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Perussia F., La
scelta di psicologia a Torino: Una ricerca.
Torino: Quaderni
del Corso di Laurea in Psicologia - Upsel, 1993.
Felice Perussia
BIENNIO E TRIENNIO
Il corso di laurea in psicologia, come è
noto, si struttura in due parti: un biennio propedeutico e un
triennio di indirizzo. L'immagine dei due momenti formativi,
quale viene percepita dal campione intervistato, appare diversa
nell'un caso e nell'altro.
Il biennio viene vissuto essenzialmente
come una fase di passaggio, come uno studio-cuscinetto che fa
da tramite fra le molte e diverse preparazioni conseguite nelle
scuole superiori e la vera e propria psicologia che viene affrontata
nel triennio.
Come tale, il biennio è più
che altro un lungo esame da superare per potersi poi immergere
compiutamente nella vera essenza della psicologia.
"Il biennio serve, ed è fondamentale,
per dare allo studente di psicologia una base solida per quello
che dovrà studiare nel triennio"
"Penso che almeno il biennio ci dia
la base per capire poi il triennio"
"E' una carrellata, una carrellata
di cose utili e un po' meno, ma tutte utili, secondo me, per
entrare poi nel vivo delle diverse materie, e poi scegliere naturalmente
una specializzazione in un determinato campo piuttosto che in
un altro"
"Il biennio serve un po' a uniformare
le menti. Proprio perché, non so, si arriva da una scuola
superiore molto diversa uno dall'altro ... a entrare in quest'ottica
psicologica"
"Quella del biennio direi che è
introduttiva, mentre quella del triennio è di conclusione.
Si concludono gli argomenti che sono già stati, diciamo,
preparati nel biennio di introduzione"
Il biennio, oltre a rappresentare l'esperienza
di base per la costruzione di una competenza sufficiente ad affrontare
la psicologia "vera e propria", viene percepito anche
come uno strumento di selezione.
Il transito attraverso il biennio tende
a venire considerato come un rito di passaggio, una specie di
prova epica, riemergendo dal quale si può veramente cominciare
a pensarsi come psicologi.
"Serve, e sono d'accordo, a selezionare,
a far proprio una selezione naturale per continuare"
"Il mio timore, la mia paura, la mia
speranza, coincidevano prima di tutto con lo sbarramento. Per
me l'ostacolo era quello"
"Per me lo sbarramento è stato
un incentivo, è stato un incentivo comune a me e ad altre
persone ad andare avanti. Nel senso: cerchiamo di restringere
i tempi di studio e cerchiamo comunque di viverla questa università,
di vivere anche al di fuori dello studio. Per cui mi hanno fatto
abbreviare i tempi di studio e fatto crescere la personalità"
L'aspettativa nei confronti del triennio
successivo, per quelli che ancora devono affrontarlo, si basa
fondamentalmente sull'idea di una maggiore praticità nei
contenuti dei corsi rispetto a quanto non sembri avvenire nel
biennio.
Tale concetto di "praticità"
non appare molto chiaro, ma sembra rappresentare un'esigenza
molto sentita da parte degli intervistati. Si tratta comunque
di un'espressione un po' magica, che sembra poter avvicinare
lo studente alla "vera" psicologia, o almeno a quello
che ci si aspetta la psicologia sia per davvero.
"Il biennio è molto generale.
Invece nel triennio si farà qualcosa di più pratico
... e quindi un po' più interessante di questa cosa che
facciamo adesso. Perché adesso, cioè, si fa la
storia di varie cose e non si entra proprio nello specifico.
Secondo me invece il triennio darà, avrà più
questa cosa per essere pratico"
"Ci vuole l'esperienza, ci vuole la
pratica. Però, quello che mi aspetto è che mi dia
delle risposte a delle domande che sono sorte durante il biennio.
Cioè, che mi faccia capire di più i vari indirizzi"
"Dovrebbe aprirmi delle porte, che
ho creato nel biennio, quindi certamente molta più pratica.
Magari anche inserirmi nel vero mondo della psicologia, nel senso,
sì, è pratica"
"Quando l'avrò fatto tutto potrò
vedere se il triennio mi dà quell'ambito di praticità,
di presente, quell'ambito di storia presente che in un biennio
una persona può appena appena intravedere"
Quanti già stanno affrontando gli
studi del triennio sembrano in effetti più soddisfatti,
per questa tanto attesa dimensione di praticità.
Si direbbe che appunto la differenza maggiore
tra i due momenti della formazione consista appunto in una maggiore
vicinanza con l'ideale diffuso della psicologia. Tale ideale
pare coincidere con l'opportunità di affrontare direttamente
le situazioni, di essere seguiti e rassicurati nel confronto
con gli altri.
Un ulteriore aspetto positivo del triennio,
la cui frequentazione pare nel complesso gratificare in misura
notevole il campione intervistato, è peraltro rappresentato
dal fatto di poter lavorare in gruppi ristretti, con grande interazione
al loro interno ed un maggiore contatto con i docenti.
"Uno vede il riscontro fra teoria e
poi realtà. Cioè, se è applicabile comunque.
L'anno scorso io ho fatto un seminario di xxx e ho potuto intervistare
diverse persone ... Sono andata in ospedale. Cioè, è
stato un lavoro molto bello. Perché parallelamente facevamo
anche ricerca sui testi. Quindi nelle interviste, nei resoconti
dei vari intervistati, trovavo un riscontro con i modelli che
studiavo. E secondo me è essenziale. Perché anche
la psicologia diventa più ricca, diciamo anche meno arida"
"Ho anche fatto un seminario all'interno
di xxx sull'adolescenza, dove siamo proprio andati a intervistare
lungo le vie di via Po ragazze come noi su come concepivano il
proprio corpo, se avevano un'immagine interna del proprio corpo
e così via. Ed è stato molto divertente, perché
è anche istruttivo diciamo. Perché all'inizio uno
non sapeva bene come avvicinarsi alla persone, che genere di
domande fare, non troppo esplicite perché altrimenti la
persona, subito il ragazzo si ritraeva indietro e non rispondeva.
