Questo è un servizio libero e gratuito a sfondo
(speriamo) scientifico e culturale, senza fini di lucro e senza
contenuti commerciali, offerto alla collettività. L'unico
obiettivo perseguito è quello di mettere a disposizione
alcune risorse. Si tratta di un pubblico servizio, la cui fruizione
è ammessa esclusivamente per uso personale. Il sito è
redatto da chi lo cura, utilizzando la propria fantasia assieme
a fonti di pubblico accesso. Nel caso in cui tuttavia qualcuno
si ritenesse danneggiato dai suoi contenuti, specie per il fatto
che mi è sfuggita qualcosa, basterà che me lo segnali
e cercherò di provvedere. Oppure, se volete mandare qualche
commento o consiglio: Contattateci!
Grazie.
© Copyright 1997 e successivi
by Felice Perussia e Laboratorio di PSICOTECNICA ®
Perussia F., La
scelta di psicologia a Torino: Una ricerca.
Torino: Quaderni
del Corso di Laurea in Psicologia - Upsel, 1993.
Felice Perussia
CHI FREQUENTA PSICOLOGIA
Quasi metà degli studenti che partecipano
alle attività del corso di laurea in psicologia ha seguito
degli studi liceali, principalmente presso il liceo scientifico,
seguito dal classico (Tabella 7). Non manca tuttavia una certa
quantità di diplomati presso le scuole magistrali, di
periti, di ragionieri, e di maturati al liceo linguistico.
La percentuale di chi frequenta psicologia
per il conseguimento di una seconda laurea è relativamente
limitata rispetto all'insieme degli iscritti. Vi prevale comunque
la laurea in filosofia, seguita da medicina. Tali due percorsi
formativi si confermano dunque, benchè solo a livello
indiziario, come quelli culturalmente più vicini all'interesse
per le materie psicologiche.
Quest'ultimo dato viene confermato dagli
elementi relativi al tipo di studi universitari intrapresi in
precedenza presso altri corsi di laurea (Tabella 8). Circa un
quarto dei frequentanti risulta infatti essersi iscritto, prima
di approdare al corso di laurea in psicologia di Torino, ad altri
corsi. Tra questi prevalgono gli iscritti a facoltà di
svariato tipo (da scienze politiche ad economia e commercio,
da ingegneria a scienze naturali, eccetera). Le aree più
spesso avvicinate, per poi abbandonarle, sembrano essere comunque
quelle di psicologia (presso altre sedi, in attesa dell'apertura
di un corso locale), nonchè, di nuovo, quelle di medicina
ovvero di lettere e filosofia.
Tabella 7 - Titolo di studio conseguito
al momento della iscrizione al primo anno di psicologia
Diploma scientifico
31.8
Diploma classico
15.0
Diploma magistrali
14.5
Diploma perito
10.8
Diploma ragioneria
10.3
Diploma linguistico
7.1
Diploma geometra
1.3
Diploma artistico
1.3
Laurea in filosofia
1.6
Laurea in medicina
0.5
Laurea in magistero (ma non psicologia)
0.3
Laurea in lettere
0.3
Laurea in lingue e letterature straniere
0.3
Laurea in altre facoltà
1.3
Tabella 8 - Corsi di laurea affrontati (senza
concluderli) prima dell'iscrizione al corso di laurea in psicologia
a Torino
NO, mi sono iscritto/a per la prima volta
a psicologia a Torino
75.8
Sì, a psicologia a Padova
3.9
Sì, a psicologia a Roma
0.8
Sì, a psicologia in altra sede
0.0
Sì, a filosofia
3.2
Sì, a medicina
1.8
Sì, a lettere
1.3
Sì, a magistero (ma non al corso
di laurea in psicologia)
0.8
Sì, a lingue e letterature straniere
0.8
Sì, ad altra facoltà
11.6
La votazione ottenuta a conclusione degli
studi superiori risulta essere sostanzialmente nella media di
quanto avviene per la generalità delle scuole superiori
italiane (Tabella 9).
Tabella 9 - Votazione conseguita all'esame
di maturità (in caso di diploma conseguito quando la votazione
veniva espressa in decimi, la media è stata moltiplicata
per 6)
36/40
26.4
41/45
27.7
46/50
24.8
51/55
11.9
56/60
9.2
Il campione di studenti frequentanti, avvicinato
nell'ambito della rilevazione quantitativa, risulta composto
di studenti mediamente più giovani rispetto al complesso
degli studenti iscritti, secondo i dati forniti dalla segreteria
(Tabella 10).
Ciò suggerisce che la scelta del
corso di laurea rappresenti una strategia di formazione culturale
approfondita soprattutto per gli iscritti che seguono una sequenza
di studi tradizionale (iscrizione all'università subito
dopo il completamento degli studi superiori).
Per la maggioranza degli iscritti "in
seconda battuta" (cioè alcuni anni dopo il diploma
superiore) la partecipazione a psicologia sembra rappresentare
dunque più la scelta di un'area di interesse culturale
da coltivare per proprio conto, che non la frequentazione di
una attività formativa di tipo organico.
Tabella 10 - Età degli intervistati
al momento della iscrizione al primo anno di psicologia
18/21 anni
81.6
22/24 anni
8.7
25/30 anni
4.2
31/40 anni
2.4
41/60 anni
1.8
più di 60 anni
0.0
Per quanto riguarda altri elementi che concorrono
a definire il profilo dello studente che frequenta psicologia,
si può notare che la quasi totalità di questi non
è sposata (Tabella 11).
