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Perussia F. -
"Due parole sul sesso degli angeli.
Postfazione al
volume: Nicotra M. - TranAzioni. Corpi e soggetti FtM: Una
ricerca psicosociale in Italia. Milano: Il Dito e La Luna,
2006.
Felice Perussia
Due
parole sul sesso degli angeli (Postfazione)
La nostra conoscenza
del mondo si dimostra, in genere, piuttosto approssimativa. Ciascuno
di noi ha potuto constatare, in diverse occasioni, come ciò
che in un primo tempo gli appariva del tutto bianco, oppure anche
nerissimo, si è poi dimostrato essere molto più
ricco di chiaroscuri rispetto a quello che pure aveva ritenuto
di credere con sicurezza.
Analogamente: quello che le scienze naturali ci propongono, pur
con tutta la loro sicurezza, suona a volte interessante e in
tanti casi efficace. Tuttavia: le certezze rimangono poche, nonostante
le apparenze e le convinzioni. Il che vale per la tradizione
dell'oggettivismo bio-fisico più in generale, come anche
per la ricerca sulla soggettività umana più in
particolare.
Nel contempo: è forse un dato oggettivo anche quello per
cui non è poi così facile sentirsi davvero sicuri
di qualcosa (compresa la natura degli oggetti). Considerando
che, per definizione, l'indagine soggettiva non può essere
circoscritta oggettivamente; benché possa utilmente giovarsi
anche di quanto la ricerca empirica può eventualmente
segnalare o suggerire.
Insomma: a qualcuno potrà sorgere questo o quel dubbio
(dove mai accade che nessuno ne abbia?); ma la maggioranza degli
studiosi sembra essersi convinta del fatto che l'anima non sempre
(o forse mai) può essere definita da un sesso in particolare.
O, detto altrimenti: che in certo modo l'anima non abbia sesso.
O forse, anche: che in certo modo li comprenda tutti. Pure considerando
che non è detto siano semplicemente due. Dipendendo questo
anche da che cosa si possa intendere con il termine stesso di
sesso. Espressione molto ricorrente nella modernità,
ma non sempre con la piena consapevolezza del caso.
Il problema, se davvero di problema si tratta, pare insomma essere
tutto qui. Almeno per quanto riguarda l'anima. Naturalmente.
E' davvero così importante decidere di quale sesso tale
anima sia? Ed eventualmente: Importante per chi? E per farci
che cosa?
E, più ancora: è proprio così indispensabile
sancire che, di anime, ciascuno di noi ne possiede una sola?
O non, magari, due? Perché no? Delle quali una un po'
più maschile e un'altra un po' più femminile? E
magari anche tante altre: nella eventuale misura di sette, oppure
anche di trentatre, o di un altro numero fra i tanti possibili?
Tipo: l'una infantile e l'altra vetusta; l'una aggressiva e l'altra
amorosa; l'una operosa e l'altra pigra; l'una sorridente e l'altra
imbronciata? E così via. E così via.
Venendo al corpo, le cose sembrano cambiare almeno un poco. Stante
che la natura di tale nostra realtà bio-fisica è
spesso stata certificata come quella più oggettiva di
tutte. Per cui piace pensare che: seppure l'identità psicologica
delle persone possa risultare in effetti dalla somma di una quantità
di parti anche contradditorie fra loro, la loro identità
fisica debba essere per forza rappresentata da un corpo singolo
e circoscritto e chiaramente qualificato anche dal punto di vista
della parte che gioca in una strategia riproduttiva Secondo tale
impostazione, si darebbero cioé in tutto due sole possibilità:
di fare la parte del maschio oppure quella della femmina; senza
altre possibili varizioni del tema.
