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Perussia F., La
scelta di psicologia a Torino: Una ricerca.
Torino: Quaderni
del Corso di Laurea in Psicologia - Upsel, 1993.
Felice Perussia
L'IMMAGINE DELLO PSICOLOGO
Alcuni item del questionario avevano come
obiettivo di contribuire ad una definizione di come viene percepita
dagli studenti l'immagine della psicologia in quanto disciplina
(Tabella 42).
Dai dati emersi si può dedurre che
la materia viene vissuta in primo luogo come una scienza umana,
di grande rilievo culturale e molto concreta (1; 2; 3).
Si evidenzia una moderata propensione a
rilevare somiglianze tra il medico e lo psicologo, pur nella
percepita autonomia di quest'ultimo dal punto di vista della
pratica clinica (7; 8).
Nel contempo, sembra che venga riconosciuto
alla psicologia uno statuto relativamente autonomo, che la differenzia
tanto dalla filosofia quanto, ed in misura maggiore, dalla tecnica
e dalle scienze esatte (4; 5; 6).
Tabella 42 - Livello di accordo con alcune
affermazioni relative allo statuto della disciplina psicologica
(1) La psicologia è una scienza umana
93.8
(2) Psicologia è una materia importante,
nella nostra cultura
88.7
(3) La psicologia è concreta, a contatto
con la realtà
73.6
(4) La psicologia è una specie di
filosofia
29.3
(5) La psicologia è in primo luogo
una tecnica
21.8
(6) La psicologia è una scienza esatta
13.4
(7) Lo psicologo ha molto in comune con
il medico
46.6
(8) Sarebbe meglio che chi fa lo psicoterapeuta
avesse anche una laurea in medicina
27.6
Dai dati delle interviste libere emerge
un'immagine della psicologia come di una disciplina che di fatto
viene apprezzata da tutti, anche dai suoi detrattori.
L'opportunità di avvicinare questa
materia è un'opportunità sentita come un privilegio,
di per sè gratificante ed invidiato. Il resto del mondo
è perplesso di fronte a questo progetto, ma sotto sotto
ne appare affascinato.
"E' più facile che ci sia una
persona che non gli interessi assolutamente la matematica che
piuttosto che uno che non gli interessi la psicologia"
"Sì, bene o male, ha un'idea,
e ne rimane da una parte alla larga, ma da una parte ne è
fortemente attratto, ne vorrebbe sapere un po' tutto il segreto,
di questa materia un po'... Perché per loro è un
segreto. Cioè, è un segno di segreti. E' come un
culto nascosto che solo a noi è riservato. E loro non
riescono proprio ad entrarci, e quindi ci vedono un po' con distacco.
Cioè, non sanno se crederci in realtà o se ammirarci,
in quel senso. Le altre persone si limitano a prenderci in giro"
"Psicologia è una parola che
solo a pronunciarla ti riempie la bocca. E quindi può
dare due reazioni: la persona che da una parte rimane impressionata,
e la persona che la considera come una materia un po' superata,
che non è ... sì, che bene o male non è
attaccata alla vita reale"
"Ho sentito questa cosa qua da medici,
da chi fa economia, da tutti quanti. Cioè, questo è
più importante: però, in fondo, sei fortunato che
lo fai. Cioè, delle frasi anche del tipo: a me piacerebbe
sapere queste cose. Mi ero sempre sentito dire: bé, però,
in fondo, con quello che fai, tu già puoi cogliere certe
cose che gli altri non colgono"
Gli studenti di psicologia, pure convinti
della natura affascinante della loro disciplina, si sentono addosso
gli occhi di un pubblico esterno che non riesce a capirli, o
che ha paura di capirli.
La reazione degli altri viene dunque sintetizzata,
da molti intervistati, in termini di ironia e di incredulità.
Il corso di laurea viene visto come un percorso di studi particolarmente
facile, come un percorso formativo in qualche modo meno qualificante
di quelli che caratterizzano altre discipline più classiche.
Tale immagine diffusa, che gli studenti
non condividono, costringe ad un continuo lavorio di convincimento
nei confronti del mondo esterno, per riuscire a far capire che
l'apparenza inganna.
"Gli altri continuano a dire: ah, ma
tanto avete un libro per esame; ah, ma tanto potete studiare
l'ultima settimana; non è una cosa come quelli che fan
matematica o ingegneria, che hanno dimostrazioni da spiegare,
illustrazioni, così. Quelli che invece non sanno proprio
niente, tipo, non so, gli estranei, i vicini di casa, la gente
della strada: ah! psicologia! Secondo me, non hanno le idee di
che cosa si tratti ... Dicono: ah! sì, quello, lo strizzacervelli,
ah! deve essere interessante. Oppure ti dicono: ah! ho sognato
..."
