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    La scelta di psicologia a Torino
    PARTE TERZA
    indice del testo
     
    Riferimento bibliografico:
    Perussia F., La scelta di psicologia a Torino: Una ricerca.
    Torino: Quaderni del Corso di Laurea in Psicologia - Upsel, 1993.
     
     
     
    Felice Perussia
    IL CORSO DI LAUREA
     
    Una parte del questionario estensivo è stata rivolta specificamente ad identificare il rapporto diretto con il corso di laurea.
    Questo può venire circoscritto, in prima battuta, al tema della frequentazione delle lezioni, all'affrontamento degli esami, agli specifici fattori di soddisfazione e di delusione connessi con la partecipazione alle attività del corso.
     

    FREQUENZE ED ESAMI
     
    La rilevazione quantitativa sui frequentatori di psicologia è stata effettuata nell'ultimo periodo dell'anno accademico, e appunto su soggetti che partecipano almeno minimamente alle attività didattiche. I risultati relativi alla partecipazione alle lezioni hanno dunque un carattere indicativo, ma utile a raccogliere indizi sul tipo di partecipazione (Tabella 24).
    In base agli elementi raccolti si può dedurre, in particolare, che esistono fondamentalmente due tipi principali di studenti: quelli che frequentano con buona assiduità (3/5 giorni la settimana) e quelli che non frequentano affatto (e che compaiono quindi solo marginalmente all'interno di questa rilevazione). Gli studenti che frequentano in modo occasionale (1 o al massimo 2 giorni ogni tanto) rappresentano infatti una sparuta minoranza del campione.
    In altre parole: si direbbe che il corso di laurea in psicologia (e potenzialmente un po' tutti i corsi universitari) tende ad essere seguito con assiduità, oppure a non essere seguito affatto, senza che siano diffusi dei comportamenti intermedi.
    Per quanto riguarda i corsi più frequentati, prevalgono decisamente le materie bio-mediche, forse anche perchè sono spesso le prime a venire affrontate dalle matricole (Tabella 25).

    Tabella 24 - Numero di giorni alla settimana, in media, in cui si sono seguiti i diversi corsi nell'arco dell'ultimo anno accademico
     


    MAI


    10.5

    meno di 1 giorno

    3.7

    1 giorno in media

    4.2

    2 giorni

    7.4

    3 giorni

    19.7

    4 giorni

    19.7

    5 giorni

    25.0

    6 giorni

    9.7


    Questi dati non coincidono tuttavia con quelli della Tabella 5, relativa agli esami effettivamente sostenuti nell'ultimo anno. Attraverso una comparazione fra le due tabelle è dunque possibile raccogliere alcuni indizi sugli esami che risultano più difficili, che cioè vengono superati in misura minore di quanto non vengano seguiti.
    Altri indizi, sempre in questo senso, ci derivano dal quadro comparativo degli esami che sono stati superati al primo tentativo e di quelli che invece sono stati affrontati, da una certa percentuale del campione di studenti, almeno una volta con esito negativo (Tabella 26).
    La media complessiva dei voti ottenuti agli esami risulta essere di poco superiore al 27, e cioè di 27.13 (Tabella 27).

    Tabella 25 - Corsi frequentati, dal momento dell'iscrizione (con riferimento ai soli insegnamenti obbligatori del biennio)
     


    Fondamenti anatomo-fisiologici


    74.9

    Biologia generale

    69.0

    Psicologia fisiologica

    65.7

    Psicologia dell'età evolutiva

    59.0

    Psicologia generale

    55.1

    Statistica psicometrica

    51.1

    Psicologia sociale

    50.0

    Psicologia dinamica

    47.9

    Psicologia della personalità

    44.0

    Inglese

    23.1


    Tabella 26 - Esami, tra quelli affrontati fin'ora, che sono stati superati al primo tentativo oppure che sono stati mancati almeno una volta
     

    Titolo dell'esame

    Superato al primo tentativo

    Almeno un tentativo fallito


    Fondamenti anatomo-fisiologici


    59.7


    40.3

    Psicologia della personalità

    63.0

    37.0

    Psicologia generale

    70.1

    28.9

    Psicologia fisiologica

    72.1

    27.9

    Psicologia dinamica

    72.4

    27.6

    Statistica psicometrica

    77.6

    22.4

    Psicologia dell'età evolutiva

    83.9

    16.1

    Inglese

    87.5

    12.5

    Psicologia sociale

    87.7

    12.3

    Biologia generale

    94.0

    6.0


    Tabella 27 - Media (in trentesimi) dei voti ottenuti negli esami superati fino al momento dell'intervista
     


    18/20


    0.4

    21/22

    0.7

    23/24

    6.1

    25/26

    26.8

    27/28

    42.1

    29/30

    23.9

     

    SODDISFAZIONI E DELUSIONI
     
    Alcune informazioni relative all'immagine dei corsi ci provengono poi dall'accordo che viene espresso rispetto ad alcune affermazioni, le quali attengono alle difficoltà percepite per quanto riguarda esami e corsi (Tabella 28).
    Vi si rileva, accanto ad un relativo ottimismo rispetto alla possibilità di laurearsi in tempi minimi, la netta convinzione che il corso di laurea in psicologia sia piuttosto difficile, particolarmente per quanto attiene il superamento dello sbarramento posto a conclusione del biennio.
    Le votazioni fornite dai professori, benchè non appaiano basse per partito preso, risultano determinate da criteri che almeno una parte degli studenti non riesce a capire.

    Tabella 28 - Valutazione delle difficoltà relative al superamento degli esami ed alla possibilità di rimanere regolarmente in corso
     


    (1) La selezione nel biennio è piuttosto dura


    91.0

    (2) In linea di massima, conto di laurearmi più o meno in cinque anni giusti

    59.8

    (3) Non riesco a capire i criteri con cui i professori di psicologia danno i voti


    40.4

    (4) A psicologia, i professori cercano di dare sempre voti bassi

    18.2

    (5) Il corso di studi in psicologia è facile

    6.6


    A parte i risultati ottenuti agli esami, il corso di laurea in psicologia può essere valutato anche in base al livello di soddisfazione, ovvero di delusione, rispetto ad una serie di suoi aspetti rappresentativi (Tabella 29).
    Come si vede, gli elementi fondamentali che producono soddisfazione, nella frequentazione del corso di laurea, sono rappresentati in primo luogo dai professori (1; 5; 7), dagli altri studenti (2; 4) e dalle situazioni collettive di apprendimento (3; 6; 8).
    Gli elementi critici si collegano invece a tutto ciò che riguarda gli aspetti organizzativi del corso, così come avviene per gli orari in genere (11; 17; 18), il reperimento dei testi (10), le segreterie (12; 13; 14; 15), le aule (16), gli spazi di studio (19), la percepita difficoltà ad ottenere qualsiasi tipo di informazione (20).
    In altre parole: si direbbe che la dimensione umana della comunità psicologica risulti piuttosto soddisfacente. Al contrario: la dimensione burocratico-amministrativa appare come un elemento essenzialmente negativo.
    Nell'insieme, la valutazione del servizio complessivamente offerto dal corso (9) appare comunque relativamente più negativa che positiva.
    Per quanto riguarda i contenuti della formazione, sembra che la maggior parte del campione intervistato sia abbastanza contenta di quello che ha ricevuto (Tabella 30).

    Tabella 29 - Livello di soddisfazione per alcuni aspetti del corso di laurea in psicologia
     


    (1) La competenza dei professori nella loro materia


    94.9

    (2) La simpatia degli altri studenti

    79.4

    (3) Le lezioni

    75.1

    (4) La collaborazione da parte degli altri studenti

    68.0

    (5) La simpatia dei professori

    66.8

    (6) I seminari

    66.8

    (7) La disponibilità dei professori verso gli studenti

    59.0

    (8) Le conferenze che ci sono ogni tanto

    57.2

    (9) Il servizio complessivamente offerto dal corso di laurea

    43.3

    (10) La facilità di reperire testi e materiale didattico

    38.9

    (11) Gli orari di ricevimento dei docenti

    38.3

    (12) La disponibilità della segreteria del Dipartimento di Psicologia

    32.9

    (13) La disponibilità della segreteria-studenti di Facoltà

    32.3

    (14) L'efficienza della segreteria del Dipartimento di Psicologia

    32.3

    (15) L'efficienza della segreteria-studenti di Facoltà

    29.0

    (16) Le aule

    27.5

    (17) Gli orari delle segreterie

    22.9

    (18) Gli orari delle lezioni

    22.8

    (19) Gli spazi per studiare all'interno dell'università

    7.5

    (20) La facilità di ottenere informazioni

    5.8


    E' però evidente che ciò che il corso di laurea offre, benchè risulti abbastanza soddisfacente, viene giudicato dalla gran parte dei soggetti come qualcosa di insufficiente rispetto ad una formazione veramente completa (1; 3). In altre parole: il corso offre varie opportunità, ma si ritiene che non riesca a completare veramente la formazione di uno psicologo.
    Appare inoltre di un certo rilievo la presenza di una minoranza di soggetti i quali si dichiarano insoddisfatti, per il fatto di avere trovato qualcosa di diverso (2), o anche di meno (4), rispetto a ciò che avrebbero voluto.

