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Perussia F., La
scelta di psicologia a Torino: Una ricerca.
Torino: Quaderni
del Corso di Laurea in Psicologia - Upsel, 1993.
Felice Perussia
IL CORSO DI LAUREA
Una parte del questionario estensivo è
stata rivolta specificamente ad identificare il rapporto diretto
con il corso di laurea.
Questo può venire circoscritto, in
prima battuta, al tema della frequentazione delle lezioni, all'affrontamento
degli esami, agli specifici fattori di soddisfazione e di delusione
connessi con la partecipazione alle attività del corso.
FREQUENZE ED ESAMI
La rilevazione quantitativa sui frequentatori
di psicologia è stata effettuata nell'ultimo periodo dell'anno
accademico, e appunto su soggetti che partecipano almeno minimamente
alle attività didattiche. I risultati relativi alla partecipazione
alle lezioni hanno dunque un carattere indicativo, ma utile a
raccogliere indizi sul tipo di partecipazione (Tabella 24).
In base agli elementi raccolti si può
dedurre, in particolare, che esistono fondamentalmente due tipi
principali di studenti: quelli che frequentano con buona assiduità
(3/5 giorni la settimana) e quelli che non frequentano affatto
(e che compaiono quindi solo marginalmente all'interno di questa
rilevazione). Gli studenti che frequentano in modo occasionale
(1 o al massimo 2 giorni ogni tanto) rappresentano infatti una
sparuta minoranza del campione.
In altre parole: si direbbe che il corso
di laurea in psicologia (e potenzialmente un po' tutti i corsi
universitari) tende ad essere seguito con assiduità, oppure
a non essere seguito affatto, senza che siano diffusi dei comportamenti
intermedi.
Per quanto riguarda i corsi più frequentati,
prevalgono decisamente le materie bio-mediche, forse anche perchè
sono spesso le prime a venire affrontate dalle matricole (Tabella
25).
Tabella 24 - Numero di giorni alla settimana,
in media, in cui si sono seguiti i diversi corsi nell'arco dell'ultimo
anno accademico
MAI
10.5
meno di 1 giorno
3.7
1 giorno in media
4.2
2 giorni
7.4
3 giorni
19.7
4 giorni
19.7
5 giorni
25.0
6 giorni
9.7
Questi dati non coincidono tuttavia con
quelli della Tabella 5, relativa agli esami effettivamente sostenuti
nell'ultimo anno. Attraverso una comparazione fra le due tabelle
è dunque possibile raccogliere alcuni indizi sugli esami
che risultano più difficili, che cioè vengono superati
in misura minore di quanto non vengano seguiti.
Altri indizi, sempre in questo senso, ci
derivano dal quadro comparativo degli esami che sono stati superati
al primo tentativo e di quelli che invece sono stati affrontati,
da una certa percentuale del campione di studenti, almeno una
volta con esito negativo (Tabella 26).
La media complessiva dei voti ottenuti agli
esami risulta essere di poco superiore al 27, e cioè di
27.13 (Tabella 27).
Tabella 25 - Corsi frequentati, dal momento
dell'iscrizione (con riferimento ai soli insegnamenti obbligatori
del biennio)
Fondamenti anatomo-fisiologici
74.9
Biologia generale
69.0
Psicologia fisiologica
65.7
Psicologia dell'età evolutiva
59.0
Psicologia generale
55.1
Statistica psicometrica
51.1
Psicologia sociale
50.0
Psicologia dinamica
47.9
Psicologia della personalità
44.0
Inglese
23.1
Tabella 26 - Esami, tra quelli affrontati
fin'ora, che sono stati superati al primo tentativo oppure che
sono stati mancati almeno una volta
Titolo dell'esame
Superato al primo tentativo
Almeno un tentativo fallito
Fondamenti anatomo-fisiologici
59.7
40.3
Psicologia della personalità
63.0
37.0
Psicologia generale
70.1
28.9
Psicologia fisiologica
72.1
27.9
Psicologia dinamica
72.4
27.6
Statistica psicometrica
77.6
22.4
Psicologia dell'età evolutiva
83.9
16.1
Inglese
87.5
12.5
Psicologia sociale
87.7
12.3
Biologia generale
94.0
6.0
Tabella 27 - Media (in trentesimi) dei voti
ottenuti negli esami superati fino al momento dell'intervista
18/20
0.4
21/22
0.7
23/24
6.1
25/26
26.8
27/28
42.1
29/30
23.9
SODDISFAZIONI E DELUSIONI
Alcune informazioni relative all'immagine
dei corsi ci provengono poi dall'accordo che viene espresso rispetto
ad alcune affermazioni, le quali attengono alle difficoltà
percepite per quanto riguarda esami e corsi (Tabella 28).
Vi si rileva, accanto ad un relativo ottimismo
rispetto alla possibilità di laurearsi in tempi minimi,
la netta convinzione che il corso di laurea in psicologia sia
piuttosto difficile, particolarmente per quanto attiene il superamento
dello sbarramento posto a conclusione del biennio.
Le votazioni fornite dai professori, benchè
non appaiano basse per partito preso, risultano determinate da
criteri che almeno una parte degli studenti non riesce a capire.
Tabella 28 - Valutazione delle difficoltà
relative al superamento degli esami ed alla possibilità
di rimanere regolarmente in corso
(1) La selezione nel biennio è piuttosto
dura
91.0
(2) In linea di massima, conto di laurearmi
più o meno in cinque anni giusti
59.8
(3) Non riesco a capire i criteri con cui
i professori di psicologia danno i voti
40.4
(4) A psicologia, i professori cercano di
dare sempre voti bassi
18.2
(5) Il corso di studi in psicologia è
facile
6.6
A parte i risultati ottenuti agli esami,
il corso di laurea in psicologia può essere valutato anche
in base al livello di soddisfazione, ovvero di delusione, rispetto
ad una serie di suoi aspetti rappresentativi (Tabella 29).
Come si vede, gli elementi fondamentali
che producono soddisfazione, nella frequentazione del corso di
laurea, sono rappresentati in primo luogo dai professori (1;
5; 7), dagli altri studenti (2; 4) e dalle situazioni collettive
di apprendimento (3; 6; 8).
