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by Felice Perussia e Laboratorio di PSICOTECNICA ®
Perussia F., I
rifiuti: L'immagine. In: Schmidt di Friedberg P., Calvi Parisetti
G., Perussia F., Il problema dei rifiuti: Schema concettuale
e linee operative.
Milano: Guerini
e Associati, 1992, pp. 22-42.
MODALITA' DI RILEVAZIONE
La parte del lavoro d'indagine relativa alla identificazione
ed alla gestione degli impatti sociali è consistita di
una rilevazione sul campo attuata con una metodologia di tipo
clinico sociale.
Tale strategia di ricerca consiste nella effettuazione
di interviste cliniche in profondità, della durata di
circa un'ora ciascuna, dove viene permesso al soggetto intervistato
di esprimersi con la massima libertà, pur nell'ambito
di una circoscritta serie di argomenti. Il metodo clinico sociale
ha già dato buona prova di sè, tra l'altro, anche
in precedenti indagini su temi ambientali condotte in Italia
dagli scriventi.
Sono stati contattati complessivamente 72 soggetti,
suddivisi in 3 sub-campioni analoghi (50% maschi e 50% femmine;
50% al di sotto dei 35 anni di età e 50% al di sopra;
50% con livello di istruzione fino alla scuola dell'obbligo,
50% con istruzione superiore) così ripartiti:
A) 24 soggetti intervistati in una località
dove è stata realizzata ed è in funzione una discarica,
ma con seguito di polemiche e con significative tensioni sociali
ancora oggi in pieno svolgimento.
Tale località è stata identificata
nel comune di GERENZANO, che rappresenta per molti aspetti il
simbolo della recente controversia sulle discariche. Nella zona
si è del resto sviluppato un complesso rapporto di scontro,
e qualche volta di incontro, fra i più tipici attori di
simili questioni, e particolarmente fra il pubblico e gli amministratori.
B) 24 soggetti intervistati in un'area urbana intermedia
dove sono stati recentemente realizzati significativi impianti
di trattamento dei rifiuti, ma senza dare luogo a contrasti davvero
pesanti.
Tale località è stata identificata
nel comune di VICENZA, dove il problema degli scarti sembra essere
stato affrontato in modo relativamente più morbido che
altrove.
C) 24 soggetti intervistati in una grande area
urbana dove non si sono manifestati dei veri e propri scontri
sul tema dei rifiuti e delle discariche, anche se la questione
è verosimilmente presente nella sensibilità del
pubblico per ragioni genericamente ecologiche.
Tale località è stata identificata
nella città di MILANO, che può rappresentare anche
un punto di riferimento generale, in quanto laboratorio per molti
fermenti sociali e di atteggiamento che si riverberano poi su
tutto il paese.
Le dimensioni complessive del campione intervistato
si collocano ai livelli più ampi tra quelli normalmente
in uso nella ricerca clinico sociale in Italia.
Si è scelto infatti di contattare un numero
di soggetti relativamente elevato, data la delicatezza del tema
e la volontà di raccogliere informazioni con significativo
livello di attendibilità.
Le interviste sono state condotte da complessivamente
6 psicologi, specializzati in questo tipo di indagine. Gli intervistatori
sono state istruiti alla specifica indagine nell'ambito di una
riunione preliminare di approfondimento.
I colloqui sono stati eseguiti, presso la residenza
di ciascun intervistato, nel mese di marzo del 1990.
Tutte le interviste sono state registrate su nastro
magnetico, e successivamente trascritte e sintetizzate. Su di
esse è stata condotta un'analisi del contenuto.
A conclusione della rilevazione sul campo si è
tenuta una riunione finale di commento e di analisi, cui hanno
partecipato tutti gli psicologi coinvolti, sotto la supervisione
del direttore dell'indagine. Tale incontro, della durata di un
giorno, ha permesso di evidenziare anche alcune linee interpretative
più profonde.
Nell'ambito delle interviste sono stati affrontati
vari temi, con particolare riferimento allo specifico impianto
presente, attualmente o potenzialmente, nella zona.
Lo schema di riferimento per la effettuazione delle
interviste è stato il seguente:
1) Il problema dei rifiuti: è molto sentito?
in cosa consiste? quali sono i punti focali della questione?
in che modo si riflette sulla vita quotidiana delle persone?