    Tabella 30 - Livello di accordo con alcune affermazioni relative alla congruenza tra quello che si è trovato nel corso di laurea e ciò che ci si aspetta da una formazione psicologica
     


    (1) Una conoscenza veramente profonda della psicologia si può conseguire solo al di fuori dell'Università



    52.1

    (2) Quando mi sono iscritto/a a psicologia mi aspettavo, nel bene e/o nel male, qualcosa di diverso da quello che ho trovato


    39.3

    (3) Penso che questo corso di laurea sarà sufficiente a darmi una formazione veramente completa come psicologo/a


    32.3

    (4) Dagli studi di psicologia ho avuto meno di quello che speravo

    24.3


    I motivi e le modalità che definiscono ciò che è soddisfacente e cioè che non lo è all'interno del corso di laurea appaiono più chiari se si osservano analiticamente le considerazioni sviluppate dal campione di studenti che si sono espressi nell'ambito dei colloqui di gruppo.
    Il motivo principale di soddisfazione è rappresentato dalla sensazione di poter seguire un'inclinazione che si sentiva da tempo. Alla natura relativamente vaga delle motivazioni che abbiamo visto indicate alla base della scelta di psicologia fanno da riscontro dei livelli di soddisfazione più globali che analitici, centrati non di rado sulla sensazione di stare effettivamente procedendo sulla strada di una crescita personale.
     
    "Se dovessi continuare a studiare la partita doppia, o queste cose qua, continuerei a considerarmi un po' inutile, non sviluppandomi in quello che voglio fare. Invece qua ci sguazzo, un po' in tutte le materie. E mi interessa comunque informarmi di tutto, guardare un po' tutte le materie perché mi danno sempre di più. Poi finisco. E' bello, insomma, a me piace"
    "Venendo qua, sinceramente, ho cominciato a capire, bene o male, come sono fatto. Dunque: capire cosa valgo ... vedremo ..."
    "L'unica soddisfazione è stata quella di fare quello che voglio, perché crescita ne è avvenuta, proprio. Sono stata molto indipendente, dal fatto di aver fatto psicologia. L'unica cosa. Sì, faccio quello che voglio perché sono più soddisfatta ... Il fatto di fare psicologia anche, perché, oltre studiare, lavoro tantissimo. Quindi: molti piccoli lavori. Quindi è una crescita personale che non è venuta solo grazie a psicologia. L'unica cosa in cui ha inciso, appunto, è la soddisfazione di fare quello che mi piace, e basta"
    "Il momento in cui sono entrata a psicologia, dopo un po' di tempo, ho imparato a plasmare la mia estroversione ... In fondo ero molto timida, più di quanto forse non apparissi. Cioè, chi non mi conosce direbbe: tu timida? no, dai, non prendere per i fondelli, non sei timida, assolutamente no ... Eppure, invece, io in particolari sfere emotive, io sono tremendamente così impacciata, arrossisco, cose assurde. Invece, ho imparato a plasmare questa estroversione, pur rimanendo tutto ciò che ... Ancora abbastanza introversa. Però forse ho frenato il mio impulso e ho cercato di proiettare di questo impulso in quella parte meno apparente di me, nella mia introversione. E poi, cioè apparentemente, cioè se per estroversione si vuole intendere il fatto di essere allegra, di compagnia, che ... sono sempre stata estroversa, però al tempo stesso, cioè nella maggior parte delle sfere della propria vita, però ad esempio, nell'affettività io sono una persona tremendamente introversa, cioè sono proprio imbranata come non mai"
     
    Non pochi intervistati sottolineano come vi sia stato un cambiamento di prospettiva, nel senso che, al primo entusiasmo per la possibilità di affrontare una strada che portava a conoscersi meglio, è subentrata la necessità di affrontare una serie di ostacoli, che finiscono col rappresentare la sostanza del percorso formativo.
    Una volta entrati nel meccanismo dei corsi e degli esami, il grande problema consiste nel superarli al meglio. E' come se i contenuti dei corsi, pure interessanti su di un piano culturale e personale, venissero dati per scontati, mentre si fa strada la preoccupazione di riuscire in quanto studente, in quanto libretto che deve contenere sempre più voti, possibilmente buoni.
    Tutto ciò testimonia del fatto che, per gli studenti, psicologia rappresenta comunque una materia interessante ma, nella sua dimensione formale, significa (come qualsiasi altro corso) prima di tutto riuscire a completare il lungo percorso degli studi.
    In diversi casi, questa specie di sfida che si para dinnanzi allo studente viene peraltro vissuta anch'essa in termini esistenziali, come una prova in cui si deve riuscire per dimostrare a se stessi di essere adulti e di valere qualche cosa.
     
    "All'inizio è una scelta. Per esempio: vuoi conoscerti meglio. E poi invece diventa una cosa totalmente strumentale, nel senso che uno dice: io devo cercare di andare avanti. Sarà poi la facoltà che ... Non devo più essere io a pensare di riuscire a cambiarmi. E' lei che mi cambia. Il mio compito è quello di riuscire ad andare avanti"
    "Faccio di tutto per cercare di riuscire nel minor tempo possibile. Cinque anni saranno sei, sette, però non mi interessa: devo riuscire. Sono talmente coinvolto che devo riuscire, a un certo punto."
    "E poi continuare per orgoglio, come una sfida, e dire: io devo dare quell'esame, cioè devo passarlo. Perché, se ne ho passati cinque prima, vuol dire che non sono scema. Allora devo passare anche il sesto"
    "Avere il libretto coi bei voti, cioè soddisfazione di vedere che studio e raccolgo. ... Vuol dire che non sto perdendo tempo. Cioè, non solo faccio quello che mi piace, ma riesco anche ad avere una prova tangibile, cioè che va bene"
    "Non sono una bimba, che devo avere sempre paura di andare avanti. Cioè, ormai ho intrapreso questo cammino e non posso più tornare indietro. E la speranza è quella"
     
    Il risultato da raggiungere in termini oggettivi, sotto forma di esami e di voti, condiziona in modo determinante l'atteggiamento rispetto al percorso di formazione. Il tono dell'umore ed il livello di autostima risentono direttamente del modo in cui si riesce a far fronte a queste sfide. I casi di cattiva riuscita diventano dunque dei veri e propri condizionatori per l'attività di studio.
    Gli interessi personali e culturali continuano ad essere alla base della permanenza nel corso, ma passano in secondo piano rispetto alla necessità di concludere comunque.
     