Gli elementi critici si collegano invece
a tutto ciò che riguarda gli aspetti organizzativi del
corso, così come avviene per gli orari in genere (11;
17; 18), il reperimento dei testi (10), le segreterie (12; 13;
14; 15), le aule (16), gli spazi di studio (19), la percepita
difficoltà ad ottenere qualsiasi tipo di informazione
(20).
In altre parole: si direbbe che la dimensione
umana della comunità psicologica risulti piuttosto soddisfacente.
Al contrario: la dimensione burocratico-amministrativa appare
come un elemento essenzialmente negativo.
Nell'insieme, la valutazione del servizio
complessivamente offerto dal corso (9) appare comunque relativamente
più negativa che positiva.
Per quanto riguarda i contenuti della formazione,
sembra che la maggior parte del campione intervistato sia abbastanza
contenta di quello che ha ricevuto (Tabella 30).
Tabella 29 - Livello di soddisfazione per
alcuni aspetti del corso di laurea in psicologia
(1) La competenza dei professori nella loro
materia
94.9
(2) La simpatia degli altri studenti
79.4
(3) Le lezioni
75.1
(4) La collaborazione da parte degli altri
studenti
68.0
(5) La simpatia dei professori
66.8
(6) I seminari
66.8
(7) La disponibilità dei professori
verso gli studenti
59.0
(8) Le conferenze che ci sono ogni tanto
57.2
(9) Il servizio complessivamente offerto
dal corso di laurea
43.3
(10) La facilità di reperire testi
e materiale didattico
38.9
(11) Gli orari di ricevimento dei docenti
38.3
(12) La disponibilità della segreteria
del Dipartimento di Psicologia
32.9
(13) La disponibilità della segreteria-studenti
di Facoltà
32.3
(14) L'efficienza della segreteria del Dipartimento
di Psicologia
32.3
(15) L'efficienza della segreteria-studenti
di Facoltà
29.0
(16) Le aule
27.5
(17) Gli orari delle segreterie
22.9
(18) Gli orari delle lezioni
22.8
(19) Gli spazi per studiare all'interno
dell'università
7.5
(20) La facilità di ottenere informazioni
5.8
E' però evidente che ciò che
il corso di laurea offre, benchè risulti abbastanza soddisfacente,
viene giudicato dalla gran parte dei soggetti come qualcosa di
insufficiente rispetto ad una formazione veramente completa (1;
3). In altre parole: il corso offre varie opportunità,
ma si ritiene che non riesca a completare veramente la formazione
di uno psicologo.
Appare inoltre di un certo rilievo la presenza
di una minoranza di soggetti i quali si dichiarano insoddisfatti,
per il fatto di avere trovato qualcosa di diverso (2), o anche
di meno (4), rispetto a ciò che avrebbero voluto.
Tabella 30 - Livello di accordo con alcune
affermazioni relative alla congruenza tra quello che si è
trovato nel corso di laurea e ciò che ci si aspetta da
una formazione psicologica
(1) Una conoscenza veramente profonda della
psicologia si può conseguire solo al di fuori dell'Università
52.1
(2) Quando mi sono iscritto/a a psicologia
mi aspettavo, nel bene e/o nel male, qualcosa di diverso da quello
che ho trovato
39.3
(3) Penso che questo corso di laurea sarà
sufficiente a darmi una formazione veramente completa come psicologo/a
32.3
(4) Dagli studi di psicologia ho avuto meno
di quello che speravo
24.3
I motivi e le modalità che definiscono
ciò che è soddisfacente e cioè che non lo
è all'interno del corso di laurea appaiono più
chiari se si osservano analiticamente le considerazioni sviluppate
dal campione di studenti che si sono espressi nell'ambito dei
colloqui di gruppo.
Il motivo principale di soddisfazione è
rappresentato dalla sensazione di poter seguire un'inclinazione
che si sentiva da tempo. Alla natura relativamente vaga delle
motivazioni che abbiamo visto indicate alla base della scelta
di psicologia fanno da riscontro dei livelli di soddisfazione
più globali che analitici, centrati non di rado sulla
sensazione di stare effettivamente procedendo sulla strada di
una crescita personale.
"Se dovessi continuare a studiare la
partita doppia, o queste cose qua, continuerei a considerarmi
un po' inutile, non sviluppandomi in quello che voglio fare.
Invece qua ci sguazzo, un po' in tutte le materie. E mi interessa
comunque informarmi di tutto, guardare un po' tutte le materie
perché mi danno sempre di più. Poi finisco. E'
bello, insomma, a me piace"
"Venendo qua, sinceramente, ho cominciato
a capire, bene o male, come sono fatto. Dunque: capire cosa valgo
... vedremo ..."
"L'unica soddisfazione è stata
quella di fare quello che voglio, perché crescita ne è
avvenuta, proprio. Sono stata molto indipendente, dal fatto di
aver fatto psicologia. L'unica cosa. Sì, faccio quello
che voglio perché sono più soddisfatta ... Il fatto
di fare psicologia anche, perché, oltre studiare, lavoro
tantissimo. Quindi: molti piccoli lavori. Quindi è una
crescita personale che non è venuta solo grazie a psicologia.
L'unica cosa in cui ha inciso, appunto, è la soddisfazione
di fare quello che mi piace, e basta"
"Il momento in cui sono entrata a psicologia,
dopo un po' di tempo, ho imparato a plasmare la mia estroversione
... In fondo ero molto timida, più di quanto forse non
apparissi. Cioè, chi non mi conosce direbbe: tu timida?
no, dai, non prendere per i fondelli, non sei timida, assolutamente
no ... Eppure, invece, io in particolari sfere emotive, io sono
tremendamente così impacciata, arrossisco, cose assurde.
Invece, ho imparato a plasmare questa estroversione, pur rimanendo
tutto ciò che ... Ancora abbastanza introversa. Però
forse ho frenato il mio impulso e ho cercato di proiettare di
questo impulso in quella parte meno apparente di me, nella mia
introversione. E poi, cioè apparentemente, cioè
se per estroversione si vuole intendere il fatto di essere allegra,
di compagnia, che ... sono sempre stata estroversa, però
al tempo stesso, cioè nella maggior parte delle sfere
della propria vita, però ad esempio, nell'affettività
io sono una persona tremendamente introversa, cioè sono
proprio imbranata come non mai"
Non pochi intervistati sottolineano come
vi sia stato un cambiamento di prospettiva, nel senso che, al
primo entusiasmo per la possibilità di affrontare una
strada che portava a conoscersi meglio, è subentrata la
necessità di affrontare una serie di ostacoli, che finiscono
col rappresentare la sostanza del percorso formativo.