Cioè, riuscire a parlare poi per arrivare veramente a
capire se loro consideravano il proprio corpo o meno, quanto
lo consideravano. Ed è stato molto divertente e istruttivo"
"Con la concretezza escono fuori tutti
i problemi della psicologia in pratica. Che magari studiando
non escono fuori ... Quando siamo seduti magari a fare terapia,
escono fuori un mare di cose che neanche pensavamo. Cioè,
questo confronto tra lo psicologo e il paziente è un libro
di concretezza che noi neanche ci immaginiamo"
"Il triennio è tutta un'altra
cosa, a livello di interesse. E' veramente molto interessante.
Poi, essere quaranta persone in un'aula, e non in tremila, è
già qualcosa di più"
"Il lavorare insieme in un piccolo
gruppo, che può essere cinque otto persone, insieme a
una figura che può essere o un professore nostro o un
assistente, oppure dentro a dove vai, e fare qualcosa veramente
di attivo insieme"
Quanti sono passati al triennio dichiarano
esplicitamente la propria soddisfazione. Una volta doppiata la
boa dello "sbarramento" si ha come un vissuto di rinascita,
di entrata in un nuovo gruppo di riferimento, e si dimenticano
(o si attenuano) i disagi provati quando si era ancora "piccoli".
"Adesso son passati due anni, la cosa
è un po' cambiata. Infatti a me piace com'è adesso,
per noi che viviamo il terzo anno, al quarto ci sono dei seminari"
"Praticamente mi sembra che a questo
punto, con questo passaggio al triennio, mi sembra di iniziare
adesso"
Io, adesso che sono arrivata al terzo anno,
sono talmente serena che non ho timori. Cioè, per me il
più grosso ostacolo era quello di arrivare al terzo anno.
E quindi adesso come adesso sono talmente rilassata, tranquilla
... Sono abbastanza tranquilla anche perché penso che
se sono riuscita a superare determinati ostacoli e arrivare fino
a questo punto. Riuscirò anche ad arrivare alla fine,
alla laurea"
"Mi rendo conto che siamo più
uniti forse adesso nel terzo anno, che siamo rimasti di meno,
tutti con la stessa voglia di andare avanti, reinventare"
In conclusione, nonostante i molti limiti
che vengono ravvisati nella modalità di formazione che
caratterizza il corso di laurea (Tabella 33), il campione intervistato
appare ben lieto della scelta operata (1; 2).
In sostanza: benchè a conti fatti
il percorso risulti particolarmente difficile, e non sempre per
ragioni accettabili, il sogno della psicologia è sufficientemente
forte da sostenere gli studenti nel fare fronte ai molti ostacoli
che si parano lungo il cammino.
Tabella 33 - Valutazione globale della propria
scelta di psicologia
(1) Sono veramente soddisfatto/a di essermi
iscritta/o a psicologia
94.5
(2) Forse avrei fatto meglio ad iscrivermi
ad un'altro corso di laurea
6.2
I SETTORI DELLA PSICOLOGIA
L'indagine si è occupata di rilevare
anche dati relativi ad alcuni settori specialistici della psicologia,
col fine di evidenziare quali siano quelli che vengono maggiormente
apprezzati dagli intervistati (Tabella 34).
Sulla base dei dati raccolti, si può
ritenere che gli argomenti assolutamente preferiti riguardano
i temi connessi con la psicoterapia, la psicologia clinica, la
psicologia della devianza ed in genere con la psicologia dinamica.
Raccolgono consensi notevoli anche la psicologia dello sviluppo
e la psicologia sociale.
Appare evidente un certo interesse anche
per alcuni settori limitrofi della psicologia (che pure rientrano,
in buona parte, negli insegnamenti previsti per statuto all'interno
del corso di laurea) come la sociologia, l'antropologia, la filosofia,
la pedagogia. Anche la parapsicologia sembra suscitare un certo
livello di curiosità.
Tra le aree che vengono percepite come meno
attraenti, si trovano invece i settori della disciplina maggiormente
caratterizzati da un approccio sperimentale e metodologicamente
determinato.
Tabella 34 - Interesse per vari argomenti,
di natura psicologica, all'interno del corso di laurea
Psicoterapia
92.3
Psicologia clinica
91.6
Sessuologia
88.9
Psichiatria
88.2
Psicologia della famiglia
86.8
Psicologia delle tossicodipendenze
85.2
Criminologia
84.7
Psicologia dei gruppi
84.7
Psicologia dell'età evolutiva
82.8
Atteggiamenti e opinioni
82.2
Psicosomatica
80.2
Psicologia sociale
77.3
Psicologia dell'handicap
75.5
Psicodiagnostica
75.4
Test mentali
70.6
Psicologia ambientale
67.9
Psicologia dell'arte e della letteratura
67.9
Psicologia scolastica e dell'educazione
64.9
Psicofisiologia
62.8
Sociologia
62.2
Antropologia
57.0
Filosofia
56.1
Etologia
54.2
Pedagogia
54.0
Psicofarmacologia
54.0
Psicologia dei consumi
53.6
Inglese
53.6
Psicologia dello sport
53.2
Psicologia del lavoro
52.6
Psicologia dell'organizzazione
51.3
Selezione e formazione del personale
49.2
Biologia
48.1
Psicologia giuridica
47.0
Parapsicologia
46.2
Psicologia animale e comparata
46.1
Epistemologia
45.3
Intelligenza artificiale
44.0
Storia della psicologia
40.5
Psicometria/Testistica
36.5
Psicologia sperimentale
30.5
Logica
30.1
Psicologia industriale
29.1
Statistica
16.1
Alcuni dati, relativi alle preferenze dichiarate
per alcune classiche scuole psicologiche, confermano la netta
preferenza del campione di studenti per l'approccio psicoanalitico
(Tabella 35).