    "Le mie aspirazioni principali erano soprattutto quelle di imparare nuove cose. Cioè, il fatto di dare esami o meno, diciamo che me l'ha poi fatto capire meglio mio padre, perché mi ha detto: o dai gli esami o vai fuori di casa. Però io all'inizio mi perdevo molto, nel senso che mi dicevano: ci son questi tre libri ... Poi a me piaceva l'argomento, me ne andavo a cercare altri. Poi, magari, dovevo andare all'esame, no, ripassavo i libri che dovevo studiare veramente, ma ne studiavo altri, cioè ero molto dispersiva"
    "Ad esempio: io sono letteralmente bloccata nel dare un esame. Io è più di un anno che sto studiando questo esame"
    "Io ho la carriera deludente. Potrei parlarne per ore. Cioè, io soddisfazioni ne ho avute veramente poche, a dir la verità, a parte un esame che ... con una professoressa con la quale ho fatto il seminario, che mi ha dato tantissimo. E infatti poi penso che proseguirò in questo indirizzo per il quale sono venuta qua. Per il resto, tutti gli esami sono sempre stati una grossissima delusione, una mazzata per dirlo in modo molto ... Che penso mi abbia segnato, e me lo porterò dietro sempre. Però, tornassi indietro, lo rifarei senz'altro. Cioè, le mazzate che ho avuto non mi hanno certo, cioè non hanno eliminato la forza che c'è in me. Ogni tanto sì, anche adesso, ho dei momenti in cui, cioè, c'è un po' di depressione, chiamiamola così, oppure di stanchezza"
     
    L'importanza che gli esami rivestono, dal punto di vista di questa "corsa ad ostacoli" in cui occorre arrivare comunque alla fine, fa sì che l'attenzione ai numeri che questi rappresentano acquisti di particolare rilievo.
    Il momento dell'esame si propone dunque come l'occasione principale di soddisfazione, o di delusione. Non è che manchino altre circostanze per confrontarsi, solo che queste rappresentano una specie di sfondo su cui si stagliano, come elemento di sintesi e come rito di passaggio, i singoli momenti in cui il lavoro dello studente si concreta in una cifra sul libretto.
    In tale prospettiva, il modo in cui il professore stabilisce il voto finale appare sostanzialmente sensato nelle sue linee generali (voto buono, discreto, basso, rifiuto) ma connesso anche ad una certa alea di arbitrarietà, di caso e di fortuna, nei suoi dettagli.
    Vista l'importanza del voto, c'è dunque una certa tipica propensione a contrariarsi maggiormente per le circostanze in cui il voto è inferiore alle proprie speranze, per cui in questi casi si cerca di trovarne una ragione nell'arbitrarietà e nella relativa parzialità di chi questo voto decide, rispetto a quanto avviene quando il voto riesce invece superiore, per cui si rileva una certa accettazione per una conferma dei propri desideri.
     
    "C'è un'oscillazione. Cioè, non so, con un compito tu puoi immaginare che il compito sia andato bene e, non so, ti potresti aspettare un ... mettiamo anche un 27 ... ti vien dato o 29 o 25. Cioè: oscillano. Comunque, in media, riescono sempre a valutare quello sì, cioè se te lo meriti il voto te lo danno. Poi, ovviamente, cioè, la fortuna conta, in quanto ti danno un po' di meno di quanto potresti aspettarti, oppure potresti anche meritarti obiettivamente, oppure anche di più. Quando viene di più, siamo contenti, quando viene di meno ..."
    "Ci sono persone che hanno studiato molto e arrivano lì, poi, non so, si spaventano e non riescono che a dire tre cose. Allora magari, almeno così dicono, dicono: ah, però, accidenti, quando studio, poi non riesco a rendere. Ecco, oppure è: io studio, però quelle valutazioni che vengono date sono talmente arbitrarie che ..."
    "E' molto questione di fortuna, perché io ho provato tutti e due i casi. Cioè, esami che ho studiato tantissimo, che ho dato tre volte lo scritto, poi mi sono presa 18. E un altro esame che, ad esempio, ho studiato pochissimo, ho preso 25, perché ho avuto fortuna. Cioè, io lo ammetto di aver avuto fortuna"
    "La fortuna può, al limite, farti salire un po' di voto, farti scendere un po' di voto. Però non ti fa passare un esame, se non hai studiato niente"
    "Una delusione, nel senso che, no, per carità, non la materia in sé, nel senso che io l'ho studiata. L'abbiamo studiata insieme, tra l'altro, di nuovo anche lì, con tanta passione. Abbiamo passato un mese bello terrificante, una corsa contro il tempo. Però alla fine mi è piaciuto, perché mi piaceva poi in sé, mi sono studiata un libro incredibile, studiavo tutto di tutto. E poi, sfortuna nera, cioè sono passata con un assistente che mi ha proprio paralizzata"
     
    Non sembrano comunqe evidenziarsi dei veri e propri casi di discriminazione. Anche la componente legata al sesso dello studente, pure potenzialmente rilevante (come realtà o come fantasia) viene citata solo marginalmente, e con una certa equanimità per entrambe le parti in causa.
     
    "Abbiamo notato che la profesoressa Xxx, nei confronti del sesso maschile, è molto più disponibile, aperta ..."
    "Va be', d'altronde, con le ragazze è risaputo che ... C'è stato un professore che ha dichiarato anche che l'occhio vuole la sua parte, se non si è proprio poco preparate"
     

    IN PRINCIPIO ERA IL CAOS
     
     
    Come sintesi dei dati raccolti rispetto ai pregi e difetti del corso, si può rilevare che una delle caratteristiche principali dell'immagine del corso di laurea in psicologia di Torino, agli occhi del campione di studenti dei primi anni, è rappresentata da un notevole livello di disorganizzazione (Tabella 31, che conferma i dati di Tabella 29).
    Gli studenti si sentono tagliati fuori dalle informazioni importanti (2), ed in particolare non si sentonno assistiti ma lasciati soli con se stessi (1).

    Tabella 31 - Valutazioni relative al livello di organizzazione del corso di laurea
     


    (1) Dal punto di vista delle informazioni, nel corso di laurea in psicologia noi studenti siamo abbandonati a noi stessi



    83.1

    (2) Il corso di psicologia, a Torino, è disorganizzato

    78.2


    I frequentati si sentono spaesati in una situazione che li costringe a fare tutto da soli. Mancano informazioni, ci sono difficoltà logistiche, tutto è complicato dal grande numero di iscritti.
    Ciò dipende in parte da circostanze obiettive, di effettiva difficoltà nell'avviamento di un nuovo corso tanto frequentato. A questo dato si aggiunge tuttavia il senso di abbandono che si accompagna ad uno stacco improvviso rispetto alle esperienze scolastiche precedenti, caratteristiche della scuola superiore, in cui lo studente si sente molto più inquadrato
    La somma delle due variabili (disorganizzazione oggettiva e perdita del mondo organizzato della scuola superiore) produce una diffusa sensazione di marasma per mancanza di controllo, negli studenti così come nei professori e nell'organizzazione complessiva.
     
    "La psicologia a Torino, secondo me, è abbastanza mal strutturata, nel senso che siamo in molti, non ci sono i posti, mancano le strutture, mancano magari anche i professori. Cioè, si sono abbastanza spaesati, a dir la verità. E' difficile far gli esami ... cioè, non so"
    "Non potevo immaginare che avrei dovuto fare, non so, le corse di qua e di là per le ... oppure per sapere i risultati degli esami, per sapere quando dovevo iscrivermi, quando presentare i piani di studi ... Ci sono state delle volte in cui ho detto: però, non è possibile che siamo lasciati proprio così"
    "Disorganizzazione a livello di avviso nelle bacheche. I docenti, quando magari non ci sono, non fan lezione, si dimenticano persino di dire: ma io, guardi, domani non ci sono. Ad esempio: o mettono degli avvisi proprio così, tipo dei volantini, che magari non tutti vedono, ecco. Oppure, quando gli esami vengono spostati. Anche come per segnarsi a degli esami, sinceramente non so, mettono in quel tavolo diecimila cartelline, che non capisci più niente, magari dei fogli vengono persi. E questo è un problema"
    "Un'organizzazione che è proprio bestiale ho trovato ... Una cosa assurda ... il professore che cerca l'aula, deve andare dal bidello, il quale bidello deve andare al primo piano poi ... Ma facciano le aule ... I pellegrini, il pellegrinaggio in centocinquanta a Palazzo Nuovo ... Lì è la giungla "
    "Sì, c'è troppa anarchia. Ognuno fa veramente che cosa vuole. Cioè: dai docenti, ai segretari, a tutti. Ognuno fa quello che gli pare"
     
    Uno degli elementi di maggiore sconcerto, che caratterizza l'impatto con il corso di laurea, è rappresentato dai grandi numeri di studenti. I frequentanti si sentono soffocati da questa fiumana di persone che li circonda da tutte le parti.
    L'incombere di questi grandi numeri si collega alla già rilevata impressione diffusa che sia in atto una costante "lotta per la vita", in cui occorre combattere contro i propri stessi simili per riuscire a sopravvivere.
     