Dal punto di vista del profilo socio-economico
delle famiglie d'origine (Tabelle: 12, 13, 14, 15, 16), se si
sviluppa un confronto indicativo con la distribuzione dei titoli
di studio e con il reddito all'interno della popolazione italiana
globale (rispetto al quale i dati rappresentano peraltro solo
un'idicazione, ancorchè di qualche interesse), gli studenti
di psicologia risultano essere di estrazione media e medio alta,
con una presenza solo limitata delle classi meno agiate.
Tabella 11 - Stato civile dei frequentanti
Non sposato 94.1
94.1
Sposato 5.9
5.9
Tabella 12 - Lavoro svolto attualmente dal
padre degli intervistati
Impiegato
20.0
Pensionato
18.4
Artigiano/Commerciante
13.1
Operaio
12.8
Libero professionista
12.5
Dirigente
9.9
Deceduto
6.9
Imprenditore
4.5
Agricoltore
1.6
Disoccupato
0.3
Tabella 13 - Lavoro svolto attualmente dalla
madre degli intervistati
Casalinga
43.4
Impiegata
20.3
Pensionata
10.0
Artigiana/Commerciante
9.7
Operaia
7.4
Libera professionista
4.5
deceduta
2.1
Imprenditore/Dirigente
1.3
Agricoltore
1.3
Disoccupata
0.0
Tabella 14 - Titolo di studio conseguito
dal padre degli intervistati
Elementare, anche non completata
22.7
Media inferiore
30.7
Media superiore
32.4
Laurea
14.2
Tabella 15 - Titolo di studio conseguito
dalla madre degli intervistati
Elementare, anche non completata
25.3
Media inferiore
37.2
Media superiore
29.8
Laurea
7.7
Tabella 16 - Reddito annuo netto della famiglia
(tutti i membri conviventi messi assieme) all'incirca
fino a 15 milioni
4.6
da 15 a 30 milioni
25.0
da 30 a 50 milioni
28.2
da 50 a 100 milioni
12.1
oltre 100 milioni
5.4
non so, non ricordo
24.7
Il bacino di utenza degli studenti di psicologia
risulta essere ristretto principalmente all'area del Piemonte
(Tabella 17). Più di metà dei frequentanti proviene
infatti da Torino o dalla sua provincia, mentre circa un quinto
proviene dalle altre province della regione.
Sono rappresentate con un certo rilievo,
benchè limitato, anche la Lombardia (oltre un decimo dei
frequentanti) e la Liguria (circa un decimo). Non sembrano essere
presenti quasi per nulla le altre aree d'Italia.
Si rileva peraltro che la maggioranza assoluta
dei non-torinesi hanno organizzato per sè una qualche
forma di abitazione in Torino, per poter seguire le attività
del corso di laurea (Tabella 18).
Da questo insieme di dati si può
dedurre, in prima approssimazione, che il corso di laurea in
psicologia di Torino serve principalmente, ovvero esclusivamente,
il triangolo industriale Torino-Milano-Genova. Tale corso di
laurea, inoltre, pare essere sufficientemente impegnativo da
indurre a costituirsi una residenza, anche se magari solo temporanea
o precaria, per poter riuscire efficacemente a tenerne il passo
con il ritmo degli studi.
Tabella 17 - Residenza al momento della
iscrizione al primo anno
Torino città
30.3
Provincia di Torino
24.5
Alessandria (e Provincia)
3.4
Asti (e Provincia)
2.1
Cuneo (e Provincia)
6.1
Novara (e Provincia)
1.6
Vercelli (e Provincia)
4.2
Valle d'Aosta
1.3
Milano (e Provincia)
7.9
Altra provincia della Lombardia
5.8
Genova (e Provincia)
7.1
Altra Provincia della Liguria
3.9
Altre aree del Nord Italia
0.8
Altre aree del Centro Italia
0.0
Altre aree del Sud Italia e delle isole
0.5
All'estero (fuori d'Italia)
0.8
Tabella 18 - Disponibilità di un
domicilio dove abitare, almeno saltuariamente, in città
(per chi non ha la residenza a Torino)
No
42.7
Sì, con altri (amici/che, in collegio,
ecc)
37.7
Sì, presso dei parenti
11.9
Sì, da solo/a
7.7
La ricerca fornisce anche alcuni elementi
relativi ad abitudini di lettura, che dimostrano una certa attitudine
all'aggiornamento culturale da parte degli studenti (Tabella
19).
Appare altresì evidente una certa
propensione spontanea nei riguardi dello studio (Tabella 20).
Non sembra invece che la competenza nell'uso dei computer, pure
ormai radicata in alcuni strati della popolazione, abbia raggiunto
una percentuale rilevante dei frequentatori di psicologia a Torino.
Per quanto concerne infine la conoscenza
delle lingue straniere, mentre si rileva una buona abitudine
alla lingua inglese, seguita dalla francese, non sembra invece
essere diffusa la conoscenza dello spagnolo e del tedesco.
Tabella 19 - Abitudine a seguire (molto
o abbastanza spesso) alcune pubblicazioni
Quotidiani di informazione
78.1
Romanzi
47.3
Settimanali
47.1
Saggi (a parte quelli per gli studi all'università)
46.2
Mensili
14.1
Quotidiani sportivi
11.5
Tabella 20 - Alcune competenze di base che
caratterizzano gli studenti intervistati
Mi riesce facile studiare
56.8
Sono sostanzialmente in grado di utilizzare
da sola/o il personal computer
15.2
Sono in grado di capire l'inglese
62.2
Sono in grado di capire il francese
44.4
Sono in grado di capire lo spagnolo
9.1
Sono in grado di capire il tedesco
6.4
LA SCELTA DI PSICOLOGIA
Le motivazioni che gli intervistati indicano
come maggiormente significative nella loro scelta del corso di
laurea in psicologia (Tabella 21) sono principalmente di carattere
generale e culturale (1; 2). Questo iter di studi pare cioè
determinato da un interesse di base, da una identificazione immediata
con i temi che vi vengono affrontati, più che da una consapevolezza
di natura più analitica.