La distribuzione delle risposte risente
probabilmente del livello di conoscenza di ciascuna teoria. Non
è infatti improbabile che alcune scuole siano meno apprezzate
anche per il semplice fatto che le si conoscono meno.
Tabella 35 - Interesse e livello di fiducia
nei confronti di alcune scuole psicologiche tra le più
diffuse
Psicoanalisi freudiana classica
83.6
Altre scuole psicoanalitiche (Jung, Lacan,
ecc)
81.3
Psicologia fenomenologico-umanistica
60.7
Cognitivismo
60.0
Teoria della Gestalt
43.2
Analisi transazionale
42.1
Comportamentismo
38.8
Analisi sistemica
31.0
Dal punto di vista del triennio di indirizzo,
è evidente che l'interesse del campione si rivolge principalmente
alla dimensione clinica ed a quella dello sviluppo, nonostante
ques'ultima non sia stata ancora attivata a Torino (Tabella 36).
Viene manifestata una curiosità assai
minore verso il triennio di psicologia del lavoro e verso quello
sperimentale, anch'esso attualmente non attivato a Torino.
Va tuttavia notato che, con una serie di
item come questa (che non costringeva alla scelta forzata di
un indirizzo solo, ma chiedeva di valutarli separatamente uno
per uno), la sproporzione nell'interesse per i vari indirizzi
appare meno drammatica di quanto non avvenga nelle scelte di
indirizzo nei corsi di laurea dove vi sono tutti e quattro.
Tabella 36 - Livello di interesse per i
diversi trienni di indirizzo previsti dal corso di laurea
Psicologia clinica e di comunità
89.1
Psicologia dello sviluppo e dell'educazione
77.4
Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
49.5
Psicologia generale e sperimentale
29.7
Molti degli intervistati all'interno dell'indagine
qualitativa sono rimasti colpiti dal fatto che il primo impatto
con il corso di laurea in psicologia avviene attraverso materie
che sono diverse da quello che si aspettavano.
Come abbiamo già rilevato, è
abbastanza evidente che molti si sono avvicinati a questo percorso
di studi pensando alla psicologia nel senso della immagine popolare
e diffusa della materia, più che alla sua dimensione scientifica,
accademica e professionale effettiva.
"Le materie non sono quelle che uno
si aspetta da fuori. Cioè, è ovvio che qui mi devo
studiare un libro di teorie. Diventa pesantissimo. Perché
è una cosa che era diversa da quello che mi aspettavo
prima, insomma"
"E' diverso da come me lo aspettavo.
Uno si aspetta di diventare analista, di diventare un piccolo
Freud, e invece ci si rende conto che ci sono tantissime altre
cose, di cui noi oltretutto sappiamo ancora pochissimo. Nel senso
che, secondo me, siamo ancora proprio alle basi. Cioè,
il meglio deve ancora venire"
"Adesso è un po' una fase di
transizione. Non posso dire, perché sto finendo gli esami.
Mi rimangono comunque gli esami che non mi piacciono, essendo
obbligatori. Cioè, essendoci nove esami, mi sembra un
po' una sorta di liceo, dove fanno anche le materie che non te
ne frega niente. Quindi, tutto sommato, adesso è una fase
... Positivo comunque il bilancio"
"Mi è subito piaciuto molto
quello che ho iniziato a fare, a parte il fatto che materie tipo
biologia o tipo, non so, fondamenti, cioè, o statistica,
questi corsi un po' meno tipici proprio psicologici, all'inizio
non danno molto. Cioè, uno arriva, pensa di iniziare subito
a studiare cose più interessanti. Non che non siano interessanti,
però, forse all'inizio uno è più attirato
da, vorrebbe subito, magari, studiare un sacco di psicoanalisi,
tutte queste cose, e invece ..."
"Insomma, qualcosa di più attinente
proprio alla materia, invece ho dovuto studiare biologia, fondamenti,
fisiologica"
La maggior parte degli intervistati è
comunque orientata ai temi della psicologia clinica e della psicopatologia.
E' evidente, a questo proposito, l'influenza
di una rappresentazione sociale diffusa della psicologia che
tende a fare coincidere la disciplina con la psicoanalisi e con
la figura di Freud.
Risulta del resto abbastanza difficile,
per questi studenti, spiegare le motivazioni della loro passione,
senza limitarsi a segnalare un senso di partecipazione emotiva
particolarmente intenso. Il tema di fondo sembra essere quello
del capire di più, dell'andare oltre, rispetto alle apparenze
di un mondo interpersonale la cui superficie si propone di per
sè come insufficiente a spiegare compiutamente i fatti
e le sensazioni.
"A me piace l'ambito proprio della
psicoanalisi, ma proprio l'aspetto della patologia. Mi piacerebbe
tanto. Proprio perché veramente danno l'idea di riuscire
a scoprire i meccanismi ... proprio nel profondo ... Per carità,
ogni ambito ha gli aspetti interessanti e quelli meno interessanti.
