forme in cui si presentano i materiali plastici, con tutta la loro utilità ma anche le loro ambivalenze ecologiche. Nel codice del consumatore è più che altro denaro che se ne va. Nel codice ingenieristico esso significa anche un compenso per pozzi e raffinerie, vale a dire una attività economica giustamente remunerativa come tante altre. Nel codice dei trasporti è la possibilità di un diffuso ed efficiente trasporto su gomma. Nel codice politico di governo è uno strumento di potere, il cui controllo può rappresentare una grande leva a livello sia nazionale sia internazionale. Nel codice politico di opposizione è un potenziale strumento di contropotere, attraverso scioperi o altre forme di controllo indiretto. E via dicendo.
    Se dunque si vuole conoscere il petrolio in un contesto specifico, allora occorre studiarlo specificamente. Benchè la parola per definirlo sia sempre più o meno la stessa, il suo significato effettivo risulta invece variabile da una volta all'altra.
    Diciamo che, quanto meno, il petrolio può essere percepito, tra l'altro, come: ricchezza, raffinerie, automobili, guerra. Il fatto che ciò si leghi solo marginalmente ad alcuni aspetti del liquido nero non vuol dire gran che. Del resto: se il petrolio è molto ambito, ciò dipende da una sua lettura che è molto diversa da quella chimica, o biologica. Anche dal punto di vista di una compagnia petrolifera, il fatto che si tratti di un idrocarburo non interessa in sè, ma solo perchè è strumentale a un'attività produttiva e soprattutto ad una redditività economica.
    Al cittadino comune, il petrolio si presenta praticamente quasi solo attraverso l'odore forte della costosa benzina, ovvero come un elemento strumentale alla possibilità di andare in auto. Qualche volta lo si ricorda quando occorre organizzarsi per il riscaldamento invernale. Raramente appare anche in qualche vecchia lucerna o per pulire ferri e frenare la ruggine. Il petrolio vale specialmente in quanto qualcun'altro lo trasforma. Da solo non serve quasi a niente.
    Alcuni tecnici ne colgono appunto aspetti più tecnici. L'uomo della strada ne coglie aspetti più quotidiani o fantasiosi. E, quando avviene che i due si incontrino (o si scontrino), benchè a prima vista stiano trattando lo stesso argomento, in effetti pensano a realtà notevolmente diverse e solo parzialmente integrate fra loro.
    Poichè praticamente il petrolio non si vede, ma si capisce che ha una grande capacità di coinvolgimento con il sistema sociale, si intuisce che è di rilievo. E diventa dunque un grande schermo su cui proiettare di tutto. E' una specie di potenza indefinita, cui attribuire capacità salvifiche ovvero influenze manipolatorie, anche molto oltre quella che sembra essere la realtà dei fatti.
    Come tutto ciò che evoca il potere, il petrolio si collega in modo ambivalente a fantasie onnipotenti. Mi salverà. Mi distruggerà. Sono le sette sorelle che dominano il mondo. Se riesco a mettere le mani sul petrolio potrò far vincere la rivoluzione. E via fantasticando. Facilmente il petrolio porterà comunque anomia, e quindi una legge nuova. Il petrolio è una speranza e una minaccia.
    Questo legame con il potere può portare anche ad effetti paradossali. Talvolta l'apparente leggerezza con cui si dichiara di poterne fare a meno sembra infatti un modo per affermare che non si ha bisogno di nulla, quasi si fosse già dotati di tutto, specie nel sogno utopico di una realtà naturale che basta a se stessa (senza bisogno dell'industria).
    Il petrolio significa ricchezza. In quanto oro (nero) è il materializzarsi delle proprie potenzialità. Rinunciare al petrolio è anche onnipotenza: significa che non ne ho bisogno. Volerlo è ammettere la propria impotenza: ho bisogno, e tanto desiderio, di qualcosa (che non ho).
    Va infine notato, a complicare ulteriormente la questione, che il petrolio, poichè promana dalle viscere della terra, non sembra essere propriamente di nessuno. A prima vista, non è qualche cosa che si coltiva, bensì qualche cosa che si trova. Sorgono dunque nuove ambivalenza per un qualcosa che essendo in qualche modo "trovata per terra" può rappresentare tuttavia una ricchezza enorme.
    Il petrolio, in questa particolare prospettiva, non è di nessuno, più di quanto lo sia l'aria o l'acqua, con la sola differenza che sta relativamente più fermo. La sua proprietà è imprecisa anche perchè, essendo un liquido, può muoversi molto più di un minerale. Forse è di tutti. Non c'è qualcuno da cui comperarlo, ed è forte il rischio di sentirsi in qualche modo un po' un ladro quando lo "si sottrae alla natura".
    In conclusione: le fantasie che il petrolio suscita sono molte e assai varie. Gestire il petrolio significa quindi gestire molte realtà (psicologiche) diverse, anche se mediate da una stessa parola. Non esiste un codice vincente, o migliore, ma solo una serie di codici che si rimandano l'un l'altro. Riuscire a gestire utilmente il petrolio significa anche riuscire a capire, e coordinare fino in fondo, tutte queste realtà (tutti questi codici) contemporaneamente.

     

     

     

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