Una volta entrati nel meccanismo dei corsi
e degli esami, il grande problema consiste nel superarli al meglio.
E' come se i contenuti dei corsi, pure interessanti su di un
piano culturale e personale, venissero dati per scontati, mentre
si fa strada la preoccupazione di riuscire in quanto studente,
in quanto libretto che deve contenere sempre più voti,
possibilmente buoni.
Tutto ciò testimonia del fatto che,
per gli studenti, psicologia rappresenta comunque una materia
interessante ma, nella sua dimensione formale, significa (come
qualsiasi altro corso) prima di tutto riuscire a completare il
lungo percorso degli studi.
In diversi casi, questa specie di sfida
che si para dinnanzi allo studente viene peraltro vissuta anch'essa
in termini esistenziali, come una prova in cui si deve riuscire
per dimostrare a se stessi di essere adulti e di valere qualche
cosa.
"All'inizio è una scelta. Per
esempio: vuoi conoscerti meglio. E poi invece diventa una cosa
totalmente strumentale, nel senso che uno dice: io devo cercare
di andare avanti. Sarà poi la facoltà che ... Non
devo più essere io a pensare di riuscire a cambiarmi.
E' lei che mi cambia. Il mio compito è quello di riuscire
ad andare avanti"
"Faccio di tutto per cercare di riuscire
nel minor tempo possibile. Cinque anni saranno sei, sette, però
non mi interessa: devo riuscire. Sono talmente coinvolto che
devo riuscire, a un certo punto."
"E poi continuare per orgoglio, come
una sfida, e dire: io devo dare quell'esame, cioè devo
passarlo. Perché, se ne ho passati cinque prima, vuol
dire che non sono scema. Allora devo passare anche il sesto"
"Avere il libretto coi bei voti, cioè
soddisfazione di vedere che studio e raccolgo. ... Vuol dire
che non sto perdendo tempo. Cioè, non solo faccio quello
che mi piace, ma riesco anche ad avere una prova tangibile, cioè
che va bene"
"Non sono una bimba, che devo avere
sempre paura di andare avanti. Cioè, ormai ho intrapreso
questo cammino e non posso più tornare indietro. E la
speranza è quella"
Il risultato da raggiungere in termini oggettivi,
sotto forma di esami e di voti, condiziona in modo determinante
l'atteggiamento rispetto al percorso di formazione. Il tono dell'umore
ed il livello di autostima risentono direttamente del modo in
cui si riesce a far fronte a queste sfide. I casi di cattiva
riuscita diventano dunque dei veri e propri condizionatori per
l'attività di studio.
Gli interessi personali e culturali continuano
ad essere alla base della permanenza nel corso, ma passano in
secondo piano rispetto alla necessità di concludere comunque.
"Le mie aspirazioni principali erano
soprattutto quelle di imparare nuove cose. Cioè, il fatto
di dare esami o meno, diciamo che me l'ha poi fatto capire meglio
mio padre, perché mi ha detto: o dai gli esami o vai fuori
di casa. Però io all'inizio mi perdevo molto, nel senso
che mi dicevano: ci son questi tre libri ... Poi a me piaceva
l'argomento, me ne andavo a cercare altri. Poi, magari, dovevo
andare all'esame, no, ripassavo i libri che dovevo studiare veramente,
ma ne studiavo altri, cioè ero molto dispersiva"
"Ad esempio: io sono letteralmente
bloccata nel dare un esame. Io è più di un anno
che sto studiando questo esame"
"Io ho la carriera deludente. Potrei
parlarne per ore. Cioè, io soddisfazioni ne ho avute veramente
poche, a dir la verità, a parte un esame che ... con una
professoressa con la quale ho fatto il seminario, che mi ha dato
tantissimo. E infatti poi penso che proseguirò in questo
indirizzo per il quale sono venuta qua. Per il resto, tutti gli
esami sono sempre stati una grossissima delusione, una mazzata
per dirlo in modo molto ... Che penso mi abbia segnato, e me
lo porterò dietro sempre. Però, tornassi indietro,
lo rifarei senz'altro. Cioè, le mazzate che ho avuto non
mi hanno certo, cioè non hanno eliminato la forza che
c'è in me. Ogni tanto sì, anche adesso, ho dei
momenti in cui, cioè, c'è un po' di depressione,
chiamiamola così, oppure di stanchezza"
L'importanza che gli esami rivestono, dal
punto di vista di questa "corsa ad ostacoli" in cui
occorre arrivare comunque alla fine, fa sì che l'attenzione
ai numeri che questi rappresentano acquisti di particolare rilievo.
Il momento dell'esame si propone dunque
come l'occasione principale di soddisfazione, o di delusione.
Non è che manchino altre circostanze per confrontarsi,
solo che queste rappresentano una specie di sfondo su cui si
stagliano, come elemento di sintesi e come rito di passaggio,
i singoli momenti in cui il lavoro dello studente si concreta
in una cifra sul libretto.
In tale prospettiva, il modo in cui il professore
stabilisce il voto finale appare sostanzialmente sensato nelle
sue linee generali (voto buono, discreto, basso, rifiuto) ma
connesso anche ad una certa alea di arbitrarietà, di caso
e di fortuna, nei suoi dettagli.
Vista l'importanza del voto, c'è
dunque una certa tipica propensione a contrariarsi maggiormente
per le circostanze in cui il voto è inferiore alle proprie
speranze, per cui in questi casi si cerca di trovarne una ragione
nell'arbitrarietà e nella relativa parzialità di
chi questo voto decide, rispetto a quanto avviene quando il voto
riesce invece superiore, per cui si rileva una certa accettazione
per una conferma dei propri desideri.
"C'è un'oscillazione. Cioè,
non so, con un compito tu puoi immaginare che il compito sia
andato bene e, non so, ti potresti aspettare un ... mettiamo
anche un 27 ... ti vien dato o 29 o 25. Cioè: oscillano.