"In molti c'è l'idea che psicologia
sia un corso di laurea molto semplice, proprio l'ho sentito dire
in tanti. E forse lo credevo anch'io un pochino"
"Pensano che sia una facoltà
di serie B, facile. Va be', in rapporto a medicina, ingegneria
..."
"Pensano sia una facoltà fatta
per perder tempo. Qualcuno l'ha definita una facoltà di
moda"
"Io pensavo comunque che fosse considerato
come un istituto tecnico proprio. Cioè, facendo un rapporto
tra scuole superiori e università, non so, visto che i
parenti poveri allora erano gli istituti tecnici, pensavo che
adesso volesse dire che psicologia era considerata come gli istituti
tecnici di allora"
"E' senz'altro più difficile
di quanto la gente immagini, più complicato. A me è
capitato tante volte di dover dare delle spiegazioni, cioè
non di dover dare delle spiegazioni, di completare, cambiare
l'opinione che la gente ha di questo corso di laurea, generalmente
considerato più semplice. Mi capita spesse volte di dire
che non è poi così semplice come appare, che le
materie richiedono, oltre allo studio, una certa interiorizzazione
del materiale che viene studiato, una certa sensibilità
alla materia e al tipo di materia studiata, al tipo di materiale"
"Se parlo con alcuni miei amici che
fanno ingegneria, mi dicono che è come fare le elementari.
E invece, alcuni che sono stati bocciati agli esami, cosa dicono?
che è difficile"
"La figura dello psicologo ancora non
è ben chiara alla gente, non hanno capito nulla proprio"
"Come fare a far capire a questa gente
che non è così facile? Quindi, non è molto
capita, secondo me, questa facoltà di psicologia"
In sostanza: ci si sente incompresi. Uno
dei motivi più segnalati che sta alla base di tale incomprensione
viene identificato nell'immagine che della psicologia viene offerta
dai mezzi di comunicazione di massa. La gran parte del pubblico
(compresi gli studenti, prima di iscriversi), sembra possedere
una visione assai banale della disciplina.
Un secondo motivo di sottovalutazione della
psicologia viene ravvisato nel fatto che, poichè non è
chiara al pubblico la differenza tra un generico occuparsi della
soggettività umana ed il fatto di studiarla sistematicamente,
la disciplina viene considerata spesso come alla portata di chiunque,
indipendentemente da una formazione sistematica.
"Nel mondo adulto c'è molta
ignoranza, perché veramente non si conosce, veramente,
che cos'è la psicologia. Di solito ci si affida sempre
a quello che si sente per televisione, attraverso i giornali"
"Perché, secondo me, inizialmente
hai delle aspettative diverse ... Mah, non so, quelle che hai
visto dalle riviste, dalla televisione"
"E' una psicologia commerciale, quella
che tutti conoscono, quella televisiva, quella dei giornali.
Su tutti i quotidiani o settimanali c'è il sessuologo,
c'è il ginecologo, c'è anche lo psicologo, che
ti dà i consigli per l'adolescente in crisi, per il fidanzato.
E' quello: lo psicologo è visto in maniera commerciale,
adesso, tutto lì"
"La gente vede gli psicologi come,
non lo so, delle persone definibili, che scrivono nei quotidiani
femminili, queste cose qua"
"A me di solito, quando parlo con alcune
persone, spesso mi viene detto: tutti possono diventare degli
psicologi, anche senza studiare. Molte volte ti ritrovi quella
gente che dice: ma cosa hai passato anni e anni sui libri? cosa
ti servono tutte quelle teorie? quando, cioè, può
farlo uno chiunque"
"Effettivamente tutti potrebbero essere
psicologi. Perché, in fin dei conti, noi cosa studiamo?
l'uomo ... E quindi è anche per questo, questa tendenza
a considerare la psicologia come alla portata di tutti, che la
sminuisce, sminuisce anche lo studio, le persone"
Un ulteriore motivo di fraintendimento,
nel bene e nel male, viene colto nel fatto che la psicologia
viene generalmente confusa con l'immagine popolare della psicoanalisi.
Questo dato, che pure abbiamo già
visto corrispondere anche ad un'idea diffusa tra gli studenti
nonchè con i contenuti di una parte dei corsi, appare
in qualche modo limitativo, rispetto alle molte sfaccettature
che l'effettiva frequentazione del corso di laurea mostra come
elementi che caratterizzano la disciplina. Anche per gli studenti,
il superamento di questo stereotipo rappresenta una fatica non
da poco.
