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1. Psicologie
2. Tre modi per coltivare la psiche
3. Scienza Tecnica Analisi
4. Teoria Letteratura
5. Ermeneutica Interpretazione
6. Spiritualità Mistica
7. Dinamiche
8. Magnetismi Psichici
9. Arti e Scienze della mente
10. Nessuna nuova in testa
11. Psicotecnica: Il diritto alla felicità
12. Artigianato mentale
13. Immagini Associazioni
14. Memoria Emotiva
15. Outsight Insight
16. Esplicito Implicito
17. Personalità Pluralità
18. Trauma
19. Diagnostica
20. Solve et Coagula
21. Reviviscenza
22. Anamnesi
23. Mnemotecnica inversa
24. Catarsi
25. Esorcismo Adorcismo
26. Vis Medicatrix Naturae
27. Catalisi
28. Arte e Critica d'arte
29. Psicotecnica non è psicoterapia
30. Riferimenti Bibliografici
QUARTA di COPERTINA
Psicotecnica è l'arte della mente. Psicotecnica
è la forma pragmatica del movimento psicologico. Psicotecnica
è l'insieme delle tecniche che la psicologia ha saputo
sviluppare per favorire la crescita del potenziale umano attraverso
la formazione personale.
Molti amano la psicologia e magari studiano i testi
accademici di questa disciplina, senza però incontrare
quello che avevano desiderato. Restano delusi perché speravano
di conoscere un modo concreto per interagire con le persone,
mentre si sono ritrovati tra le mani una specie di biologia mista
a fisica con qualche aggiunta di filosofia.
Perché la gran parte di loro ama qualcosa
che chiama psicologia, senza sapere che si tratta in realtà
di psicotecnica. Questa memoria propone alcuni elementi che ci
aiutano a conoscere l'arte della mente, che esiste in modo indipendente
dalle scienze e dalle filosofie del pensiero, offrendo anche
una introduzione ai punti di riferimento principali su cui si
basa tale potente opportunità di intervento nel lavoro
con le persone.
PSICOLOGIE
(capitolo uno)
Questa
breve memoria nasce dall'avere constatato come, nel vasto campo
di quella disciplina che viene chiamata popolarmente "Psicologia",
si sono sviluppate in realtà almeno tre discipline tanto
differenti tra loro quanto autonome l'una rispetto all'altra.
Più in particolare: si è affermata nettamente una
materia specifica e indipendente che può essere definita
come "Psicotecnica".
Tale disciplina psicotecnica ha poco in comune con la psicologia
in senso accademico, quale viene coltivata specialmente nelle
università contemporanee. La psicotecnica si sovrappone
però in larga parte, molto più di quanto non faccia
la psicologia accademica, all'idea di psicologia quale viene
generalmente coltivata dalla pubblica opinione non specialistica
e quale viene realizzata dalla generalità dei professionisti
della psicologia nel lavoro con le persone.
Questo dato di fatto, che mi appare del tutto evidente, sembra
invece sfuggire almeno in parte ad alcuni tra quanti frequentano
la psicologia, siano essi studenti, professionisti o studiosi
o curiosi della materia. E' infatti abitudine diffusa parlare
della psicologia come se si trattasse di una materia unica, coerente
e omogenea; mentre invece non lo è.
In effetti: all'interno del movimento psicologico genericamente
inteso, esistono almeno tre principali chiavi di lettura e di
intervento, ciascuna delle quali è sostanzialmente autonoma,
benché tutte e tre utilizzino spesso alcuni termini comuni,
pure attribuendo loro significati differenti. Capita dunque,
almeno nell'uso quotidiano, che con la stessa espressione si
indichino almeno tre materie diverse.
Esiste una Psicotecnica, che mette in scena, secondo una chiave
di natura artistica, le potenzialità creative ed evolutive
della mente. La quale Psicotecnica è separata dalla Psicoscienza,
che scrive in lingua matematica le scienze naturali della mente
a partire dagli esperimenti. La quale Psicoscienza è separata
dalla Psicoanalisi, che immagina in forma letteraria la storia
filosofica della persona.
Psicotecnica, psicoscienza e psicoanalisi convivono da secoli
nell'ambito del medesimo movimento psicologico, ma ciascuna esiste
e opera per conto proprio. Mentre la gran parte di chi si occupa
di queste discipline ama comportarsi invece come se si trattasse
di un campo scientifico e culturale e professionale unico.