Ad esempio, anche dell'aspetto clinico, supponiamo"
"Studiando un po' Freud, Melanie Klein,
Anna Freud e in generale tutta la psicoanalisi, gli sviluppi
della psicoanalisi, li ho trovati interessanti. Perché
prendono, non lo so, li trovo più interessanti, non so
come, non riesco a spiegarlo, più piacevoli anche. Non
so. Sono più curiosa"
"Proprio questa predisposizione a cercare
di capire che cosa c'è dietro un comportamento di una
persona. Perché tante volte magari tendiamo a giudicare
una persona così, per come si comporta. Però non
si sa effettivamente fino in fondo il perché si è
comportata così. O quello che si può vedere alla
luce del giorno non è sempre quello che in realtà
è ... Si può studiare, e quindi penso che studiando
forse anche un po' di più la psicoanalisi ... Poi si ricollega
sempre al fatto che comunque mi piacerebbe lavorare nell'ambito
di persone che hanno avuto problemi"
"Mi piace molto scoprire, dietro a
un determinato comportamento, che cosa c'è. Quindi mi
piace la psicoanalisi,. Mi piace psicologia dinamica. Anche se
non l'ho ancora data, l'ho seguita. E mi piace molto scavare
a fondo nella persona anche a partire proprio dall'infanzia"
"A me piaceva vedere queste sfumature,
che magari così a colpo d'occhio non colpiscono, insomma,
non vengono neanche in mente"
"Penso più alla capacità
di osservare. E' un qualcosa che ti permette di osservare, e
di vedere realmente dietro"
Al di là delle passioni originarie,
che hanno accompagnato la scelta iniziale di psicologia, alcuni
intervistati testimoniano del fatto di avere scoperto nuovi interessi
grazie alla frequentazione di un corso riguardo al quale non
avevano in realtà le idee molto chiare.
Alcuni sottolineano che, una volta superato
lo scoglio delle resistenze iniziali, molte materie possono risultare
più interessanti di come apparivano dall'esterno.
"Ogni volta dico che una cosa non mi
piace. Oppure dico: ci metterò dieci mesi a preparare
questo esame. Poi, studiando, le cose diventano interessanti.
Ad esempio: fondamenti io l'ho odiata dall'inizio alla fine.
Poi, dopo, quando ho dato l'esame, chissà come mai, mi
piaceva. Quasi quasi mi mancava il fatto di dover studiarlo"
"Poi mi è piaciuto anche comunque
studiare in psicologia fisiologica, tutti i processi alla base
del sonno, della fame, e della sete, della termoregolazione.
Anche questi li ho trovati molto interessanti, proprio perché
si può avere riscontro nella vita quotidiana"
"M'interessano dei temi sul tipo lo
scopo della vita dell'uomo, se esiste qualche cosa dopo la morte,
se esiste un Dio o una qualche entità ... Comunque, ho
fatto psicologia appunto per cercare di soddisfare questi mie
idee, perché sono un appassionato di parapsicologia. E'
da quando avevo tre anni che mi interesso, la studio ... Mi piace
anche molto l'ipnosi, legata soprattutto alla parapsicologia,
la regressione, e via dicendo. Poi, frequentando le lezioni del
professor Xxx ho scoperto anche la percezione ... E vorrei fare
appunto l'indirizzo sperimentale"
"Avendo questa idea di Freud, però,
avevo una cosa molto ... Che ho scoperto quindi tutta un serie
di materie nuove, che comunque, di cui non si sa niente. Almeno:
io non sapevo niente, prima di averle fatte"
Rispetto alle materie insegnate, uno degli
elementi di maggiore perplessità è rappresentato
dall'ampiezza della disciplina, dalla varietà dei temi
trattati, e particolarmente dal fatto che non è facile
trovare una linea interpretativa preconfezionata per l'interpretazione
del comportamento.
"Io sono andata diverse volte in crisi
quando, studiando teorie diverse, vedo, non so, uno che nega
quello che ha appena detto l'altro. E inizio a chiedermi: ma
a chi devo dar ragione? Cioè: chi ha ragione?"
"Mi ha detto: ma come fai a studiare
sta roba, c'è questo qua che dice una cosa, c'è
quello là che ne dice un'altra, insomma, o è così
o è cosà. Lui è abituato a vedere una cosa
o è gialla o è verde. Non c'è storia, per
lui, va bene così. Per noi, deve avere tutte le sfaccettature.
Chi più ne ha, più ne metta, e, se glie ne aggiungi
una, forse un domani scriverai un libro, non lo so"
"Io ho una mia amica che mi ... sempre,
continuamente, mi fa la stessa domanda, fa: ah, ma tu, non so,
che palle studiare su quei libri ... Vedeva Erikson, Freud, mi
ha detto: ma una teoria giusta, fra tutti questi, c'è
o non c'è? Cioè, cosa ve ne fate di tutte queste
teorie? E pure astrattismo mi diceva"
Una buona parte del campione, pur ritenendo
in linea di essersi fatta una ragione abbastanza chiara del proprio
interesse per la disciplina, sottolinea esplicitamente la propria
incapacità a descrivere esattamente ciò che sta
facendo.
"Se mi chiedono: cosa stai studiando?
io ho una difficoltà incredibile a dire cosa sto studiando.
Perché: o cito la teoria proprio specifica che sto leggendo
in quel momento, ma se dovessi spiegare la materia, di cosa parla,
di che cosa si occupa, gli obiettivi e tutto quanto, secondo
me, è difficile. Cioè, non riesco a farlo con quasi
nessuna delle materie che ho studiato"
"L'ambito di ricerca non è chiaro.