Ciò suggerisce che vi sia un notevole
livello di entusiasmo tra i frequentanti, i quali scelgono la
loro strada in primo luogo per una passione immediata. Tale atmosfera
di partecipazione è confermata dalla evidente determinazione
della quasi totalità dei frequentanti a completare comunque
il proprio curriculum universitario (17; 18).
La seconda motivazione appare evidentemente
legata ad un interesse per la persona e per le sue vicissitudini.
Tale attenzione interviene sia con riferimento a se stessi (4)
che agli altri (3; 5; 6).
Ciò suggerisce che alla base della
passione per la disciplina vi siano principalmente motivazioni
di natura introspettiva, e di curiosità nell'ambito delle
relazioni interpersonali. Alla base della scelta di psicologia
vi sarebbe dunque una tendenza alla problematizzazione della
vita in termini esistenziali.
Le ragioni di natura professionale (7; 10)
sembrano esercitare invece un influsso solo limitato nella scelta
del corso di studi, almeno per questo campione di frequentanti
dei primi anni.
Il tono delle motivazioni di carattere generale
si precisa meglio attraverso le dichiarazioni esplicitamente
espresse nell'ambito dei colloqui di gruppo.
Psicologia vi si presenta innanzi tutto
come una passione, come una scelta non particolarmente meditata
ma vissuta con intensità. Può anche capitare di
conoscere molto poco di questa disciplina, ma il desiderio è
comunque forte, per cui si è disposti a correre il rischio.
Tabella 21 - Motivazioni dichiarate alla
scelta di psicologia come corso di studi (risposte a scelta forzata)
(1) Perchè mi interessa, ci credo,
in generale
97.1
(2) Per crescere culturalmente
77.1
(3) Per aiutare gli altri
74.2
(4) Per conoscere meglio me stesso/a
67.1
(5) Per migliorare i miei rapporti con gli
altri
51.5
(6) Per capire la sofferenza
46.5
(7) Per trovare lavoro alla fine degli studi
24.0
(8) Per conoscere nuove persone
22.4
(9) Perchè non c'era l'obbligo di
frequenza
6.6
(10) Perchè aveva a che fare col
lavoro che già svolgevo
3.5
(11) Perchè non c'era il numero chiuso
1.9
(12) Così, tanto per prendere una
laurea
1.6
(13) Per rinviare il servizio militare
1.3
(14) Perchè pensavo che fosse più
facile di altre facoltà
1.1
(15) Per fare qualcosa pur senza un motivo
particolare
0.8
(16) Perchè lo volevano i miei genitori
0.3
(17) Per ora mi sono iscritto/a a psicologia,
perchè mi interessava, ma non so se poi vorrò laurearmi
davvero
9.0
(18) Non credo che finirò il corso
di psicologia, visto che penso di lasciare abbastanza presto
gli studi
2.4
Si sceglie, insomma, psicologia come mossi
da una specie di istinto, i cui contenuti si presume verranno
riempiti solo in seguito, grazie alla frequentazione dei corsi.
E' dunque relativamente frequente che ci si indirizzi verso questa
disciplina pur senza conoscerne in modo anche solo vago i contenuti.
"Proprio psicologia perché,
forse è un luogo comune, però mi ha sempre affascinato
molto come indirizzo, come studio. Non so. E' un interesse così,
senza particolari motivi"
"Sto studiando perché mi piace.
Ho iniziato tutto perché amavo questo"
"No, io non ricordo bene come nacque.
Anche per me è stata una cosa che nei primi anni del liceo
ho cominciato a pensare che avrei potuto farlo, ma non so il
perché precisamente"
"Che cos'è il corso di laurea
in psicologia? Non lo so. Lo sto facendo, ci sono in mezzo, non
posso dire che cos'è. Sto lavorando ancora per capirlo,
io, in fondo, che cosa mi porterà"
"Perché penso che sia una di
quelle discipline che affascinano moltissimo, prima di tutto.
Poi forse all'inizio c'era la presunzione di voler, di possedere
qualche cosa che ci permettesse di conoscere meglio gli altri.
Forse erano ... all'inizio forse è stata una presunzione
che mi ha portata a tutto questo. Poi successivamente ho capito
che mi piaceva. Cioè, non saprei dire, ma ... giustificare
con un termine quantitativo, proprio perché psicologia
... E' qualcosa che sento di dover fare: non riuscirei a vedermi
in un'altra veste. Benché abbia già una professione,
che sarei insegnante praticamente, però non lo farei mai
assolutamente"
"Ho constatato, anche con i miei amici
che fanno altre facoltà ... e poi crescere un po'. Da'
un po' di sogni in più. Poi si vedrà"
"Io sono entrato a psicologia che non
sapevo: non cos'era psicologia dinamica, ma non avrei neanche
saputo definire bene forse psicologia"
"Io, ad esempio, quando sono andata
a seguire le lezioni di un docente che parlava di Freud, la mia
vicina ha scritto Freud: Froid"
Per alcuni, la scelta di psicologia si basa,
accanto all'entusiasmo "istintivo" che coinvolge un
po' tutti, su di una selezione che avviene in qualche modo per
esclusione. Scegliere psicologia significa dunque anche fuggire
da altri studi, vissuti come meno umanistici o meno umani, come
più freddi e meno vicini alla vita quotidiana e intima
delle persone.