Perchè?
2) Conoscenza del problema dello smaltimento dei
rifiuti: ne ha mai sentito parlare? da chi? in che circostanze?
3) Definizione dell'impianto di smaltimento più
vicino conosciuto (quello che serve la propria zona): che cos'è,
esattamente? come lo descriverebbe, ad uno che non l'ha mai visto
o non ne ha mai sentito parlare? In che cosa è diverso
dagli altri impianti per lo smaltimento dei rifiuti? Perchè?
4) Pregi: a che cosa servono gli impianti per la
gestione dei rifiuti? chi ne trae vantaggio? Perchè?
5) Difetti: quali problemi comportano questi impianti?
chi ne subisce maggiormente gli effetti negativi? Perchè?
6) L'impianto di gestione ideale: come deve essere
concepito? dove deve essere collocato? quali pregi ne vanno esaltati?
quali difetti ne vanno evitati? Perchè?
7) Le garanzie: quali controlli si richiedono affinchè
l'impianto venga accettato? chi potrebbe fornire queste rassicurazioni?
di chi invece ci si fida di meno? Perchè?
8) Sostenitori e detrattori: chi sono quelli più
favorevoli agli impianti di smaltimento? che li accettano più
facilmente? a chi piacciono? perchè? chi vi si oppone
con maggiore decisione? chi non li accetta assolutamente? a chi
danno più fastidio? perchè?
9) L'impianto di smaltimento e l'ambiente: esiste
un legame fra l'impianto ed i temi ecologici? quale?
10) La gestione dei rifiuti: che alternative ci
sono al sistema utilizzato attualmente nella zona? quali sono
i pregi ed i difetti di ciascuna? sono alternative realistiche?
Perchè?
11) Accettabilità personale: l'intervistato,
lui personalmente, è favorevole o contrario all'impianto?
perchè?
12) Differenze tra i diversi tipi di rifiuto: che
cosa sono i rifiuti solidi urbani, e assimilati? che problemi
particolari presentano? che vantaggi presentano, rispetto agli
altri rifiuti, dal punto di vista della gestione? e quali ne
sono i difetti principali? Perchè?
13) Differenze tra i diversi tipi di rifiuto: che
cosa sono i rifiuti tossico nocivi? che problemi particolari
presentano? che vantaggi presentano, rispetto agli altri rifiuti,
dal punto di vista della gestione? e quali ne sono i difetti
principali? Perchè?
14) Differenze tra i diversi tipi di rifiuto: che
cosa sono i rifiuti sanitari? che problemi particolari presentano?
che vantaggi presentano, rispetto agli altri rifiuti, dal punto
di vista della gestione? e quali ne sono i difetti principali?
Perchè?
15) Differenze tra i diversi sistemi di smaltimento:
che cosa sono le discariche? che vantaggi presentano rispetto
agli altri sistemi di gestione dei rifiuti? e quali ne sono i
difetti principali? Perchè?
16) Differenze tra i diversi sistemi di smaltimento:
che cosa sono gli inceneritori? che vantaggi presentano rispetto
agli altri sistemi di gestione dei rifiuti? e quali ne sono i
difetti principali? Perchè?
17) Differenze tra i diversi sistemi di smaltimento:
che cosa sono le piattaforme per la neutralizzazione dei rifuti
tossici? che vantaggi presentano rispetto agli altri sistemi
di gestione dei rifiuti? e quali ne sono i difetti principali?
Perchè?
18) Quale è l'impianto preferito, tra discarica,
inceneritore e piattaforma? perchè?
19) I materiali speciali: che cosa si fa attualmente
per il problema delle pile, della plastica, ecc? sono dei problemi
particolari? come mai? e che cosa sarebbe meglio fare? Perchè?
20) Nel complesso: che tipo di emergenze e di rischi
prevede si presenteranno in tema di rifiuti, e di impianti, nel
prossimo futuro? Perchè?
21) La gestione: la gestione del problema dei rifiuti,
e in particolare degli impianti, attualmente è affidabile?
a chi deve essere affidata? c'è fiducia nei controlli?
e quali controlli dovrebbero esserci? Perchè?