E' chiaro, ma spazia tantissimo. Allora bisognerebbe dare una
definizione, che magari poi ognuno dà a modo suo"
"Non saprei dire che cos'è la
psicologia. Non so. Potrei definirla studio della percezione,
studio delle sensazioni. Secondo me bisognerebbe andare più
a monte, però non sono in grado di, cioè, non so
dire che cosa sia in realtà"
"Non ha niente di definito. E' qualcosa
che può avere diecimila teorie, può avere tanti
autori. Però è qualcosa che hai dentro. Cioè
è una cosa che si basa sulla capacità che hai tu
di interpretare le persone"
Molti sottolineano il carattere poco strutturato
della disciplina, ma senza ricavarne particolari ragioni di preoccupazione
o di incertezza.
Talvolta sembra anzi che uno dei maggiori
motivi di fascino della disciplina consista proprio nel fatto
che non si raggiungono mai conclusioni definitive, ma è
sempre possibile fare qualche passo ulteriore.
"Mi chiedo se effettivamente è
una specializzazione o meno. Cioè, se poi dopo che uno
si è laureato effettivamente c'è la sua strada,
poi, e la continua nella direzione in cui, nella direzione appunto
che ha già preso durante il triennio. Oppure è
solamente un'indicazione abbastanza generica"
"Psicologia è anche una materia
che ... non la saprai mai benissimo. Perché è sempre
in evoluzione, e le cose le capisci pian piano"
"Innanzitutto, se una persona fosse
di fronte a me e mi direbbe: senti, spiegami un attimo com'è
qua; prenderei una guida dello studente ... Bene, poi ti fai
un'idea. Quando, effettivamente, il lato pratico, dice: ma cosa
sarà?. E' un lungo cammino. E i cinque anni sono solo
un preludio. Perché in fondo, con la fine dei cinque anni,
secondo me, hai imparato solo qualcosa della psicologia, ma non
sei uno psicologo vero e proprio, il giorno dopo che mi laureo,
mi metto lì, il mio studio, divanetto, divento freudiana
al massimo, assolutamente"
"E' una predisposizione che uno pone
dentro di sé innanzitutto, e poi viene tutto il resto.
La psicologia non è niente di definito, e soprattutto
non è assolutamente una scienza esatta. Io sono convintissima
che la psicologia potrà andare avanti per diecimila anni
... però non arriverà mai a delle verità
come forse è arrivata ... matematica, fisica. Ed è
bello, cioè è giusto che sia così, perché
non penso esista in questo campo niente di esatto, niente di
definito. E trovo stupide quelle persone che continuano a discutere,
a lanciarsi coltelli, sedie, dicendo ho ragione io, no tu hai
torto, tutte cose del genere. Quando, invece, magari dicono la
stessa cosa, sotto punti di vista diversi. Però, in fin
dei conti, arriva. Bisogna cercare di prendere un po' così
com'è, come qualcosa di indefinito"
Sempre nel quadro degli interessi formativi
espressi dal campione di studenti, si può notare che una
discreta parte di questi si propone di affrontare una esperienza
di formazione personale nel prossimo futuro (Tabella 37). Queste
percentuali, rilevanti ancorchè non plebiscitarie, paiono
testimoniare un senso di incompletezza nella formazione che si
può ricevere all'interno del corso di laurea, specie con
riferimento al campo clinico.
Va peraltro notato che una parte degli intervistati
ha già affrontato delle esperienze di formazione personale
in una qualche forma (Tabella 38). Si tratta di percentuali relativamente
contenute, ma comunque piuttosto significative in termini assoluti,
specie se si considera che rappresentano livelli di partecipazione
ad esperienze terapeutiche (la cui natura precisa andrebbe peraltro
meglio chiarita) molto superiori a quelli normalmente diffusi
nella medi della popolazione adulta.
Tabella 37- Esperienze di formazione personale
che si intende intraprendere in futuro
Una esperienza psicoterapeutica individuale
42.8
Una esperienza psicoterapeutica di gruppo
27.9
Una scuola privata di formazione in psicoterapia
38.3
Una scuola privata di formazione in psicosomatica
24.9
Una scuola privata di formazione in sessuologia
24.2
Tabella 38- Esperienze precedenti di formazione
personale
Psicoterapia individuale per un periodo
inferiore ad un anno
11.7
Psicoterapia individuale per un periodo
superiore ad un anno
9.6
Psicoterapia di gruppo per un periodo inferiore
ad un anno
5.5
Psicoterapia di gruppo per un periodo superiore
ad un anno
4.7
Un ultimo gruppo di dati, utili a comprendere
meglio il quadro motivazionale di quanti si avvicinano al corso
di laurea in psicologia, ci proviene dal livello dichiarato di
interesse per una serie di argomenti i quali, pur non essendo
direttamente contenuti nel corso di laurea in psicologia, testimoniano
comunque interessi culturali potenzialmente complementari (Tabella
39).
Nel complesso, queste possibili materie
accessorie non stimolano una curiosità particolarmente
elevata, se messe a confronto con le materie più tipicamente
presenti nei corsi di laurea in psicologia (cfr. Tabella 34),
con la sola eccezione dei temi artistici.
Un dato curioso è rappresentato dal
sostanziale rifiuto di ingegneria e di matematica, che tendono
evidentemente a venire percepite, in un certo senso, come discipline
idealmente opposte alla psicologia.