    "Mi aspettavo molta più organizzazione, forse anche perché io mi sono iscritta il primo anno che c'era psicologia. E quindi c'era molta disorganizzazione, molta gente, una folla tremenda"
    "Bisogna arrivare a una via di mezzo. Stamattina eravamo in aula con cinquecento persone ammassate"
    "Va bene, siamo in tanti, ci dev'essere una selezione. Però non è giusto che si faccia adesso la selezione, che siamo in tanti, secondo me. Se si doveva fare. Perché, probabilmente, se non c'erano le strutture, la selezione doveva farsi, però, secondo me, dovevano farla prima. Cioè, non permettere che tremila persone accedessero tutte insieme così. E poi proprio, io non riesco proprio a spiegarmi. Cioè, facevano di tutto per demotivare gli studenti a proseguire. Infatti se ne sono poi persi tantissimi, di quelli che hanno iniziato il primo anno"
     
    Un punto di evidente debolezza del sistema è rappresentato dalle segreterie. Nella immagine di questa struttura di servizio gioca, ancora una volta, il grande problema dei numeri. Ci si sente schiacciati dalla massa di quanti si presentano, e si diffonde la sensazione di un rapporto molto impersonale.
    Pur giustificando in parte il nervosismo degli addetti alla segreteria, che rappresenta il contraltare del nervosismo degli utenti, ci si sente spesso abbandonati a se stessi, e quindi maltrattati, più di quanto non si vorrebbe o più di quanto non si abbia l'abitudine.
     
    "Partiamo dalla segreteria, cioè che è la prima cosa che si fa, godersi quelle file immonde. E lì è già demoralizzante. Va be', è normale. Sì, infatti adesso han messo il bigliettino e questo facilita abbastanza. Io sono venuta qua per iscrivermi, sono arrivata alle dieci, ho preso il biglietto, c'erano quattro ore di attesa, ho aspettato le mie quattro ore davanti alla segreteria"
    "Poi, per quanto riguarda la segreteria e le informazioni, io sono d'accordissimo al fatto che dobbiamo essere informati molto di più delle cose. Le veniamo a sapere all'ultimo momento, e poi per forza succedono i casini. Io vedo le code che si formano alla segreteria ... Si formava la coda per le segretarie, per il mal funzionamento e tutte le cose, ma anche perché c'era la gente che faceva la fila per chiedere dove attaccare il bollo. Cioè, le cose più banali. Cioè, c'erano veramente degli imbranati, che facevano la fila quindici volte"
    "Il problema è che sono di una scortesia illimitata ... Arrivavamo qua e, ancora un po', pesci in faccia. Cioè, da prenderlo e buttarlo giù dal primo piano"
     
    Un altro elemento di sconcerto è rappresentato dal senso di disordine generale, ovvero di non-coordinamento, tra i diversi elementi che costituiscono la struttura complessiva del corso.
    Gli intervistati hanno la sensazione che manchi una cadenza la quale permetta di strutturare il corso, e l'impegno a seguirlo, secondo un ritmo regolare. Tale impressione di discontinuità è fornita principalmente dallo scarso coordinamento delle lezioni e degli appelli.
     
    "Una lezione dalle otto, alle nove del mattino, e l'altra dalle quattro alle cinque del pomeriggio, che sono proprio una coppia esaltante. Ma la cosa peggiore in assoluto, secondo me, sono gli appelli"
    "Spesso la scelta di molti è di seguire tutto, o il numero maggiore di materie, e poi abbandonare quelle che magari c'è il professore che ti piace di meno. Quindi nessun indirizzo su come iniziare la scuola, cioè i corsi da seguire. Poi, quando hai scelto i corsi che ti piacciono, ti accorgi che è impossibile seguirli, perché si sovrappongono le ore ... Oppure il problema, che per me è grosso, è che hai la prima ora del lunedì e l'ultima del sabato"
    "C'è il problema anche che, metti che tu hai un'ora lezione, poi magari hai due ore buche, e poi la lezione. In quelle due ore lì, uno cosa fa?"
     
    La sensazione di una scarsa omogeneità tra gli elementi che caratterizzano il corso viene accentuata dal fatto che molti insegnamenti del biennio, per il fatto di essere triplicati, e talvolta quadruplicati, vengono condotti dai professori secondo modalità diverse, pur nell'ambito di insegnamenti col medesimo titolo.
    Tale circostanza risulta particolarmente negativa agli occhi degli studenti che si sentono discriminati dal fatto di dover afferire ad un corso invece che ad un altro, sia perchè hanno la sensazione di ricevere di meno dei colleghi sia perchè gli pare di essere costretti ad esami più difficili.
     
    "C'è anche questo aspetto che va preso in considerazione, il fatto che per ciascuna materia non viene adottato lo stesso sistema"
    "L'esperienza più negativa è stata scoprire il fatto che io, studente di un corso, ho studiato delle cose della stessa materia completamente diverse dallo studente dell'altro corso, nel senso di A e B. Secondo me più corsi devono essere, anche per poter fare comunque interagire gli studenti, perché io e uno studente del corso A, praticamente nel biennio non abbiamo nessun punto in comune"
    "Gira questa voce, si sa benissimo che a xxx c'è uno bravissimo, uno cattivissimo e due medi. E uno, a seconda del cognome che ha, va a finire da uno o dall'altro. Già questo non è giusto"
     
    Il problema dello scoordinamento degli esami, nel senso della prova finale del corso, si pone poi secondo due modalità differenti.
    Da una parte: la collocazione degli appelli viene percepita come discontinua, e comunque caratterizzata da una relativa rarefazione, per cui l'esame non è sempre disponibile nel momento in cui si vorrebbe sostenerlo. Dall'altra: anche il momento in cui l'esame viene affrontato risente di quell'atmosfera di disorganizzazione e di soffocamento da numero che connota un po' tutto il corso.
     
    "Anche chi deve dare gli esami, deve avere la tranquillità di trovare un'aula. Non come la prima volta che abbiamo dato xxx, che un'ora c'erano 160 persone che seguivano il prof. Xxx. Andiamo di qua, ma di qua non c'è l'aula, ma andiamo di là. A un certo punto ci siamo rotti. Ci siamo messi in mezzo: quando lei ha trovato l'aula ce lo dica, la raggiungiamo. E' verissimo, a novembre è successa questa cosa"
    "Il problema degli appelli, secondo me, il fatto di aspettare all'ultimo a dirlo, di rimandare improvvisamente o lo scritto o l'orale. Secondo me è un grosso problema anche perché noi comunque cerchiamo di organizzarci il nostro esame, il nostro lavoro, ci ritroviamo magari un esame rimandato di una settimana o due, ci scombussola tutto. Cioè, non è poco quando uno deve dare una serie di esami e già ci sono pochi appelli, perché comunque gli scritti generalmente sono pochi, o magari ce n'è solo uno, e magari tutti nello stesso mese"
    "Ma, dico, anche mettere un mese sì un mese no, ma non metterne uno ogni quattro mesi"
    "Vengono messi solo un appello per sessione per quanto riguarda gli scritti. Questo non è giusto in quanto, secondo me, voi dovete fare una selezione, e su questo ne sono pienamente d'accordo. Però non è giusto in quanto, se a me va male una sessione, devo aspettare sei mesi dopo per ridare l'esame. Io perdo del tempo, in questa maniera"
     
    Frequenti occasioni di disagio vengono suscitate dal fatto che la gran parte degli esami, almeno per quanto riguarda il biennio, vengono preceduti da un pre-esame scritto. La presenza di tale prova è malvista soprattutto da quanti hanno avuto occasione di non superarla, ma le perplessità al riguardo coinvolgono vari intervistati.
    Alcuni studenti ritengono che, nella circostanza dello scritto, non si abbia modo di esprimere adeguatamente la propria preparazione, anche per la facilità nel copiare, che rende iniqua la prova. Molti hanno la sensazione che lo scritto svolga principalmente una funzione selettiva a tutti i costi, nonostante le argomentazioni (percepite come sospette) con cui questo modello di esame viene sostenuto dai professori. Dunque lo si teme, poichè si preferirebbe un confronto meno duro.
     