Comunque, in media, riescono sempre a valutare quello sì,
cioè se te lo meriti il voto te lo danno. Poi, ovviamente,
cioè, la fortuna conta, in quanto ti danno un po' di meno
di quanto potresti aspettarti, oppure potresti anche meritarti
obiettivamente, oppure anche di più. Quando viene di più,
siamo contenti, quando viene di meno ..."
"Ci sono persone che hanno studiato
molto e arrivano lì, poi, non so, si spaventano e non
riescono che a dire tre cose. Allora magari, almeno così
dicono, dicono: ah, però, accidenti, quando studio, poi
non riesco a rendere. Ecco, oppure è: io studio, però
quelle valutazioni che vengono date sono talmente arbitrarie
che ..."
"E' molto questione di fortuna, perché
io ho provato tutti e due i casi. Cioè, esami che ho studiato
tantissimo, che ho dato tre volte lo scritto, poi mi sono presa
18. E un altro esame che, ad esempio, ho studiato pochissimo,
ho preso 25, perché ho avuto fortuna. Cioè, io
lo ammetto di aver avuto fortuna"
"La fortuna può, al limite,
farti salire un po' di voto, farti scendere un po' di voto. Però
non ti fa passare un esame, se non hai studiato niente"
"Una delusione, nel senso che, no,
per carità, non la materia in sé, nel senso che
io l'ho studiata. L'abbiamo studiata insieme, tra l'altro, di
nuovo anche lì, con tanta passione. Abbiamo passato un
mese bello terrificante, una corsa contro il tempo. Però
alla fine mi è piaciuto, perché mi piaceva poi
in sé, mi sono studiata un libro incredibile, studiavo
tutto di tutto. E poi, sfortuna nera, cioè sono passata
con un assistente che mi ha proprio paralizzata"
Non sembrano comunqe evidenziarsi dei veri
e propri casi di discriminazione. Anche la componente legata
al sesso dello studente, pure potenzialmente rilevante (come
realtà o come fantasia) viene citata solo marginalmente,
e con una certa equanimità per entrambe le parti in causa.
"Abbiamo notato che la profesoressa
Xxx, nei confronti del sesso maschile, è molto più
disponibile, aperta ..."
"Va be', d'altronde, con le ragazze
è risaputo che ... C'è stato un professore che
ha dichiarato anche che l'occhio vuole la sua parte, se non si
è proprio poco preparate"
IN PRINCIPIO ERA IL CAOS
Come sintesi dei dati raccolti rispetto
ai pregi e difetti del corso, si può rilevare che una
delle caratteristiche principali dell'immagine del corso di laurea
in psicologia di Torino, agli occhi del campione di studenti
dei primi anni, è rappresentata da un notevole livello
di disorganizzazione (Tabella 31, che conferma i dati di Tabella
29).
Gli studenti si sentono tagliati fuori dalle
informazioni importanti (2), ed in particolare non si sentonno
assistiti ma lasciati soli con se stessi (1).
Tabella 31 - Valutazioni relative al livello
di organizzazione del corso di laurea
(1) Dal punto di vista delle informazioni,
nel corso di laurea in psicologia noi studenti siamo abbandonati
a noi stessi
83.1
(2) Il corso di psicologia, a Torino, è
disorganizzato
78.2
I frequentati si sentono spaesati in una
situazione che li costringe a fare tutto da soli. Mancano informazioni,
ci sono difficoltà logistiche, tutto è complicato
dal grande numero di iscritti.
Ciò dipende in parte da circostanze
obiettive, di effettiva difficoltà nell'avviamento di
un nuovo corso tanto frequentato. A questo dato si aggiunge tuttavia
il senso di abbandono che si accompagna ad uno stacco improvviso
rispetto alle esperienze scolastiche precedenti, caratteristiche
della scuola superiore, in cui lo studente si sente molto più
inquadrato
La somma delle due variabili (disorganizzazione
oggettiva e perdita del mondo organizzato della scuola superiore)
produce una diffusa sensazione di marasma per mancanza di controllo,
negli studenti così come nei professori e nell'organizzazione
complessiva.
"La psicologia a Torino, secondo me,
è abbastanza mal strutturata, nel senso che siamo in molti,
non ci sono i posti, mancano le strutture, mancano magari anche
i professori. Cioè, si sono abbastanza spaesati, a dir
la verità. E' difficile far gli esami ... cioè,
non so"
"Non potevo immaginare che avrei dovuto
fare, non so, le corse di qua e di là per le ... oppure
per sapere i risultati degli esami, per sapere quando dovevo
iscrivermi, quando presentare i piani di studi ... Ci sono state
delle volte in cui ho detto: però, non è possibile
che siamo lasciati proprio così"
"Disorganizzazione a livello di avviso
nelle bacheche. I docenti, quando magari non ci sono, non fan
lezione, si dimenticano persino di dire: ma io, guardi, domani
non ci sono. Ad esempio: o mettono degli avvisi proprio così,
tipo dei volantini, che magari non tutti vedono, ecco. Oppure,
quando gli esami vengono spostati. Anche come per segnarsi a
degli esami, sinceramente non so, mettono in quel tavolo diecimila
cartelline, che non capisci più niente, magari dei fogli
vengono persi. E questo è un problema"
"Un'organizzazione che è proprio
bestiale ho trovato ... Una cosa assurda ... il professore che
cerca l'aula, deve andare dal bidello, il quale bidello deve
andare al primo piano poi ... Ma facciano le aule ... I pellegrini,
il pellegrinaggio in centocinquanta a Palazzo Nuovo ... Lì
è la giungla "
"Sì, c'è troppa anarchia.
Ognuno fa veramente che cosa vuole. Cioè: dai docenti,
ai segretari, a tutti. Ognuno fa quello che gli pare"
Uno degli elementi di maggiore sconcerto,
che caratterizza l'impatto con il corso di laurea, è rappresentato
dai grandi numeri di studenti. I frequentanti si sentono soffocati
da questa fiumana di persone che li circonda da tutte le parti.
L'incombere di questi grandi numeri si collega
alla già rilevata impressione diffusa che sia in atto
una costante "lotta per la vita", in cui occorre combattere
contro i propri stessi simili per riuscire a sopravvivere.