"La psicologia si identifica molto
con la psicoanalisi, cioè con Freud, agli occhi degli
altri. Cioè, non conoscono tutte le altre aree, conoscono
soltanto Freud. Almeno, le persone che io conosco mi chiedono
subito com'è, cosa, mi curerai ..."
"Probabilmente io vedevo prima, per
me, fare psicologia era un po', non lo so, l'immagine dello psicanalista,
mettiamola così. Adesso la vedo diversamente. Prima la
vedevo così"
"Freud è in tutte le materie.
Manca solo che lo facciamo a fondamenti, poi l'abbiam fatto dappertutto"
"Spesso, quando frequenti psicologia,
ti dicono subito: ma interpreti i sogni? Queste cose qui"
"Una ragazza del primo anno chiedeva:
ma quand'è che si fanno qui le ... quando ti fai psicoanalizzare?"
"Chi si iscrive a psicologia, secondo
me, non ha ben presente degli sbocchi futuri. Si capiscono solo
una volta entrati. Perché l'unica figura che può
essere disponibile è quella dello psicologo che fa lo
psicanalista"
Un ultimo elemento, che aiuta a capire meglio
l'immagine della psicologia presso gli intervistati, è
rappresentato dai punti di riferimento esterno che vengono utilizzati
come pietra di paragone per definire se stessi.
Da questo punto di vista, appare evidente
una curiosa contrapposizione, secondo cui psicologia, prima di
tutto, non è ingegneria. Con grande pervicacia, gli intervistati
insistono a fare riferimento al Politecnico come antonimo del
nostro corso di laurea.
"Io ho scelto un po' così, abbastanza
allo sbaraglio, perché non è che sapessi molto
di ... Mi ispirava. Cioè, sapevo di non voler fare niente
di tipo ingegneria, medicina - anche se poi mi accorgo che medicina
è già qui - architettura, matematica. Nonostante
tanta gente mi consigliasse, non so, fai ingegneria, a me proprio
non andava"
"Al Politecnico, se tu studi e sai
tutto a memoria, vai bene e sarai un bravissimo ingegnere. Secondo
me, in psicologia puoi avere tutti trenta e non essere un bravo
psicologo"
"Esiste anche il tipo di professore
di psicologia. Nel senso che un professore del Politecnico, se
vede un ragazzo arrivare all'esame preparato, in giacca e cravatta,
l'orologio in un certo modo, si sa che anche il look conta ...
Invece i professori di psicologia pare che siano un po' più
aperti di mente, un po' più, hanno questa cosa, secondo
me, quest'aria un po' più svampita"
IL LAVORO DELLO PSICOLOGO
L'attività professionale dello psicologo
rappresenta verosimilmente un aspetto importante della rappresentazione
del proprio futuro in questo campione di studenti. Non si direbbe
tuttavia che la pratica professionale rappresenti per loro un
punto di riferimento primario, almeno nel periodo dei primi anni
di studio (Tabella 43). La scelta della disciplina viene infatti
attribuita essenzialmente a ragioni di interesse personale e
di ampliamento della propria cultura (1; 4), ma molto al desiderio
di trovare una opportunità di professionalizzazione (6).
L'immagine complessiva del lavoro dello
psicologo sembra peraltro caratterizzata da notevoli difficoltà
di accesso (2), nonchè da un prestigio sociale (5) e da
una tutela legale (3) che appare decisamente inferiore alla percepita
rilevanza culturale della materia (come evidenziato, in particolare,
nelle Tabelle 21 e 42).
E' interessante notare, specie alla luce
delle antiche polemiche sul possibile carattere reazionario dell'albo
professionale, che solo una modesta minoranza degli intervistati
auspica l'abolizione dell'albo stesso (7).
Tabella 43 - Livello di accordo con alcune
affermazioni relative alla psicologia come attività professionale
(1) Mi sono iscritto/a a psicologia per
interesse verso la materia, più che per trovare lavoro
come psicologo/a
71.8
(2) Trovare lavoro come psicologo/a, alla
fine dell'università, sarà difficile
70.4
(3) La professione di psicologo è
poco tutelata dalla legge
66.0
(4) Psicologia è soprattutto una
strada per aumentare la propria cultura
59.0
(5) Fare lo psicologo/a è una professione
prestigiosa
46.5
(6) Psicologia è soprattutto una
strada per imparare un mestiere, una professione
27.6
(7) L'albo degli psicologi dovrebbe essere
abolito
14.8
L'interesse che il campione dimostra nei
confronti di alcune possibili attività successive al conseguimento
della laurea (Tabella 44) mette in evidenza come la rappresentazione
sociale dello psicologo per eccellenza sia definita principalmente
dallo psicoterapeuta privato (1).