    "Ti trovi là quella domanda, avresti cinquemila cose da scrivere e hai le righe segnate. Devi scrivere in sei righe una cosa che comunque magari ci hai messo due settimane a imparare, e secondo me all'orale esprimeresti in modo migliore, perché comunque puoi fare un discorso"
    "Quello che c'era dietro di me era tutto entusiasta. Mi fa: guarda, io ho passato, ho capiato dall'altra davanti. Ecco, perché queste cose accadono agli esami, e mi fa: io non ho mai studiato di niente"
    "Ci è stato presentato, proprio al primo anno, ci è stato presentato: siete in troppi, dobbiamo fare gli scritti, se no all'orale non vi possiamo passare tutti, quindi ne dobbiamo bocciare un po' prima. Proprio detto esplicitamente"
    "Loro ti dicono che questo è il metodo americano, che questo è scientificamente provato, che così loro riescono a verificare se tu hai studiato tutto, in questo modo. Gliel'ho chiesto ... E ti dicono che questo è il modo più razionale, più rapido, più indolore per vedere se una persona ha studiato"
    "Gli scritti dovrebbero essere molto più curati. Cioè, non devono essere soltanto un mezzo per bocciare 50-70% delle persone, perché non è logico. Perché, a quel punto, non diventa una selezione in virtù della preparazione, ma diventa una selezione soltanto per togliere i soggetti che danno fastidio"
     
    Nel complesso, comunque, le difficoltà organizzative vengono percepite da una parte degli studenti con una certa rassegnazione, ovvero con filosofia. Qualcuno vi trova anzi l'occasione di una sfida attraverso cui dimostrare la propria autonomia e la propria capacità (adulta) di affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi.
     
    "All'università, bene o male, ti devi arrangiare tu. Al limite, puoi andare a chiedere o puoi, tramite i tuoi compagni o i tuoi amici, saperne qualcosa. Però, comunque, ci dovrebbe essere qualcuno che ti dà delle informazioni che sono attendibili"
    "Per quanto riguarda aspettative, riguardo l'organizzazione: zero. Perché, nel senso che io non mi aspettavo niente. Perché, questo dipende da me, nel senso che io son sempre stata abituata ad arrangiarimi, che proprio non mi ero posta il problema"
    "Poi, ogni tanto, uno dice: potrebbe funzionare meglio, essere un po' più preciso, però, tutto sommato ... Poi vedevo che i professori, che si vedevano, si davano molto da fare. E questo fatto di vedere gli stessi professori che si davano molto da fare, poi tantissima gente che andava a seguire, non lo so, l'ho trovata un po' come una selezione naturale. E quello mi è piaciuto molto. Cioè, il fatto di poter resistere, e poi vedere che comunque quello che facevo mi piaceva, riusciva a stimolarmi. Cioè, il caos iniziale a me piaceva molto
     
    La sensazione di disordine viene peraltro vissuta, almeno da una parte degli intervistati, come un fenomeno temporaneo, che si sta modificando in senso positivo. Forse ciò dipende da una effettiva crescente efficienza del corso, forse dal maggiore adattamento alla situazione da parte degli studenti degli anni superiori, ma è abbastanza diffusa la sensazione che si stia andando verso una situazione di minore incertezza.
     
    "Quelli che quest'anno si iscrivono al primo anno iniziano già a avere noi, oltre a loro. Non è poco. Poi, comunque, anche da parte dei docenti, i ruoli si stanno confermando"
    "E poi, soprattutto, c'è un docente, metti, per quattrocento persone. Mentre noi avevamo un docente per millecinquecento. Secondo me conta anche molto"


    PROFESSORI
     
    Come abbiamo già notato, la variabile "professori" pare avere una rilevanza significativa nello strutturare la realtà del corso di laurea.
    Il contatto con la materia viene vissuto in primo luogo attraverso il rapporto con il docente. La presenza di un elemento umano, di una persona fisica, che fa da tramite con la dimensione per certi aspetti astratta delle disciplina si propone come un elemento determinante nel dare vita ai contenuti teorici.
    Lo psicologo che insegna rappresenta in fondo la personificazione, l'esempio concreto, di quella modificazione esistenziale cui molti pensano nel momento in cui avvicinano la disciplina.
     
    "L'importanza del docente per far apprezzare o meno la materia è fondamentale. Perché, a prescindere da quelli che possono essere gli interessi personali, perché comunque alla fine bisogna studiare determinate cose. E appunto secondo me è molto importante come il docente presenta la disciplina da studiare"
    "Seguo quello con Xxx, comunque a me piace molto, anche. Infatti, io vedo questa persona come una persona carismatica. Ecco a me piace molto come persona in sé, anche cioè la teoria, anche. E' una teoria, cioè sì, viene presentata. Poi, a seconda della personalità, viene accettata o meno. Però apprezzo molto il modo in cui il professore riesce a trasmettere alle persone, riesce ad instaurare questa forma di feeling, questo amore. Cioè, ti fa crescere amore per la materia"
    "Per me è importante sentire magari il docente vicino anche nel momento stesso in cui ti insegna la materia. Tipo come fa Xxx. Siamo in pochi, lo sentiamo più vicino, a differenza magari che trovarti un insegnante a distanza"
    "Io l'ho dato con Xxx. E che bello. A me è piaciuto tantissimo, proprio tanto veramente, e sono contenta di averlo dato con lui. Perché cioè io gli altri non li conosco, quindi non posso parlarne male. Però, non lo so, mi sembra che lui possa darti un qualche cosa in più anche con le sgridate, con le frasi, le barzellette e tutto il resto. Il fatto che in un'ora di lezione, cinquanta minuti sono barzellette, storie così, eppure è bello ... E all'esame è uguale identico a com'è a lezione. Cioè, io a lezione appunto non ci sono stata, però mi hanno detto che è esattamente così, cioè barzellette e tutto il resto, e a me è piaciuto tantissimo"
     
    Ne consegue anche che la percezione che si ha dei professori coinvolge la percezione della materia.
    Ci si aspetta molto dalla testimonianza dei docenti, e si rimane delusi quando questi non soddisfano le aspettative. Ciò che talvolta dispiace, nei professori, è l'incapacità, che in certi casi dimostrano, a fare pienamente da tramite con la materia.
     
    "Io non sono qui, non sono giudice di niente, quindi secondo me molti insegnanti hanno le idee confuse. Cioè, e le rendono ancora più confuse a noi. Mentre molti hanno le idee chiare: oggi voglio fare questo, arrivo a questa fine, spiego un autore. E io preferisco logicamente questi che hanno le idee"
    "Io ho avuto modo di notare che ci sono docenti che hanno una padronanza incredibile della materia, ma sono totalmente negati ad insegnare, proprio non ci riescono. Come ci sono persone che hanno una conoscenza mediocre, però hanno una capacità di insegnare che affascinano terribilmente"
    "Xxx che, ripeto, lo stimo tantissimo perché è una persona, ha una mente veramente eccelsa, quindi sto facendo una difficoltà incredibile a seguirlo perché divaga, passa da un argomento all'altro, non segue un filo logico. E' una persona che dopo la laurea io ascolterei anche per ore intere, ma adesso come adesso mi confonde le idee. Quindi lo trovo molto ostico"
     
    Le grandi aspettative riposte nella figura del docente producono talvolta un livello particolarmente intenso di delusione.
    Gli studenti intervistati aspirano evidentemente ad un rapporto molto diretto col docente. Vorrebbero che questi rappresentasse una vera e propria guida che li segue quasi prendendoli per mano. Quando ciò non avviene, o almeno non avviene nei modi sperati, se ne sentono in qualche modo traditi.
    Nel momento in cui ci si sente trascurati dal docente, da cui ci aspettava tanto, emerge la sensazione che tra professori e studenti possa esservi un antagonismo di fondo, variamente interpretabile.
     
