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    REGIA PSICOTECNICA
    Scheda di
    SINTESI
     
    A cura di:
    Marco BIANCHI, Alessandra BRUNO, Susanna GIORGI, Anna LAMO, Paolo LANCIANI, Luca LOCATI, Davide MOTTA, Irene NIVA, Stefano PADOAN, Antonella TIRELLI, Ivan TOGNI, Barbara URZIA, Elena VEGNI
     
     

    Felice Perussia
     
    REGIA PSICOTECNICA
    Tattica della Formazione Personale
     
    Milano: Guerini e Associati, 2004, pp.142.
    Collana: Collezione di Psicologia / Counseling
     
    Alcuni allievi specializzandi della Scuola di Psicoterapia e Psicodramma di Milano hanno avuto la cortesia, la capacità e la buona volontà di realizzare una scheda che sintetizza molti dei contenuti principali di Regia Psicotecnica.
     
    Ne è scaturito un eccellente lavoro, che evoca molto bene la sostanza del libro.
    La forma di questa sintesi risente naturalmente della particolare sensibilità degli autori.
    Né si tratta di un vero e proprio riassunto, quanto piuttosto di un insieme di riferimenti evocativi.
     
    Gli autori hanno concesso di riportare la scheda in questa sede, mettendola a disposizione di tutti.
     
    Gli autori, che ringrazio sentitamente, sono (in ordine alfabetico):
     
     
    Marco BIANCHI
    Alessandra BRUNO
    Susanna GIORGI
    Anna LAMO
    Paolo LANCIANI
    Luca LOCATI
    Davide MOTTA
    Irene NIVA
    Stefano PADOAN
    Antonella TIRELLI
    Ivan TOGNI
    Barbara URZIA
    Elena VEGNI
     

    Capitolo Primo
     

    TATTICA

    Si privilegerà l’analisi dei principi che fondano la regia di una performance psicotecnica, rispetto alla teoria generale, alla tecnica, agli strumenti della sua realizzazione.

    1.1
    Psicologia. La psicotecnica non interviene per guarire malattie mentali (Psicoterapia), ma attua un intervento psicologico per prendersi cura della persona (Formazione Personale).

    1.1.1
    Psicoterapia. Non ci occuperemo della psico-terapia come tentativo di guarire la malattia mentale, ma della terapia quale sostegno in ambito psicologico, sinonimo di Formazione Personale o Therapeia.

    1.1.2
    Formazione Personale (F.P.). Fare F. P. è consentire ad ogni soggetto d’esprimersi in prima persona attraverso la sua naturale attitudine creativa e poetica, arginando l’istinto mimetico ad adeguarsi ai modelli altrui.

    1.1.3
    Therapeia. Un modo per realizzare F.P. è ricorrere alla Th., ad un intervento di cura della persona che agisca attivando le fonti d’energia espressiva e creativa del soggetto.

    1.1.4
    Counselling (Co). Il Co. è il contesto professionale dell’intervento psicologico di F.P. attraverso la Th.; suo strumento principale è la psicotecnica.

    1.2.
    Psicotecnica. La psicotecnica è un metodo creativo che aiuta a dar forma a pensieri e emozioni, alla psiche: essa è percorso di formazione personale in quanto allena il soggetto a farsi interprete di se stesso.

    1.2.1
    Interpretazione. Questo concetto distingue psicologia (la riflessione sulla mente), psicoterapia (l’azione finalizzata a guarire le alterazioni rispetto alla norma) e psicotecnica (il percorso che favorisce l’espressione piena del realizzarsi della persona). L’interpretazione nei primi due casi è una traduzione rispetto ad una teoria/norma pregressa. Nella psicotecnica non esiste un agente esterno quale termine di confronto; la persona stessa costituisce la trama per comprendere se’: l’interpretazione è l’azione.

    1.2.2
    Outsight-Insight. L’azione psicotecnica consente di dar voce al mondo interno (insight) ponendolo fuori e davanti a se’ (outsight). Essa favorisce un equilibrio fra due processi – quello per cui l’esterno dà forma al mondo interno e il suo viceversa, il mondo interno che dà forma alla realtà espressiva – di cui il primo è predominante nella civiltà scientifico-oggettiva.