Tra i percorsi alternativi possibili, viene
citata in particolare medicina, cui psicologia viene istintivamente
avvicinata, ma rispetto alla quale appare più immediata
ed esistenzialmente profonda, oltre che forse meno ostica.
I corsi universitari che si sono intrapresi,
o che ci si immaginava di intraprendere, prima di rivolgersi
a psicologia, sono comunque abbastanza disparati.
Ciò suggerisce che la scelta del
percorso di studi sia determinata da motivazioni relativamente
vaghe, che possono trovare un proprio oggetto in immagini scientifiche
assai varie, probabilmente anche a motivo della loro relativa
vaghezza.
Sono comunque abbastanza numerose le testimonianze
di studenti che avevano intrapreso il loro percorso di studi
universitari in un'altra prospettiva e che poi, per ragioni sia
di scelta e di opportunità sia di necessità, hanno
preferito rivolgersi a questo corso.
"Io sono sempre stata piuttosto appassionata
di ciò che è o umanistico o delle materie non scientifiche,
non matematiche"
"Speravo di trovare una scuola che
mi insegnasse delle materie più interessanti di quelle
che studiavo prima. E non mi obbligasse a studiare più
di tanto. E non so"
"Parlando poi con i miei più
avanti, e visto che la mia carriera scolastica era abbastanza
un disastro, al liceo, si pensava assolutamente di non mandarmi
a Padova da Torino. E quindi ho ripiegato su agraria; io avrei
fatto agraria. Poi, ovviamente, finita la maturità e attivato
il corso, non ho pensato neanche ad informarmi. Mi sono automaticamente
iscritto e poi mi sono trovato, devo dire, meglio di come ..."
"Io non so, veramente quando ho deciso
di cambiare e fare psicologia, non è che mi aspettassi
molto perché ero così delusa da informatica, diciamo,
che, be', dico: qualunque cosa sarà meglio di questa.
Proprio non so, quindi non mi aspettavo ..."
"Provengo da un'altra facoltà,
che è quella di scienze biologiche, che avevo scelto con
estremo fervore, devo dire. E poi, ahimé, ho dovuto arrendermi
all'evidenza, cioè al fatto che ero assai carente di basi
di matematica, di fisica. Quindi era proprio una difficoltà
oggettiva, insomma. Ho dovuto fare i conti con le mie possibilità.
Oltretutto, non avendo fatto il liceo scientifico, difficoltà
ne avevo molte. E psicologia non è stato un vero e proprio
ripiego: in realtà ero sempre molto interessata a questa
eventualità"
"Io avrei voluto fare medicina, solo
che i miei non volevano, perché volevano che andassi a
lavorare e mi han detto: se vuoi fare l'università devi
pagartela. Allora ho fatto concorso al xxx, ho vinto e lavoro
part time ... No, non avrei mai fatto una facoltà tecnica,
scientifica o fisica, ingegneria, queste cose qua, ma neanche
troppo umanistica. Io avrei fatto solo medicina. Visto che dovevo
trovare un ripiego, la cosa più simile mi sembrava psicologia.
Mi sono documentata, ho letto delle cose e, così, mi ispirava
abbastanza come tipo di esami"
"Mi sarebbe piaciuto fare medicina,
solo che quello che non mi piace di medicina è, diciamo,
anche sentir parlare il professor Xxx, per dire. Passano il loro
tempo a tagliuzzare, torturare animali vari. Io sono un'animalista
convintissima. Odio queste cose. Odio anche i comportamenti di
tortura"
IO E GLI ALTRI
Un fattore di grande rilievo, nella scelta
di psicologia, è la curiosità nei confronti di
se stessi e degli altri. In questi termini, l'interesse psicologico
è prima di tutto una forma di curiosità sociale.
Attraverso l'approccio psicologico si confida
di poter capire meglio quello che succede intorno a sè,
la propria relazione con l'ambiente circostante, e in particolare
con l'ambiente sociale ed il riflesso che di noi ci rimanda.
"Cercar di capire le persone. Avere
un contatto un po' più particolare con gli altri"
"Ho trovato un'altra cosa che mi ha
indirizzato verso psicologia. A me piace molto parlare con la
gente. Non ho la fissa: devo curare, io voglio guarire la gente
... Però mi piace parlare con la gente, mi piace se riesco
a capire i loro problemi, mi piace ... E quindi questo fatto
di parlare, non so, mi sembra che mi stia già ..."