"Mi aspettavo molta più organizzazione,
forse anche perché io mi sono iscritta il primo anno che
c'era psicologia. E quindi c'era molta disorganizzazione, molta
gente, una folla tremenda"
"Bisogna arrivare a una via di mezzo.
Stamattina eravamo in aula con cinquecento persone ammassate"
"Va bene, siamo in tanti, ci dev'essere
una selezione. Però non è giusto che si faccia
adesso la selezione, che siamo in tanti, secondo me. Se si doveva
fare. Perché, probabilmente, se non c'erano le strutture,
la selezione doveva farsi, però, secondo me, dovevano
farla prima. Cioè, non permettere che tremila persone
accedessero tutte insieme così. E poi proprio, io non
riesco proprio a spiegarmi. Cioè, facevano di tutto per
demotivare gli studenti a proseguire. Infatti se ne sono poi
persi tantissimi, di quelli che hanno iniziato il primo anno"
Un punto di evidente debolezza del sistema
è rappresentato dalle segreterie. Nella immagine di questa
struttura di servizio gioca, ancora una volta, il grande problema
dei numeri. Ci si sente schiacciati dalla massa di quanti si
presentano, e si diffonde la sensazione di un rapporto molto
impersonale.
Pur giustificando in parte il nervosismo
degli addetti alla segreteria, che rappresenta il contraltare
del nervosismo degli utenti, ci si sente spesso abbandonati a
se stessi, e quindi maltrattati, più di quanto non si
vorrebbe o più di quanto non si abbia l'abitudine.
"Partiamo dalla segreteria, cioè
che è la prima cosa che si fa, godersi quelle file immonde.
E lì è già demoralizzante. Va be', è
normale. Sì, infatti adesso han messo il bigliettino e
questo facilita abbastanza. Io sono venuta qua per iscrivermi,
sono arrivata alle dieci, ho preso il biglietto, c'erano quattro
ore di attesa, ho aspettato le mie quattro ore davanti alla segreteria"
"Poi, per quanto riguarda la segreteria
e le informazioni, io sono d'accordissimo al fatto che dobbiamo
essere informati molto di più delle cose. Le veniamo a
sapere all'ultimo momento, e poi per forza succedono i casini.
Io vedo le code che si formano alla segreteria ... Si formava
la coda per le segretarie, per il mal funzionamento e tutte le
cose, ma anche perché c'era la gente che faceva la fila
per chiedere dove attaccare il bollo. Cioè, le cose più
banali. Cioè, c'erano veramente degli imbranati, che facevano
la fila quindici volte"
"Il problema è che sono di una
scortesia illimitata ... Arrivavamo qua e, ancora un po', pesci
in faccia. Cioè, da prenderlo e buttarlo giù dal
primo piano"
Un altro elemento di sconcerto è
rappresentato dal senso di disordine generale, ovvero di non-coordinamento,
tra i diversi elementi che costituiscono la struttura complessiva
del corso.
Gli intervistati hanno la sensazione che
manchi una cadenza la quale permetta di strutturare il corso,
e l'impegno a seguirlo, secondo un ritmo regolare. Tale impressione
di discontinuità è fornita principalmente dallo
scarso coordinamento delle lezioni e degli appelli.
"Una lezione dalle otto, alle nove
del mattino, e l'altra dalle quattro alle cinque del pomeriggio,
che sono proprio una coppia esaltante. Ma la cosa peggiore in
assoluto, secondo me, sono gli appelli"
"Spesso la scelta di molti è
di seguire tutto, o il numero maggiore di materie, e poi abbandonare
quelle che magari c'è il professore che ti piace di meno.
Quindi nessun indirizzo su come iniziare la scuola, cioè
i corsi da seguire. Poi, quando hai scelto i corsi che ti piacciono,
ti accorgi che è impossibile seguirli, perché si
sovrappongono le ore ... Oppure il problema, che per me è
grosso, è che hai la prima ora del lunedì e l'ultima
del sabato"
"C'è il problema anche che,
metti che tu hai un'ora lezione, poi magari hai due ore buche,
e poi la lezione. In quelle due ore lì, uno cosa fa?"
La sensazione di una scarsa omogeneità
tra gli elementi che caratterizzano il corso viene accentuata
dal fatto che molti insegnamenti del biennio, per il fatto di
essere triplicati, e talvolta quadruplicati, vengono condotti
dai professori secondo modalità diverse, pur nell'ambito
di insegnamenti col medesimo titolo.
Tale circostanza risulta particolarmente
negativa agli occhi degli studenti che si sentono discriminati
dal fatto di dover afferire ad un corso invece che ad un altro,
sia perchè hanno la sensazione di ricevere di meno dei
colleghi sia perchè gli pare di essere costretti ad esami
più difficili.
"C'è anche questo aspetto che
va preso in considerazione, il fatto che per ciascuna materia
non viene adottato lo stesso sistema"
"L'esperienza più negativa è
stata scoprire il fatto che io, studente di un corso, ho studiato
delle cose della stessa materia completamente diverse dallo studente
dell'altro corso, nel senso di A e B. Secondo me più corsi
devono essere, anche per poter fare comunque interagire gli studenti,
perché io e uno studente del corso A, praticamente nel
biennio non abbiamo nessun punto in comune"
"Gira questa voce, si sa benissimo
che a xxx c'è uno bravissimo, uno cattivissimo e due medi.
E uno, a seconda del cognome che ha, va a finire da uno o dall'altro.
Già questo non è giusto"
Il problema dello scoordinamento degli esami,
nel senso della prova finale del corso, si pone poi secondo due
modalità differenti.
Da una parte: la collocazione degli appelli
viene percepita come discontinua, e comunque caratterizzata da
una relativa rarefazione, per cui l'esame non è sempre
disponibile nel momento in cui si vorrebbe sostenerlo. Dall'altra:
anche il momento in cui l'esame viene affrontato risente di quell'atmosfera
di disorganizzazione e di soffocamento da numero che connota
un po' tutto il corso.
"Anche chi deve dare gli esami, deve
avere la tranquillità di trovare un'aula. Non come la
prima volta che abbiamo dato xxx, che un'ora c'erano 160 persone
che seguivano il prof. Xxx. Andiamo di qua, ma di qua non c'è
l'aula, ma andiamo di là. A un certo punto ci siamo rotti.