    "A lezione molti professori sembrano disponibilissimi, scherzano, fanno battute. Poi, nel momento in cui si ha un incontro diretto, cioè, non so, vai nell'aula professori, durante l'ora di ricevimento, invece sembra che questa aria così disponibile la perdano. Cioè, si nota di più il distacco tra il docente e lo studente"
    "Mi ha deluso il rapporto che c'era tra, che c'è stato tra docenti e ragazzi. Perché l'ho trovato altamente impersonale. Questo perché il primo giorno mi aspettavo, entrando in facoltà di psicologia,di trovare i docenti più disponibili"
    "Era estremamente severo, veniva lì, faceva lezione e via. Non aveva mai tempo per noi"
    "Ma non scortesia, non è che siano scortesi, però sono molto formali"
    "Secondo me ci sono molti professori che hanno paura del contatto a quattr'occhi con alcuni studenti"
    "I professori forse si sentono oppressi perché ci vedono in troppi"
    "I professori, non ho la minima idea di cosa possono pensare. Che vogliono fare una selezione sì, e forse ci vedono come un po' come loro futuri concorrenti, che noi abbiamo ancora tutta una carriera davanti, e quindi potremo diventare magari qualcosa di più di quello che sono loro"
    "Ma, sempre collegandosi all'umanità, sono andata a vedere un esame di xxx, sempre la Xxx. Stavamo aspettando di entrare, così, si è messa a gridare anche con chi doveva effettivamente fare l'esame. Se tu inizi già a gridare ... spostatevi, l'aula è piccola, non potete assolutamente entrare. Insomma, noi pigliamo tutto, possiamo andare a casa. Insomma, sono lì che sto aspettando di dare un esame. Non è che sia molto molto tranquillo"
    "Secondo me la maggior parte dei docenti da un lato hanno dei problemi, non so se a livello psicologico o a livello familiare. Ma molte volte i loro problemi li trasferiscono sugli studenti, e questo è sbagliato, sinceramente, perché nessuno ne ha colpa"
     
    Il senso di distacco che viene talvolta percepito, come modo di porsi da parte dei professori, è tuttavia caratterizzato da un certo livello di ambivalenza negli studenti.
    Si vorrebbe poter interagire con loro in modo diretto, costruire una vera e propria relazione personale, e nel contempo non sempre si ha il coraggio di farlo. Si vorrebbe risucire sempre a presentare di sè un'immagine positiva, e nel contempo non è realistico pensare di raggiungere sempre questo risultato.
    Talvolta, anche quando si prova una delusione, si cerca ugualmente di giustificare questi personaggi, con cui in fondo ci si identifica e da cui si attende una conferma.
     
    "All'inizio mi aspettavo che i docenti fossero più sinceri, invece alla fine si sono rivelati falsi, e poi perché ... Io mi sono trovata all'esame di Xxx, l'ho dato due volte. Era il mio primo esame che davo di psicologia, effettivamente le cose le sapevo, non riuscivo a capire il perché lui è andato a chiedermi xxx ... alla fine, morale della favola, prende il mio libretto e mi dice: no, guardi io le do un consiglio, ritorni a pedagogia che questa non è una facoltà che fa per lei. Reazione che ho avuto: mi sono messa a piangere, una valle di lacrime. Magari è una bambina che a vent'anni si mette a piangere. Ho detto: ma guardi, lasciamo perdere. Come per dire: ecco questo docente che sembrava così tanto simpatico, tanto buono, alla fine mi da le segate. Il fatto che molti sembrano così disponibili, molto alla mano, ecco, fra virgolette, son quelli che ti fregano. Questa è una delle aspettative: pensavo che i docenti fossero molto più simpatici con noi, invece hanno la puzza sotto il naso"
    "Ogni tanto bisogna anche identificarsi nel docente, cioè non si può dire quel docente è uno stronzo, perché spesso si attribuisce il termine stronzo ... Cioè, per dire ... io a volte dico: ha ragione il docente. Non sbaglia. Perché essere insegnanti bisogna anche provarlo sulla propria pelle. Quindi, essere obiettivi, molte volte non puoi essere obiettivo nel giudicare"
    "Vedo che anche gli altri vanno e il docente sorride, risponde, si ferma. Tanti vanno con gli appunti. A me manca la parola. Vanno a chiedere, e questo gliela spiega"
    "Da noi c'era l'assalto. Però io l'unica volta che mi sono permessa di andare giù vicino alla cattedra, perché volevo chiedere una cosa, tra l'altro non era neanche una cosa poi tanto stupida, era relativa all'esame, questa persona che all'apparenza sembrava il più gentile di tutti, mi ha guardata dal basso verso l'alto, come per dire: tu non capisci niente. A quel punto io sono rimasta talmente inibita che ho detto: va bene, grazie. Ero viola, cosa che io non divento mai. Sono scappata subito perché ho detto: ma per la prima volta che vado a fare una domanda, mi si rivolge in questo modo. Proprio uno sguardo schivo, cioè proprio di un distacco"
    "A me è successo anche di essere fuori, aspettare quei soliti dieci minuti fuori, mentre fumi magari una sigaretta. Aspetti che inizia la lezione, sei fuori da solo. Vedi che il professore ti avvicina e ti inizia a parlare. Viene lì, inizia a parlare, chiacchieri. Cioè, son cose che fanno piacere, questo essere avvicinati anche"
    "Mi aspettavo, bene o male, di trovarmi di fronte a dei docenti più disponibili ,che sapessero capire e, invece, forse perché eravamo in tanti, i professori hanno reagito in maniera abbastanza difensiva. Loro non hanno reagito così. E dalla nostra parte c'è stato un allontanamento. Cioè: loro spaventati, noi abbiamo visto loro spaventati, ci siamo spaventati anche noi, e quindi è stato un distacco totale, tranne per alcune persone ... E' stato tutta una catena"
     
    Alcuni studenti sottolineano tuttavia che gli aspetti negativi della situazione sono comuni un po' a tutti i corsi di laurea. Da questo punto di vista, psicologia non rappresenta una eccezione rispetto alla regola.
    Basandosi sull'esperienza diretta, o su quello che si è sentito dire, c'è chi conclude che la situazione può risultare migliore di quanto non appaia a prima vista.
     
    "Il fatto dei docenti, secondo me, è un po' comune. Perché, va bene, io ho fatto tre anni di medicina, non è che ci fosse un rapporto molto più umano. Quella è la storia. Anzi, forse era anche più freddo. No, quella è una cosa comune all'università. Proprio è dato dal fatto del rapporto uno a centinaia di persone. Non può essere diversamente, entro certi limiti"
    "Ho sentito altre ragazze, fanno giurisprudenza. Non so, una mia amica a Pavia. Ci sono quattro stanze, un docente, il docente è in una stanza, gli altri hanno i monitor. Quindi, appunto, io continuo a dire che il contatto con il docente lo sento più in psicologia che in altre facoltà"
    "In filosofia il rapporto con i docenti era estremamente freddo, proprio glaciale. Ad esempio, io ho provato un senso un po' particolare quando per la prima volta mi si è rivolto col lei. Cioè, proprio come per dire: tu sei di là, io sono di qua e non venire ... Cioè, io ho avuto questa percezione. Anche a psicologia, con qualche docente. Però, tutto sommato, per quanto riguarda il rapporto, mi trovo meglio a psicologia che non a filosofia"


    STUDENTI

    Per quanto concerne i rapporti con gli altri studenti (Tabella 32), che pure abbiamo visto rappresentare un elemento fortemente costitutivo dell'immagine del corso, il dato più chiaro è rappresentato dal fatto che la gran parte degli intervistati percepisce i colleghi (e, proiettivamente, se stesso) come fortemente motivati dal desiderio di conoscersi (1).
    Questa relativa identificazione con quanti seguono il medesimo percorso non sembra tuttavia estendersi in modo significativo ad una socialità più ampia. Capita infatti che vengano messi in atto dei comportamenti di collaborazione (2), ma nel complesso si percepiscono i propri compagni come dei tipi medi, forse con qualche originalità (3), ma tutto sommato nè particolarmente socievoli (5) nè particolarmente individualisti (4).

    Tabella 32 - Valutazioni relative agli altri studenti del corso di laurea
     


    (1) Una parte di quelli che si iscrivono a psicologia lo fa soprattutto per cercare di risolvere i propri problemi personali



    62.3

    (2) Mi è capitato, qui all'università, di preparare un esame insieme ad altri studenti


    45.0

    (3) Spesso gli studenti di psicologia sono dei tipi un po' strani

    40.7

    (4) Gli studenti di psicologia sono molto competitivi fra loro

    25.1

    (5) Gli studenti di psicologia sono più socievoli della media

    23.6


    La dimensione relativa agli altri studenti, assieme a quella che concerne i professori, rappresenta comunque uno dei temi su cui maggiormente si soffermano gli intervistati nell'ambito dei colloqui di gruppo.
    La prima caratteristica dei colleghi è rappresentata dal loro numero decisamente elevato. Probabilmente non ci si aspettava una presenza tanto massiccia di persone, e questo induce alcuni a percepire i propri simili fondamentalmente come dei concorrenti.
     