22) In conclusione: sintetizzi in due parole ciò
in cui consiste il problema dei rifiuti, ed il modo più
auspicabile, e verosimile, per risolverlo.
1. IL PROBLEMA DEI RIFIUTI
Il tema dei rifiuti risulta abbastanza sentito
dal campione intervistato, che generalmente ha un'idea della
sua esistenza ed in qualche modo se ne preoccupa.
Non si tratta però di una questione davvero
presente nella quotidianità degli intervistati. E' un
tema come un altro, fra i molti che caratterizzano la vita del
nostro tempo, ma senza che gli si attribuisca un'importanza speciale.
Solo il campione di Gerenzano appare veramente
sensibile alla questione.
Una parte degli intervistati, pur recuperando il
tema una volta che questo viene proposto dall'intervistatore,
non sembra averci mai veramente pensato prima in modo minimamente
sistematico.
Il problema appare rilevante solo a posteriori.
Si direbbe che vi sia una tendenza a dimenticare tale preoccupazione,
a meno che questa non venga ricordata esplicitamente.
Un po' tutti si sentono coinvolti, ma senza enfasi.
Molti intervistati sottolinenano il fatto che il
problema dei rifiuti merita un'attenzione maggiore di quella
che gli viene normalmente attribuita.
Si parla molto di educare la gente, di informarla,
di "bombardarla" di comunicazioni. Ci si sente impreparati
di fronte all'argomento e si vorrebbe essere aiutati, o costretti,
ad occuparsene con maggiore serietà.
Ci si dichiara disponibili ad intervenire personalmente,
ma si teme che gli altri non lo siano altrettanto.
Il tema dei rifiuti viene immediatamente definito
in termini di problema etico.
E' una questione di buon comportamento, di educazione,
di efficace organizzazione del rapporto sociale tra le persone.
La problematicità della situazione viene
fatta discendere, in primo luogo, dalla inciviltà del
nostro tempo, dalla crescente incapacità delle persone
a convivere ed a rispettarsi.
Per molti versi: il rifiuto suscita una questione
di natura morale.
La rilevanza del problema appare crescente agli
occhi del campione intervistato. In questi ultimi anni ha guadagnato
terreno e visibilità.
Molti si dichiarano dunque disposti a dei sacrifici,
anche economici, per tentare una soluzione. Merita darsi da fare
per qualche cosa che suscita inquietudine diffusa.
Si percepisce chiaramente il fatto che i mezzi
di comunicazione di massa attribuiscono a questo aspetto della
nostra vita un'attenzione sempre maggiore.
E' un problema che sta "sotto gli occhi di
tutti", di cui parlano i giornali e la televisione. Si tratta
però anche di una questione relativamente qualsiasi, che
siste tra molte altre.
Si tende però anche a dimenticarsene, sia
per la sensazione di non potere intervenire utilmente al riguardo,
sia per l'impressione diffusa di non essere competenti in materia.
Si nota che il fenomeno esiste, se ne parla, ma
non si va molto più in là.
Il problema della spazzatura, in sè e per
sè, viene definito in termini piuttosto vaghi.
La gran parte del campione non sembra avere un'idea
di quale sia il destino degli scarti una volta che questi sono
usciti da casa propria.
Ciò che non serve più viene chiuso
nel sacchetto e gettato in una pattumiera esterna. Dopo di che:
non ci si pensa più. Da questo momento in poi la faccenda
diventa appannaggio di qualcun'altro.
Invitati a definire più precisamente che
cosa siano i rifiuti, ed i problemi che si connettono alla loro
gestione, gli intervistati fanno riferimento essenzialmente a
ciò che direttamente se ne può vedere.
Il rifiuto è il sacchetto, il cestino della
carta straccia, il bidone nel cortile, il cassonetto, o la campana
per il vetro sui marciapiedi.
Il rifiuto è una cosa di tutti i giorni,
e nel contempo è quasi esclusivamente quello di casa.
In termini spontanei: si parla solo di ciò che deriva
immediatamente dalle proprie personali abitudini di vita.
Il rifiuto è, per definizione, "schifoso".
Fa orrore, è mostruoso. Gli aggettivi utilizzati per descriverlo
sono tutti ispirati al concetto del fastidio e della repulsione.
La loro caratteristica maggiore, e più drammaticamente
percepita, è l'odore. I rifiuti sono "puzza".