    1.3.
    Memoria emotiva - Emozione mestica. La memoria emotiva caratterizza il mondo interno e non può essere immediatamente trasferita in termini oggettivi-visibili: essa richiede una traduzione e una vitalizzazione sin-patetica che attua il soggetto attraverso la psicotecnica.

    1.4.
    Maieutica. Portare a - Lasciare che. Lo Psicologo che applica la Th, lascia che ogni singola psiche vada per la propria strada, risveglia nel soggetto potenzialità già sue (senza imporne di nuove); evita di condurre/ridurre queste ad un luogo-tempo-modo comune. La psicotecnica si rifà quindi ad una scienza soggettiva il cui fine è il lasciare essere, permettere al soggetto di costruire la propria conoscenza personale.

    1.5
    Catalisi. La gente attribuisce spesso allo psicologo la funzione di catalizzatore del proprio percorso di F. P.; rifiutando però di confermare la sua attitudine mimetica-autosvalutativa (della regola), questo può scegliere di lasciar esprimere liberamente la persona che ha di fronte.

    1.5.1
    Lo psicologo non guarisce: cura. Obiettivo della psicotecnica è prendersi cura di; in tale contesto la F.P. è permettere al soggetto di prendersi cura di sé.

    1.5.2
    Lo psicologo non aggiusta: risolve. La psicotecnica non è una forma di riparazione; mira ad un cambiamento di stato nella persona, nel senso della trasformazione – trasmutazione.
     
     
    Capitolo Secondo
     

    TEATRO ATTUALE

    È la pratica del Teatro Attuale (T.A.) che, attualizzando contenuti dinamici, realizza la Th. e facilita l’espressione personale.

    2.1
    Theatron. Teatro è dal greco Theatron cioè presenza attuale, atto dell’esistere e del riflettere essendoci. Solo la visione seconditiva ha spostato l’asse dalla poiesi (espressione) alla mimesi (ri-produzione).

    2.1.1
    Teatro. I due poli delle forme teatrali sono quindi il T.A. (spontaneo, in divenire, performativo) e teatro di riproduzione mediato da un testo già codificato; essi si compenetrano.

    2.1.2
    Autore – Attore – Spettatore. Nel teatro di riproduzione si distinguono l’attore, l’autore, lo spettatore, il regista, lo scenografo…; nel T.A. c’è solo l’unico elemento davvero indispensabile: l’individuo. La differenza è nell’intenzione: (ri)produttiva nell’uno, produttiva nell’altro. Nel T.A. non c’è un copione, ma si esercita un’attitudine poietica (si coltiva la pianta che si è) e il testo è solo uno spunto. Questa è un’azione personale che può essere condivisa.

    2.1.3
    Attuale. Il T.A. è tale in quanto presente (immanenza assoluta, non c’è nient’altro che espressione); immediato (senza mediazione di strumenti perché non mira a un prodotto); agito in atti-drammi che incontrano la realtà (intesa come volontà e rappresentazione) in una dimensione di soggettività; concreto, in quanto materializza i fantasmi, ovvero il Creatore degli stessi.

    2.1.4
    Disciplina – Libertà. La psicotecnica de-FINISCE i con-FINI dei fantasmi in modo “rigido” ,concreto. “La massima concretezza della fantasia è la massima opportunità di maneggiarla” (la massima disciplina è la massima libertà). È la disciplina che permette la maieutica della Th.

    2.1.5
    Laboratorio – Realtà. Il T.A. è un laboratorio per “realizzare fantasie”. La scienza invece “fantastica realtà”, astrae nessi causali. Non chiedetevi quanto vero ci sia nel laboratorio o “tornerete a casa dove ogni cosa sarà ancor più falsa che qui” (Irma di Genet).