Tabella 39 - Interesse per vari argomenti,
di natura non strettamente psicologica, a latere del corso di
laurea
Arte
87.4
Ecologia
58.5
Marketing e pubblicità
58.4
Medicina
58.2
Musica
57.7
Lingue
49.5
Lettere
45.0
Scienze naturali
39.5
Storia
36.5
Linguistica
29.3
Architettura
26.2
Diritto
23.0
Informatica
20.2
Geografia
17.5
Matematica
14.3
Ingegneria
6.6
ABBANDONI
Come già abbiamo rilevato, una percentuale
elevata degli studenti che si iscrivono a psicologia tende a
lasciare il corso di laurea dopo uno o due anni.
E' stato dunque chiesto al campione intervistato
di valutare alcune possibili spiegazioni di questo fenomeno (Tabella
40). La funzione di tali item è quella di fornire qualche
indicazione sulla rappresentazione sociale delle ragioni di abbandono.
Per conoscere i motivi dichiarati da chi effettivamente abbandona,
sarebbe naturalmente necessario chiederlo direttamente agli interessati.
Dai dati emersi si può ricavare comunque
che, tra le cause ipotizzate per spiegare l'abbandono, prevalgono
delle ipotesi di ordine cognitivo-motivazionale, connesse con
la non comprensione di che cosa effettivamente rappresenta la
psicologia (1; 2), con la scarsa volontà (3; 7), ed eventualmente
con l'incapacità (5).
Motivazioni più decisamente esterne,
come il lavoro (4; 6) o altri problemi connessi col modo di vita
(9; 10), hanno un evidente rilievo, ma solo in seconda battuta.
L'inefficienza della struttura (8), pure reiteratamente denunciata
come il grande limite del corso di laurea, non sembra invece
essere percepita come una causa davvero significativa nello stimolare
alla rinuncia verso il corso di studi.
Tabella 40 - Ipotesi sulle motivazioni che
possono avere indotto una parte degli iscritti a lasciare il
corso di laurea in psicologia (su di un elenco precostitutito)
(1) Non avevano le idee chiare sin dall'inizio
83.9
(2) Avevano scelto la facoltà sbagliata
per loro
81.3
(3) Avevano preso psicologia solo per curiosità
72.4
(4) L'università era incompatibile
con il loro lavoro
65.8
(5) Gli studi di psicologia erano troppo
difficili per loro
63.2
(6) Avevano bisogno di lavorare
60.8
(7) Si sono iscritti/e solo per perdere
tempo
45.5
(8) L'università è inefficiente
33.5
(9) Si sono sposate/i
20.3
(10) Abitavano fuori sede
10.3
Non è facile, per il campione di
intervistati nei colloqui di gruppo (che in effetti hanno continutato
a seguire il corso) spiegare perchè qualcuno lo lascia.
I tentativi di spiegazione per questa scelta,
non condivisa, si rivolgono in primo luogo alle difficoltà
che il corso presenta, al fatto di avere delle costrizioni esterne
che inducono a lasciar perdere una strada improduttiva, all'atmosfera
disorganizzata che finisce col demotivare quanti hanno meno passione.
"La maggior parte delle mie amiche
faceva, e fa, psicologia. Alcune hanno smesso perché era
troppo difficile. Non riuscivano a dare esami"
"Molti si lasciano demoralizzare magari
dal fatto di non passare gli scritti, che c'è tutto questo
blocco. E non superano la cosa. E molli"
"Bisogna purtroppo rendere conto anche
alla propria famiglia. Cioè, ci son persone la cui famiglia
non, alla cui famiglia non importa esattamente quello che succede.
Cioè, basta che diano un esame all'anno che bò.
Ci sono ancora certe famiglie che seguono i propri ragazzi, quindi
vedono che non funziona con la scuola e dicono: allora vai a
lavorare. Lo dicono proprio le persone stesse"
"Probabilmente l'università
ti fa passare la voglia di studiare ... Andare così all'università,
sembra che si è un pochettino abbandonati. Se uno non
riesce a prendere il ritmo, c'è il rischio che si senta
un pochettino abbandonato, che decida magari di lasciare"
Un'altra possibile motivazione all'abbandono
viene identificata nelle aspettative esagerate, o comunque inadeguate.
L'idea di fondo è che, se non si
riescono a superare le prime perplessità, e a ridefinire
il proprio interesse, la notevole complessità di questi
studi può apparire decisamente insuperabile.
"Quelle persone che quando chiedi:
ah! tu cosa fai? studi? - Psicologia - Ah! bello. Tutti: ah!
bello! Perché psicologia è comunque un po', cioè
ha un suo fascino un po' più segreto ... E questa qua
è la gente che, secondo me, si iscrive e poi dopo, al
primo anno, si ritira. Cioè, perché finché
si limita tutto a questo fascino della psicologia, che poi posso
capire i miei sogni. Cioè, paga ben poco questo interesse"
"Il motivo personale per cui si può
abbandonare psicologia è perché, secondo me, si
cercano delle cose che forse non si trovano. In questo caso,
uno pensa magari di trovare, di conoscersi, magari leggendo dei
libri ... Io stesso penso di averlo fatto per questo. Però,
diciamo che bisogna prenderla un po' con le molle il fatto di
conoscersi, senza doversi troppo immedesimare"
"Io sono certa di una cosa, che la
selezione avviene naturalmente. Cioè, io sono convinta
che le persone che non erano motivate e non riuscivano, si sono
perse per la strada"
"Magari, se piaceva solamente così,
perché comunque dall'esterno è qualcosa di affascinante,
perché, almeno, pensa di spiegare così i misteri
dell'uomo. Poi non sempre è così. Delude un po'
le aspettative, forse, se ci si avvicina in modo superficiale.
Perché a me, per esempio, non ha deluso"
"Secondo me psicologia è una
facoltà che o piace o non piace. E' molto più probabile
che piaccia, però"
Un'ultima ragione di abbandono viene identificata
essenzialmente con i problemi connessi al lavoro, specie per
chi era già impegnato in un'attività lavorativa
al momento di cominciare.