Possiede notevole rilievo anche la possibilità
di perseguire una specializzazione ulteriore (2), atteggiamento
molto omogeneo alla convinzione, relativamente diffusa, secondo
cui il corso di laurea non è in grado di fornire una preparazione
veramente completa nel settore (cfr. Tabella 31).
Benchè in misura minore, sembra vi
sia un significativo interesse anche per una posizione di lavoro
dipendente, sia in strutture pubbliche (3) che private (4), e
per l'attività professionale in settori diversi da quello
clinico (5).
Circa un terzo del campione si dichiara
attratto anche dalla possibilità di seguire una carriera
universitaria (6).
Sono pochi, ma comunque presenti, quanti
non si dimostrano particolarmente interessati a sviluppare un
collegamento preciso e diretto tra la formazione psicologica
che stanno perseguendo ed una possibile attività lavorativa
(9; 10), così come quelli che farebbero volentieri a meno
di lavorare (7).
Tabella 44 - Aspirazione relative alle possibili
attività successive al conseguimento della Laurea in Psicologia
(1) Mi piacerebbe fare lo psicoterapeuta
come libero professionista
76.7
(2) Mi piacerebbe continuare con una specializzazione
universitaria in psicologia
69.0
(3) Mi piacerebbe trovare impiego, come
psicologo/a, in una struttura pubblica
68.8
(4) Mi piacerebbe trovare impiego, come
psicologo/a in una struttura privata (azienda, società,
ecc)
59.9
(5) Mi piacerebbe fare il libero professionista
in altri campi della psicologia (applicata, psicosociale, ecc)
57.4
(6) Mi piacerebbe seguire la carriera universitaria
35.8
(7) Mi piacerebbe avere l'opportunità
di non lavorare affatto
13.6
(8) Mi piacerebbe trovare un lavoro in genere,
purchè ci sia, qualsiasi sia
13.3
(9) Non penso di utilizzare la laurea in
modo pratico e specificatamente psicologico, poichè costituisce
più che altro una formazione culturale e personale
12.5
(10) Mi piacerebbe trovare un lavoro in
cui la psicologia non entrasse per nulla
1.1
Per quanto riguarda gli elementi giudicati
come potenzialmente più soddisfacenti nell'ambito della
futura attività lavorativa (Tabella 45), sembra che vengano
giudicati come particolarmente rilevanti specialmente i fattori
connessi con la soddisfazione per lo sviluppo delle proprie capacità
(1; 2; 6) e con la possibilità di operare collaborativamente
con gli altri (3; 5), possibilmente senza doversi caricare di
eccessive responsabilità di comando (12; 16).
Viene dichiarato un certo interesse, ma
minore, anche per la possibilità di agire autonomamente
(7), di avere molto tempo libero (8), di avere un posto sicuro
(9), di guadagnare (10) e di viaggiare (11).
La carriera (13), il prestigio sociale (14),
ma anche il desiderio di non farsi coivolgere troppo (15), ovvero
di non affaticarsi (17), sembrano invece motivazioni lavorative
dichiaratamente meno importanti.
Tabella 45 - Importanza attribuita ad alcuni
aspetti della futura attività lavorativa per considerarla
soddisfacente
(1) Poter esprimere le proprie capacità
professionali
97.9
(2) La possibilità di imparare cose
nuove
94.5
(3) Avere buoni rapporti con i colleghi
93.7
(4) L'utilità sociale del lavoro
91.0
(5) Avere buoni rapporti con i superiori
89.2
(6) Poter esercitare la mente
88.1
(7) Poter svolgere un lavoro autonomo
79.9
(8) Avere tempo libero
75.7
(9) La sicurezza del posto di lavoro
74.1
(10) Il guadagno, la retribuzione
72.0
(11) Poter viaggiare
70.4
(12) Avere responsabilità elevate
60.2
(13) La possibilità di fare carriera
60.1
(14) Il prestigio sociale
39.5
(15) Non dover fare troppi sacrifici
25.4
(16) Dirigere altre persone
18.3
(17) Poter faticare poco
11.1
L'immagine del lavoro futuro, quale ci si
attende di incontrare una volta conclusi gli studi, è
caratterizzata in primo luogo dalla sensazione che si incontreranno
notevoli difficoltà. E' diffusa l'impressione che gli
alti numeri caratteristici del movimento psicologico si tradurranno
in una concorrenza molto decisa.
Questa specie di lotta per la vita, che
ci si aspetta di dover affrontare una volta usciti dal corso
di laurea, viene affrontata però con relativa serenità.
La si teme, ma la si considera anche come una sfida da raccogliere
e da vincere.