    "Visto che siamo tantissimi, penso che l'1% riuscirà a fare quello che vuole"
    "Io so di altre facoltà, almeno a quanto mi han detto, che essendoci meno iscritti sono leggermente più buoni i professori"
    "C'è troppa gente"
     
    Il numero elevato di partecipanti ai corsi produce in alcuni un senso di spaesamento.
    Nonostante che si offra la possibilità di conoscere nuove persone, il fatto di non trovarsi più nell'atmosfera contenuta della classe, tipica delle scuole superiori, rischia di creare una forma di solitudine di massa. C'è tanta gente, ma non si riesce ad entrare veramente in contatto quasi con nessuno.
     
    "Per quello che riguarda l'impatto poprio umano, sinceramente io mi aspettavo, insomma i primi giorni, a parte il numero della gente, io mi sono trovato lì, praticamente eravamo così tanti che ... Io il primo anno non ho conosciuto nessuno, praticamente, se non gente che conoscevo già da prima. Io mi aspettavo un'occasione per crearmi un ambiente nuovo, e invece sono ritornato al mio ambiente di prima. Quindi questo assolutamente zero"
    "Con tante persone non riesco. Magari conoscevi un giorno uno perché era vicino, quell'altro giorno l'altro. Non riesco, e mi ha spaventato questo"
    "C'erano talmente tante persone. Fossimo stati giusto la classe, era più facile forse legare. Però, essendo in tanti, uno dice: va be'. Cioè, all'università non ci sono proprio dei rapporti che ci costringono a stare insieme, tipo prima A, seconda A, e allora bisogna stare tutti insieme. Non avendo delle costrizioni, logicamente dici: be' ciascuno fa quello che vuole ... persone che andavano ... Questo e poi il mio timore: di non riuscire a inserirmi tra le persone"
     
    Una delle prime curiosità che sembra colpire gli intervistati, una volta che questi arrivano al corso, riguarda il fatto che la gran parte dei presenti è rappresentata da femmine, in un contesto dove i maschi sono quasi una eccezione.
    Il dato viene interpretato in vario modo. Si pensa ad una immagine diffusa della psicologia come di un'attività più tipicamente femminile. Si fa riferimento ad una particolare predisposizione delle donne per le professioni d'aiuto. Si immagina che, trattandosi di un corso di laurea dagli sbocchi professionali percepiti come piuttosto incerti, sia poco adatto ad un futuro capo famiglia.
     
    "Secondo me semplicemente perché è una facoltà umanistica, e le facoltà umanistiche sono più tipiche delle donne, mentre quelle scientifiche ..."
    "Le donne forse per cultura, forse proprio per mentalità sono più disposte verso gli altri, sono molto più aperte ad aiutare gli altri. Cioè, sono meno competitive tra di loro"
    "I ragazzi pensano che la psicologia è una cosa da femmine"
    "Se uno guarda i lavori, diciamo, che hanno un senso più altruistico, tipo le infermiere, son quasi tutte donne. Difficilmente trovi. Come assistente sociale si trovano quasi tutte donne, come insegnante il primo triennio di scuola ..."
    "C'è ancora, secondo me, l'idea dell'uomo che mantiene la famiglia ed è la donna che sta a casa. Quindi, nel momento in cui un ragazzo deve scegliere cosa fare, deve tener conto anche di queste cose. E quindi tanti rinunciano a fare facoltà più umanistiche per facoltà più scientifiche, che danno un altro futuro, per questo motivo. E invece, ad esempio, io, a me non è che me ne fregherebbe neanche tanto di lavorare quando sarò laureata, perché principalmente mi interessa laurearmi. Poi, adesso mi sto accorgendo che mi piacerebbe fare tante cose. Però, voglio dire, io starei benissimo anche a casa con quattro figli"
    "Secondo me la donna cerca di più una soddisfazione personale, invece l'uomo, secondo me, è molto più materialista. Cioè, tende a fare ingegneria, l'avvocato, per avere un sicuro assicurato. In un certo senso invece la psicologa, secondo me, non ha ... può averlo come può non averlo un futuro"
    "Secondo me la psicologia però, a livello donna, è anche la via di mezzo tra quella che è la professione femminile e la professione maschile. Perché una non è, almeno, può non essere assistente sociale, ipotesi, professione nettamente ad appannaggio femminile, e neanche però l'ingegnere. Cioè, è una professione di mezzo che è maggiormente ... per la donna però non è troppo mascolina"
     
    Alcuni dei maschi si ribellano a questa idea della psicologia come professione squisitamente femminile, almeno nei termini in cui ciò sembra suggerire una immagine della disciplina come di una non-professione vera e propria. Per altri, la dominante presenza femminile rappresenta invece un elemento di imbarazzo.
    E' un po' come se alcuni degli intervistati dovessero precisare che, nonostante l'intervento di una dimensione potenzialmente frivola (o di seduzione) il contesto è comunque di lavoro.
     
    "Ho notato molte ragazze. Un po' di fastidio sì, perché è veramente esagerato. Cioè, poi trovarsi lì da solo. Poi, va bé, io conoscevo tante ragazze che han fatto psicologia, quindi mi trovavo anche in situazioni modello harem, tipo da solo con dieci ragazze intorno"
    "A psicologia non vedo le ragazze, tranne vari casi, non vedo le ragazze per cuccare"
    "Può avermi creato solo dei problemi a livello familiare, questa disparità numerica incredibile. Perché, ad esempio, il fatto di dire: studio con una ragazza; può sembrare una cosa strana a una persona che fa il Politecnico, che ha cinque ragazze, che sarebbe meglio che non ci fossero, per il prototipo proprio. No: ti rovinano la classe della ragazza. E' percepito quasi in malo modo, cioè non in malo modo, però fa strano. Io avverto questo alone, quest'aria di strano"
     
    Un'altra peculiarità degli studenti di psicologia, almeno secondo il campione di Torino, sembra essere rappresentata dalla loro disparità dal punto di vista dell'età anagrafica. La presenza di tante persone adulte, anche tra i frequentanti dei corsi, fornisce una sensazione in qualche modo familiare, di comunità relativamente intergenerazionale.
    Questi imprevisti compagni di viaggio costituiscono, oltre che motivo di simpatia, anche occasionale motivo di antagonismo, si direbbe per il fatto di rappresentare potenzialmente, agli occhi di alcuni, una ulteriore conferma della natura non propriamente professionale (almeno nel senso stereotipale del termine) del corso di psicologia.
     
    "Ho notato che, rispetto magari ad altre facoltà, ci troviamo anche le mamme, le nonnine"
    "Non sono molti i corsi di laurea in cui si vedono molte persone che magari lo fanno come seconda laurea, come piacere. Perché magari molte persone, diciamo, non che hanno vent'anni, ma ne hanno qualche decina in più. E insomma questo. Io, cioè, sono la prima a dire che c'è da studiare eccetera. Però magari, tranne ingegneria, non so quante persone di cinquant'anni così farebbero ingegneria ... non ce n'è neanche una ... perché è veramente una cosa che devi far quello e basta"
    "Ce n'è soprattutto di queste casalinghe, che si sono iscritte a quarant'anni, che pretendono di prendersi la laurea solo per l'anzianità"
     
    La presenza degli altri studenti rappresenta comunque, al di là delle eventuali difficoltà di socializzazione, un elemento gratificante nel determinare l'atmosfera in cui si svolgono gli studi.
    E' evidente che una importante soddisfazione connessa al corso è il fatto di poter stringere nuove amicizie e di entrare a far parte di una comunità solidale e rassicurante di propri simili con cui interagire. C'è un sentimento di cameratismo, molto desiderato e, tutto sommato, spesso raggiunto.
     