"Io, di partenza, avevo l'idea di fare
un lavoro che mi mettesse a contatto con delle persone"
"Mi piaceva il fatto, perché
io ascoltavo molto i miei amici, mi piaceva molto ascoltare cosa
dicevano i miei amici, e loro a loro volta mi dicevano che ero
molto bravo ad ascoltare e a dare pareri, quello che potevano
essere i miei pareri, spassionatamente"
"Io, premetto, l'ultimo anno del liceo
ero, come si suol dire, scoppiata. Non vedevo l'ora di cambiare,
e quindi avevo riposto sull'università tantissime ...
mi aspettavo tanto. La cosa che mi aspettavo di più era
appunto quella di studiare cose che piacevano solo a me, di trovare
in campo teorico tutte queste cose che mi sentivo dentro, questa
comprensione verso gli altri, cercare di capire gli altri"
"Non so neanche ... è un rapporto
tutto particolare ... sugli altri a cercare di capire cosa non
andava in loro, cioè aiutarli. La psicologia ti permette
appunto di entrare in contatto con gli altri in maniera diversa,
ti rende più sensibile agli altri, e basta"
"Per me era imparare ad ascoltare meglio
la gente, non era neanche tanto capirla, quanto ascoltarla e
saper dare meglio dei giudizi obiettivi,. Per me era questo ...
senza nessuna pretesa di imparare io a conoscere gli altri piuttosto
che imparare a conoscere me stessa"
"Lo picologo, secondo me, è
un tipo estroverso, che va visto come l'amicone a cui puoi raccontar
tutto, può diventare ... dandoti dei consigli ... Secondo
me non c'entra che tutti, almeno tutti i miei amici, o si ritraggono
e dicono: ah! io, cioè, con questa qua devo fare attenzione,
perché magari qualsiasi cosa dica o faccia non mi capisce,
mi squadra. Oppure si aprono del tutto, ti raccontano la loro
vita, sperando che tu possa dargli delle soluzioni ai problemi
oppure dei consigli ... non so ... Cioè, mi fa sentire
così, tante volte. Conosco qualcuno, mi viene voglia di
... che faccia pulizia"
"Significava occuparsi dell'uomo, cioè
delle persone, fondamentalmente, più che delle cose"
In qualche caso, l'interesse per la comprensione
di se stessi ed il desiderio di andare incontro agli altri si
estende, sin da subito, a progetti di aiuto ovvero ad una curiosità
più generale per le regole del comportamento. In questi
casi, l'attenzione nei confronti delle persone è forse
un po' meno immediata e più strategica.
"Io ho il pallino fisso, che spero
di riuscire, vorrei appunto costruire, erigere un orfanotrofio"
"Ho detto: voglio qualcosa che sì
mi faccia capire, forse chi sono io, chi sono gli altri. Ma più
di tutto il pensiero. Cioè, a me interessava, visto che
praticamente, purtroppo viviamo una vita sola, col pensiero ne
viviamo tante. Allora ho detto: cerchiamo di capire questi meccanismi
nel pensiero fin dove possono arrivare. E allora mi interessavano
tutte queste cose"
LAVARSI L'ANIMA
Uno dei grandi sogni dello studente di psicologia
sembra essere quello di una rigenerazione personale. Attraverso
il corso di studi ci si immagina, sempre in termini piuttosto
indeterminati ancorchè intensi, di poter smussare le proprie
tensioni interne e di conquistare un nuovo equilibrio.
In tale prospettiva, la scelta di psicologia
viene vissuta molto più come una formazione esperienziale,
come un percorso di introspezione e di autoanalisi, che non come
l'acquisizione di una competenza tecnica, come la preparazione
ad una professione, o come un percorso culturale.
"C'è una grossa componente di
crescita personale che influisce anche sulla scelta. Nel senso
di dire: va bene, è vero che questo campo mi piace, mi
può interessare, però mi devo rendere conto che
fare una scelta di questo tipo non è come sbattersi su
delle funzioni. E' sbatterti contro di te, contro i tuoi limiti,
le tue aspirazioni. E questo sicuramente ti cambia, ti forgia,
ti fa crescere. Secondo me, uno dei motivi per cui i ragazzi
fanno psicologia è anche per conoscersi, sia che uno lo
ammetta, sia che uno non lo ammetta, ma perché sentono
questo bisogno forte di conoscersi"
"L'aspirazione era quella di riuscire
a cambiarmi qualitativamente, sia come studente, ma anche come
capacità emotiva, nel senso di ampliare un attimino i
miei orizzonti e di essere più recettivo verso gli altri"
"Lo psicologo sviluppa delle parti,
cioè la personalità, in modo più, secondo
me, completo di studenti di altre facoltà. Nel senso che,
soprattutto le facoltà scientifiche, secondo me, mentre
tu sviluppi molto le tue capacità logiche, sviluppi molto
la capacità di utilizzare la matematica, la fisica, devi
comunque negarti determinate cose, come può essere uscire
con gli amici, avere una vita sociale; che il più delle
volte, facendo una facoltà di questo tipo devi rinunciarci
... Quindi, secondo me, in genere soprattutto nelle facoltà
umanistiche questo, non soltanto in psicologia, c'è una
possibilità di crescere totalmente, non soltanto da un
punto di vista cognitivo, diciamo. Cioè, cresci sia perché
studi delle cose interessanti, ma cresci anche tu come persona,
aiutandoti con la materia ma anche con le altre persone"
"Fondamentalmente per il bisogno di
capire. E credo che, meglio di tante altre materie, psicologia
può aiutarmi a far questo: capire, e capirmi anche. Perché
no?"
"Quello che io trovo interessante:
quando, per esempio, leggo un libro, leggo un capitolo e dico:
è vero! non ci avevo mai pensato! E riesco a fare dei
collegamenti con la vita reale, con la mia esperienza"
"Non ero mai la prima a prendere parola,
oppure a intervenire, ma piuttosto svolgevo un ruolo da osservatrice.