Ci siamo messi in mezzo: quando lei ha trovato l'aula ce lo dica,
la raggiungiamo. E' verissimo, a novembre è successa questa
cosa"
"Il problema degli appelli, secondo
me, il fatto di aspettare all'ultimo a dirlo, di rimandare improvvisamente
o lo scritto o l'orale. Secondo me è un grosso problema
anche perché noi comunque cerchiamo di organizzarci il
nostro esame, il nostro lavoro, ci ritroviamo magari un esame
rimandato di una settimana o due, ci scombussola tutto. Cioè,
non è poco quando uno deve dare una serie di esami e già
ci sono pochi appelli, perché comunque gli scritti generalmente
sono pochi, o magari ce n'è solo uno, e magari tutti nello
stesso mese"
"Ma, dico, anche mettere un mese sì
un mese no, ma non metterne uno ogni quattro mesi"
"Vengono messi solo un appello per
sessione per quanto riguarda gli scritti. Questo non è
giusto in quanto, secondo me, voi dovete fare una selezione,
e su questo ne sono pienamente d'accordo. Però non è
giusto in quanto, se a me va male una sessione, devo aspettare
sei mesi dopo per ridare l'esame. Io perdo del tempo, in questa
maniera"
Frequenti occasioni di disagio vengono suscitate
dal fatto che la gran parte degli esami, almeno per quanto riguarda
il biennio, vengono preceduti da un pre-esame scritto. La presenza
di tale prova è malvista soprattutto da quanti hanno avuto
occasione di non superarla, ma le perplessità al riguardo
coinvolgono vari intervistati.
Alcuni studenti ritengono che, nella circostanza
dello scritto, non si abbia modo di esprimere adeguatamente la
propria preparazione, anche per la facilità nel copiare,
che rende iniqua la prova. Molti hanno la sensazione che lo scritto
svolga principalmente una funzione selettiva a tutti i costi,
nonostante le argomentazioni (percepite come sospette) con cui
questo modello di esame viene sostenuto dai professori. Dunque
lo si teme, poichè si preferirebbe un confronto meno duro.
"Ti trovi là quella domanda,
avresti cinquemila cose da scrivere e hai le righe segnate. Devi
scrivere in sei righe una cosa che comunque magari ci hai messo
due settimane a imparare, e secondo me all'orale esprimeresti
in modo migliore, perché comunque puoi fare un discorso"
"Quello che c'era dietro di me era
tutto entusiasta. Mi fa: guarda, io ho passato, ho capiato dall'altra
davanti. Ecco, perché queste cose accadono agli esami,
e mi fa: io non ho mai studiato di niente"
"Ci è stato presentato, proprio
al primo anno, ci è stato presentato: siete in troppi,
dobbiamo fare gli scritti, se no all'orale non vi possiamo passare
tutti, quindi ne dobbiamo bocciare un po' prima. Proprio detto
esplicitamente"
"Loro ti dicono che questo è
il metodo americano, che questo è scientificamente provato,
che così loro riescono a verificare se tu hai studiato
tutto, in questo modo. Gliel'ho chiesto ... E ti dicono che questo
è il modo più razionale, più rapido, più
indolore per vedere se una persona ha studiato"
"Gli scritti dovrebbero essere molto
più curati. Cioè, non devono essere soltanto un
mezzo per bocciare 50-70% delle persone, perché non è
logico. Perché, a quel punto, non diventa una selezione
in virtù della preparazione, ma diventa una selezione
soltanto per togliere i soggetti che danno fastidio"
Nel complesso, comunque, le difficoltà
organizzative vengono percepite da una parte degli studenti con
una certa rassegnazione, ovvero con filosofia. Qualcuno vi trova
anzi l'occasione di una sfida attraverso cui dimostrare la propria
autonomia e la propria capacità (adulta) di affrontare
le difficoltà senza scoraggiarsi.
"All'università, bene o male,
ti devi arrangiare tu. Al limite, puoi andare a chiedere o puoi,
tramite i tuoi compagni o i tuoi amici, saperne qualcosa. Però,
comunque, ci dovrebbe essere qualcuno che ti dà delle
informazioni che sono attendibili"
"Per quanto riguarda aspettative, riguardo
l'organizzazione: zero. Perché, nel senso che io non mi
aspettavo niente. Perché, questo dipende da me, nel senso
che io son sempre stata abituata ad arrangiarimi, che proprio
non mi ero posta il problema"
"Poi, ogni tanto, uno dice: potrebbe
funzionare meglio, essere un po' più preciso, però,
tutto sommato ... Poi vedevo che i professori, che si vedevano,
si davano molto da fare. E questo fatto di vedere gli stessi
professori che si davano molto da fare, poi tantissima gente
che andava a seguire, non lo so, l'ho trovata un po' come una
selezione naturale. E quello mi è piaciuto molto. Cioè,
il fatto di poter resistere, e poi vedere che comunque quello
che facevo mi piaceva, riusciva a stimolarmi. Cioè, il
caos iniziale a me piaceva molto
La sensazione di disordine viene peraltro
vissuta, almeno da una parte degli intervistati, come un fenomeno
temporaneo, che si sta modificando in senso positivo. Forse ciò
dipende da una effettiva crescente efficienza del corso, forse
dal maggiore adattamento alla situazione da parte degli studenti
degli anni superiori, ma è abbastanza diffusa la sensazione
che si stia andando verso una situazione di minore incertezza.
"Quelli che quest'anno si iscrivono
al primo anno iniziano già a avere noi, oltre a loro.
Non è poco. Poi, comunque, anche da parte dei docenti,
i ruoli si stanno confermando"
"E poi, soprattutto, c'è un
docente, metti, per quattrocento persone. Mentre noi avevamo
un docente per millecinquecento. Secondo me conta anche molto"
PROFESSORI
Come abbiamo già notato, la variabile
"professori" pare avere una rilevanza significativa
nello strutturare la realtà del corso di laurea.
Il contatto con la materia viene vissuto
in primo luogo attraverso il rapporto con il docente. La presenza
di un elemento umano, di una persona fisica, che fa da tramite
con la dimensione per certi aspetti astratta delle disciplina
si propone come un elemento determinante nel dare vita ai contenuti
teorici.