Il fastidio profondo che suscitano si collega ad
una reazione primordiale, anche sul piano della risposta biologica,
quale è l'odore (la modalità più atavica
ed animalesca di rapporto col mondo).
Il problema del rifiuto nasce essenzialmente dal
carattere materiale del rifiuto stesso.
Si tratta di qualcosa che occupa spazio, che ha
un volume, e che quindi soffoca le persone assediandole da vicino.
La prima immagine che viene evocata dal concetto
di spazzatura è quella di una montagna incombente, che
continua a crescerci attorno e che forse presto avrà la
meglio anche sull'ambiente di vita delle persone.
Non si sa più dove mettere tutta questa
prolificazione di materia, e si teme che in futuro non ci saranno
più spazi per entrambi (noi e loro).
La visibilità del rifiuto è accentuata
dalla presenza dei sacchi della nettezza urbana per le strade
della città.
Questi rappresentano il prototipo del problema
della spazzatura sia nel senso che si tratta di qualcosa che
ingombra passivamente lo spazio delle persone sia nel senso che
suggerisce la sensazione che non tutti facciano la loro parte
per risolvere il problema.
Lo stazionare costante di questi sacchi viene infatti
attribuito all'inefficienza di chi è deputato a smaltirli
(spazzini poco attivi, scioperi, corruzione, ecc.).
Non ci si sente direttamente responsabili della
spazzatura. Il suo trattamento viene percepito come un servizio
pubblico che non riguarda più di tanto l'azione del cittadino.
Nè ci si sente più che tanto appoggiati
in questo senso. E infatti non è sempre facile trovare
i cassonetti, specie della raccolta differenziata, mentre risulta
complicato liberarsi dei mobili ed in genere degli oggetti ingombranti.
Alcuni intervistati collegano il tema della spazzatura
ad una questione di costi. L'idea è che la loro gestione
rappresenti un impegno economico, ma anche che sia possibile
specularci sopra.
Altri evocano situazioni "all'estero",
in cui il problema nemmeno si pone in quanto viene risolto con
assai maggiore efficacia che da noi. Non si sa peraltro dire,
al di là della generica fantasia, in che cosa queste brillanti
soluzioni consistano nel concreto.
Il tema dei rifiuti viene associato spontaneamente
all'inadeguatezza dei responsabili che se ne dovrebbero occupare.
Si ha scarsa fiducia in quelli che dovrebbero portarli
via, e più ancora si nutre la sensazione che gli amministratori
attuali siano inadeguati al problema.
Molti intervistati ritengono che non possiedano
la competenza necessaria, ovvero che approfittino della situazione
per perseguire un qualche loro interesse personale.
Nel problema dei rifiuti si vede il riflesso della
più generale inefficienza della pubblica amministrazione.
La questione dei rifiuti è strettamente
collegata, agli occhi del campione intervistato, con il tema
dell'eccessivo consumismo tipico del nostro tempo.
Molti sottolinenano insistentemente il fatto che
c'è troppa carta, troppa plastica, troppa apparenza nei
prodotti che si comprano ogni giorno. E' tutto materiale che
si getta, che occupa spazio e crea difficoltà, che da
una sensazione di spreco. La ridondanza degli scarti è
anche una faccenda di inutili apparenze.
L'eccesso di materiali scartati viene messo in
relazione, da parte di alcuni, con l'aumento della popolazione.
Siamo in troppi, cresciamo continuamente, e diffondiamo
le nostre tracce dappertutto. La vita contemporanea si connette
ad un senso di invasione subita, che i rifiuti incombenti accentuano
ulteriormente.
Molti sottolineano inoltre che, una volta, questo
problema non c'era. Il buon tempo andato era più gradevole
e rassicurante anche in virtù della limitata propensione
a gettare tutto.
Un altro rilevante concetto che appare immediatamente
collegato al tema dei rifiuti è quello del riciclaggio,
reso particolarmente visibile dall'esistenza della raccolta differenziata.
La sensazione diffusa, ovvero il desiderio implicito,
che gli intervistati esprimono è quello di una possibile
rigenerazione per ciò che è stato lasciato da parte.