Piuttosto diventavo rossa come una ciliegia, però non
parlavo. Ecco! Quindi: quello mi è servito molto ... Il
primo anno, quando vedevo la figura del docente come un uomo
potente, fra virgolette, ecco. E quindi il fatto di dire: in
fondo è una persona come tutte le altre. A livello interiore,
sì, mi sento cioè diversa. Qualcosa, qualche clic
è venuto fuori in me, e spero ... cioè, veramente,
non vorrei ritornare indietro a quella che ero"
"Le mie speranze e i miei timori sorgono
soprattutto quando facciamo le esperienze didattiche, quando
ci sono le situazioni di simulazione e vengono fuori soprattutto
i miei timori; anche perché le speranze sono sempre molto
idealizzate e i timori vengono fuori soprattutto in queste situazioni,
in quanto durante la simulazione vengono fuori degli aspetti
che tu non riesci a controllare ... Vengono fuori delle situazioni
che ti pongono di fronte a un'incognita. Cioè: sarà
meglio comportarsi così? sarà meglio comportarsi
in quell'altro modo? ho sbagliato a dire questo? ha fatto bene
quel particolare psicologo a comportarsi in quel modo? In fin
dei conti, discuti. Cioè: ti metti in discussione"
La evidente rilevanza della motivazione
a conoscersi rappresenta per alcuni un elemento di disagio. E'
come se, dichiarando il proprio interesse autoanalitico per la
psicologia, si scoprisse in qualche modo un lato debole di sè,
ovvero si temesse di apparire ridicoli.
"Io non risponderei che sono le persone
che vogliono conoscere gli altri, perché questa è
la risposta tipica. Perché non penso che comunque bisogna
essere spinti da questa motivazione. E' una scienza come può
essere qualsiasi altra. E comunque si è spinti più
che altro da interessi personali"
"Ho sentito un qualcosa, un qualcosa
a cui non posso dare una valida giustificazione, e dire il perché
proprio psicologia. Certamente non per conoscere gli altri e
neanche per conoscere me stessa, ma per capire le motivazioni
di base, il perché delle cose. E più che altro
è per mio interesse personale che faccio questa materia"
"Questo è un lato che dà
fastidio, cioè la gente che mi dice, i parenti poi: ah,
sei andato a fare psicologia perché vuoi capire, in fondo
in fondo vuoi arrivare a capire te stesso. A me dà fastidio,
cioè perché devi vedere una persona come una cavia.
Cioè, io non sono una cavia di laboratorio di nessuno,
neanche di me stesso. Per cui mi dà veramente fastidio
quando una persona mi si rivolge, e l'hanno fatto diverse volte
i parenti,: ah, hai fatto psicologia perché in fin dei
conti vuoi capire i tuoi problemi, vuoi capire te stesso ...
Questo è un lato che mi dà fastidio, il sentirmi
dire: ti studi"
DISINTERESSATAMENTE
Una caratteristica ricorrente degli studenti
intervistati è quella di sottolineare la propria distanza
rispetto ad un'attività intrapresa per motivi di interesse
economico. E' come se l'attenzione nei confronti di una dimensione
personale (auto-osservazione e osservazione degli altri soggetti)
escludesse una motivazione più pratica, percepita forse
come egoistica e strumentale rispetto al mettersi "disinteressatamente"
in relazione con gli altri.
Nella scelta di psicologia pare inoltre
evidente una curiosità di natura intellettuale e culturale
che sembra dover essere per definizione "oziosa", affinchè
riesca a sviluppare quell'azione catartica, o di crescita, che
ci si aspetta essa possieda.
"Quest'idea di abbracciare tutte le
materie mi piaceva molto. E allo stesso tempo l'aspirazione era
quella di fare più cose, e di riuscire a vedere cosa si
potesse fare in più campi. Quindi: senza dover decidere
che cosa fare dopo. Cioè: vivere il momento e cercare
di aggrapparsi a più cose possibili"
"Uno che vuole fare psicologia lo vuole
fare perché gli piace, e quindi sorvolare il lato economico,
che può invece esistere in ingegneria. Io pensavo che:
se è vero almeno in parte questo, nel senso che magari
sorvoli il lato del guadagno in termini di soldi, comunque, almeno
a livello personale, io penso che un guadagno, va be', non ce
l'avrai in soldi, comunque tenti sempre di avere un guadagno
come persona, come personalità. Diventare uno che gli
altri dicono: ma come parla bene! che ragionamenti! ma come è
profondo!... riconosciuto anche dagli altri. Perciò: gli
altri non è che ti pagano per essere ingegnere, però
gli altri ti pagano a parole, ti dicono: che bravo! Perché
tu sei intelligente e sei capace di capire, sei capace di ...
quindi una forte componente di guadagno"
"Ho notato che le persone che sono
più creative, più, sì, più creative,
sono molto più disponibili, molto più ... accettano
molto di più la psicologia rispetto a persone più
pratiche. Non so. E' una cosa che può essere accettata
e apprezzata da persone che hanno alcuni aspetti che vanno al
di là della, di quegli aspetti pratici della vita"
"Ti deve piacere. Cioè, non
lo fai né per diventare famoso, né per fare soldi.
Cioè, la maggior parte della gente non lo fa per quei
motivi. Mentre tanta gente va a fare ingegneria per diventare
ingegnere e fare soldi, o va a fare economia per diventare commercialista
e fare soldi"
LA VIA DI DAMASCO
Non è facile per gli intervistati
stabilire il momento in cui hanno deciso di intraprendere gli
studi di psicologia (Tabella 22). Ciò testimonia verosimilmente
del fatto che si tratta di un processo relativamente lungo, ma
suggerisce anche che vi sia una relativa indeterminatezza, pur
sullo sfondo di una certa profondità emotiva, nelle motivazioni
d'origine.