"Secondo me molti cercheranno di studiare
psicoanalisi, però con uno scarso risultato ... Gli altri
si rivolgeranno all'industria, però anche lì, prima
o poi la cosa sarà satura. Quindi ci saranno un numero
di disoccupati"
"Penso più o meno che la maggior
parte di quelli che fanno il clinico, secondo me, vanno a finire:
o nelle USSL, oppure vanno a fare tipo assistenti negli ospedali.
Ho sentito tantissime ragazze che dicono ... magari vanno a fare
l'assistente dello psicologo"
"Io spero che, finché studierò,
e finché non mi laureerò, i miei manterranno, e
tutto. Una volta che avrò la laurea in mano, rimboccati
le maniche e aggiustati"
"Io non la vedo facile, perché
non penso che la laurea ti apra la strada, trovar subito un lavoro
... Non penso assolutamente che con la laurea si apriranno tutte
le porte, ascolteranno solo me. Anzi, penso che sarà dura
trovare un lavoro, soprattutto un lavoro che ti piaccia. Perché
comunque io penso che all'inizio ci si dovrà adattare,
bisognerà accettare quello che ..."
"Si dirà una cosa un po' cattiva
nei confronti soprattutto dei disoccupati laureati. Secondo me
i disoccupati laureati sono quelli che sono andati avanti a fare
il loro studio, e che dopo il loro studio non sanno della materia.
Cioè, han sempre vissuto sulle spalle di qualcuno, bene
o male, con un obiettivo della laurea. Fuori dalla laurea, in
realtà, non hanno un vero obiettivo. E, premesso questo,
hanno paura di entrare nel mondo del lavoro perché, a
parte tutto, se uno vuole campare, accetta qualsiasi lavoro"
"La vera selezione, secondo me, è
dopo. Secondo me è giusto che escono, non dico una enormità
di persone, però alcune persone in più, di modo
che ci sia competizione, e ci sia, e che escano fuori le persone
che emergano, le persone che sono veramente brave"
"Consiglierei di farlo proprio solo
se si è veramente convinti, e non da trovare un lavoro.
Cioè, con l'idea che hai, in America, gli psicologi guadagnano
miliardi, tutti van dallo psicologo. In Italia non è così.
Quindi, se lo fai solo per il lavoro, ma non hai tanta voglia
di studiare, pensaci bene"
La motivazione dichiarata per la scelta
di psicologia, come già abbiamo visto, non è strettamente
economica, ma in parte di puro interesse personale. Se quindi
ci saranno difficoltà lavorative, la cosa spaventa solo
fino a un certo punto.
Con il procedere degli anni, e con l'avvicinarsi
della laurea, il fattore "lavoro" acquista di rilevanza.
Tuttavia, la sensazione di stare in qualche modo intraprendendo
una missione rimane come elemento determinante, alla cui luce
valutare anche le possibilità lavorative.
"E' necessario possedere qualche cosa
dentro, che non riesco a definire, almeno per quanto mi riguarda,
che ti dica: sì, devi iscriverti a psicologia. Perché
c'è una motivazione di fondo che non è solamente
quella di voler conoscere gli altri, imparare a conoscere anche
se stessi, né avere la presunzione di voler curare gli
altri, ma un qualcosa di indefinito che ti dica realmente: sì!
questa è la mia strada, e devo procedere in questo cammino.
Al di là di quelle che poi possono essere le ambizioni
e proprio della professione in senso stretto"
"Penso che la grande maggioranza degli
studenti di psicologia scelgono la facoltà perché
sono veramente appassionati, senza nessuna prospettiva futura
di un impiego sicuro, diciamo. Però è anche necessario
che, secondo me è importante, che la facoltà dia
comunque qualche possibilità, cioè la possibilità
appunto che uno poi in effetti possa trovare lavoro dopo"
"Prima di iniziare psicologia, io non
pensavo assolutamente a un lavoro futuro. Io ho sempre detto:
lo faccio perché lo amo tantissimo. Però io potevo
fare un altro lavoro con i miei. Ho detto: poi, al massimo, continuo
con i miei. Però, effettivamente, man mano che vado avanti,
viene sempre di più la voglia di continuare, e per sempre.