Si pensa, e più ancora piace pensarlo, che
il rifiuto non sia mai definitivamente tale. Le cose abbandonate
possono cioè tornare a nascere, riciclandosi appunto in
una nuova potenzialità.
La prova concreta di tale opportunità viene
percepita direttamente nelle campane per la raccolta del vetro,
nel fatto che molti conservano i rifiuti cartacei separatamente
dal resto, nell'aver sentito dire che è possibile riutilizzare
la plastica, i metalli e forse anche altri materiali.
Tale opportunità viene spesso riferita,
anche in questo caso, a ciè che si ritiene avvenga "all'estero",
ma la si può vedere in atto, ancorchè solo ad un
livello relativamente pionieristico, anche da noi.
Alcuni sottolinenano sin da subito che, se i contenitori
per la raccolta differenziata fossero facilmente accessibili,
una parte rilevante del problema sarebbe risolta.
La generalità dei soggetti si dichiara spontaneamente
disponibile a collaborare in prima persona, ed anzi denuncia
talvolta un certo disagio per il fatto che l'organizzazione attuale
della gestione dei rifiuti non permette di sfruttare fino in
fondo una simile opportunità.
Tra le righe: molti sembrano ritenere che, tutto
sommato, quasi ogni cosa potrebbe venire riutilizzata, se solo
ci fosse la buona volontà di farlo.
Ciò che maggiormente si teme del rifiuto,
almeno in prospettiva, è la possibilità di essere
sopraffatti dalla loro molte.
Il rifiuto è qualcosa che avvolge, accerchia
e finalmente soffoca. Ci si sente assediati dalla sua presenza,
e si ha paura di non riuscire mai a trovare un accordo per sconfiggerlo.
La produzione di rifiuti viene percepita come un
potenziale suicidio collettivo, verso cui ci stiamo muovendo
inconsapevolmente. Nella sua crescita si ravvisa il fantama dell'autodistruzione
dell'umanità.
2. GLI IMPIANTI ATTUALI
Il campione intervistato dimostra, a livello spontaneo,
di possedere una conoscenza solo molto vaga ed approssimativa
degli impianti di trattamento per i rifiuti presenti nella propria
area di residenza.
Si rileva una maggiore consapevolezza presso i
soggetti che abitano a Gerenzano, per i quali l'incombere della
discarica rappresenta una realtà più concreta.
La tendenza di fondo è comunque caratterizzata
da una evidente inconsapevolezza.
Le idee sui sistemi attuali di trattamento dei
rifiuti sono decisamente approssimative.
Si sa che la spazzatura prima o poi sparisce, una
volta depositata negli appositi sacchi, ma non se ne conosce
la destinazione. Molti non sembrano avere mai pensato a tale
fenomeno con una qualche sistematicità.
Ci si immagina che possano esserci degli impianti,
magari nei dintorni, ma si tratta di una sensazione abbastanza
vaga.
Fa appunto eccezione Gerenzano, dove invece la
descrizione della discarica, che in genere è stata vista
di persona, appare tecnicamente più precisa.
In questo caso: si sottolinea che è stata
utilizzata una vecchia cava, che la discarica più vecchia
era tecnologicamente inaffidabile, che quella nuova è
invece concepita con criteri assai più affidabili.
Qualcuno si addentra in spiegazioni di dettaglio
sui vari rivestimenti, sulla presenza del biogas, sui problemi
connessi alla falda.
L'invito, da parte dell'intervistatore, a parlare
degli impianti attuali spinge peraltro gli intervistati a rievocare
le tensioni sociali connesse al problema piuttosto che ad addentrarsi
in spiegazioni tecniche, cui non si sentono affatto portati.
E' più facile che si parli delle manifestazioni
contro le discariche piuttosto che delle relative strategie ingenieristiche.
Ciò vale particolarmente per Gerenzano,
dove alla relativa competenza tecnica si affianca una costante
preoccupazione per il fatto di dover subire la presenza dell'impianto.
Il dato tecnico si presenta anzi, fondamentalmente,
come una pezza razionale di supporto al dichiarato desiderio
di eliminare la discarica. Questa viene descritta infatti come
uno scotto da subire, come "una fregatura" appioppata
dai Milanesi, come un sentimento di frustrazione e di sconfitta
che pesa sull'orgoglio dei cittadini.