    2.2
    Agenti. Nel T.A. è il corpo-mente vivo di chi è presente che concepisce il testo, agisce la scena e assiste a quanto accade: insight e outsight tendono a fondersi. Chi agisce non è un attore che porge - porta una parte ma un agente che è – agisce la parte presente: è e porta se stesso, senza recitare una parte; apprezza un direttore che, guidandolo, gli lasci fare ciò che vuole.

    2.2.1
    Persone – Personaggi. Nel T.A. bisogna considerare la differenza tra individuo (persona fisica) e ruolo (persona psicologica): il medesimo individuo può essere, a seconda dei momenti, agente e attore.

    2.2.2
    Prospettive. Nel T.A. chiunque può agire e tutti agiscono. Situazione ideale: essere protagonista (primo contendente), deuteragonista (secondo contendente) e tritagonista (approfondisce la contrapposizione o il confronto fra i 2). Tutti e 3 cambiano reciprocamente, ognuno è gli altri 2.

    2.2.3
    Coro – Gruppo. La F.P., pur trattandosi di una Th. individuale, avviene in gruppo: la poiesi, infatti, avviene efficacemente in presenza di altri.

    2.3
    Il maestro di scena. Il maestro di scena è definibile sinteticamente come il regista che si occupa solo della-nella scena. Il suo intervento didascalico non riguarda ciò che viene visto, ma la prospettiva da cui lo si vede. Egli fornisce uno sfondo, affinché si realizzi una figura. Egli fornisce una lavagna, non delle formule da scriverci sopra col gesso.

    2.3.1
    Figure di sfondo. Il regista non deve essere protagonista, è come un arbitro sportivo, che fornisce le regole di un agone cui non partecipa, benché non lo si possa realizzare in sua assenza. Quello che conta è che sia colui che ordina e dirige, ovvero che dà sostanza a una direzione in cui muovere ordinatamente.

    2.3.2
    Scatola. Il regista fornisce una scatola, la scena, fatta di confini spaziali, temporali e modali, ma senza metterci nulla del contenuto. L’espressione poetica consiste nel mettere i soggetti nella scatola, così che questi vi trovino il loro contenuto. Fornisce solo una cornice, che però è tanto efficace nel permettere al contenuto di manifestarsi quanto più è solida. Il conduttore fissa dei rigidi confini cosicché ognuno possa sentirsi protetto e lasciarsi andare al loro interno. Il direttore non dirige affatto, lascia che accada. La direzione di scena non è normativa, bensì solida.

    2.3.3
    Il Grande Assente. La grandezza del regista sta nella sua assenza, ovvero nella sua presenza indifferenziata. Più si è maestro e meno ci si sente tale.
     
     
    Capitolo Terzo
     

    REGIA PSICOTECNICA: SFONDI

    3.1.
    Teoria. Il T.A non aggiunge nulla, ma risalta le potenzialità insite nella vita quotidiana, organizzandole in modo originale.

    3.2
    Cento strade – Un prototipo. La F.P. è un processo naturale. Le tecniche del T.A mirano a renderlo più efficace. La loro forma si trasforma con l’esperienza. Obiettivo è la riattivazione e ristrutturazione emotiva meno coatta delle situazioni conflittuali.

    3.3.
    Regole del gioco. Unica regola: lasciare esprimere così come viene, facilitare il ricordo della condizione poetica attraverso la sperimentazione della creazione poietica.

    3.3.1.
    Tutto va bene. Sulla scena psicotecnica qualsiasi cosa è degna di succedere. Ciò che conta è l’espressione del fantasma attraverso un continuo avvicinamento alla propria consonanza interna.

    3.3.2.
    Chi fa ha ragione. Il T.A. fornisce lo spazio–altrove in cui il cliente può ascoltarsi, nonché un testimone (direttore, gruppo) che conferisce concretezza – oggettività alla sua soggettività.

    3.3.3.
    La domanda è la risposta. La sospensione della risposta del regista rimanda all’assenza di un codice esterno: è il cliente che creerà le sue risposte.