    "La cosa positiva è che il primo anno, comunque, non dovendo preparare subito gli esami, ho avuto l'opportunità di frequentare molti corsi, e quindi mi è piaciuta subito la vita universitaria. Mi son sentita subito coinvolta dalla vita universitaria"
    "Uno degli obiettivi fondamentali era anche quello di riuscire a riflettere sugli universitari, e quindi confrontarmi con il mio vicino di banco e cercare di capire il professore. Non solo le parole o la lezione che stava dicendo, ma anche come ragionava, in che ottica era, riuscire ad entrare un po' nell'ottica di tutti quelli che mi circondavano"
    "Non centra niente con lo studio. La mia speranza era quella di trovarmi bene, di integrarmi bene in questo corso con le persone che avevo incontrato, anche proprio con i colleghi, con gli amici eccetera. Era questa la speranza. E poi, in effetti, da questo punto di vista non è stata delusa. Perché mi sono travata bene da subito"
    "Conoscere gente che ti dia delle indicazioni, che ti aiutino a fare il futuro"
    "Di positivo ho trovato comunque che mi ha aiutato ad aprirmi molto. Però capisco che poi sono una persona molto timida e abbastanza introversa. Mi ha aiutato comunque a capirmi e anche socializzare di più, forse proprio perché mi son trovata attorno persone che convivevano con me ... proprio mi sono trovata a mio agio e quindi ... Cioè, la cosa positiva, penso proprio il clima di amicizia che ho trovato all'interno della facoltà, la possibilità di confrontarmi con altre persone"
    "Io mi trovo a studiare con gente che faceva il liceo e ha preso sessanta, con gente che faceva un istituto tecnico e ha preso trentasei. Riguardo i soldi, non si guardano assolutamente. Sicuramente è un lato positivo. E poi ci si passano gli appunti. Io faccio le fotocopie del libro a tale persona ..."
    "Ti passano anche il compito da scrivere"
     
    Per alcuni, la dimensione comunitaria appare invece molto contenuta, o quanto meno di intensità inferiore a quello che si vorrebbe.
    Vengono descritti vari episodi che dimostrano indaffidabilità, o che adombrano dei veri e propri tradimenti, da parte dei colleghi. Benchè tali circostanze non sembrino rappresentare la condizione più diffusa, esprimono tuttavia un dato particolarmente deludente, in quanto esso contrasta con quel desiderio di non-conflittualità rispetto agli altri che sembra intervenire come uno dei valori di base nella scelta di psicologia.
     
    "Ho visto molta competitività negli appunti, nei libri, nel non voler magari prestare il libro di testo... Le persone che io ho conosciuto all'inizio erano così: non volevano prestare gli appunti, sul libro magari ti davano un'informazione sbagliata ..."
    "Mi son trovata al punto di chiedere, ad esempio, come quest'anno, degli appunti di xxx, ma neanche un cane mi ha dato gli appunti di xxx"
    "Nel corso A bisognava avere gli appunti. Una ragazza continuava a sostenere: non ho gli appunti, non ho gli appunti. L'altra le telefona: ma hai risposto a quelle domande? - sì - e come hai fatto se non avevi gli appunti? - ma io gli appunti li avevo ... Cioè, si scoprono le cose. E secondo me questo è un fatto estremamente negativo"
    "Credevo anche di riuscire anche a trovare tra i ragazzi più collaborazione, più amicizia, un ambiente, non competitività, non gare, non : ah, hai preso trenta, allora posso fare ... ah, hai preso diciotto, allora ..."
    "Anche a me è capitato di trovare la persona che mi dice: ah, ma ti fai fotocopiare questa roba? E io: la faccio fotocopiare. Poi, dopo due settimane, vedo che mi serve. Dice: sì, sì, ci vediamo poi. E poi sparisce. Però ho trovato anche tanta gente che invece è disponibilissima"
     
    Si direbbe che non sia facile fornire una descrizione del tipico studente di psicologia, per cui gli intervistati appaiono titubanti nel tracciare un profilo dei colleghi (e di se stessi).
    Nel complesso si propende per una descrizione che mette l'accento sulla varietà dei tipi, su di un sostanziale anticonformismo, sulla mancanza di un profilo precostituto.
    Tale idea, di grande varietà, si riflette in vario modo anche sulla definizione del suo carattere. Gli studenti di psicologia sono di tutti i tipi poichè vengono percepiti come disposti ad essere di tutti i tipi, a problematizzare la vita, a non accettarne una visione univoca, a mettersi in discussione.
    Il profilo tipico dello studente di psicologia pare essere soprattutto quello di una persona in cerca di un'identità rinnovata.
     
    "E' proprio caratterizzata da questa varietà di persone, proprio come modo di vivere. C'è da quello in giacca e cravatta a quel punk più spudorato. Quindi non è che c'è un'élite di persone che tu riconosci come modo di comportarsi dall'esterno"
    "Essendo molto eterogeneo, perché ci sono provenienti dalle magistrali, dal classico, da ragioneria, eccetera, salta meno agli occhi il delinearsi di una figura tipica di studente del corso di laurea in psicologia"
    "Il classico tipo di psicologia è una persona frizzante, è una persona che, diciamo, non si accontenta di quello che vive così. Difatti è una persona a cui piace chiedersi il perché di determinate cose. E' una persona a cui piace stare in compagnia, a cui piace fare conoscenza, che si apre abbastanza volentieri ... Insomma, a me è capitato più volte di incontrare della gente, più o meno sulla mia stessa linea d'onda, non lo so, con la quale scambiare determinate nozioni, così, e poi come tipologia esterna"
    "C'è uno sguardo, un modo di ascoltare, più sul critico che non sul ..."
    "Secondo me, sia intellettivamente che fisicamente, uno studente di psicologia è eclettico come un camaleonte ... Cioè, è disposto a cambiarsi, e a cambiare in ogni momento, cioè a mettersi in discussione"
    "Ha sempre voglia di parlare più di sé. Ha sempre voglia di conoscerti e di sentirti dire anche qualcosa. Quello che un po' evidenzia il problema, insomma, non è mai una persona tranquilla. Cioè, non ha problemi terra terra, non ha problemi di cibo, di cose ... Ha problemi di livello superiore"
    "Vedo del modo di vestire molto trasandato all'esterno, invece all'interno non è assolutamente così. Vedono quasi il classico bohèmienne, se così si può definire, e in realtà non lo è"
    "Ha presente i poeti maledetti francesi? Ecco, su quel genere lì"
    "Persone molto, diciamo dalla mentalità abbastanza aperta, nel senso ... li vedo come, diciamo, una figura geometrica dove gli angoli sono molto smussati"

     
     
     
     
    Felice PERUSSIA
     
    LA SCELTA DI PSICOLOGIA A TORINO
    Una Ricerca
    PARTE PRIMA
     
    1. Premessa 7 - Ringraziamenti 10
    2. Il caso di Torino 13
    3. Metodologia 19 - 3.1 La rilevazione qualitativa 20 - Colloqui di gruppo 20 - Argomenti di discussione 21 - Analisi dei dati 21 - 3.2 La rilevazione quantitativa 22 - Questionario 22 - Campione 23 - Analisi dei dati 24
    PARTE SECONDA
     
    4. Risultati 27 - 4.1 Chi frequenta psicologia 29 - 4.2 La scelta di psicologia 37 - Io e gli altri 40 - Lavarsi l'anima 41 - Disinteressatamente 43 - La via di Damasco 44 - Babbo non vuole, mamma nemmeno 46
    PARTE TERZA
     
    4.3 Il corso di laurea - 49 - Frequenze ed esami 49 - Soddisfazioni e delusioni 52 - In principio era il caos 57 - Professori 63 - Studenti 66
    PARTE QUARTA
     
    Biennio e triennio 72 - 4.4 I settori della psicologia 77 - 4.5 Abbandoni 87 - 4.6 - Miglioramenti 91
    PARTE QUINTA
     
    4.7 L'immagine dello psicologo 95 - 4.8 Il lavoro dello psicologo 101 - 4.9 Atteggiamenti generali verso la vita 109 - 5. Commento 113 - Riferimenti bibliografici 115

     

     

     

    Benvenuti nel sito ufficiale di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale e di Psicotecnica nella Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente della Società Italiana di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale di Psicologia, del Programma ITAPI e del Laboratorio di Psicotecnica (a Milano). Il sito propone anche materiali realizzati assieme ad alcuni brillanti colleghi del gruppo di lavoro.

     

     

     

     ITAPI ® Programme is an international scientific network for research and (freeware) research tools in personality and social psychology.

     

     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
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    Il Laboratorio di PSICOTECNICA esiste attivamente da ben oltre dieci anni.
    Il 30 luglio 2004 abbiamo introdotto anche un contatore generale, che registra gli accessi a tutte le pagine dei siti collegati al gruppo PSICOTECNICA.
    Siamo orgogliosi del fatto che, da quel momento, le pagine viste su PSICOTECNICA abbiano largamente superato il milione.
    Le pagine aperte, anche solo da allora, nell'ambito del Laboratorio di PSICOTECNICA sono state infatti (certificazione ShinyStat):
     
     
     
     
     
     

     
     

     
     

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