Si tratta di un equivoco che origina dalla scarsa coscienza,
a livello di cultura diffusa ma anche tra alcuni specialisti,
delle notevoli differenze che informano ciascuna delle molte
prospettive secondo cui può esprimersi la materia che,
in un senso molto generale, si occupa delle persone. Tale diffusa
ambiguità contribuisce non poco, almeno per un osservatore
ingenuo o non specialista, a rendere questi tre modi di essere,
di pensare e di agire psicologicamente, ben più simili
all'apparenza di quanto in effetti non siano nella sostanza.
Il che ingenera una notevole confusione, mentre limita la consapevolezza
delle speciali qualità specifiche che invece caratterizzano
e qualificano ciascuna delle tre discipline.
Il fatto è che non tutti hanno chiara la notevole diversità
che esiste tra la psicologia in quanto scienza, che è
l'unica vera ragione dichiarata della esistenza accademica di
una disciplina che porta questo nome, e le molte altre forme
in cui si può interagire con la soggettività umana,
ancorché al di fuori di quel progetto scientifico sistematico
di taglio positivista e oggettivista che caratterizza appunto
la psicologia come scienza.
Le altre forme della psicologia, al di là della sua dimensione
classicamente razionalista, sono almeno altrettanto interessanti
della ricerca scientifica, ed esercitano funzioni importanti
nella nostra cultura così come nella nostra comunità,
ma hanno poco a che fare con la scienza psicologica in quanto
tale, benché utilizzino volentieri (di solito: impropriamente)
il riferimento alla psicologia scientifica come propria base
di certificazione disciplinare.
Il largo pubblico ama credere all'esistenza di una disciplina
psicologica che sta a mezzo tra le scienze naturali e la medicina,
la quale realizza ricerche di base, per lo più in laboratorio,
i cui risultati rappresenterebbero il solido fondamento oggettivo
per la pratica professionale. Tali applicazioni della psicologia
scientifica si sostanzierebbero nella cura efficace di varie
forme della malattia mentale, così come nel fornire utile
sostegno e consulenza per i problemi emotivi e di comportamento
che le persone normali (si fa per dire) incontrano nella loro
vita quotidiana.
Una simile visione della psicologia rappresenta certo una bella
favola, sinceramente apprezzata dai più ingenui tra gli
studenti e coltivata strumentalmente anche dai più attenti
tra i professionisti del settore. Specialmente perché
è quella che vende di più, sul piano scientifico,
intellettuale e professionale.
Ma si tratta anche di una finzione, irrealistica e persino grottesca,
ben poco fondata tanto sul piano storico quanto sul piano scientifico.
La realtà del movimento psicologico non è infatti
questa che ho appena evocato: non lo è nella pratica della
ricerca, né in quella dello studio teorico, né
in quella dell'insegnamento universitario, né in quella
delle attività professionali eventualmente connesse.
In realtà, il legame tra le varie modalità di pensiero
e di azione genericamente riconducibili al novero delle "attività
psicologiche" non è più stretto del legame
che esiste, ad esempio: tra le matematiche e le biologie e le
fisiche, che sono tutte materie profondamente autonome anche
se trovano tutte cittadinanza nell'ambito più generale
e generico delle discipline naturalistiche. Né le varie
forme della psicologia sono l'una il derivato dell'altra più
di quanto lo siano le filologie e le sociologie e le giurisprudenze,
che pure trovano tutte cittadinanza nell'ambito delle discipline
umanistiche.
Detto altrimenti: all'ombra della bandiera psicologica non vive
una disciplina specifica, ma una tribù assai variegata
di esperienze, di laboratorio, di dati, di calcoli matematici,
di teorie, di racconti, di leggende, di fantasie, di speranze,
di finzioni, di millanterie, di pie illusioni, di pratiche e
di praticacce e anche di grandi successi e di importanti conoscenze,
che sono molto diverse tra loro, benché si possano considerare
vagamente imparentate l'una con l'altra.
Per quanto specificamente mi riguarda, devo dire che: con il
passare del tempo, e approfondendosi sempre più il mio
rapporto con la materia, mi sono reso conto che la natura disomogenea
del movimento psicologico, dato di fatto che mi appare da sempre
come una semplice constatazione, ad alcuni miei compagni di strada
suona invece come una scoperta originale e imprevista.