Intendo quindi cercare un lavoro. E proprio veramente, non so,
mi ha colpito. E' veramente strano, perché all'inizio
effettivamente avevo iniziato, a me piace tantissimo, lo faccio
per me"
"Il problema, penso, per la maggior
parte delle persone, al di là del fatto di avere un lavoro
per potersi diciamo mantenere, ma non è questo il problema
di fondo. E' che tu eternamente però non puoi, cioè
non puoi fare l'eterno studente, o provare tante strade. Perché
ti ritrovi a quarant'anni che non hai niente nelle mani"
"Spero soprattutto di laurearmi al
più presto, perché per me è molto finalizzato
a trovare un lavoro. Cioè, è molto importante trovare
un lavoro al più presto, perché io sono ... Cioè,
ultimamente sento il bisogno di indipendenza. Proprio è
angosciante. E quindi per me la facoltà di psicologia
è proprio un mezzo per raggiungere questa indipendenza"
Qualcuno arriva dunque ad immaginare chiaramente
e realisticamente la possibilità di lavorare come psicologo.
In questi casi, il desiderio principale
è quello di poter operare a contatto con delle persone,
di poter interagire con loro, di poterle aiutare. Il grande sogno
di questi futuri psicologi sembra essere la possibilità
di un incontro.
"Diciamo che a me piacerebbe lavorare
con le persone, al di là di tutto, fare della conversazione,
della metodologia ... Un'idea a livello di persona, lavorare
con delle persone, anche se questo al limite può comportare
... di non guadagnare un bel niente, cioè voglio dire
lavorare praticamente"
"Perché io voglio farlo proprio
come lavoro, quindi vuol dire che è essenziale fare psicologia.
Perché, se io voglio ascoltare i problemi degli altri,
se faccio ingegneria, va be', posso ascoltare i problemi di una
fabbrica, però non i problemi personali. Ascoltare e cercare
di aiutare"
Qualcuno esprime il desiderio di rimanere
in università, di poter continuare per tutta la vita nella
condizione di condurre senza sosta questa ricerca che non ha
mai fine.
Tale possibile sbocco è considerato
molto difficile, oltre che piuttosto vago ed incerto, ma per
alcuni risulta anche particolarmente fascinoso.
"Non vorrei esagerare, ma mi interesserebbe
entrare nell'università ... Potrei provare a fare, adesso,
io non so cosa bisogna fare, comunque magari ... aiutare i professori
... Oppure non so, avevo pensato solo a quello però. Però,
proprio come sogno lontano, così"
"Io aspiro a fare dottorato di ricerca
... Mi piacerebbe molto, e nello stesso momento, va be', appunto
... Un lavoro come assistente mi piacerebbe, comunque, portare
avanti il discorso della ricerca. Poi, se Dio vorrà, non
lo so. Se sceglierò il clinico, vorrei farlo pian pianino,
lavorando ... Analisi, quando arriverà, arriverà
... Rimanere in ambito universitario, in modo da non staccarmi
da questo tipo di studio per addentrarmi subito nel mondo del
lavoro"
"Il ricercatore sarebbe la professione
che mi piacerebbe di più fare, però penso che la
scarterei semplicemente per un quieto vivere finanziario ...
Mi sono reso conto proprio, perché ho parlato con dei
ricercatori e mi han detto: io ho la fede, e faccio questo con
uno stipendio da fame. E l'altro mi dice: io ho la fortuna di
avere mio padre pieno di soldi, e mi mantiene, e io posso fare
il ricercatore. Le soluzioni sono due"
Il dato di fondo resta comunque la sensazione
di un domani incerto, carico di promesse ma anche di minacce.
A dispetto della percepita scarsità
di occasioni lavorative attuali, alcuni sentono di poter comunque
fare qualche cosa. Il domani fa paura, ma è anche la prossima
puntata di una speranza che non si vuole lasciare.
"Io penso che tutti noi dovremo inventarci
un lavoro perché, almeno, ho l'idea che con una laurea
in psicologia saremo noi quelli che dovremo affermare la psicologia
in Italia, creando sempre nuovi lavori, nuovi campi in cui infilarci"
"Io vedo tantissime possibilità
di lavoro, ho tantissima voglia di fare, di creare. E spero di
poter essere, non so, di trovare un riscontro pratico, ecco,
di potermi creare un lavoro e poter essere capita. Non so, una
cosa così. Ho tante idee in testa"
"Il mio timore e forse anche il timore
di finire un giorno, e di non sapere effettivamente, non so,
lavorare. Poi, cioè, di rendermi conto di avere finito,
magari di aver conseguito la laurea, però di non essere
abbastanza preparata magari. Anche se penso che anche dopo bisogna
... cioè, sicuramente bisogna comunque sempre continuare
a studiare. Però c'è questo timore, magari di terminare
e di dire: e adesso cosa faccio?". Per cui, finché
c'è la scuola, magari c'è qualcuno che ci dà
delle direttive. Poi ..."