"Perché non si è fatto
più nulla anche per gli studenti lavoratori. Perché
molti, ad esempio, hanno una famiglia alle spalle"
"Questa era una persona che già
studiava e lavorava part-time. Poi, si vede che si è messo
a lavorare a tempo pieno, e quindi ha lasciato perdere. Però,
ecco, era una persona che comunque non era, cioè studentessa
a tutti gli effetti, a tempo pieno. Già lo faceva così,
insomma"
MIGLIORAMENTI
Le indicazioni, già riportate, relative
ai punti critici ed a quelli positivi del corso di laurea, ci
hanno fornito un primo quadro utile a definire quei fattori di
debolezza che si ritiene valga la pena di perfezionare per un
migliore funzionamento del percorso formativo.
Sono stati comunque introdotti nel questionario
alcuni item con lo scopo specifico di quantificare il livello
di interesse per una serie di cambiamenti specifici (Tabella
41).
Tra le ipotesi di miglioramento prospettate,
quelle che raccolgono maggiori adesioni riguardano l'auspicio
di una pìù attenta omogeneizzazione di quei corsi
che vengono tenuti da professori diversi pur intitolandosi alla
stessa materia (1; 2). Segue, come livello di importanza attribuita,
l'eliminazione del cosiddetto sbarramento a conclusione del biennio
(3), nonchè la semestralizzazione dei corsi (4) e l'eliminazione
dei pre-esami scritti, molto diffusi al biennio (5).
Appare invece relativamente limitato il
desiderio che vengano liberalizzati i piani di studio, i quali
peraltro offrono già una gamma relativamente varia di
opportunità (6). Sono pochi, ma non pochissimi, quanti
aspirano all'introduzione del numero programmato (7).
Risulta invece decisamente ristretta la
minoranza di quanti auspicano l'introduzione della frequenza
obbligatoria (8), ovvero l'eliminazione degli indirizzi all'interno
del triennio (9).
Molti problemi, quali sono stati sviluppati
nei colloqui di gruppo, si collegano agli esami, che abbiamo
visto rappresentare uno dei momenti più significativi
nella vita degli studenti.
Tabella 41 - Valutazioni relative ad alcuni
possibili miglioramenti nella organizzazione dei corsi
(1) Bisognerebbe che il programma, ed i
testi, dei diversi corsi di una stessa materia (corso A, B, C)
fossero più uniformati tra loro
71.5
(2) Bisognerebbe poter passare da un corso
all'altro della stessa materia (corsi A, B, C) del tutto liberamente
69.7
(3) l passaggio dal biennio al triennio
dovrebbe essere del tutto libero, senza sbarramento
68.2
(4) Preferirei che, a psicologia, i corsi
fossero organizzati in semestri
66.9
(5) Preferirei che non ci fossero esami
scritti ma solo orali
62.4
(6) Vorrei che i piani di studio fossero
liberalizzati
57.6
(7) A psicologia ci vorrebbe il numero programmato
42.0
(8) La frequenza alle lezioni dovrebbe essere
obbligatoria
24.3
(9) Preferirei che il triennio fosse unico,
senza gli indirizzi separati
18.5
Si vorrebbe un maggior numero di appelli.
Si è preoccupati del fatto che molti esami devono in un
certo senso essere affrontati due volte (scritto e orale). Si
propone di avere a disposizione, con regolarità, delle
dispense che sostituiscano gli appunti presi alle lezioni.
"Avere questo panico per due volte
è una cosa che mi distrugge proprio. Io finisco l'esame
e sono proprio sconvolta. Invece, l'idea di avere magari solo
una prova, nel senso di un appello che sia orale o che sia scritto,
secondo me, facilita un pochino. Perché comunque si studia,
si arriva a quel giorno lì, si dà l'esame e finisce,
sia in bene che in male"
"Ci sono alcuni esami che hanno anche
tre o quattro scritti. Altri ne hanno uno solo"
"Chi non può seguire ha delle
grosse difficoltà a dare gli esami. Perché comunque
il professore vuole che si sappia quello che ha detto lui a lezione.
E allora, in questo senso, magari ci dovrebbero essere delle
dispense con scritto quello che il professore ha detto"
Un altro problema, molto sentito, riguarda
il fatto che le forze messe in campo per sostenere tutta la complessa
struttura del corso appaiono insufficienti rispetto alla possibilità
di offrire un servizio completo.
E' evidente la sensazione che il corpo docente
si trova attualmente ad essere troppo ristretto, e che questo
impedisce all'università di offrire un servizio veramente
completo e soddisfacente.
"A noi mancano gli insegnanti. Io non
so il vero motivo perché manchino gli insegnanti: se è
perché nessuno vuole farlo, o se è perché
non ci sono i concorsi, o chissà per quali altre ragioni.
Comunque, il dato di fatto è che la richiesta è
maggiore dell'offerta"
"Questi quattro indirizzi che sono
proposti devono essere aperti tutti. E quindi, cioè, lasciare
anche libertà di scelta. Non che quella scelta, su quattro
proposti, si riduca a due. Perché comunque soltanto due
sono attivati, e poi basta"
E' abbastanza diffusa anche l'esigenza di
poter essere seguiti dal punto di vista di un orientamento all'interno
del vasto campo della disciplina. Ciò vale a tutti i livelli
del percorso formativo: al momento dell'iscrizione, per meglio
capire il corso di laurea; al momento della scelta dell'indirizzo
o del piano di studi; in vista della laurea; dal punto di vista
dei possibili sbocchi professionali.
