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    Memoria sulla scoperta della Psicotecnica
    Scheda di presentazione
     
     
    Felice Perussia
     
    MEMORIA SULLA SCOPERTA DELLA PSICOTECNICA
     
    Milano: Edizioni Unicopli, 2010, pp.120
     
     
    SOMMARIO
     
     
    1. Psicologie
    2. Tre modi per coltivare la psiche
    3. Scienza Tecnica Analisi
    4. Teoria Letteratura
    5. Ermeneutica Interpretazione
    6. Spiritualità Mistica
    7. Dinamiche
    8. Magnetismi Psichici
    9. Arti e Scienze della mente
    10. Nessuna nuova in testa
    11. Psicotecnica: Il diritto alla felicità
    12. Artigianato mentale
    13. Immagini Associazioni
    14. Memoria Emotiva
    15. Outsight Insight
    16. Esplicito Implicito
    17. Personalità Pluralità
    18. Trauma
    19. Diagnostica
    20. Solve et Coagula
    21. Reviviscenza
    22. Anamnesi
    23. Mnemotecnica inversa
    24. Catarsi
    25. Esorcismo Adorcismo
    26. Vis Medicatrix Naturae
    27. Catalisi
    28. Arte e Critica d'arte
    29. Psicotecnica non è psicoterapia
    30. Riferimenti Bibliografici
     
     
    QUARTA di COPERTINA
     
    Psicotecnica è l'arte della mente. Psicotecnica è la forma pragmatica del movimento psicologico. Psicotecnica è l'insieme delle tecniche che la psicologia ha saputo sviluppare per favorire la crescita del potenziale umano attraverso la formazione personale.
    Molti amano la psicologia e magari studiano i testi accademici di questa disciplina, senza però incontrare quello che avevano desiderato. Restano delusi perché speravano di conoscere un modo concreto per interagire con le persone, mentre si sono ritrovati tra le mani una specie di biologia mista a fisica con qualche aggiunta di filosofia.
    Perché la gran parte di loro ama qualcosa che chiama psicologia, senza sapere che si tratta in realtà di psicotecnica. Questa memoria propone alcuni elementi che ci aiutano a conoscere l'arte della mente, che esiste in modo indipendente dalle scienze e dalle filosofie del pensiero, offrendo anche una introduzione ai punti di riferimento principali su cui si basa tale potente opportunità di intervento nel lavoro con le persone.
     
     
     
    PSICOLOGIE
    (capitolo uno)
     