    3.3.4.
    L’azione amplifica l’azione. Nel T.A l’atto fa da lente di ingrandimento per la dimensione emotiva e viva della parola che lo aveva razionalizzato imbalsamandolo in astratto.

    3.3.5.
    La reazione è sorpresa. La sospensione della risposta mimetica esterna lascia spazio alle risposte interne, frutto di una ricentratura della domanda originaria, non più astratta.

    3.3.6.
    Prima persona singolare. Protagonista del T.A. è la persona che rinegozia in modo trasformativo il rapporto fra le proprie parti.

    3.3.7.
    Dare strada. Il direttore è testimone del mondo definito soggettivamente, permettendo così che una nuova realtà inizi a prendere forma.

    3.4.
    Individuale-Collettivo.

    3.4.1.
    Gruppo. La therapeia è sostanzialmente individuale, anche se la Formazione Personale avviene spesso in un gruppo. La psicotecnica è una presa di coscienza del proprio mondo; la logica che ne è alla base è l’espressione di una memoria emotiva personale. I fantasmi che vengono portati all’esterno appartengono ad un singolo soggetto, che li attualizza con l’ausilio di tutto il gruppo. La psicotecnica è individuale, ma attuata in una condizione di comunità.

    3.4.2.
    Poiesi mimetica. La condizione di gruppo permette di realizzare una forma di poiesi mimetica, cioè permette di interpretare una situazione partendo dall’immedesimazione. L’attore che si immedesima in una parte altrui, anche se in larga parte non sua, ne ricava sempre elementi di consonanza con qualche parte propria.

    3.5.
    Trovarsi. I passaggi che sostanziano il T.A sono tre. Il primo consiste nel fondare e costituire il teatro attraverso la presenza di un gruppo di persone concentrate in un luogo-tempo-modo precisi. Entrare nel luogo deputato al T.A. è avvicinarsi a se stessi attraversare la soglia che dal mondo degli oggetti percepiti va al mondo degli oggetti interni raccolti dalla fantasia.

    3.6.
    Iniziazione: la bolla. Col secondo passaggio si costituisce un contenitore in cui è possibile esprimere (definire) il presente. La consegna del direttore di muoversi facilita (invita al)la sperimentazione di se stessi, ma non incalza (perturba) la soglia individuata dal singolo. L’attivazione-riscaldamento permette di scoprire che ciò che fuori appariva un chiaro confine non era altro che una porta da poter attraversare.

    3.7.
    Creare: lo stato autorale di coscienza. Il terzo passaggio consente di vivere da-attraverso-tramite la scena. Il soggetto diviene artista di sé e si permette di fare, disfare e rifare la sua opera.
     
     
    Capitolo Quarto
     

    REGIA PSICOTECNICA: FIGURE

    4.1
    Analisi. Analisi coincide con azione. Si sciolgono i nodi emotivi estraendo le associazioni ideative e collocandole in un ordine meno caotico (dare forma alle associazioni). Si definisce il focus dell’attenzione partendo da un’idea che viene (di)spiegata (analysis = scioglimento): scomposizione del fantasma negli elementi che lo compongono, ma il punto di riferimento resta l’intero, tutte le parti in interazione.

    Esorcismo (terapia): rompere il patto che sigilla la persona a un demone causa di sofferenza, lotta contro l’invasore.
    Adorcismo (Th): conciliazione con i fantasmi interni e alleanza con la vis interna, potenziale di realizzazione.

    La F.P. non è psico-analisi (cercare una malattia da espellere), ma psico-sintesi (cercare un modo per convivere con i propri fantasmi).

    4.2.
    Dichiarare – Indicare – Selezionare. Una volta che si è definita l’azione bisogna stabilire il punto di partenza che permette l’emergere di elementi nuovi all’interno della soggettività. Il primo atto del regista è dichiarare la realtà come soggettiva cioè fissare l’inizio (fischio di avvio del gioco). Il secondo passo è rappresentato dall’indicazione del punto da-in cui nasce l’espressione. Il terzo è la selezione, cioè estrapolare e manifestare un fantasma.