Lo psicologo che insegna rappresenta in
fondo la personificazione, l'esempio concreto, di quella modificazione
esistenziale cui molti pensano nel momento in cui avvicinano
la disciplina.
"L'importanza del docente per far apprezzare
o meno la materia è fondamentale. Perché, a prescindere
da quelli che possono essere gli interessi personali, perché
comunque alla fine bisogna studiare determinate cose. E appunto
secondo me è molto importante come il docente presenta
la disciplina da studiare"
"Seguo quello con Xxx, comunque a me
piace molto, anche. Infatti, io vedo questa persona come una
persona carismatica. Ecco a me piace molto come persona in sé,
anche cioè la teoria, anche. E' una teoria, cioè
sì, viene presentata. Poi, a seconda della personalità,
viene accettata o meno. Però apprezzo molto il modo in
cui il professore riesce a trasmettere alle persone, riesce ad
instaurare questa forma di feeling, questo amore. Cioè,
ti fa crescere amore per la materia"
"Per me è importante sentire
magari il docente vicino anche nel momento stesso in cui ti insegna
la materia. Tipo come fa Xxx. Siamo in pochi, lo sentiamo più
vicino, a differenza magari che trovarti un insegnante a distanza"
"Io l'ho dato con Xxx. E che bello.
A me è piaciuto tantissimo, proprio tanto veramente, e
sono contenta di averlo dato con lui. Perché cioè
io gli altri non li conosco, quindi non posso parlarne male.
Però, non lo so, mi sembra che lui possa darti un qualche
cosa in più anche con le sgridate, con le frasi, le barzellette
e tutto il resto. Il fatto che in un'ora di lezione, cinquanta
minuti sono barzellette, storie così, eppure è
bello ... E all'esame è uguale identico a com'è
a lezione. Cioè, io a lezione appunto non ci sono stata,
però mi hanno detto che è esattamente così,
cioè barzellette e tutto il resto, e a me è piaciuto
tantissimo"
Ne consegue anche che la percezione che
si ha dei professori coinvolge la percezione della materia.
Ci si aspetta molto dalla testimonianza
dei docenti, e si rimane delusi quando questi non soddisfano
le aspettative. Ciò che talvolta dispiace, nei professori,
è l'incapacità, che in certi casi dimostrano, a
fare pienamente da tramite con la materia.
"Io non sono qui, non sono giudice
di niente, quindi secondo me molti insegnanti hanno le idee confuse.
Cioè, e le rendono ancora più confuse a noi. Mentre
molti hanno le idee chiare: oggi voglio fare questo, arrivo a
questa fine, spiego un autore. E io preferisco logicamente questi
che hanno le idee"
"Io ho avuto modo di notare che ci
sono docenti che hanno una padronanza incredibile della materia,
ma sono totalmente negati ad insegnare, proprio non ci riescono.
Come ci sono persone che hanno una conoscenza mediocre, però
hanno una capacità di insegnare che affascinano terribilmente"
"Xxx che, ripeto, lo stimo tantissimo
perché è una persona, ha una mente veramente eccelsa,
quindi sto facendo una difficoltà incredibile a seguirlo
perché divaga, passa da un argomento all'altro, non segue
un filo logico. E' una persona che dopo la laurea io ascolterei
anche per ore intere, ma adesso come adesso mi confonde le idee.
Quindi lo trovo molto ostico"
Le grandi aspettative riposte nella figura
del docente producono talvolta un livello particolarmente intenso
di delusione.
Gli studenti intervistati aspirano evidentemente
ad un rapporto molto diretto col docente. Vorrebbero che questi
rappresentasse una vera e propria guida che li segue quasi prendendoli
per mano. Quando ciò non avviene, o almeno non avviene
nei modi sperati, se ne sentono in qualche modo traditi.
Nel momento in cui ci si sente trascurati
dal docente, da cui ci aspettava tanto, emerge la sensazione
che tra professori e studenti possa esservi un antagonismo di
fondo, variamente interpretabile.
"A lezione molti professori sembrano
disponibilissimi, scherzano, fanno battute. Poi, nel momento
in cui si ha un incontro diretto, cioè, non so, vai nell'aula
professori, durante l'ora di ricevimento, invece sembra che questa
aria così disponibile la perdano. Cioè, si nota
di più il distacco tra il docente e lo studente"
"Mi ha deluso il rapporto che c'era
tra, che c'è stato tra docenti e ragazzi. Perché
l'ho trovato altamente impersonale. Questo perché il primo
giorno mi aspettavo, entrando in facoltà di psicologia,di
trovare i docenti più disponibili"
"Era estremamente severo, veniva lì,
faceva lezione e via. Non aveva mai tempo per noi"
"Ma non scortesia, non è che
siano scortesi, però sono molto formali"
"Secondo me ci sono molti professori
che hanno paura del contatto a quattr'occhi con alcuni studenti"
"I professori forse si sentono oppressi
perché ci vedono in troppi"
"I professori, non ho la minima idea
di cosa possono pensare. Che vogliono fare una selezione sì,
e forse ci vedono come un po' come loro futuri concorrenti, che
noi abbiamo ancora tutta una carriera davanti, e quindi potremo
diventare magari qualcosa di più di quello che sono loro"
"Ma, sempre collegandosi all'umanità,
sono andata a vedere un esame di xxx, sempre la Xxx. Stavamo
aspettando di entrare, così, si è messa a gridare
anche con chi doveva effettivamente fare l'esame. Se tu inizi
già a gridare ... spostatevi, l'aula è piccola,
non potete assolutamente entrare. Insomma, noi pigliamo tutto,
possiamo andare a casa. Insomma, sono lì che sto aspettando
di dare un esame. Non è che sia molto molto tranquillo"
"Secondo me la maggior parte dei docenti
da un lato hanno dei problemi, non so se a livello psicologico
o a livello familiare. Ma molte volte i loro problemi li trasferiscono
sugli studenti, e questo è sbagliato, sinceramente, perché
nessuno ne ha colpa"
Il senso di distacco che viene talvolta
percepito, come modo di porsi da parte dei professori, è
tuttavia caratterizzato da un certo livello di ambivalenza negli
studenti.