"Per me, il primo obiettivo è
arrivare, mettiamo, alla laurea, e avere già una mia attività
professionale. Ma tanto so che quello, per me, rappresenta solo
un mezzo. Perché, purtroppo, per arrivare dove vorrei,
devi avere un qualcosa di molto forte alle spalle. Però,
una persona come me, penso che quando arriva non è un
arrivo, ma è un punto di partenza"
ATTEGGIAMENTI GENERALI VERSO LA
VITA
A conclusione del questionario estensivo,
veniva richiesto agli intervistati, di esprimere il proprio grado
di accordo verso una serie di affermazioni generali rispetto
alla vita (Tabella 46).
Una delle funzioni di tale parte del questionario
è stata quella di fornire elementi per alcune ulteriori
elaborazioni, particolarmente in termini di analisi dei cluster,
che verranno prodotte successivamente.
In questa sede varrà comunque la
pena di riportarne i risultati, che possono essere utili per
fornire elementi sul quadro valoriale generale, in termini di
stili di vita, che caratterizza il campione di studenti che frequentano
i primi anni di psicologia.
Per una migliore comprensione dei dati ottenuti,
le percentuali di accordo vengono messe a confronto con le risposte
fornite ad una parte degli stessi item da un campione di adulti
italiani intervistati in una ricerca condotta un paio di anni
prima. Il confronto tra le risposte prodotte dal campione di
studenti di psicologia (colonna A) e quelle fornite dal campione
di adulti italiani (colonna B) permette di evidenziare alcune
differenze, più o meno significative, che caratterizzano
i primi rispetto ai secondi (colonna A-B).
Per quanto attiene ai valori assoluti, in
attesa di elaborazioni statistiche che ne sintetizzino meglio
il significato, si può comunque notare che il campione
di studenti, in una misura superiore al campione adulto, è
decisamente orientato all'entusiasmo verso la vita, alla fiducia
in se stessi e al desiderio di libertà (39; 22; 37), oltre
ad una maggiore passione per i viaggi (1), ad una maggiore attenzione
ai diritti delle donne (12), minore ipocondria (27), minore attivismo
fisico (31), maggiore fiducia nell'energia nucleare (26) ma anche
minore entusiasmo per l'industria (35), scarsa propensione per
il nazionalismo (38), maggiore disponibilità al pacifismo
(33), piacere della solitudine (43),
minore fiducia nella politica, accompagnata da una maggiore speranza
nella rivoluzione (45; 47; 54), un atteggiamento più scettico
verso la parapsicologia. Per inciso, è infine curioso
notare come l'idealizzazione dello studio sia dichiaratamente
inferiore, benchè di poco, rispetto a quella espressa
dal campione di adulti (50).
Tabella 46 - Livello di accordo con alcune
affermazioni generali relative a vari aspetti della vita quotidiana
(colonna A), messa a confronto con alcune risposte di un campione
nazionale ai medesimi item (colonna B)
A
B
A-B
(1) Mi piace viaggiare
96.6
87.4
+9.2
(2) Il bello della vita è poter fare
sempre nuove esperienze
93.4
88.9
+4.5
(3) La politica italiana è decisamente
corrotta
92.8
(4) Amo vivere all'aria aperta
92.3
92.7
-0.4
(5) Credo di essere una persona che sa ascoltare
la gente
91.3
(6) I diritti dei lavoratori sono inviolabili
90.2
(7) Ci tengo ad essere informato/a su quello
che accade nel mondo
88.5
(8) Mi convinco sempre più che l'amore
è una cosa meravigliosa
86.1
(9) Anche se a volte sembra che le cose
vadano male, penso che a tutto c'è rimedio
83.7
84.9
-1.2
(10) Mi piacciono molto i bambini
83.2
(11) A volte, rischiare ti dà grandi
soddisfazioni
82.4
(12) Nella nostra società, occorre
dare alle donne più spazio di quanto ne sia stato lasciato
loro fin'ora
81.2
67.8
+13.4
(13) Sono soddisfatto/a della mia vita
78.6
20
(14) Checchè se ne dica, il denaro
aiuta senz'altro ad essere felici
77.0
71.9
+5.1
(15) Sono interessato/a ai problemi dell'ambiente
76.3
73.4
+2.9
(16) La civiltà dei consumi ci ha
fatto dimenticare i veri valori dell'uomo
76.2
80.8
-4.6
(17) Stare sempre in mezzo alla gente dà
allegria
74.7
69.0
+5.7
(18) Sono disposto/a a fare sacrifici per
sostenere la causa della pace