    4.3.
    Accertare l’al di là. La persona accetta di attuare il suo fantasma. L’obiettivo del T.A. non è diventare, ma essere.

    4.4.
    Prologo – Teorizzazione. Il prologo è il punto di partenza per affrontare il percorso di quello che accadrà. Esso può riferirsi a qualsiasi altro tempo-luogo. L’agente teorizza il tema non raccontandolo ma facendolo, agendolo.

    4.5
    Concretizzare – Stenografare. Nel T.A. concretizzare vuol dire materializzare il testo, i vissuti e gli agìti dell’agente. Con la costruzione della scena si realizzano gli elementi che appartenevano alla memoria del soggetto.

    4.6.
    Attivazione. Ruoli – Attori. La funzione dell’attore è trasformare l’oggetto-simbolo in realtà; facendolo divenire attore interno del protagonista e fantasma altrui da cui trarre esperienza per l’attore-ausiliario. Il ruolo del regista è quello di suggeritore che rammenta le battute agli attori, li muove nello spazio, o doppia le parole dell’agente.

    4.7.
    Produrre – Sceneggiare. Il testo (dramma) si realizza attraverso la collocazione spaziale degli attori. L’agente prende poi il posto di ciascuno degli elementi materializzati nella scena divenendone-essendone forma e voce. La struttura della psicotecnica consiste in “a parte” o soliloqui con i quali l’agente pro-ietta (butta fuori) le proprie persone interne o i propri fantasmi. Non solo lo dice, ma lo fa: qui ed ora. La sostanza da apprendere della regia psicotecnica è che occorre abbandonarsi alla scena che evolve. Errore del regista è attribuire una chiave di lettura a quanto emerge nella scena.

    4.8.
    Peripezia – Trama. Ogni atto può essere ridotto a tre momenti: prologo, peripezia, epilogo. La peripezia (ciò che accade) è la sostanza del racconto. Sceneggiare il T. A. così (l’invenzione della peripezia) consiste in un processo di amplificazione della peripezia attraverso il principio della magnificazione. La trama non viene cercata o costruita, bensì incontrata, trovata. Strumento del dramma e della magnificazione psicotecnica è il contrasto con il quale si collegano due poli affinché la scarica-evoluzione affettiva possa emergere e realizzarsi. Lo strumento elettivo per attivare il contrasto è la psycomachia (dialogo-confronto-scontro tra parti di sé) mediante la concretizzazione, lo psicodramma. Il contrasto interno attiva la crisi che rappresenta un passaggio necessario affinché la Formazione Personale si realizzi.

    4.9.
    Riconoscere – Risolvere – Ritornare. Riconoscere: raccogliere alla propria consapevolezza le nuove parti di cui ho appena constatato l’esistenza in me. Risolvere: l’accaduto viene meglio capito, l’agente si trova a mettere insieme - raggiungendo una nuova forma - le diverse componenti della sua complessa immagine. Ritornare: per rientrare dal suo viaggio, il creatore inverte il cammino del processo. Dalla concretizzazione si ritorna alla rappresentazione, all’immagine.

    4.10.
    Socializzare – Partecipare. Socializzare: rendere compagni i partecipanti, muovendoli a condividere il cresciuto in comune. Partecipare: espressione di sé, commento su se stessi ed anche far partecipi gli altri del proprio sentire.

    4.11.
    Dopo scena. Il T.A. agisce come un radiatore, disperdendo all’esterno il calore del motore messo in moto e in ciò si fonda una parte dell’effetto catartico.

     

     

     

    Benvenuti nel sito ufficiale di Felice Perussia, Professore Ordinario di Psicologia Generale e di Psicotecnica nella Facoltà di Psicologia dell'Università di Torino (di cui è stato Preside alla fondazione), Presidente della Società Italiana di Psicotecnica SIPSICO, Direttore Scientifico del Giornale di Psicologia, del Programma ITAPI e del Laboratorio di Psicotecnica (a Milano). Il sito propone anche materiali realizzati assieme ad alcuni brillanti colleghi del gruppo di lavoro.

     

     

     

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