    Questa breve memoria nasce dall'avere constatato come, nel vasto campo di quella disciplina che viene chiamata popolarmente "Psicologia", si sono sviluppate in realtà almeno tre discipline tanto differenti tra loro quanto autonome l'una rispetto all'altra. Più in particolare: si è affermata nettamente una materia specifica e indipendente che può essere definita come "Psicotecnica".
    Tale disciplina psicotecnica ha poco in comune con la psicologia in senso accademico, quale viene coltivata specialmente nelle università contemporanee. La psicotecnica si sovrappone però in larga parte, molto più di quanto non faccia la psicologia accademica, all'idea di psicologia quale viene generalmente coltivata dalla pubblica opinione non specialistica e quale viene realizzata dalla generalità dei professionisti della psicologia nel lavoro con le persone.
    Questo dato di fatto, che mi appare del tutto evidente, sembra invece sfuggire almeno in parte ad alcuni tra quanti frequentano la psicologia, siano essi studenti, professionisti o studiosi o curiosi della materia. E' infatti abitudine diffusa parlare della psicologia come se si trattasse di una materia unica, coerente e omogenea; mentre invece non lo è.
    In effetti: all'interno del movimento psicologico genericamente inteso, esistono almeno tre principali chiavi di lettura e di intervento, ciascuna delle quali è sostanzialmente autonoma, benché tutte e tre utilizzino spesso alcuni termini comuni, pure attribuendo loro significati differenti. Capita dunque, almeno nell'uso quotidiano, che con la stessa espressione si indichino almeno tre materie diverse.
    Esiste una Psicotecnica, che mette in scena, secondo una chiave di natura artistica, le potenzialità creative ed evolutive della mente. La quale Psicotecnica è separata dalla Psicoscienza, che scrive in lingua matematica le scienze naturali della mente a partire dagli esperimenti. La quale Psicoscienza è separata dalla Psicoanalisi, che immagina in forma letteraria la storia filosofica della persona.
    Psicotecnica, psicoscienza e psicoanalisi convivono da secoli nell'ambito del medesimo movimento psicologico, ma ciascuna esiste e opera per conto proprio. Mentre la gran parte di chi si occupa di queste discipline ama comportarsi invece come se si trattasse di un campo scientifico e culturale e professionale unico.
    Si tratta di un equivoco che origina dalla scarsa coscienza, a livello di cultura diffusa ma anche tra alcuni specialisti, delle notevoli differenze che informano ciascuna delle molte prospettive secondo cui può esprimersi la materia che, in un senso molto generale, si occupa delle persone. Tale diffusa ambiguità contribuisce non poco, almeno per un osservatore ingenuo o non specialista, a rendere questi tre modi di essere, di pensare e di agire psicologicamente, ben più simili all'apparenza di quanto in effetti non siano nella sostanza. Il che ingenera una notevole confusione, mentre limita la consapevolezza delle speciali qualità specifiche che invece caratterizzano e qualificano ciascuna delle tre discipline.
    Il fatto è che non tutti hanno chiara la notevole diversità che esiste tra la psicologia in quanto scienza, che è l'unica vera ragione dichiarata della esistenza accademica di una disciplina che porta questo nome, e le molte altre forme in cui si può interagire con la soggettività umana, ancorché al di fuori di quel progetto scientifico sistematico di taglio positivista e oggettivista che caratterizza appunto la psicologia come scienza.
    Le altre forme della psicologia, al di là della sua dimensione classicamente razionalista, sono almeno altrettanto interessanti della ricerca scientifica, ed esercitano funzioni importanti nella nostra cultura così come nella nostra comunità, ma hanno poco a che fare con la scienza psicologica in quanto tale, benché utilizzino volentieri (di solito: impropriamente) il riferimento alla psicologia scientifica come propria base di certificazione disciplinare.
    Il largo pubblico ama credere all'esistenza di una disciplina psicologica che sta a mezzo tra le scienze naturali e la medicina, la quale realizza ricerche di base, per lo più in laboratorio, i cui risultati rappresenterebbero il solido fondamento oggettivo per la pratica professionale. Tali applicazioni della psicologia scientifica si sostanzierebbero nella cura efficace di varie forme della malattia mentale, così come nel fornire utile sostegno e consulenza per i problemi emotivi e di comportamento che le persone normali (si fa per dire) incontrano nella loro vita quotidiana.
    Una simile visione della psicologia rappresenta certo una bella favola, sinceramente apprezzata dai più ingenui tra gli studenti e coltivata strumentalmente anche dai più attenti tra i professionisti del settore. Specialmente perché è quella che vende di più, sul piano scientifico, intellettuale e professionale.
    Ma si tratta anche di una finzione, irrealistica e persino grottesca, ben poco fondata tanto sul piano storico quanto sul piano scientifico. La realtà del movimento psicologico non è infatti questa che ho appena evocato: non lo è nella pratica della ricerca, né in quella dello studio teorico, né in quella dell'insegnamento universitario, né in quella delle attività professionali eventualmente connesse.