Mentre, agli occhi di qualche altro osservatore ancora: il riconoscimento
della esistenza di una disciplina indipendente e autonoma, definibile
come psicotecnica, separata tanto dalla disciplina definibile
come psicoscienza quanto dalla disciplina definibile come psicoanalisi
(anch'esse ben separate tra loro), non si presenta come una ovvia
rilevazione senza particolari implicazioni, bensì come
un'affermazione di principio anche provocatoria e per certi aspetti
sconcertante.
Insomma: a me la psicotecnica è sempre sembrata come l'uovo
di Colombo. Ma altri testimoniano di averla percepita piuttosto
come una specie di oltraggio alla natura evidentemente piatta
della terra; e, nella fattispecie: della psicologia.
Nel contempo: confrontandomi da molti anni con la natura assai
pratica che caratterizza l'arte della mente, abitudine operativa
che per me rappresenta ormai un atto ovvio e immediato, ho avuto
l'impressione, a dispetto della sensazione che provavo di operare
in modi del tutto normali e semplici, di inventare o di rivelare
cose inconsuete e inattese, rispetto a quello che generalmente
alcuni altri amano talvolta immaginare a proposito della materia
psicologica.
Credo dunque di trovarmi ad essere di fatto un semplice portavoce,
che evidenzia in parole un poco più chiare quello che
è un sentimento diffuso tra molti dei colleghi, degli
studiosi e degli studenti.
Il tema della psicotecnica come disciplina connessa ma separata
rispetto alla psicoscienza, è infatti qualcosa che io
credo tanti altri abbiano già intuitivamente pensato,
da molto e molto tempo, provandolo tante e tante volte dentro
di sé in forma implicita, o sentendolo come parte costitutiva
della propria attività pratica, pur senza mettersi a tradurlo
in affermazioni precise.
Quindi: ho scritto gli appunti che compongono questa memoria
semplicemente per dare una forma più compiuta e un poco
più lucida (spero) a pensieri che sono già molto
diffusi e molto condivisi in una parte rilevante del movimento
psicologico contemporaneo, ancorché essendo percepiti
talvolta solo ad uno stato embrionale.
Mi trovo cioè, o almeno questa è la mia netta impressione,
una volta di più a svolgere la più tipica tra le
funzioni della psicotecnica: rendere più esplicito e visibile
ciò che era già ben radicato nel pensiero di qualcuno,
ma che tendeva a restare nell'ombra, in una forma più
implicita e latente.
Il mio atteggiamento è solo quello di offrire una prima
lezione, per dare inizio ad un corso preliminare sulla disciplina.
Non mi propongo cioè di pubblicare un manifesto della
psicotecnica, bensì di introdurre alcuni tra gli aspetti
principali di questa arte, senza alcuna pretesa di esaurirne
la complessità.
La memoria riprende, in accenno e in una forma più esplicita,
anche elementi che ho presentato, in una prospettiva più
concettosa, in altre circostanze. Mi sono infatti reso conto
che molti dei testi che ho scritto fino ad ora possono suonare
più allusivi che esplicativi, almeno per chi non conosce
già almeno un poco la disciplina soprattutto per esperienza
diretta.
Devo anche testimoniare del fatto che lo sforzo compiuto, per
rendere più immediata e comprensibile la materia, mi ha
fornito una occasione per meglio chiarirla anche a me stesso.
Questa memoria non è dunque una volgarizzazione della
psicotecnica, bensì piuttosto un suo marginale approfondimento,
attuato col descriverla in termini più lineari, almeno
per quel che mi riesce.
Uno dei grandi maestri moderni del pensiero incosciente, il seicentesco
Gottfried Leibniz, ci ricorda che: "I nostri concetti chiari
sono come isole che emergono sull'oceano di quelli oscuri".
La presente memoria è una navigazione che vorrebbe approdare,
assieme a te che leggi, a qualcuna di tali isole. O almeno: questo
sarebbe il mio auspicio.
Benvenuti nel sito ufficiale
di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale
e di Psicotecnica nella Facoltà di Psicologia dell'Università
di Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente
della Società Italiana
di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale
di Psicologia, del Programma
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di Psicotecnica (a
Milano). Il sito propone anche materiali realizzati assieme ad
alcuni brillanti colleghi del gruppo di lavoro.
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