"Infatti, io mi chiedo una cosa. Noi
siamo al terzo anno, ma mai nessuno, nessun docente, ci ha spiegato
cosa potevamo fare dopo i cinque anni. Cioè, ad esempio,
io scelgo l'indirizzo clinico, l'indirizzo clinico. Sinceramente:
fin'ora mi sono stati presentati due indirizzi: quello del lavoro
e quello clinico. Io sono andata per via di esclusione, a livello
di materia. Ho detto: mah, mi interessa più il clinico.
Magari poi è molto più interessante quello del
lavoro. Ma mai nessuno mi ha spiegato: guarda, per fare il clinico
potrai fare queste cose, per fare quello del lavoro, magari,
potrai fare ricerca nel campo e così via. Ecco, mi chiedo:
perché non esistono queste persone? "
Un'altra esigenza piuttosto sentita riguarda
la possibilità di creare occasioni di apprendimento più
individuali, più personali, con un rapporto più
diretto fra studenti e docenti. Si pensa in particolare ad un
aumento di seminari, anche perchè la possibilità
di instaurare un rapporto diretto col professore appare più
rassicurante dal punto di vista dell'esame.
"Innanzitutto mi aspetto, e non mi
sembra di vedere, la collaborazione crescente da parte dei professori.
Questa è la cosa principale. Voglio dire: è stata
in crescendo in questi tre anni in senso, spero, che anche gli
ultimi anni, giusto quando c'è da trovare un appoggio
per fare tesi, qualcosa ci sia da parte dei professori. Non dico
proprio una collaborazione, almeno una disponibilità"
"Per quanto riguarda i seminari, secondo
me, sono ancora troppo pochi. Troppo pochi in quanto il seminario
ti permette, non di avere dei voti in più all'esame, bensì
di imparare qualcosa in più. Perché si va al seminario
per approfondire magari un libro"
"Non voglio dire che chi fa il seminario
conosce il professore, per cui all'esame è promosso. Non
è così il discorso. Però, se uno fa il seminario,
ha modo di approfondire. E per cui è anche ovvio che all'esame
magari renda di più. Comunque, insomma, influisce sul
risultato dell'esame l'aver partecipato a un seminario o meno"
Si ribadisce una volta di più il
desiderio di una maggiore praticità. Gli studenti intervistati
esprimono infatti con notevole frequenza il bisogno di ricevere
un inquadramento che li salvi dal carattere sempre molto problematico
e dinamico della disciplina, a favore di una più chiara
definizione di regole per affrontare il mondo.
"Un'altra cosa potrebbe essere quella
di far entrare in ambito universitario il lavoro. Nel senso di,
non so, cioè, dire effettivamente, parlare completamente
di quali possono essere gli sbocchi, non so, che tipo di preparazione
ci vuole per entrare in un certo ambito, che tipo invece di,
non so. Qualcosa che implichi un po' più effettivamente
il mondo del lavoro"
"L'apprendistato, anche non pagato,
perché forse a quel punto ... Però, secondo me,
l'apprendistato è molto utile. Cioè proprio apprendista,
fuori sede, non seminari. Già i seminari sono molto utili,
però far qualcosa di più"
"Non lo so, ad esempio, fare delle
visite guidate, laboratori, organizzare un pullman che parte
da Palazzo Nuovo"
Un'ultima esigenza è quella di avere
una sede unica in cui si svolgono tutte le attività del
corso. Una soluzione del genere, oltre che pratica, viene immaginata
anche come l'occasione per realizzare più compiutamente
una comunità di studio, che accompagni ed avvolga lo studente
lungo tutto il suo percorso di studi e nell'arco di tutta la
sua giornata.
"Chiaramente, spostando la sede, si
potrebbe avere il fatto che si tengono tutte le lezioni in una
stessa sede, e non che bisogna andare in vari cinema, spostarsi
velocissimamente, tutte queste cose qua"
"Qui abbiamo abbastanza un discreto
dipartimento. Però mi sembra piuttosto piccolo, piuttosto
ridotto, soprattutto la biblioteca. Secondo me, la biblioteca
di psicologia dovrebbe, proprio perché prima di tutto,
perché abbiamo tantissimi libri, ma poi anche perché
oltre a questi libri dobbiamo approfondire su altri testi, dovrebbe
avere una biblioteca ben strutturata, che dia la possibilità
magari di andare lì anche a studiare, di prenderti i tuoi
libri"
"E sarebbe anche bello ci fosse un
luogo proprio dove trovarsi. Dove, soltanto per gli studenti
di psicologia, come la parauniversità. Non so se ci siete
mai stati. Comunque, va bé, lì è per tutte
le facoltà scientifiche che sono in quella zona, e dove
c'è una stanza del silenzio dove si studia. Poi, va bé,
c'è il bar, insomma. Però è anche un momento
di coesione. Io ho passato molto tempo a studiare lì,
volendo, ci sono gli annunci, non so, comprare ... i libri. Sarebbe
bello. Perché, ecco, una cosa che ho notato, a Palazzo
Nuovo in generale, però psicologia in particolare, perché
siamo talmente tanti, si conosce pochissima gente. E' proprio
difficoltoso mettersi in contatto con gli stessi compagni di
corso. Almeno, insomma, ne conosci, non so, quattro o cinque,
quelli che vedi sempre. Poi, è difficile anche scambiarsi
queste ..."
"Per me sarebbe bello ... il fatto
di avere le università tutte concentrate nella stessa
zona di Torino ... E queste cose qua. E penso che ci sarebbe
più scambio. Cioè, sarebbe proprio il fermento
culturale, la zona più interessante"