Corpo e anima, si dice anche. Dove l'uno rappresenterebbe la
natura materiale e l'altra la natura spirituale. O almeno così
sosteneva Descartes, l'inventore del metodo sperimentale. Il
quale metodo, perlatro, rappresenteva per lui, come per Alice,
un ottimo proposito che si dava da solo, e che fortunatamente
mai applicava (visto che non condusse mai un esperimento in vita
sua). Corpo e anima, per l'appunto; la cui separazione parrebbe
essere un principio scientifico essenziale. Dove quel tanto che
si riesce a descrivere oggettivamente sarebbe il corpo, mentre
tutto il resto sarebbe limitato allo spirito. Benché certo,
in un lontano futuro, anche tutto questo spirito verrà
sicuramente ridotto alla biologia (o almeno così lo scienziato
garantisce sulla parola).
Benchè non si possa dire che le scienze naturali manchino
di aspetti soggettivi. Il che pare ben dimostrato dal fatto che:
quello che in una cultura (come, in parte, quella italiana) viene
considerato cardine della scienza, in un'altra cultura (come,
in parte, quella statunitense e quella musulmana) viene considerato
un'arbitraria e blasfema oscenità. Come appunto accade
per la teoria biologica dell'evoluzione (sul tipo di quella darwiniana,
per intendersi), la quale tra le altre afferma ance cose sul
tipo della natura ereditaria delle proprietà oggettivamente
rilevabili ovvero del corredo genetico. Con tutti i suoi corrollari
di cromosomi X e Y e adamantine definizioni dei corpi come appunto
bianchi o neri senza incertezze, che non siano mutazioni disadattive.
Dove ciascuno dei due contendenti afferma che è l'altro
a sbagliarsi, preda di superstiziose fantasie che finiscono con
l'oscurare ai suoi occhi la verità naturale dei fatti.
Visto che la rivelazione offerta, nei templi dai sacri libri,
non è necessariamente più oggettiva della rivelazione
offerta, nei laboratori dalle sacre riviste.
Discendiamo noi dalla scimmia? Difficile a dirsi. Di somiglianze,
certo, se ne possono rilevare empiricamente in grande numero.
Basta guardarsi attorno. In qualche caso: tali somiglianze sono
pure notevoli. Tuttavia: molti ritengono si sia trattato di eventi
lontani nel tempo, in presenza di numerose circostanze attenuanti,
alla luce delle quali sarebbe dunque difficile o anche scorretto
farcene una colpa.
La moderna scienza medica trova del tutto naturale modificare
il corpo delle persone: togliere loro una parte o farne crescere
un'altra, allargare il torace e restringere il bacino (o almeno
i tessuti morbidi che li circondano) ecc. Tale tipo di medicina,
la quale in generale (come materia) è un elemento cardine
del progresso scientifico moderno, viene esaltata con calore
dai programmi contenitori di gossip nella televisione. La scientificità
del tutto viene confermata dalla sua elevata efficacia. Infatti:
se rende così tanto denaro, dice giustamente a se stesso
il chirurgo plastico estetico, allora gode della grazia divina
(come già ci aveva dimostrato anche Max Weber).
E questo c'entra con le TransAzioni di cui Mary Nicotra produce
testimonianza tanto penetrante in questo libro? Mi viene da rispondere:
non so! decidi un po' tu, per quello che ti senti! Ma io penso
che sì.
Poiché trans-azione sarebbe appunto un'azione o scambio
tra persone (nel senso di inter-personale). Così si dice
infatti delle interazioni commerciali, della borsa intesa come
stock exchange, oppure anche della borsa della spesa. Situazioni
dove appunto le transazioni sono elemento costitutivo. Il che
avviene, naturalmente, sotto l'egida spirituale di quel capitalismo
in cerca di una giustificazione offerta dalla grazia divina che
abbiamo appena evocato.
E tuttavia si sta parlando anche di una qualche trance. Dove
non si tratta propriamente della trance classica, quella che
consiste nel trans-ire (andare attraverso) bensì di una
più moderna e concreta occasione di appunto trans-agire
(fare attraverso). E comunque ondeggiare, ovvero muovere e muoversi
e cambiare.