Prevalgono comunque le testimonianze relative
ad un iter decisionale abbastanza lungo (1; 4) e talvolta non
privo di difficoltà 2; 3). La maggior parte degli intervistati
dichiara di avere già deciso per psicologia molto tempo
prima dell'iscrizione, mentre alcuni hanno avuto momenti di incertezza
e dubbio, specie a motivo della diffidenza espressa dai genitori.
Tabella 22 - Accordo rispetto ad alcune
affermazioni relative al momento in cui è intervenuta
la scelta di psicologia
(1) Volevo fare psicologia già da
vari anni prima di iscrivermi materialmente al corso
67.5
(2) All'inizio, i miei genitori erano contrari
a che facessi psicologia
26.5
(3) La scelta di psicologia, nel mio caso,
è stata molto sofferta
19.5
(4) Il corso di psicologia, nel mio caso,
è stato una scelta dell'ultimo momento
14.0
Tra le fonti più direttamente identificabili
come elemento che ha contribuito in modo significativo alla scelta
di psicologia, prevale nettamente la lettura di qualche libro
sull'argomento (Tabella 23). Seguono, ma in misura assai più
limitata, le indicazioni di amici, professori delle superiori
e parenti.
Ha un rilievo minimo, ma di qualche significato,
l'intervento di un qualche servizio di orientamento, le cui effettive
caratteristiche andrebbero tuttavia verificate.
Tabella 23 - Importanza attribuita ad alcune
fonti di influenza nel deteminare la propria scelta di psicologia
La lettura di libri di psicologia
65.8
Qualche amico/a
33.9
Qualche professore delle superiori
21.0
La famiglia (mamma, papà, fratelli,
qualche parente)
17.7
Un servizio di orientamento
11.1
Nelle dichiarazioni espresse durante i colloqui
di gruppo, le indicazioni fornite da qualche testimone significativo
paiono invece avere avuto una rilevanza maggiore di quanto non
si evinca dalle risposte all'indagine quantitativa.
Per molti, anche se la spinta di base pare
rappresentata da quella che abbiamo già visto essere una
passione relativmente indeterminata, ha comunque un certo rilievo,
ancorchè forse solo in seconda battuta, il conforto delle
parole di qualcuno che, pur non rappresentando un elemento determinante
di per sè, fa comunque da catalizzatore per una sensibilità
già presente in modo autonomo.
Alla luce di queste testimonianze, il rilievo
dei libri letti potrebbe avere il significato di una conferma
razionale (e successiva) per un desiderio piuttosto spontaneo,
eventualmente rafforzato dalle testimonianze di persone percepite
come autorevoli.
"E' stata una scelta, innanzitutto,
per conoscere un po' meglio me stessa ... in mezzo agli altri.
E anche in casa avevo riviste di psicologia"
"Tutto parte dal liceo, quando ho scoperto
la filosofia. Mi piaceva ... Mi ha dato la possibilità
di conoscere il pensiero di Freud"
"Io ho scelto psicologia perché
dopo, penso, gli ultimi due anni del liceo, io ho fatto il liceo
classico, dopo, insomma, negli ultimi due anni del liceo, è
nato tutto quanto. Un po' perché se ne parlava. Un po'
perché venivano psicologi da noi, a scuola. E allora è
nato tutto così. Però il motivo fondamentale è
questo: perché a me piacerebbe capire i comportamenti
del singolo all'interno del gruppo, e come il gruppo può
modificare il singolo"
"Secondo me è determinante anche
l'impronta che viene data dai professori alle medie. Perché,
ad esempio, io amavo molto leggere dei libri di filosofia, di
psicologia, molto elementari ovviamente, che mi venivano dati
dalle mie insegnanti"
"L'ultimo anno di superiori avevo una
professoressa che stava per laurearsi, in seconda laurea, in
Psicologia a Roma. Aveva un po' parlato di questi ..."
La scelta tipica, in sostanza, consiste
probabilmente di un insieme di fattori, cui lo studente attinge
per trovare un volto La dominante di base rimane una passione
indistinta, cui si mescolano variamente i professori delle scuole
superiori, gli amici ed i libri.
"Io l'ho scelta perché, innanzitutto,
mia mamma ha un'amica che fa la psicologa e tante volte veniva
a casa mia, ancora adesso, e mi raccontava dei pazienti, delle
cose ... e quindi ha iniziato a interessarmi. E poi perché
in prima liceo avevo un professore di filosofia che era appassionato
di Freud, quindi ci faceva fare ricerche continue su Freud. E
diciamo che un po', a parte all'inizio, partecipare perché
ero obbligata, perché ero in classe, però poi mi
interessava tantissimo. Infatti ho letto praticamente tutto quello
che Freud ha fatto. E allora ho pensato: per saperne di più,
e comunque per fare una facoltà dove principalmente non
è che si parli di Freud, però comunque è
abbastanza presente, ho pensato di fare psicologia"
"La mia scelta risale a quando ero
piccina, ai primi anni dell'Istituto magistrale. E il merito
va ad un docente molto bravo, preparato, a parer mio, che ha
iniziato a spiegare psicologia, e si vedeva proprio che era la
sua passione. Comunque, ha iniziato a spiegarla e sono proprio
rimasta incantata da lui, da questo suo modo di parlare, dal
fatto che comunque, appunto, trattava sia la filosofia che la
psicologia ... Ho iniziato a leggere dei libri. Mi ricordo che
ho letto un libro di Freud senza neanche sapere chi fosse, perché
comunque lui l'aveva nominato. Io sono andata a prenderlo, senza
neanche sapere appunto che cosa fosse la psicoanalisi, però
proprio perché mi interessava. E' nato subito questo pallino
per la psicologia ... Mi sono iscritta a psicologia molto felice,
perché l'avevano messa qua a Torino. Altrimenti sarei
andata a Padova, perché proprio ero fissata, quasi ...