Nei confronti degli impianti di smaltimento attualmente
presenti, pur nei limiti in cui ci si rende conto che esistono,
viene manifestata una evidente antipatia di fondo.
Sono percepiti come strutture comunque negative,
che dovrebbero in ogni caso venire ridotte al minimo indispensabile
ovvero che, più in generale, non dovrebbero esistere affatto.
Fondamentalmente: non si riesce a vedere in questi
impianti delle caratteristiche positive, ma semplicemente di
si limita a subirli.
La sensazione è che tutti abbiano qualcosa
da perdere per la loro presenza. E i più svantaggiati,
dalla loro invadenza, sono quelli che ci vivono vicini.
Non si riesce a vedere un qualche pregio in questi
impianti. Sono una necessità evidente ma, in fondo in
fondo, non vengono considerati assolutamente necessari.
La loro rilevanza è emersa in questi ultimi
tempi. Rappresentano tuttavia qualche cosa di aggiunto rispetto
alle vere necessità della vita.
Li si considera il prodotto di una inefficienza
del nostro sistema sociale piuttosto che uno strumento davvero
utile.
Tra i problemi tipici di tali impianti vengono
citati i riflessi negativi sul piano dell'ambiente.
Si pensa ad una alterazione negativa dell'aria,
specie per quel che riguarda gli inceneritori, e della falda,
specie con riferimento alle discariche.
Tale inquinamento tende a venire percepito come
un avvelenamento di carattere indefinito. Non si tenta di descriverne
il meccanismo, ma si tende piuttosto ad immaginare un lento colare
verso il basso, che finisce coll'alterare la natura profonda
del terreno.
La tendenza a collegare il problema degli impianti
di smaltimento con i temi ecologici è presente solo in
una parte del campione.
Per molti si tratta piuttosto di una questione
di decoro.
Il problema ambientale viene spesso delineato in
termini di igiene. Si tratta allora soprattutto di tenere pulito
e in ordine, in modo analogo a quanto ci si aspetta debba avvenire
per la propria persona o per la casa.
Secondo altri, la dimensione ecologica della questione
può finire con l'avvelenare gli animi portando il dibattito
su di un livello troppo emotivo.
Posto che gli impianti per i rifiuti presentano
solo difetti, qualcuno immagina che possano dare luogo anche
a dei vantaggi, ma solo per una ristretta cerchia di persone.
Se ne avvantaggiano, eventualmente, altri. Si pensa
allora al comune, a quelli che ci lavorano e a quelli che ci
lucrano. Si tratta però di guadagni parassitari, piuttosto
lontani dalla pubblica utilità.
In subordine: si pensa che possano avvantaggiarsene
"quelli di fuori", quando riescono ad appioppare i
propri rifiuti ad altra gente.
Ne consegue che nessuno è veramente favorevole
agli impianti.
Si tratta di strutture che oggi appaiono necessarie,
ma che in effetti nessuno vuole.
Con qualche sforzo, si pensa che possano essere
apprezzati, in termini molto astratti, dai verdi e dai cittadini,
per il fatto che servono ad affrontare il problema dei rifiuti
dispersi nell'ambiente. Ma si tratta di una virtù che
nasce dalla necessità.
Si citano poi gli industriali ed i politici. Per
entrambi: l'impianto può rappresentare un motivo di guadagno
e quindi può anche venire, strumentalmente, apprezzato.
I soggetti maggiormente contrari sono, di conseguenza,
più o meno tutti senza distinzioni significative.
Per quanto concerne l'atteggiamento dell'intervistato
in prima persona, questi è combattutto tra la convinzione
razionale che il problema debba in qualche modo essere risolto
e la volontà di non pensarci affatto.
C'è una dichiarata disponibilità
a collaborare per una soluzione, ma anche il timore costante
di essere gli unici a pagare mentre gli altri se la ridono.
Si è certamente disposti a fare degli sforzi,
ma non ad essere gli unici che li fanno.
3. TIPOLOGIE DI RIFIUTI
Quasi nessun intervistato sviluppa, a livello spontaneo,
una distinzione fra i diversi generi di rifiuto.
La spazzatura è, per definzione, quella
con cui si intrattengono rapporti diretti, e coincide quindi
con quella di casa.