Si vorrebbe poter interagire con loro in
modo diretto, costruire una vera e propria relazione personale,
e nel contempo non sempre si ha il coraggio di farlo. Si vorrebbe
risucire sempre a presentare di sè un'immagine positiva,
e nel contempo non è realistico pensare di raggiungere
sempre questo risultato.
Talvolta, anche quando si prova una delusione,
si cerca ugualmente di giustificare questi personaggi, con cui
in fondo ci si identifica e da cui si attende una conferma.
"All'inizio mi aspettavo che i docenti
fossero più sinceri, invece alla fine si sono rivelati
falsi, e poi perché ... Io mi sono trovata all'esame di
Xxx, l'ho dato due volte. Era il mio primo esame che davo di
psicologia, effettivamente le cose le sapevo, non riuscivo a
capire il perché lui è andato a chiedermi xxx ...
alla fine, morale della favola, prende il mio libretto e mi dice:
no, guardi io le do un consiglio, ritorni a pedagogia che questa
non è una facoltà che fa per lei. Reazione che
ho avuto: mi sono messa a piangere, una valle di lacrime. Magari
è una bambina che a vent'anni si mette a piangere. Ho
detto: ma guardi, lasciamo perdere. Come per dire: ecco questo
docente che sembrava così tanto simpatico, tanto buono,
alla fine mi da le segate. Il fatto che molti sembrano così
disponibili, molto alla mano, ecco, fra virgolette, son quelli
che ti fregano. Questa è una delle aspettative: pensavo
che i docenti fossero molto più simpatici con noi, invece
hanno la puzza sotto il naso"
"Ogni tanto bisogna anche identificarsi
nel docente, cioè non si può dire quel docente
è uno stronzo, perché spesso si attribuisce il
termine stronzo ... Cioè, per dire ... io a volte dico:
ha ragione il docente. Non sbaglia. Perché essere insegnanti
bisogna anche provarlo sulla propria pelle. Quindi, essere obiettivi,
molte volte non puoi essere obiettivo nel giudicare"
"Vedo che anche gli altri vanno e il
docente sorride, risponde, si ferma. Tanti vanno con gli appunti.
A me manca la parola. Vanno a chiedere, e questo gliela spiega"
"Da noi c'era l'assalto. Però
io l'unica volta che mi sono permessa di andare giù vicino
alla cattedra, perché volevo chiedere una cosa, tra l'altro
non era neanche una cosa poi tanto stupida, era relativa all'esame,
questa persona che all'apparenza sembrava il più gentile
di tutti, mi ha guardata dal basso verso l'alto, come per dire:
tu non capisci niente. A quel punto io sono rimasta talmente
inibita che ho detto: va bene, grazie. Ero viola, cosa che io
non divento mai. Sono scappata subito perché ho detto:
ma per la prima volta che vado a fare una domanda, mi si rivolge
in questo modo. Proprio uno sguardo schivo, cioè proprio
di un distacco"
"A me è successo anche di essere
fuori, aspettare quei soliti dieci minuti fuori, mentre fumi
magari una sigaretta. Aspetti che inizia la lezione, sei fuori
da solo. Vedi che il professore ti avvicina e ti inizia a parlare.
Viene lì, inizia a parlare, chiacchieri. Cioè,
son cose che fanno piacere, questo essere avvicinati anche"
"Mi aspettavo, bene o male, di trovarmi
di fronte a dei docenti più disponibili ,che sapessero
capire e, invece, forse perché eravamo in tanti, i professori
hanno reagito in maniera abbastanza difensiva. Loro non hanno
reagito così. E dalla nostra parte c'è stato un
allontanamento. Cioè: loro spaventati, noi abbiamo visto
loro spaventati, ci siamo spaventati anche noi, e quindi è
stato un distacco totale, tranne per alcune persone ... E' stato
tutta una catena"
Alcuni studenti sottolineano tuttavia che
gli aspetti negativi della situazione sono comuni un po' a tutti
i corsi di laurea. Da questo punto di vista, psicologia non rappresenta
una eccezione rispetto alla regola.
Basandosi sull'esperienza diretta, o su
quello che si è sentito dire, c'è chi conclude
che la situazione può risultare migliore di quanto non
appaia a prima vista.
"Il fatto dei docenti, secondo me,
è un po' comune. Perché, va bene, io ho fatto tre
anni di medicina, non è che ci fosse un rapporto molto
più umano. Quella è la storia. Anzi, forse era
anche più freddo. No, quella è una cosa comune
all'università. Proprio è dato dal fatto del rapporto
uno a centinaia di persone. Non può essere diversamente,
entro certi limiti"
"Ho sentito altre ragazze, fanno giurisprudenza.
Non so, una mia amica a Pavia. Ci sono quattro stanze, un docente,
il docente è in una stanza, gli altri hanno i monitor.
Quindi, appunto, io continuo a dire che il contatto con il docente
lo sento più in psicologia che in altre facoltà"
"In filosofia il rapporto con i docenti
era estremamente freddo, proprio glaciale. Ad esempio, io ho
provato un senso un po' particolare quando per la prima volta
mi si è rivolto col lei. Cioè, proprio come per
dire: tu sei di là, io sono di qua e non venire ... Cioè,
io ho avuto questa percezione. Anche a psicologia, con qualche
docente. Però, tutto sommato, per quanto riguarda il rapporto,
mi trovo meglio a psicologia che non a filosofia"
STUDENTI
Per quanto concerne i rapporti con gli altri
studenti (Tabella 32), che pure abbiamo visto rappresentare un
elemento fortemente costitutivo dell'immagine del corso, il dato
più chiaro è rappresentato dal fatto che la gran
parte degli intervistati percepisce i colleghi (e, proiettivamente,
se stesso) come fortemente motivati dal desiderio di conoscersi
(1).
Questa relativa identificazione con quanti
seguono il medesimo percorso non sembra tuttavia estendersi in
modo significativo ad una socialità più ampia.
Capita infatti che vengano messi in atto dei comportamenti di
collaborazione (2), ma nel complesso si percepiscono i propri
compagni come dei tipi medi, forse con qualche originalità
(3), ma tutto sommato nè particolarmente socievoli (5)
nè particolarmente individualisti (4).