E ho anche coinvolto una mia amica, che era fissata per filosofia.
E ho iniziato a fare la mia propaganda per psicologia, per vari
motivi. E si è iscritta anche lei, ed è comunque
molto contenta di questa scelta"
BABBO NON VUOLE,
MAMMA NEMMENO
Nella scelta di psicologia paiono giuocare
un ruolo particolarmente rilevante i genitori. Tale influenza
consiste, in diversi casi, nella costruzione di ostacoli rispetto
ai disegni dello studente.
Da un lato, è evidente la diffidenza
di una parte dei genitori, e particolarmente dei padri, per un
corso di studi ancora non ben conosciuto, oltre che giudicato
piuttosto incerto dal punto di vista degli sbocchi lavorativi.
Dall'altro lato si direbbe che l'affermazione
della propria scelta psicologica possa rappresentare, almeno
per alcuni degli intervistati, una occasione (abbastanza gratificante
di per sè) per affermare la propria autonoma volontà
di giovane adulto.
Nel complesso, sembra tuttavia che la diffidenza
iniziale sia stata, nella maggior parte dei casi, superata. Il
rito di passaggio dell'università, pur con qualche incertezza,
comprende anche la capacità, ovvero il gusto, di dimostrarsi
adulti a dispetto delle avversità.
"Non hanno mai espresso un parere,
neanche una battutina, assolutamente niente. Però io sapevo
che no, che non erano contenti. Però, magari, se avessi
scelto economia e commercio ... Però non mi hanno mai
detto niente. Non me l'hanno mai fatto pesare"
"Mio padre ha detto chiaramente che
non crede in quello che studio"
"Perché comunque lui mi ha detto:
tu scegli quello che vuoi, io non metto limiti, puoi scegliere
ingegneria, puoi scegliere filosofia, puoi scegliere psicologia.
Mi ha detto: psicologia, perché la scegli? Perché
non la capisce molto bene, perché dice che secondo lui
è inutile. Poi, più o meno, vedendo le materie
che ho fatto, perché poi lui di notte va a vedere i libri
che io studio, queste cose, ha detto: no, devo ricredermi, perché
tante cose in effetti sono interessanti. Però io ho preso
la mia decisione"
"La mia mi ha detto: fai quello che
vuoi. Quando le ho detto: faccio psicologia ... un collasso"
"Un po' perplessi. Mio padre avrebbe
voluto che facessi qualcosa tipo medicina o giurisprudenza. Non
so bene per quale motivo"
"I miei in famiglia sono quasi tutti
medici, e sono la figlia più grande, e quindi il padre
voleva che continuassi nella carriera, la solita storia, ti lascio
lo studio, conosco, eccetera. Però io sono forse più
testarda di mio padre, e quindi ho detto no. C'è riuscito
con mio fratello, ed è stato un fallimento. Cioè,
è un fallimento perché studia, però non
è motivato. Invece, con grande soddisfazione, mio padre
mi ha detto che sono in gamba, perché ho fatto quel che
volevo fare io e non ho fatto quello che volevano farmi fare.
E i voti danno conferma, quindi son tutti contenti adesso"
"Mia madre mi ha sempre parlato di
psicologia, ha sempre letto libri di psicologia, quindi in pratica
in casa c'era questo amore La scelta vera e propria l'ho fatta
l'anno scorso ... Contro, ho avuto mio padre, perché avrebbe
preferito che facessi o ingegneria o giurisprudenza... Ho continuato
a lottare, ho continuato a dire: no, guarda che certamente se
inizio quello vado avanti, perché mi piace. E ho preso
la psicologia. E adesso devo dire che mia madre è contentissima.
Mio padre si sta abituando. Dice intanto battutine varie, però
..."
Per una parte degli studenti, che non risiedono
a Torino, la scelta del corso di laurea in psicologia rappresenta
anche l'opportunità di organizzarsi una vita più
indipendente pur evitando di suscitare eccessive fratture in
famiglia.
"Più che altro si son presi
il colpetto. Perché me ne dovevo andare di casa, per fare
psicologia"
"Io ho deciso di scegliere psicologia
all'ultimo anno di superiori, nel tentativo di comprendere gli
altri, e non è stata una scelta combattuta da parte dei
miei genitori. L'unica cosa è che io non sono di qua,
quindi magari, così, la lontananza, anche se però
non è stata combattuta ... Ho pensato per un giorno a
legge, ventiquattr'ore e basta, poi ho pensato per un po' di
tempo a un'altra facoltà, non so, credo che si dica Lingua
e letteratura ... e poi medicina ... E poi c'è da dire
una cosa ... Che io sono una persona abbastanza indipendente,
quindi mi piaceva molto l'idea di dire: devo uscire da casa.
Cioè, duecento chilometri di distanza mi andavano molto
bene. Anche se poi è un'indipendenza relativa, perché
io sono comunque sempre mantenuta, quindi sono così. Però,
sono contenta"
"Riuscire a conoscere nuovi ambienti,
essere inseriti in un ambiente nuovo, avere maggiore indipendenza,
non dipendere più dalla mamma e dal papà. Anche
perché io non abito più lì. Torno a casa
il sabato e la domenica"