74.0
80.5
-6.5
(19) Vado molto d'accordo con i miei genitori
73.0
(20) La cura del proprio aspetto è
fondamentale
72.0
(21) Non sempre lo sviluppo scientifico
rappresenta un progresso per l'umanità
71.6
66.7
+4.9
(22) Senza le occasioni giuste, è
molto difficile avere successo nella vita
71.5
85.1
-13.6
(23) Negli affari, come nelle imprese, la
libera iniziativa è quella che produce i risultati migliori
70.6
71.3
-0.7
(24) E' sempre piacevole comperare qualcosa,
anche se è qualcosa di poco conto
66.8
70.0
-3.2
(25) Riuscire ad avere una storia d'amore
veramente importante è difficile
66.4
(26) Checchè se ne dica, l'energia
nucleare mi fa una gran paura
65.8
75.9
-10.1
(27) Bisogna stare ben attenti alla salute,
dato che basta un niente per comprometterla
64.7
84.2
-19.5
(28) Le droghe leggere sono pericolose come
quelle pesanti
61.8
(29) Mi considero un tipo aperto ed estroverso
59.8
(30) Sono preoccupato/a per il mio futuro
lavorativo
58.4
(31) Cerco il più possibile di fare
dello sport
58.0
70.4
-12.4
(32) Spesso ho la sensazione di non capire
me stesso/a
57.6
(33) Tutti gli eserciti dovrebbero essere
aboliti
57.2
42.0
+15.2
(34) I figli sono la cosa più importante
della vita
55.6
(35) Se oggi viviamo meglio di una volta,
ciò si deve soprattutto allo sviluppo industriale
54.4
70.9
-16.5
(36) Sono molto sicuro/a di me stesso/a
49.7
(37) In Italia c'è fin troppa libertà
di fare quello che si vuole
43.9
64.9
-21.0
(38) Sono profondamente orgoglioso/a di
essere italiano/a
42.3
70.2
-27.9
(39) Nella vita bisogna tenere i piedi per
terra e non perdersi dietro ai sogni
41.2
78.7
-37.5
(40) Spesso ho l'impressione di avere una
scarsa influenza sulle cose che mi succedono
39.9
47.5
-7.6
(41) Ritengo che nella vita il matrimonio
sia indispensabile
39.7
(42) Nella vita quello che conta veramente
è divertirsi
38.9
(43) Mi sento bene soprattutto quando sto
da sola/o per conto mio
36.2
20.9
+15.3
(44) Vado a messa tutte le domeniche, o
quasi
35.3
30.5
+4.8
(45) Prendendo parte attiva alle faccende
politiche e sociali, la gente può controllare gli eventi
mondiali
33.6
47.8
-14.2
(46) Parlare ogni tanto alle piante può
aiutare a farle crescere meglio
33.4
42.8
-9.4
(47) Nonostante tutto, credo nella rivoluzione
32.5
18.2
+14.3
(48) L'essere umano è un animale
come tutti gli altri
31.8
30.8
+1.0
(49) Questi movimenti alternativi, tipo
autonomi e punk, mi sono simpatici
29.3
(50) Chi dedica la sua vita solo allo studio
può ben dire di spenderla nel migliore dei modi
28.1
33.3
-5.2
(51) La mia vita è troppo piatta
e prevedibile
23.1
(52) I bei vestiti fanno più bella
la vita
22.3
(53) I grandi ideali, come la giustizia
e la libertà, servono a poco
17.3
18.8
-1.5
(54) Mi considero politicamente impegnata/o
14.3
20.5
-6.2
(55) Anche se molta gente ne ride, forse
l'astrologia è in grado di spiegare molte cose
12.6
29.4
-16.8
(56) Nella vita è meglio pensare
a se stessi: gli altri si arrangino
8.5
(57) In fondo è più importante
il sesso dell'amore
7.2
COMMENTO
I risultati del lavoro potranno essere utili
per una comparazione sia con altri corsi di laurea in psicologia
sia con quanto si verifica in altre facoltà italiane.
Speriamo che col tempo sia anzi possibile organizzare un sistema
di raccolta coordinata di dati nelle varie sedi, che permetta
una valutazione comparativa sistematica.
Uno degli obiettivi del presente lavoro
è quello di fornire un quadro di partenza per organizzare
un osservatorio permanente della situazione degli studenti di
psicologia nel corso di laurea di Torino. Sulla base dei dati
emersi è infatti possibile costruire un questionario più
snello da sottoporre con regolarità ad un campione costante
di studenti così da poter rilevare alcuni dei principali
cambiamenti che potranno intervenire.
La mole di dati raccolti merita peraltro
una elaborazione statistica più complessa ed approfondita
di quanto qui bremente presentato. Tale analisi di dettaglio
è prevista per i prossimi mesi e verrà pubblicata
quanto prima.
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