Dove, nel caso di quanti desiderano essere materialmente qualcosa
di diverso da ciò che pare loro di essere materialmente,
la faccenda si fa più complessa e drammatica. Poiché
non si tratta di muoversi nel proprio mondo privato, passando
dall'una all'altra fazione nell'intimo del proprio cuore. Bensì
di affermare al mondo, in modo che questi non possa contestarlo
altrimenti, la natura oggettiva e materiale delle proprie aspirazioni.
Questa è la grande sfida, il grande cruccio e la grande
incognita. Essere diversi da ciò che si è, ovvero
diversi da ciò che si crede di essere, ovvero anche da
ciò che si crede gli altri credano essere di noi. Posto
che sarebbe difficile affermare con sicurezza di essere qualcosa
in particolare. Come quando viene chiesto al pastore, in Via
dalla pazza folla: E voi che cosa siete?; e lui risponde,
più o meno: A parer mio nulla, Signore. A parere
degli altri? Beh: quello che pensa il pubblico prima o poi si
viene sempre a sapere.
Grande problema. Non dovrebbe infatti risultare poi così
difficile apparire se stessi nel proprio intimo; per così
dire: con le proprie anime schierate armoniosamente a dialogare
fra loro entro il mondo della propria fantasia. Ma certo non
è altrettanto facile viverlo quando la vita di tali anime
vuole uscire e scoprirsi e presentarsi al mondo in modo tale
da essere riconosciuta secondo il proprio desiderio. Acquistare
insomma un'identità esteriore, certificabile quanto una
carta d'identità anagrafica.
I wish that for just one time you could stand inside my
shoes; And just for that one moment I could be you diceva
giustamente Dylan sulla Quarta strada. E alcuni, sentendosi grassi,
aspirano ad essere magri. E altri, sentendosi bassi, aspirano
ad essere alti. E altri ancora, sentendosi neri, aspirano ad
essere bianchi. E così via. E così via. Di aspirazione
in ispirazione.
E spesso: sentendosi un certo modo, si vorrebbe essere un altro
modo ancora. Talvolta per un attimo. Talvolta per tutta la vita.
Talvolta come una specie di curiosità. Talvolta come un
bisogno disperato che contamina con il cupo colore della sua
attuale impossibilità tutta la nostra esistenza.
E questo è in qualche modo un diritto, pur presentandosi
spesso come una difficoltà. Poichè non è
difficile cambiare il colore del proprio vestito. Poichè
non è facile cambiare la forma del proprio corpo. Poichè
è certo più facile sentirsi che essere, ovvero
credere piuttosto che essere creduti.
Cercando di redigere un bilancio della sua condizione, Reinhardt
ebbe a constatare di essere: Una vecchia guardia di frontiera
sulla fluttuante linea che divide la realtà dal sogno.
Per cui sintetizzò: Ho trascorso l'intera mia vita
su questa sottile linea di confine, contrabbandando da una parte
all'altra. Beati quelli che riescono nella difficile impresa
di restare contemporanemanete sulle due facce della medaglia.
Attraversare. Difficile avventura, cui auguriamo tutta la fortuna
possibile. Poiché certo viene da dire, benchè a
queste parole abbiano poi fatto seguito anche inquisizioni e
roghi e indici (ma certo non solo quelli): chi non ha mai peccato,
scagli la prima pietra. Augurandoci che tutti, anche grazie alle
testimonianze felicemente ritrovate qui, possiamo riuscire a
realizzare la speranza del nostro cuore.
Benvenuti nel sito ufficiale
di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale
e di Psicotecnica nella Facoltà di Psicologia dell'Università
di Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente
della Società Italiana
di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale
di Psicologia, del Programma
ITAPI e del Laboratorio
di Psicotecnica (a
Milano). Il sito propone anche materiali realizzati assieme ad
alcuni brillanti colleghi del gruppo di lavoro.
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