Il rifiuto, per la gran parte del campione, è
semplicemente ciò che si getta nel cestino o nella pattumiera.
E' difficile invece concepire che cosa altri soggetti, diversi
dal cittadino medio, possano rifiutare.
Il concetto di "rifiuto solido urbano"
dà tutt'al più luogo ad una distinzione tra ciò
che è solido e ciò che è liquido.
La componente liquida, più o meno, è
rappresentata da quello che si può buttare nel lavandino.
Vi viene associato anche tutto ciò che è molle,
ovvero potrebbe facilmente essere ridotto ad un quasi liquido,
come avanzi di cibo ed in particolare di verdure.
Si tratta comunque di materiali che possono essere
eliminati attraverso l'acqua (quanto meno: lo scarico del gabinetto).
I rifiuti non-solidi ricordano quelli delle fognature
e sono concettualmente separati dagli altri.
I rifiuti "solidi", agli occhi degli
intervistati, sono gli scarti della vita domestica, che vengono
prodotti in relazione con la tendenza allo spreco e all'eccesso
di consumi.
Si tratta sostanzialmente di materiali di per sè
utili, che momentaneamente non servono ma potrebbero senza troppi
problemi venire riutilizzati.
Questi non vengono propriamente rifiutati quanto
piuttosto accantonati. Si eliminano perchè ingombranti,
ma non perchè siano di per sè repellenti.
Espressamente invitati ad esprimere il proprio
parere sui "rifiuti tossico nocivi", gli intervistati
riescono a sviluppare una propria valutazione anche se con qualche
sforzo.
Questo tipo di scarto viene immediatamente associato
al concetto di pericolo.
La definizione stessa invita a pensare a qualcosa
che fa male, che compromette gravemente la salute, che si insinua
come un veleno senza che noi possiamo fare nulla per contrastarlo.
Il rifiuto tossico nocivo è percepito soprattutto
come quello prodotto dalle industrie, e particolarmente dagli
impianti chimici, ovvero dalle concerie, dai laboratori e dalle
piccole aziende che se ne disfano di nascosto.
Poichè si tratta di un prodotto industriale,
si ritiene generalmente che sia compito delle industrie rimediare
al danno, o meglio ancora evitare di produrlo, attraverso depuratori
e maggiori attenzioni.
Non ci si sente responsabili di questo tipo di
rischio.
Il rifiuto tossico nocivo può, secondo alcuni,
essere presente tra gli scarti di casa.
Si pensa allora alle bombolette spray, agli acidi,
le vernici, i detersivi, le pile usate, forse le medicine.
Anche in questo caso, tuttavia, non ci sente personalmente
responsabili della pericolosità di questi materiali. Sono
le industrie a produrli, e quindi la causa va eventualmente ricercata
in loro.
I rifiuti tossico nocivi vengono generalmente collegati
all'idea del liquido e dell'aereo, ma molto meno a quella del
solido.
La loro natura è relativamente evanescente
ed impalpabile. Sono un prodotto che tipicamente si diffonde
e quindi non può avere una struttura troppo compatta.
Fanno caso a parte le scorie nucleari, spesso citate
come massimamente pericolose anche se in una categoria separata
da quella dei tossico nocivi.
Espressamente invitati a parlare dei "rifiuti
sanitari", gli intervistati appaiono piuttosto perplessi.
Pensano ai medicinali scaduti ed ai rifiuti ospedalieri.
Associano frequentemente questo concetto agli avanzi delle operazioni
effettuate su soggetti umani.
Citano anche i rifiuti biologici, ovverosia le
feci, che vengono eliminati attraverso le fognature.
Alcuni parlano di scarti connessi a prodotti utilizzati
a contatto con il corpo, quali: siringhe, assorbenti igienici,
preservativi.
Anche nel caso dei rifiuti sanitari: conta soprattutto
l'esperienza personale.
Si pensa essenzialmente a qualche cosa con cui
si ha avuto direttamente a che fare. Ci si ricorda di quello
che si è utilizzato in prima persona.
Qualcuno ricorda i contenitori presenti nelle farmacie,
ma non li collega alla generalità dei possibili rifiuti
sanitari.
Si tratta peraltro di una categoria di scarti che
non sembra essere spontaneamente presente nella mente dei soggetti.