    In realtà, il legame tra le varie modalità di pensiero e di azione genericamente riconducibili al novero delle "attività psicologiche" non è più stretto del legame che esiste, ad esempio: tra le matematiche e le biologie e le fisiche, che sono tutte materie profondamente autonome anche se trovano tutte cittadinanza nell'ambito più generale e generico delle discipline naturalistiche. Né le varie forme della psicologia sono l'una il derivato dell'altra più di quanto lo siano le filologie e le sociologie e le giurisprudenze, che pure trovano tutte cittadinanza nell'ambito delle discipline umanistiche.
    Detto altrimenti: all'ombra della bandiera psicologica non vive una disciplina specifica, ma una tribù assai variegata di esperienze, di laboratorio, di dati, di calcoli matematici, di teorie, di racconti, di leggende, di fantasie, di speranze, di finzioni, di millanterie, di pie illusioni, di pratiche e di praticacce e anche di grandi successi e di importanti conoscenze, che sono molto diverse tra loro, benché si possano considerare vagamente imparentate l'una con l'altra.
    Per quanto specificamente mi riguarda, devo dire che: con il passare del tempo, e approfondendosi sempre più il mio rapporto con la materia, mi sono reso conto che la natura disomogenea del movimento psicologico, dato di fatto che mi appare da sempre come una semplice constatazione, ad alcuni miei compagni di strada suona invece come una scoperta originale e imprevista.
    Mentre, agli occhi di qualche altro osservatore ancora: il riconoscimento della esistenza di una disciplina indipendente e autonoma, definibile come psicotecnica, separata tanto dalla disciplina definibile come psicoscienza quanto dalla disciplina definibile come psicoanalisi (anch'esse ben separate tra loro), non si presenta come una ovvia rilevazione senza particolari implicazioni, bensì come un'affermazione di principio anche provocatoria e per certi aspetti sconcertante.
    Insomma: a me la psicotecnica è sempre sembrata come l'uovo di Colombo. Ma altri testimoniano di averla percepita piuttosto come una specie di oltraggio alla natura evidentemente piatta della terra; e, nella fattispecie: della psicologia.
    Nel contempo: confrontandomi da molti anni con la natura assai pratica che caratterizza l'arte della mente, abitudine operativa che per me rappresenta ormai un atto ovvio e immediato, ho avuto l'impressione, a dispetto della sensazione che provavo di operare in modi del tutto normali e semplici, di inventare o di rivelare cose inconsuete e inattese, rispetto a quello che generalmente alcuni altri amano talvolta immaginare a proposito della materia psicologica.
    Credo dunque di trovarmi ad essere di fatto un semplice portavoce, che evidenzia in parole un poco più chiare quello che è un sentimento diffuso tra molti dei colleghi, degli studiosi e degli studenti.
    Il tema della psicotecnica come disciplina connessa ma separata rispetto alla psicoscienza, è infatti qualcosa che io credo tanti altri abbiano già intuitivamente pensato, da molto e molto tempo, provandolo tante e tante volte dentro di sé in forma implicita, o sentendolo come parte costitutiva della propria attività pratica, pur senza mettersi a tradurlo in affermazioni precise.
    Quindi: ho scritto gli appunti che compongono questa memoria semplicemente per dare una forma più compiuta e un poco più lucida (spero) a pensieri che sono già molto diffusi e molto condivisi in una parte rilevante del movimento psicologico contemporaneo, ancorché essendo percepiti talvolta solo ad uno stato embrionale.
    Mi trovo cioè, o almeno questa è la mia netta impressione, una volta di più a svolgere la più tipica tra le funzioni della psicotecnica: rendere più esplicito e visibile ciò che era già ben radicato nel pensiero di qualcuno, ma che tendeva a restare nell'ombra, in una forma più implicita e latente.
    Il mio atteggiamento è solo quello di offrire una prima lezione, per dare inizio ad un corso preliminare sulla disciplina. Non mi propongo cioè di pubblicare un manifesto della psicotecnica, bensì di introdurre alcuni tra gli aspetti principali di questa arte, senza alcuna pretesa di esaurirne la complessità.
    La memoria riprende, in accenno e in una forma più esplicita, anche elementi che ho presentato, in una prospettiva più concettosa, in altre circostanze. Mi sono infatti reso conto che molti dei testi che ho scritto fino ad ora possono suonare più allusivi che esplicativi, almeno per chi non conosce già almeno un poco la disciplina soprattutto per esperienza diretta.
    Devo anche testimoniare del fatto che lo sforzo compiuto, per rendere più immediata e comprensibile la materia, mi ha fornito una occasione per meglio chiarirla anche a me stesso. Questa memoria non è dunque una volgarizzazione della psicotecnica, bensì piuttosto un suo marginale approfondimento, attuato col descriverla in termini più lineari, almeno per quel che mi riesce.
    Uno dei grandi maestri moderni del pensiero incosciente, il seicentesco Gottfried Leibniz, ci ricorda che: "I nostri concetti chiari sono come isole che emergono sull'oceano di quelli oscuri". La presente memoria è una navigazione che vorrebbe approdare, assieme a te che leggi, a qualcuna di tali isole. O almeno: questo sarebbe il mio auspicio.

     

     

     

    Benvenuti nel sito ufficiale di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale e di Psicotecnica nella Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente della Società Italiana di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale di Psicologia, del Programma ITAPI e del Laboratorio di Psicotecnica (a Milano). Il sito propone anche materiali realizzati assieme ad alcuni brillanti colleghi del gruppo di lavoro.

     

     

     

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